Martedì della settimana della X domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Martedì 11 agosto
Santa Chiara

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Lettura del Vangelo e commento

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L’audio della Messa.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Mentre le folle si accalcavano, il Signore Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione».” (Lc 11,29-30)


Il desiderio di segni che esprimano l’eccezionalità, la meraviglia, era diffuso e richiesto a Gesù. Questo desiderio non era però per verificare Gesù se aveva con Dio quanto meno in un rapporto speciale e privilegiato ma era per rimanere appagati dal segno stesso nella incredulità. Non credevano e volevano un segno. Il credere è il veicolo attraverso il quale potrebbe capitare un segno del Signore.
Gesù non darà alcun segno a costoro se non quello della sua passione morte e risurrezione che è il più alto segno che possa essere donato all’uomo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 11,29-30 di Martedì 11 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Lorenzo, diacono e martire

Tempo dopo la Pentecoste
Lunedì 10 agosto
San Lorenzo, diacono e martire – Festa

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Lettura del Vangelo e commento

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L’audio della Messa.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.” (Gv 12,24-33)

“… se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”.
Gesù sa che dovrà subire la passione e morte, in un’offerta totale di se con la prospettiva della risurrezione. Ma prima c’è il passaggio cruento dell’umiliazione, dell’ingiustizia, della sofferenza e della morte. È il chicco di grano che cade e produce molto frutto. È un passaggio difficile che porta il frutto della salvezza all’uomo che guarderà Gesù innalzato sulla Croce.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo giovanni 12,24-33 di Lunedì 10 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

X Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Domenica 9 agosto

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Lettura del Vangelo e commento

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L’audio della Messa del giorno della Domenica.

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L’audio della Messa vigiliare della Domenica.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».” (Mc 12,41-44)

La povera vedova nulla tenete fa una azione di carità per quello che può, dona tutto il denaro in suo possesso che ha un valore insignificante. Ma ha dato il massimo che poteva, e questo è considerato dal Signore più grande di ogni altro dono.
Le altre persone avevano donato cifre anche molto ma molto più grandi e sono solo una piccola parte dei loro averi, una parte insignificante. Per questo questi gesti sono considerati poco, non c’è una forma vera d’amore ma da una parte quasi un obbligo dell’elemosina al tesoro del Tempio, dall’altra il farsi vedere da altri che si fa un dono al Tempio. Qui c’è poco o nulla di caritativo.
Gesù guarda i cuori, e sa bene interpretare il comportamento concreto che mette alla luce la verità delle persone. Spesso l’uomo vede solo l’esteriorità e il dono di una grossa cifra lo considera una alto grado di generosità e di carità. Gesù va a fondo e vede che in alcuni di questi grossi doni non c’è carità ma solo velleità, vanità.
Un cuore buono dona con gioia quello che decide e senza nulla volere in cambio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 12,41-44 di Domenica 9 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IX domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Sabato 8 agosto
San Domenico, sacerdote

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Venuto nella sua patria, il Signore Gesù insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.” (Mt 13,54-58)

La sapienza del Signore è talmente ampia che sembra un’altra persona agli occhi dei suoi compaesani che lo avevano visto crescere. A causa di questa incredulità il Signore Gesù non fece molti miracoli. Il credere fermamente nel Signore è la condizione necessaria perché la sua presenza nell’esistenza terrena si realizzi. Ogni credente può fare esperienza della presenza del Signore se veramente è credente, non ha dubbi sulla esistenza di Gesù, sulla fede che ha ricevuto.
Il Signore Gesù dona la sua misericordia sulle persone che veramente credono in lui e attraverso l’azione dello Spirito Santo indirizza verso la pienezza della fede.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 13,54-58 di Sabato 8 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della IX domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Venerdì 7 agosto
San Sisto II, papa, e compagni, martiri

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Lettura del Vangelo e commento

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L’audio della Messa.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde. Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».” (Lc 11,21-26)

Nei versetti precedenti il Vangelo odierno, Gesù è accusato da alcuni di scacciare i demòni per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni. Per questa ragione Gesù afferma che se un uomo è debole non difende bene il suo tesoro, e ne può arrivare un altro più forte e lo vince.
Bisogna fortificare la propria anima per essere persone robuste dentro, resistenti anche agli attacchi più diffamanti. L’abbassare la guardia da un punto di vista spirituale può provocare l’accesso del male e in una forma molto cattiva e sottile. Spesso chi ne è colpito non se ne rende conto. Si lasciano andare le cose della fede fino a giungere ai suoi fondamenti e piano piano si scivola verso altri orizzonti. Per questo il cristiano dev’essere perseverante nelle preghiere, nella partecipazione alla S. Messa festiva e ai sacramenti della Chiesa che fortificano e sostengono l’anima.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 11,21-26 di Venerdì 7 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Trasfigurazione del Signore

Tempo dopo la Pentecoste
Giovedì 6 agosto
Trasfigurazione del Signore, festa

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Lettura del Vangelo e commento

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L’audio della Messa.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».” (Mt 17,1-9)

Gesù porta con se tre Apostoli, i testimoni dei momenti importanti: Pietro, Giacomo e Giovanni. C’è un allontanamento dagli altri Apostoli e dai discepoli perché è un momento riservato con una sua importanza che dovrà essere ricordato in seguito.
La Trasfigurazione del Signore si compie, è un messaggio di speranza di una ricostruzione della pienezza della vita ma trasfigurata, cioè ridonata al meglio possibile. È quello che aspetta nella beatitudine del cielo per le anime che potranno accedervi. La Trasfigurazione del Signore fa vedere che vi è una continuità con il passato che diventa nel presente ed è viva, l’incontro con Mosè e Elia, e vi è la restituzione della pienezza della corporeità.
Signore Gesù, illumina con il tuo splendore la nostra umile e fragile esistenza perché un giorno possiamo essere trasfigurati nel bene.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 17,1-9 di Giovedì 6 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della IX domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Mercoledì 5 agosto
Dedicazione della basilica romana di Santa Maria Maggiore

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù aggiunse: «Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».” (Lc 11,9-13)

Chiedere, cercare e bussare.
Sembra un invito a essere persone attive, che non si siedano e non abbaino più la volontà di cercare perché cercando si trova lo stupore che il Signore vuole regalare, chiedendo si trovano risposte inaspettate che possono cambiare la vita e bussando si possono aprire delle porte che sembravano invalicabili.
Chiedo, cerco e busso. È la certezza di non essere autosufficienti ma bisognosi d’aiuto per essere felici.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 11,9-13 di Mercoledì 5 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della IX domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Martedì 4 agosto
San Giovanni Maria Vianney

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Lettura del Vangelo e commento

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L’audio della Messa.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono».” (Lc 11,5-8)

C’è il Signore Dio che è in ascolto e non può ignorare quella preghiera che si innalza insistentemente e costantemente ogni giorno. Lo stupore della preghiera è che è ascoltata, non è mai ignorata e quel modo di dire: “il Signore è troppo impegnato e non ascolta la mia preghiera!” è forse perché o non sa ha la perseveranza e si chiede senza amore. La preghiera il Signore l’ascolta e supera sempre l’egoismo che spesso è presente e ne impedisce la realizzazione.
Una preghiera fatta con amore, umiltà, senza interessi personali, senza alcuna traccia di egoismo e in assenza da colpe gravi è già una buona impostazione perché possa essere esaudita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 11,5-8 di Martedì 4 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della IX domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Lunedì 3 agosto
San Pietro Giuliano Eymard

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Lettura del Vangelo e commento

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L’audio della Messa.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».” (Lc 11,1-4)

“Non abbandonarci alla tentazione”.
Dio Padre nella tua misericordia soccorri questa umanità, tutte le persone che si sono perse nelle tentazioni perdendo la libertà diventando schiave del peccato.
“Non abbandonarci alla tentazione”.
Nella tentazione guarda i tuoi figli diventati nel battesimo, intervieni, dona quella luce sulla tenebra del peccato che si vuole comporre.
“Non abbandonarci alla tentazione”.
Sii Padre nostro che sgrida i figli per amore, per una via che possa essere di perdono, luce, verso la gioia e la felicità.
“Non abbandonarci alla tentazione”.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 11,1-4 di Lunedì 3 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

IX Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Domenica 2 agosto

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio Messa del giorno.

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L’audio della Messa vigiliare della Domenica.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo? ». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».” (Mc 2,1-12)

La guarigione di una persona immobilizzata su una barella perché paralitica provoca una scandalo per alcuni scribi.
Questo miracolo ha una grande portanza per la modalità di guarigione che è istantanea compresa la riabilitazione del ex paralitico che prende addirittura la sua barella e se ne va via a piedi.
Inoltre c’è un grande messaggio del Signore che dimostra il suo potere di perdonare i peccati e quindi di togliere la persona dalla paralisi indotta dagli stessi. Il peccato paralizza, illude libertà nel farlo ma la toglie, si diventa schiavi senza più la possibilità di scegliere liberamente. Gesù ha il potere di ridonare la libertà persa a causa del peccato.
Misericordia Signore, perdona, guarisci, sana le ferite.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 2,1-12 di Domenica 2 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)