Ascensione del Signore

Tempo di Pasqua
Ascensione del Signore – Solennità

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi ». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio. ” (Lc 24,36b-53)

L’improvvisa apparizione del Signore Gesù sconvolge gli Apostoli e i discepoli. Dapprima vi è paura che immobilizza e non fa capire cosa sta accadendo e tutti credevano fosse un fantasma. Nessuno sperava di vedere Gesù in carne e ossa risorto dai morti.
Gesù viene loro incontro e convince dapprima con le parole e poi con i fatti mangiando un poco di pesce arrostito, che è presente come uomo in carne e ossa, non è un fantasma.
Ma ci deve essere comunque una novità. La presenza di Gesù in carne e ossa da Risorto sta per avere termine, e in modo solenne.
Quaranta giorni dopo la Risurrezione e la presenza di Gesù come persona risorta, c’è la sua Assunzione in cielo. Si distacca dai discepoli e si allontana da loro.
Ma la presenza di Gesù non verrà meno, vi sarà dopo dieci giorni la Pentecoste, l’effusione dello Spirito del Signore sugli Apostoli e Maria. La presenza del Signore sarà spirituale grazie al dono dello Spirito Santo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti,
Cappellano Rettore
Ospedali di Rho e Passirana di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 24,36b-53 di Giovedì 21 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)
CANALE YOUTUBE:
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Mercoledì della VI Settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Memoria facoltativa di S. Bernardino da Siena

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».” (Gv 14,7-14)

L’opera grande compiuta da Gesù è la redenzione dell’uomo e i suoi molti gesti, le sue opere di misericordia lasciate agli Apostoli come segni di salvezza e di incontro con il Signore sono quei segni per confermare le sue parole di salvezza.
Non c’è gelosia, c’è il diffondere la speranza e la gioia di ripetere quei gesti di Gesù da parte degli Apostoli: “chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre”.
La partenza dolorosa del Signore Gesù verrà poi glorificata con la sua Risurrezione e la sua costante presenza fra noi anche oggi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti,
Cappellano Rettore
Ospedali di Rho e Passirana di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,7-14 di Mercoledì 20 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì della VI Settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».” (Gv 14,1-6)

Una persona che ha fede conosce una presenza misteriosa del Signore lungo la sua vita, vissuta, presente ed è sicura che si manifesterà anche in quella futura. Qui non c’è turbamento del cuore, certo, ci sono i problemi, i drammi, i lutti, le malattie ma non viene a mancare la cosa importante, la fede in Dio, la sua presenza misteriosa, inspiegabile del Signore e sempre o quasi differente dalla nostra volontà o dalla nostra aspettativa.
Questa presenza di Dio, del Signore Gesù Cristo, dello Spirito Santo, è nella prospettiva di quel posto che viene preparato, quella beatitudine all’orizzonte che si realizza verso il termine del passaggio terreno.
Allora il fedele cristiano può cogliere il messaggio di Gesù: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti,
Cappellano Rettore
Ospedali di Rho e Passirana di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,1-6 di Martedì 19 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Lunedì della VI Settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Memoria facoltativa di San Giovanni I, papa e martire

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Quando Giuda Iscariota fu uscito, il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».” (Gv 13,31-36)

Giuda Iscariota ha appena lasciato Gesù e gli Undici al termine dell’Ultima Cena. Il momento è solenne, si sta per realizzare la redenzione per ogni uomo e ogni donna che vogliano aderirvi. Gesù saluta, da il commiato agli Undici lasciando un comandamento: “che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.”.
Quest’amore espresso dal Signore Gesù è nuovo, vi è un servizio nei confronti delle altre persone dove si esprime attenzione e rispetto. Amare non ha uno schema di regole o disposizioni o norme da seguire. Si tratta di avere un cuore in comunione con il Signore Gesù e in questo stato lo sguardo verso il prossimo si fa non di denuncia ma di comprensione, il volere capire la situazione per potere essere di aiuto e conforto.
Non si tratta di denunciare ma di aiutare nella correzione.
Non si tratta di escludere ma di dare la possibilità di ritornare, iniziare di nuovo.
Non si tratta di aiutare a tutti i costi ma di aiutare quando questo viene accettato.
Amare si tratta di accettare di essere aiutati dell’altrui persona.
Si tratta di amare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti,
Cappellano Rettore
Ospedali di Rho e Passirana di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 13,31-36 di Lunedì 18 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

VI Domenica di Pasqua

Tempo di Pasqua
Sesta Domenica di Pasqua

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OMELIA DI Don Antonio Novazzi Vicario Epsicopale della zona VII Sesto San Giovanni

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio Messa della vigilia della Domenica senza popolo.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».” (Gv 14,25-29)

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace.”.
Il desiderio profondo di Dio: il dono della pace. Non consiste in una pace terrena, piuttosto è quella che deriva dalla comunione con il Signore Gesù Cristo. In questo misterioso rapporto d’amore vi è la sua pace che viene donata nel cuore del fedele. Essa è molto diversa dall’assenza di guerre ma con le inevitabili presenze di tensioni e incomprensioni fra nazioni, comunità, famiglie, in famiglia, al lavoro, a scuola ecc.
La pace che dona il Signore è la sua presenza tramite il dono promesso dello Spirito Santo, il Paràclito, che perdura tutt’oggi in ogni fedele cristiano.
Signore Gesù, aiuta ciascuno a far rivivere il dono dello Spirito Santo, dona di essere costruttori da pace.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,25-29 di Domenica 17 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Sabato della V settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Quando ebbe lavato i piedi ai discepoli, il Signore Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».” (Gv 13,12a.16-20)

Gesù aveva terminato di lavare i piedi ai suoi Apostoli al termine dell’Ultima Cena. È un momento solenne e lascia l’esempio del servizio come forma più alta di vicinanza e amore nel confronti del prossimo. In questo vi è la vigilanza di non farsi grandi ma umili.
Gesù afferma una beatitudine: “Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.”
Un richiamo a essere saldi in ogni istante dell’apostolato rimanendo umili nel servizio. Questo porta a essere veramente beati in uno scenario che a volte può essere difficile e ostile. La beatitudine consiste nel perseguire la giustizia avendo radicato nel cuore l’attenzione per il prossimo che prima era velata o assente: è l’azione della misericordia di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 13,12a.16-20 di Sabato 16 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Venerdì della V settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».” (Gv 12,44-50)

Un appello d’amore del Signore Gesù.
Gesù che conosce il cuore di tutti, sapeva che lo rifiutavano e la sua parola non trovava ascolto a causa della durezza di cuore dei potenti, dotti, sapienti che si consideravano già salvati e giusti.
Gesù non lascia nulla di intentato, e dice il suo amore per tutte queste persone. Non costringerà alcuna persona a sceglierlo, ne in modo coatto con la forza, ne con qualche trucco psicologico, ne con miracoli ad effetto. Gesù vuole lasciare tutti liberi nel decidere se aderire o meno al suo messaggio.
Anche oggi il Signore non si impone ma si propone.
Sta sempre a ciascuno se aderire o meno al suo invito d’amore che significa la salvezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 12,44-50 di Venerdì 15 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Giovedì della V settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
San Mattia Apostolo, Festa

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Pietro disse al Signore Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».” (Mt 19,27-29)

Mattia ricompose il numero di dodici degli Apostoli sostituendo Giuda Iscariota. Fu testimone del Signore Gesù Cristo e fu scelto perché era fra quelli che lo seguì fin dall’inizio, era infatti fra i discepoli e vide tutto quanto accadde dal Battesimo del Signore fino alla sua Passione, Morte e Risurrezione.
Seguire il Signore è certo una grande grazia e ha un risvolto di servizio nella gioia. È quello dovrebbe a volte evidenziarsi nel cristiano. Non c’è solo una convinzione nella fede, c’è anche un trasporto dalla presenza del Signore Gesù nella vita, nel passaggio terreno.
Il cristiano così facendo qui in terra, «riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 19,27-29 di Giovedì 14 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della V settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Memoria facoltativa della B.V. Maria di Fatima

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».” (Gv 12,20-28)

Alcune persone appartenenti ad una altra nazione, dei greci, chiedono di vedere Gesù. È una grande notizia, alcune persone straniere hanno sentito parlare del Signore e vogliono capire chi è. Si sta già realizzando la diffusione del Vangelo oltre i confini nazionali con la possibilità di diffonderlo poi in tutto il mondo.
Questo è il segnale che la missione del Signore Gesù sta giungendo al termine. L’ora del Signore è ormai giunta, deve lasciare questa vita per continuarla nell’eternità e darne la possibilità ad ogni fedele che crederà in lui.
È un momento solenne e la voce di Dio Padre suggella e glorifica il Signore Gesù Cristo.
Signore, fa che nasca il desiderio di volerti un giorno vedere dal vivo in quella grande tua grazia d’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 12,20-28 di Mercoledì 13 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì della V settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Memoria facoltativa dei Ss. Nereo e Achilleo, martiri.
Memoria facoltativa di S. Pancrazio, martire.

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Il Signore Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui. ” (Gv 10,31-42)

Nel brano del Vangelo, Gesù parla di una unione particolare e forte con il Padre: «il Padre è in me, e io nel Padre»
Questo per alcuni Giudei è la conferma di un uomo che si fa Dio: un uomo non può avere Dio in se e nel contempo essere in Dio. Questo non è possibile all’uomo. In questo i Giudei hanno ragione perché Gesù è veramente Dio ma quest’ultimo fatto non lo accettano, non vogliono credere che Gesù abbia a che fare con Dio.
La domanda potrebbe essere rivolta anche a ogni cristiano, ad ognuno di noi: credo che Gesù abbia a che fare con Dio, credo che sia Dio, credo quello che abitualmente dico o recito ogni Domenica se vado a Messa (ora seguita solo dalla propria casa!) nel Credo?
Se si è un poco disorientati e caduti nell’abitudinario, potrebbe capitare come è successo a quella persona rientrata in Italia, di rimanere affascinati da altre religioni molto più semplici ma assai più povere.
Il tesoro del cristianesimo e la sua portata spirituale è imparagonabile con le altre religioni.
Signore aiutaci a mantenere e a aumentare la nostra fede nel Signore Gesù Cristo!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 10,31-42 di Martedì 12 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)