Giovedì della II settimana di quaresima

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Dodicesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 12 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».” (Mt 5,6,1-6)

Una giustizia, una elemosina, un’offerta, una preghiera fatte tutte per essere ammirati. per essere lodati, per ricevere un grazie. Lo scopo è quello di essere gratificati dai complimenti altrui. Questo non porta a nulla, non porta niente, anche se si fanno delle cose buone perché sono unicamente per acquistare il viso bello nei confronti delle altre persone per guadagnare una gloria personale. Si rimane in se, si rimane chiusi in se stessi, si fa tutto per esaltare se stessi.
Una giustizia, una elemosina, una preghiera, fatti con il cuore perché c’è una volontà, c’è un amore per la giustizia, nel perseguire un aiuto verso il prossimo tramite quella carità, quella preghiera fatta nel segreto senza essere visti dalle altre persone. Qui c’è la fede e c’è la profonda convinzione nel cuore gli esseri ascoltati da Dio. Si realizza così una esistenza che fuori esce da se, fuori esce dal proprio egoismo e inizia a provare una esperienza di vita, di amore.
In questo periodo ecco lo stesso identico avviso che è di amore e di profonda carità verso le altrui persone, quello di ascoltare con attenzione e di mettere in pratica tutte le indicazioni della autorità per questa epidemia, questa è carità. È una forma di penitenza da perseguire con tutto il nostro cuore perché questo è un attenzione verso il prossimo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,1-6 di giovedì 12 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

6, 1-6

Mercoledì della II settimana di quaresima

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Undicesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 11 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente perdente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».” (Mt 5,38-48)

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente perdente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio;…», non usare la vendetta, non agire con violenza a chi ti fa violenza, a chi vuole vendicarsi a chi vuol essere malvagio non si agisce con malvagità, questo per interrompere quella spirale di violenza di cattiveria che altrimenti continuerebbe e aumenterebbe.
«“Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano…»; grande appello di essere persone che non odiano con il proprio cuore le altre persone che magari hanno fatto del male. È cosa importante, e guardando quella fragilità che c’è stata magari in quella violenza forse si riesce ad amare quella persona nonostante quell’azione così cattiva. Così si pone la base per un futuro che Interrompi non la faccia più.
Periodo di emergenza vera EMERGENZA SANITARIA. Una grande forma di penitenza è di essere veramente scrupolosi su tutto quello che viene detto dalle nostre autorità governative: quel metro di distanza è da osservare in maniera scrupolosa. Siamo in emergenza sanitaria e purtroppo vedo che ancora molte persone non hanno ricevuto questo messaggio nel loro cuore. Mettiamolo nel cuore, è importantissimo è una grande forma di carità, di rispetto verso le altre persone, chiediamo al Signore questa grazia di essere scrupolosi e preghiamo tanto gli uni per gli altri perché possiamo essere sostenuti in questo grande periodo di prova.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,38-48 di mercoledì 11 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Martedì della II settimana di quaresima

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Decimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 10 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno».” (Mt 5,31-37)

Un invito all’amore. “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio”: un invito all’amore quello di non provocare situazioni dove il proprio coniuge è tentato a esporsi ad adulterio perché non si è attenti al proprio coniuge, distratti, disamorati, puntiamo su altre cose. L’invito invece è quello dell’amore per riconquistare per amare.
Sempre nel Vangelo di oggi vi è anche il fatto di non giurare ed è cosa importante perché il giuramento implica una promessa molto forte e si mette in gioco anche qualche cosa di altro. Il Signore Gesù ci dice di non farlo e di essere umili, di essere modesti, semplificando il linguaggio: “Sì, sì”, “No, no”. Semplificando il linguaggio, dicendo veramente quello che si pensa e con semplicità, potremmo essere anche meglio capiti ed essere più sinceri più schietti rispetto alle altre persone.
Un periodo particolare quello che tutti noi nella terra Lombarda e non solo stiamo vivendo con una certa difficoltà per alcuni e di oppressione per altri. Vi leggo questa orazione delle lodi di martedì mattina:
“Accogli, o Dio di misericordia, le nostre preghiere:
donaci di essere umili nelle ore prospere
e fiduciosi nei momenti avversi.”
Fiduciosi nei momenti avversi: poniamo la nostra fiducia nel Signore riavviamo la fiducia nel nostro Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,31-37 di martedì 10 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della II settimana di quaresima

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Nono giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 9 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna».” (Mt 5, 27-30)

Siamo al nono giorno nel Rito ambrosiano e qui nella Lombardia siamo anche in quarantena.
Siamo anche costretti a vivere nelle case uscendo solo per il lavoro o per motivi urgenti. Come nel Vangelo suggerisce di non desiderare la donna di altri ma anche l’uomo di altri, così dovremmo essere sobri nei desideri scomposti, anzi, non averne proprio. E non desiderare anche quelle cose che fuoriescono da quanto adesso ci stanno chiedendo le autorità, è cosa importante. Occasione per pregare e rimanere in famiglia, rivalutiamo le cose semplici della vita che ci siamo completamente scordate, una preghiera che si innalza al Signore uniti spiritualmente perché possiamo uscire da questa situazione e da questa sofferenza.
C’è tanta dedizione nei nostri operatori sanitari qui in Ospedale. Preghiamo per loro e un grande Grazie!
Chiediamo per tutti noi quella grande grazia che il Signore ci vuole donare e regalare per vivere nel modo migliore possibile questo periodo che è di fronte a noi ma non facciamoci schiacciare dalle preoccupazioni del dramma ma rivolgiamoci al Signore con tutto il nostro cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,27-30 di lunedì 9 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

II Domenica di quaresima – Domenica della Samaritana

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Ottavo giorno di Quaresima ambrosiana
“Domenica della Samaritana”

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OMELIA ARCIVESCOVO SUA ECCELLENZA MONS. MARIO DELPINI

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 8 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».” (Gv 4,5-42)

Il commento lo puoi trovare nella registrazione audio “Lettura del Vangelo e commento” sopra.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo GIOVANNI 4,5-42 di Domenica 8 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della I settimana di quaresima

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Settimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 7 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».” (Mt 12,1-8)

“Misericordia io voglio e non sacrifici”. Gesù si riferisce a una critica formale di alcuni farisei riguardo ai suoi discepoli che raccoglievano spighe di grano per mangiarle. Nel giorno del riposo non bisogna lavorare ma se una persona ha fame e non ha di che mangiare può fare un lavoro per raccogliere un poco di cibo. Formalmente la legge nega questo ma con la misericordia, con il buon senso ciò diventa permesso.
Un buon comportamento verso il prossimo vale molto più dei sacrifici, dei fioretti, dei digiuni volontari che altrimenti perderebbero valore. Questi si possono fare e acquistano valore se accompagnati da un buon agire verso il prossimo con la carità e la misericordia. Forse il migliore digiuno è quello dall’offesa, dalla maldicenza, dalla condanna, dal considerarsi indispensabile e da tante altre cose. Se si riesce con questi digiuni, allora i fioretti, l’astinenza da cibo, acquistano valore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 12,1-8 di sabato 7 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Venerdì della I settimana di quaresima

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Sesto giorno di Quaresima ambrosiana
GIORNO ANEUCARISTICO

1° VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (1° marzo) a Giovedì Santo (9 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici o anaeucarisitci non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.

PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(venerdì 6 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Giovedì della I settimana di quaresima

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Quinto giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 5 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».” (Mt 5,20-26)

Una giustizia fatta solo di alcune norme magari rigidamente applicate in modo scrupoloso non è cristiana. Una giustizia simile era applicata da quei scribi e farisei cui si riferisce il Signore Gesù, ed era una giustizia a volte anche di facciata poiché troppo spesso loro stessi la aggiravano con astuzie.
Gesù chiede un passo in avanti, di superare questo modo di pensare anche se fatto in modo onesto, cioè di non essere rigidi alla regole, alla norme, alla legge. Si tratta di rispettare le regole ma con uno sguardo che diventa di amore, di comprensione, in definitiva di carità.
Si inizia con un rispetto per tutte le persone, anche se ci passa per la testa che quella persona è proprio ……; dobbiamo subito ricordarci che anch’ella è voluta bene da Dio. Da qui nasce un rispetto che diventa nel tempo ben radicato nel cuore, e si cambia il giudizio di quella persona e si pensa in modo diverso più riflessivo magari che sarà così perché sta vivendo un periodo di prova, di sofferenza, di dramma che non conosciamo o non sappiamo bene.
Ecco dunque la prima riconciliazione quella che nasce nel profondo del cuore che poi si esprime con una novità di comportamento che diventa cristiano rispetto ad ogni altrui persona.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,20-26 di giovedì 5 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della I settimana di quaresima

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Quarto giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 4 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».” (Mt 5,17-19)

Gesù è venuto per dare il compimento a tutto ciò che era stato annunciato dai Profeti e tutto ciò che è contenuto nella Legge, le numerose normative che un fedele ebreo doveva attenersi. Un compimento che è fatto d’amore che fuori esce dalla applicazione rigida delle norme della Legge e annunciato dai Profeti.
Gesù completa e non annulla alcunché di quanto scritto e annunciato. Indirizza verso un nuovo modo di agire che è fatto di cuore come se gli occhi puntati solo sulla scrittura della Legge incominciassero ad alzarsi e a guardare la realtà delle cose capendo che la legge va si applicata ma con la generosità, la carità, per la salvezza dell’uomo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,17-19 di mercoledì 4 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Martedì della I settimana di quaresima

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Terzo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 3 MARZO 2020
“n quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».” (Mt 5,13-16)

Il sapore e la luminosità. Ognuno ha il sapore della vita, e questo a volte viene dimenticato, messo da parte, appiattito. Tutto procede come un meccanismo ripetitivo cui non si vede la fine e al solo insorgere un problema tutto rischia di incepparsi. Riconquistare il sapore, l’essere “salati”, fa in modo che ogni giorno sia unico, particolare anche se siamo chiamati alla routine. Con l’aiuto del Signore la vita può ridiventare saporita.
Ognuno è luce, ognuno è unico. La mortificazione, la paura, la tristezza, fanno diminuire la luce, si diventa tenebrosi. Con Gesù la paura è vinta, la mortificazione è solo transitoria, la tristezza diventa gioia.
Con il Signore Gesù vinciamo tutte le paure, molte delle quali in questi giorni sono ingiustificate!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,13-16 di Martedì 3 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)