Giovedì 2 gennaio del tempo di Natale

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 2 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Simeone accolse il bambino Gesù tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».” (Lc 2,28b-32)

Simeone, anziano presso il Tempio a Gerusalemme vede Gesù e lo accoglie fra le sue braccia. È il compimento di quella promessa fatta da Dio che si realizza in modo stupefacente con quella fiducia nelle sue creature a tal punto da farsi cullare dal vecchio Simeone.
La luce si rivela alle genti, il disegno di Dio inizia a realizzarsi nella sua misericordia per tutta la creazione. È la gioia del Natale che invade Simeone e dovrebbe essere presente in ogni fedele cristiano.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,28b-32 di giovedì 2 gennaio 2020, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

Circoncisione del Signore – Solennità

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 1° GENNAIO 2020
“In quel tempo. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.” (Lc 2,18-21)

Lo stupore al sentire della nascita del Signore si era diffuso grazie alla testimonianza dei pastori. Gioia e speranza erano sentimenti che si diffondevano fra quelle persone che udivano come era nato il Signore Gesù, in tutta semplicità, lontano da qualsiasi ricchezza terrena.
Sembra che l’umiltà e la semplicità siano corona a questa nascita, l’umiltà di Maria custode nel suo cuore di tutto quello che accadeva, l’umiltà di Giuseppe suo sposo. La semplicità dei pastori protagonisti dell’annuncio gioioso prima sentito dagli angeli e poi diffuso con entusiasmo a quanti incontravano.
Seguendo la tradizione ebraica otto giorni dopo fu circonciso e gli fu messo nome Gesù, può significare Colui che Salva, Dio che Salva,. Gesù è il,Salvatore, Colui che vuole la salvezza di ogni uomo, di ogni donna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,18-21 di mercoledì 1° gennaio 2020, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

VII Giorno dell’ottava di Natale

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 31 DICEMBRE
“In quel tempo. Il padre e la madre del Signore Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».” (Lc 2,33-35)

Quaranta giorni dopo la nascita i genitori di Gesù incontrano presso il Tempio Simeone il quale vede nel Signore l’atteso di Israele e colui che salverà molti e farà emergere la verità nascosta in molti cuori.
La gioia della nascita di Gesù è ancora nei genitori ma c’è la consapevolezza di un’offerta, di un sacrificio affinché possa compiersi il disegno di Dio. Per Maria una spada trafiggerà l’anima sua a causa del dolore che dovrà subire nella passione e morte di Gesù ma poi con quella risurrezione che ha donato salvezza e speranza al mondo intero.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,33-35 di martedì 31 dicembre 2019, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

VI Giorno dell’ottava di Natale

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 30 DICEMBRE
“In quel tempo. Una donna dalla folla alzò la voce e disse al Signore Gesù: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!»” (Lc 11,27b-28)

Nel sesto giorno dell’Ottava di Natale vi è lo stupore per Maria perché ha portato nel suo seno Gesù. Espresso da una donna, è una beatitudine, un’ammirazione verso la Beata Sempre Vergine Maria, forse molto umana ma sincera. Ma questa beatitudine può essere solo di Maria.
Gesù propone un’altra beatitudine che può essere raggiunta da ogni persona: sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano, la fanno diventare importante nella loro vita

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 11,27b-28 di lunedì 30 dicembre 2019, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

Domenica nell’ottava del Natale del Signore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 29 DICEMBRE
“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,1-14)

Il Verbo, la Parola efficace di Dio che crea, agisce, che è verità, il Verbo prima di ogni creazione, prima che fosse creato il tempo, era presso Dio, era Dio. Sì, poiché tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, Gesù Cristo, ma proprio tutto: il tempo, l’universo, ogni dimensione che l’uomo è riuscito a scoprire.
Il verbo ha creato la vita, la luce, e l’ha donata agli uomini..
E si fece carne come un uomo in mezzo agli uomini. “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e si fece uomo”.
È il Natale del Signore Gesù nato nel tempo da lui creato, nel mondo da lui creato, in mezzo alle sue creature da lui create. Tutto è stato fatto per mezzo di lui. “Per mezzo di lui tutte le cose sono state create”.
Gesù, il Verbo che è Dio è venuto fra noi, e vuole rimanere con noi perché posiamo avere la vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,1-14 di Domenica 29 dicembre 2019, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

IV Giorno dell’ottava di Natale – Santi Innocenti martiri

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 28 DICEMBRE
“In quel tempo. Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».” (Mt 2,13b-18)

Nel quarto giorno dell’Ottava di Natale si ricordano i Santi Innocenti Martiri. Consiste in una strage di alcuni bambini nella località di Betlemme che all’epoca era di piccole dimensioni. L’atrocità sta nel fatto della decisione di Erode di uccidere tutti i bambini fino a due anni. La paura di Erode è a tale da illudersi di risolvere la questione eliminando qualsiasi potenziale ostacolo alla sua futura reggenza.
La violenza cieca e comunque sempre ingiusta è delle persone deboli che hanno paura e usano la forza pensando di eliminare il problema ma in realtà seminano discordie, sofferenze, divisioni, e generano nuovi nemici.
La bellezza del Natale del Signore Gesù porta gioia, speranza per chi lo accetta. Ma scompiglio, incertezze, dubbi per chi vedono nel Signore un ostacolo alla loro vita come Erode.
Gesù è venuto per rendere piena la vita di chi crede in lui, non per ostacolarla ma per salvarla.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 2,13b-18 di sabato 28 dicembre 2019, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

III Giorno dell’Ottava del Natale – S. Giovanni, apostolo ed evangelista

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 27 DICEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Pietro: «Seguimi». Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?». Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.” (Gv 21,19c-24)

Pietro avrà il compito di guidare la Chiesa in una stretta sequela assicurata dalla triplice dichiarazione di volergli bene fatta poco prima. Gesù permise a Giovanni, apostolo e evangelista, di seguirli perché Giovanni voleva molto bene a Gesù ed era sotto quella Croce accanto a Maria. Giovanni ha avuto un ruolo particolare d’amore, cosa che sembra legare le celebrazioni di questi giorni successivi al Natale. Giorni in cui vi è uno stretto contatto di amore con il Signore Gesù, come Santo Stefano, Giovanni e domani i Santi Innocenti martiri.
Il rapporto d’affetto con il Signore Gesù può nascere dopo un cammino di fede, e diventa presenza importante in ogni giornata.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 21,19c-24 di venerdì 27 dicembre 2019, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

II Giorno dell’Ottava del Natale – Santo Stefano primo martire

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 26 DICEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato». ” (Gv 15,18-22)

Il primo martire, il martire è colui che è stato ucciso a causa della fede in Gesù Cristo, è il diacono Santo Stefano.
Santo Stefano era in una profonda comunione con il Signore Gesù e tutto quello che viveva su questa terra non aveva altro scopo che testimoniare il cielo. La sua vita era su questa terra ma tutta diretta verso il Signore, nulla avrebbe potuto distoglierlo tanto meno la possibilità di morire. La testimonianza di Santo Stefano dovrebbe dare forza a una rinnovata fede, a credere con una maggiore fermezza e speranza colorando la vita in questo periodo natalizio, in questa ottava di Natale dove c’è ancora la festa di un Dio che si è fatto uomo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 15,18-22 di giovedì 26 dicembre 2019, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

Natale del Signore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 25 DICEMBRE
“In quei giorni. Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». ” (Lc 2,1-14)

È Natale. Ma lo è veramente?
È Natale quando sei senza tempo e passando accanto a quella persona ti accorgi di qualche cosa che non è una richiesta fatta di parole o di gesti. Allora ti fermi, rimani li vicino. Basta la presenza per un poco di tempo per ridonare un poco di fiducia.
È Natale quando hai tempo e decidi di non usarlo sul tablet, smartphone, playstation, o su qualsiasi innovazione tecnologica. Decidi di usarlo un poco per chi chiede la tua attenzione perché ha bisogno di te e tu hai bisogno di ricevere attenzione e tutto ciò da persone in carne e ossa e non su qualche schermo tecnologicamente avanzato.
È Natale quando un dottore medico chirurgo nonostante la stanchezza vuole capire che cosa sta accadendo a Luisa che non sta affatto bene. E allora si va ben oltre all’orario perché c’è una persona che sta male e forse qualche cosa si può fare che va oltre agli esami e alle terapie e diventa luce e speranza con quel farsi vicino che dice. “per me è importante la tua persona, è importante curarti”.
È Natale quando la nuora decide di non lasciare da sola la suocera in Ospedale, non c’è nessuna altra persona che possa rimanere vicina in quelle notti che saranno numerose. E senza alcuna lamentazione, in quelle notti faticose fatte di consolazione, di assistenza anche molto pratica, nasce un nuovo rapporto d’amore: “per me sei come la mamma, per me sei come una figlia”.
È Natale quando una piccola appena nata viene accolta dalla mamma che chiede: “è viva?”. Si questa bimba ha la sindrome di Edwards, Trisomia 18, che causa un grave deficit agli organi.
È nata, è viva, ha un bellissimo viso da adulta ma ha solo pochi minuti di vita. Siamo li a contemplarla, l’ostetrica, le infermiere e il sacerdote. La mamma e il papà sono pieni di gioia per quella decisione di aver portato a termine la gravidanza. E questa gioia si fa piena quando pochi minuti dopo il parto la bimba viene data alla mamma. Eppure non si sentiva il suo cuoricino prima del parto, ha voluto portare una sorpresa di vita alla mamma e al papà anche se forse non avrà una lunga vita.
Piccola Celeste, sei tu il Natale per molte future mamme e futuri papà di quella gioia che è data dall’accogliere un piccolo bambino, o una piccola bambina per come è.
È Natale quando decidi di fare spazio a quel piccolo bambino Gesù che anche quest’anno vorrebbe vistarti e stare un poco con te perché tu possa vedere un futuro migliore grazie proprio a te.
È Natale quando ti stupisci davanti a quel Presepe fatto di statuine che racconta un Dio che vuole essere vicino, si è fatto uomo e nasce come qualsiasi neonato con il bisogno di una mamma e di un papà.

«Cerca il Signore in un presepio,
cercalo dove nessuno lo cerca,
nel povero, nel semplice, nel piccolo,
non cercarlo tra le luci delle grandi città,
non cercarlo nell’apparenza.
Non cercarlo in tutto questo apparato pagano che ci si offre ogni momento.
Cercalo nelle cose insolite e che ti sorprendono.
» (Papa Francesco Natale 2010)

don Felice

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,1-14 di mercoledì 25 dicembre 2019, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)

VII Feria prenatalizia “dell’Accolto”

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 24 DICEMBRE
“Così fu generato il Signore Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.” (Lc 1,18-25)

Il Vangelo del mattino della vigilia di Natale è lo stesso di quello che viene letto nella Messa di Natale in serata. Per questo nel giorno della Vigilia di Natale è consigliato celebrare solo la Messa della Vigilia e normalmente quella del mattino non viene detta.
Giuseppe, l’uomo giusto non vuole mettere in pubblico una situazione che potrebbe creare uno scandalo e pensava di ripudiare Maria nel segreto poiché era incinta.
Il silenzio di Giuseppe è prezioso, apre alla possibilità di capire senza trarre conclusioni affrettate. Il silenzio come atteggiamento difronte a un evento è sempre un bene, da la possibilità di riflettere e capire.
Giuseppe uomo che ascolta, uomo di fede, crede ad ogni parola dell’Angelo, ritorna sulla sua decisione del ripudio e prende con se Maria. Da li a poco nascerà Gesù, il Figlio dell’Altissimo.
Vieni Signore Gesù!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,18-25 di martedì 24 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)