Giovedì della IV settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 12 DICEMBRE
“La mattina dopo, mentre rientrava in città, il Signore Gesù ebbe fame. Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l’albero di fichi è seccato in un istante?». Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete».” (Mt 21,18-22)

Gesù dopo essere entrato in Gerusalemme ed essere riconosciuto solo da una parte della popolazione come un profeta, e dopo essere stato criticato dagli scribi e farisei, la mattina seguente ebbe fame.
Una fame di frutti di buone opere, di verità, di comportamenti sinceri,di desiderio dell’uomo che possa finalmente andare verso la sua salvezza. Ma non trovò altro che foglie. Trovò solo superficialità umana, pochi frutti se non foglie. Ed ecco che quest’albero, la Gerusalemme, che poteva fare frutti invece è arido come un fico d’inverno senza frutti.
Ma la fede è la forza che può ribaltare le situazioni più difficili, dove c’è fede c’è speranza, c’è la possibilità di un ritorno a una nuova umanità che si fa vicina a Dio e possa finalmente dare frutti di buone opere.
Vieni Signore Gesù!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,18-22 di giovedì 12 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della IV settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 11 DICEMBRE
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea». Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un covo di ladri”». Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: “Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode”?». Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte..” (Mt 21,10-17)

Gesù al suo ingresso della città di Gerusalemme è riconosciuto da alcuni come profeta, per altri era sconosciuto e altri ancora avevano dubbi.
Dopo aver cacciato via il mercato dal tempio, Gesù guarì molti e i bambini presenti lo osannarono. Per questo fu molto criticato dai capi dei sacerdoti e dagli scribi.
Ma sono proprio i bambini nella loro innocenza a dire la verità, a riconoscere in Gesù una persona importante a tal punto da rivolgere un inno che normalmente è dedicato a Dio. E Gesù è Dio fatto uomo.
I bambini a volte insegnano molto agli adulti, nella loro semplicità e nella loro innocenza dicono delle verità che fanno riflettere le persone più grandi e a volte a correggerle verso una vita non più ipocrita ma riabitata alla verità.
Un piccolo bambino Gesù è atteso perché vuole portare verità nei cuori di ognuno.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,10-17 di mercoledì 11 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Martedì della IV settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 10 DICEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».” (Mt 19,23-30)

“è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”.
L’affermazione di Gesù è riferita a un ricco, uomo onesto, che a causa delle sue molte ricchezze decide di non seguire Gesù.
Ma “a Dio tutto è possibile”.Dove l’uomo non riesce vi è la possibilità dell’azione di Dio,.e questa non è secondo gli schemi e pensieri umani. Essa è un’azione divina secondo il suo volere: se intervenire, quando farla e la modalità nella quale farla..
La decisione di Dio se intervenire è una grazia, un intervento sovrannaturale di grande generosità: non si può pretendere l’intervento divino, e quando questo accade è per il suo eccesso d’amore nei nostri confronti. Non è un diritto l’intervento di Dio, è un dono, una grazia, un gesto d’amore.
Poi l’azione divina differisce molto spesso nel modo e nei tempi da quanto l’uomo immaginava.
Meritiamo veramente che ci sia un intervento divino nella nostra esistenza o nell’esistenza di altrui persone? Forse no. Ma a volte il Signore senza che ce se ne accorga, interviene per raddrizzare quei percorsi molto contorti in cui ci si era infilati.
Vieni Signore Gesù!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 19,23-30 di martedì 10 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Immacolata concezione della B. V. Maria – Solennità

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 9 DICEMBRE
“In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».” (Lc 1,26b-28)

La beata sempre Vergine Maria è preservata da ogni macchia del peccato originale, l’Immacolata concezione.
La tendenza di voler peccare, la tendenza dell’uomo ad essere egoista a prendere per se le cose e le persone insita nel peccato originale, questa tendenza non è stata presente nella beata Vergine Maria. Ella non aveva l’inclinazione a peccare, ciò era estraneo a lei perché fu ricolmata dei favori di Dio: “Rallegrati piena di grazia”. La grande grazia di Dio per Maria affinché fosse preparata a ricevere il suo Creatore e lo mettesse alla luce come uomo.
La tendenza di quel peccato all’origine in Maria non c’è, quel peccato commesso da Adamo ed Eva, dove si erano illusi della la possibilità di far a meno di Dio e di essere come Dio. Di quell’albero della conoscenza del bene e del male non ne dovevano magiare ed era l’unico comandamento di Dio all’origine dell’umanità. Questo dava la possibilità di scelta all’uomo se essere solidale con Dio, oppure, disobbedendo, scegliere un’altra strada. Dio diede questa libertà di scelta con questo unico comandamento in modo che l’uomo potesse scegliere. E scelse il peccato.
La Beata Vergine Maria Immacolata è colei che è preservata da questa macchia e riporta la speranza nel mondo che è possibile una esistenza in comunione con Dio evitando il peccato. L’Immacolata donerà Gesù, la verità: l’amore, la misericordia di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,26b-28 di lunedì 9 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

IV Domenica di Avvento – L’ingresso del Messia

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 8 DICEMBRE
“In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!». ” (Mt 21,1-9)

“Osanna nel più alto dei cieli!”, Il Messia entra nella sua Gerusalemme, è il suo ingresso fra la sua gente, un ingresso semplice, umile, il più grande cavalca un puledro d’asina che rappresenta la mansuetudine, la bontà, la pazienza di colui che la cavalca. Un Re avrebbe fatto un ingresso mostrando la sua potenza, la gloria, la forza di un governante che si impone. Gesù mostra la novità, un Dio vicino ad ogni sua creatura che chiede di essere accolto senza alcuna imposizione ma chiedendo il permesso.
Gesù con questo stile vorrebbe fare un ingresso in ogni cuore, in ogni persona che lo permetta. Un ingresso rispettoso, delicato e nello stesso tempo con la sua fiamma viva d’amore che vuole donare per far ritornare la vita accesa di quell’amore che solo lui sa dare.
Questo ingresso è anche per te in questo Natale. Un ingresso come un piccolo bambino bisogno di tutto che chiede e vuole dare amore. Glielo permetti? Gesù vorrebbe e tu lo vorresti? Permetti in questo Natale a Gesù di venire nel tuo cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,1-9 di Domenica 8 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Ordinazione di Sant’Ambrogio – Solennità

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 7 DICEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ad alcuni farisei che erano con lui: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore».” (Gv 9,40a;10,11-16)

L’Arcivescovo di Milano ha il grave compito di reggere la Diocesi con le sue cure pastorali coadiuvato dai suoi sacerdoti e tutto questo per il popolo di Dio, per i fedeli della Chiesa che in quel luogo dimorano.
I fedeli e i sacerdoti stessi pongono questo aspetto in secondo piano perché la figura dell’Arcivescovo si vede solo in occasioni particolari data l’estrema grandezza della Diocesi di Milano. In realtà l’Arcivescovo ha lui la cura pastorale e delega i suoi sacerdoti come ministri che seguano le sue indicazioni perché vi sia la comunione fra fedeli, sacerdoti, Arcivescovo, e tutta la Chiesa Cattolica.
Sant’Ambrogio è il punto di riferimento della Diocesi di Milano, il fondatore del Rito ambrosiano. E’ stato un buon pastore, teneva ai suoi sacerdoti e ai suoi fedeli con tutto il cuore, vi metteva quella passione mettendo a disposizione per questo la sua vita. Disposto a rinunciare a se stesso a favore del suo gregge donando la propria vita. Con questo modo d’operare ha riunito i fedeli della Diocesi grazie alla sua testimonianza di vivo amore per il Vangelo e i fedeli.
C’è molto bisogno di sacerdoti che siano in profonda comunione con il Vescovo con una grande dimostrazione di unità fraterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 9,40a;10,11-16 di sabato 7 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Venerdì della III settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 6 DICEMBRE
“In quel tempo. I discepoli domandarono al Signore Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.” (Mt 17,10-13)

“Non l’hanno riconosciuto”. Gesù dice di Elia, il grande profeta che risuscitò il figlio della vedova di Sarepta, il quale sarebbe ritornato prima della venuta di Cristo che in realtà è già venuto ed è Giovanni il Battista.
Non lo hanno voluto riconoscere, poiché il fatto di riconoscerlo sarebbe stato un evento importante che avrebbe aperto la strada al riconoscimento di Cristo nel Signore Gesù. Ma è stata una scelta quella di non volerlo riconoscere poiché sarebbe stato poi difficile affermare che Gesù non è il Messia, il Cristo atteso.
E’ sempre una questione di convenienze secondo ragionamenti di tornaconto personali. Ma nell’Avvento del Signore Gesù ognuno è chiamato a riconoscerlo nelle vicende della vita, come colui che è presente nella storia di ognuno e vuole essere solo accolto per essere fautore d’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 17,10-13 di venerdì 6 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Giovedì della III settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 5 DICEMBRE
“In quel tempo. I farisei e i sadducei si avvicinarono per mettere alla prova il Signore Gesù e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Li lasciò e se ne andò.
Nel passare all’altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane. Gesù disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso del pane!». Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto? Come mai non capite che non vi parlavo di pane? Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei». Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall’insegnamento dei farisei e dei sadducei.” (Mt 16,1-12)

Gesù è sconfortato dal comportamento dei farisei sadducei, per il modo non etico della loro vita e dalla richiesta di un segno. Avranno un segno da guardare e meditare, quello della passione, morte e risurrezione del Signore.
Gesù è sconfortato anche della non comprensione dei suoi discepoli, sembrano confusi e lenti a capire.
Chiunque avrebbe dopo un poco lasciato perdere tutto quanto, i farisei, i sadducei con i loro propositi ingannevoli, e i discepoli che raramente capivano qualche cosa. Ma Gesù da un esempio anche in questo: non scoraggiarsi mai, anche se non si vede un lumicino di risultato e sembra tutto un fallimento. C’è uno sguardo che va oltre al risultato, è lo sguardo d’amore che riesce a vedere una possibilità di un futuro migliore nonostante tutto e nonostante la dure cervice dell’uomo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 16,1-12 di giovedì 5 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della III settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 4 DICEMBRE
“In quel tempo. Riunita la folla, il Signore Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!». Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso! ». Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». Ed egli rispose: «Neanche voi siete ancora capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e viene gettato in una fogna? Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende impuro l’uomo. Dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie. Queste sono le cose che rendono impuro l’uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende impuro l’uomo». ” (Mt 15,10-20)

I farisei tenevano molto al rispetto delle norme e alcuni di essi le rispettavano solo esternamente per poter sembrare delle persone fedeli e rispettose della legge ma in realtà approfittavano della loro posizione per avere dei vantaggi a scapito di altre persone, facendo del male e a volte molto male.
Quel rispetto della pulizia delle mani prima di prendere cibo è solo una cosa esteriore per queste persone, forse anche per giustificare se stessi, ma quello che usciva dalla loro bocca erano “propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie”. Questo faceva di queste persone il contrario di quello che sembravano, persone impure, pericolose.
Dovremmo sempre vigilare bene su quello che potrebbe uscire dal nostro cuore, quali propositi? Quali azioni? Se questi propositi potrebbero ledere il prossimo dovremmo subito fermarci, inginocchiarci, e chiedere luce al Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 15,10-20 di mercoledì 4 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Martedì della III settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 3 DICEMBRE
“In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono al Signore Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani! ». Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? Dio ha detto: “Onora il padre e la madre” e inoltre: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un’offerta a Dio, non è più tenuto a onorare suo padre”. Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione. Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”».” (Mt 15,1-9)

Alcuni scribi e farisei notano che i discepoli di Gesù non si lavano le mani prima di prendere il cibo. Questo è per loro di scandalo, un bravo credente ebraico deve rispettare la tradizione nella quale c’è l’obbligo di purificarsi le mani prima di prendere il cibo.
Gesù conosce la tradizione e purtroppo alcune distorsioni che furono introdotte dall’uomo e allontanavano da Dio. Addirittura in questa tradizione c’era la violazione del quarto comandamento, onora tuo padre e tua madre. Se un figlio dichiarava che ciò che sarebbe dovuto ai genitori è offerta a Dio, non era più tenuto a osservare il comandamento. Non solo viola il quarto comandamento, ma usa con molta astuzia Dio come giustificazione per lasciare i genitori nell’indigenza :”Ciò con cui dovrei aiutarti è un’offerta a Dio”. Un’astuzia terribile, odiosa, nella quale si usa Dio per giustificare l’abbandono dei genitori.
Le dottrine che sono precetti di uomini, spesso sono una via di ingiustizia.
Le dottrine che si basano sul Vangelo del Signore Gesù e sono fedeli ad esso, sono una via di vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 15,1-9 di martedì 3 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)