Lunedì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 7 OTTOBRE
“In quel tempo. Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, il Signore Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».” (Lc 21,5-9)

Si è sempre colpiti da una bellezza architettonica, dall’armonia della costruzione dell’edificio, da quelle scelte di spazi, colori, materiali. Così fu per coloro che parlavano della grandiosa costruzione del Tempio in Gerusalemme.
Gesù avverte, non bisogna mettere il cuore sulle cose terrene perché esse poi non vi saranno più e comunque prima o poi dovremmo distaccarcene. Poi ci sarà anche un tempo in cui queste cose saranno distrutte.
L’investimento più bello che può fare una persona non è nelle cose ma il distaccarsi da esse e farle diventare un vero e proprio mezzo per vivere, nulla di più. La cosa importante è tentare di amare Dio e il prossimo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,5-9 di lunedì 7 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

VI Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 6 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».” (Mt 10,40-42)

Il missionario è colui che evangelizza con gratuità e vuole solo portare la buona notizia verso chi non la ancora sentita oppure per riavviare una fede molto assopita e dimenticata in qualche cassetto di casa.
L’accoglienza del missionario avrà una sua sicura ricompensa nell’immediatezza quando si accetta il messaggio del Vangelo e si indirizza la vita non più senza di esso. E’ come accogliere Gesù stesso che viene a visitare le sue creature. Poi nel futuro vi è la ricompensa nel regno dei cieli dove il fedele potrà gustare la bellezza dell’amore di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 10,40-42 di Domenica 6 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della V Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 5 OTTOBRE
“In quel tempo. Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la Pasqua. Il Signore Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi, perché possiamo mangiare la Pasqua». Gli chiesero: «Dove vuoi che prepariamo?». Ed egli rispose loro: «Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua; seguitelo nella casa in cui entrerà. Direte al padrone di casa: “Il Maestro ti dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una sala, grande e arredata; lì preparate». Essi andarono e trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio».” (Lc 22,7-16)

C’è un desiderio ardente del Signore Gesù di celebrare assieme con i suoi discepoli la Pasqua, quella ebraica che ricorda la liberazione di Israele dalla schiavitù d’Egitto. E’ la sua ultima Pasqua da uomo sulla terra, con la consapevolezza che sarebbe poi nata la Pasqua cristiana, la Risurrezione dai morti, e questo dopo la sua passione, morte e risurrezione.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 22,7-16 di sabato 5 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia -FESTA

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 4 OTTOBRE
“In quel tempo il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».” (Mt 11,25-30)

Come un sussulto interiore di gioia e gratitudine, così Gesù esulta per la benevolenza del Padre. Si tratta dello stupore gaudioso dello stile di Dio che predilige i piccoli. E’ la profonda gioia di essere in una comunione perfetta che coincide con il realizzarsi del disegno del Padre tramite l’opera stessa di Gesù che vede il suo dipanarsi, la sua realizzazione.
E quello stupore gioioso del “Giullare di Dio”, san Francesco d’Assisi che anch’esso vide il realizzarsi il disegno di Dio tramite la sua umile persona perché salvasse la Chiesa di Gesù. Una grande opera che sfocerà nella composizione di uno dei più grandi ordini religiosi della storia della salvezza dell’umanità: i Frati Francescani.
Da una piccola persona può partire un grande cambiamento della storia e senza usare la forza o la potenza economica ma usando l’amore nella povertà e nell’affidamento al Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30 di venerdì 4 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della V Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 3 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei: «Come mai si dice che il Cristo è figlio di Davide, se Davide stesso nel libro dei Salmi dice: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi”? Davide dunque lo chiama Signore; perciò, come può essere suo figlio?».” (Lc 20,41-44)

Il Messia non è semplicemente un discendente di Davide, il grande Re di tutto Israele, ma è il Signore, vero Dio e vero uomo. Davide in un suo salmo (110) chiama Signore un suo discendente, ma il termine Signore all’epoca era solo riferito a Dio. Dunque chiama Dio un suo discendente. Il Messia, Gesù Cristo fu annunciato dallo stesso Davide, dai Profeti, dalla Parola di Dio.
Abbiamo la grande grazia di vivere la fede in Gesù Cristo, e in questa fede l’uomo può vivere nella pienezza la vita e in modo degno. Non buttiamo via la cosa più preziosa che ci è stata consegnata ma custodiamola con tutte le forze.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 20,41-44 di giovedì 3 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della V Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 2 OTTOBRE
“In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.” (Lc 20,27-40)

I sadducei erano convinti dell’assenza della risurrezione, a differenza dei giudei che come i cristiani credono nella risurrezione. Per questa ragione i sadducei portano un esempio che sembra contraddire il fatto della risurrezione dai morti poiché vi sarebbe dopo la risurrezione dai morti una moglie con sette mariti.
Ma la svista dei sadducei (e oggi di alcune religioni che predicano l’errore della mortalità dell’anima) sta nel fatto di considerare la risurrezione come una continuità dell’attuale vita terrena, senza che vi sia alcuna novità tranne l’assenza del peccato. Una risurrezione concepita come una vita in pace che non è altro che una continuità di quella che si sperimenta sulla terra.
Ma non è così. La risurrezione non è il prolungamento della vita terrena, al contrario, c’è una grande diversità che sarà data alle persone giuste. Gli schemi che abbiamo qui non vi saranno più e ci sarà un modo di essere profondamente diverso a tal punto che non si prenderà ne moglie, ne marito.
Lasciamoci stupire dal Signore quando sarà il momento, nella speranza della sua misericordia per quanti accederanno a una risurrezione di vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 20,27-40 di mercoledì 2 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della V Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 1° OTTOBRE
“In quel tempo. Gli scribi e i capi dei sacerdoti si misero a spiare il Signore Gesù e mandarono informatori, che si fingessero persone giuste, per coglierlo in fallo nel parlare e poi consegnarlo all’autorità e al potere del governatore. Costoro lo interrogarono: «Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine e non guardi in faccia a nessuno, ma insegni qual è la via di Dio secondo verità. È lecito, o no, che noi paghiamo la tassa a Cesare?». Rendendosi conto della loro malizia, disse: «Mostratemi un denaro: di chi porta l’immagine e l’iscrizione?». Risposero: «Di Cesare». Ed egli disse: «Rendete dunque quello che è di Cesare a Cesare e quello che è di Dio a Dio». Così non riuscirono a coglierlo in fallo nelle sue parole di fronte al popolo e, meravigliati della sua risposta, tacquero.” (Lc 20,20-26)

Un parte dei vertici religiosi cercano di far cadere in errore Gesù, e non ci riescono. Non c’è la ricerca della verità ma l’intenzione di sconfiggere un avversario: Gesù. C’è un decadimento dell’uomo che troppo spesso si allontana dalla realtà delle cose e cerca solo il fatto di avere la ragione dalla sua parte, indipendentemente dalla verità dei fatti. Così accade che gli scribi e i capi dei sacerdoti pensano solamente come far cadere Gesù invece di cercare la verità.
Essere persone che tentano sempre di cercare la verità è già una buona via perché questo induce a essere umili, a mettere da parte il proprio io per evidenziare ciò che è vero.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 20,20-26 di martedì 1° ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della V Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 30 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù prese a dire al popolo questa parabola: «Un uomo piantò una vigna, la diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano per molto tempo. Al momento opportuno, mandò un servo dai contadini perché gli dessero la sua parte del raccolto della vigna. Ma i contadini lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò un altro servo, ma essi bastonarono anche questo, lo insultarono e lo mandarono via a mani vuote. Ne mandò ancora un terzo, ma anche questo lo ferirono e lo cacciarono via. Disse allora il padrone della vigna: “Che cosa devo fare? Manderò mio figlio, l’amato, forse avranno rispetto per lui!”. Ma i contadini, appena lo videro, fecero tra loro questo ragionamento: “Costui è l’erede. Uccidiamolo e così l’eredità sarà nostra!”. Lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero. Che cosa farà dunque a costoro il padrone della vigna? Verrà, farà morire quei contadini e darà la vigna ad altri». Udito questo, dissero: «Non sia mai!». Allora egli fissò lo sguardo su di loro e disse: «Che cosa significa dunque questa parola della Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo?”. Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà e colui sul quale essa cadrà verrà stritolato». In quel momento gli scribi e i capi dei sacerdoti cercarono di mettergli le mani addosso, ma ebbero paura del popolo. Avevano capito infatti che quella parabola l’aveva detta per loro.” (Lc 20,9-19)

Con una particolare cura e amorevole attenzione, l’uomo proprietario della vigna invia alcuni servi per riscuotere il giusto dai contadini che avevano il compito di gestire la vigna e dare la dovuta parte d’affitto al proprietario.
Ma tutti i servi inviati furono maltrattati e mandati via a mani vuote. Inspiegabilmente il padrone della vigna nonostante la cattiveria dei contadini, invia l’unico figlio, l’amato, nella speranza che rinvenissero e dassero il dovuto al suo unico figlio.
Prevale la cattiveria e il fatto di approfittarsi della situazione, infatti la vigna era stata data nelle mani dei contadini dove liberamente potevano agire. Il figlio fu ucciso.
Ecco dunque quello che accadde, la maggior parte dei responsabili della sfera religiosa di duemila anni fa rifiutarono e uccisero Gesù venuto per salvare proprio costoro che avrebbero dovuto pascere il popolo ma invece si erano chiusi troppo nelle loro faccende e nei lori ristretti circoli di convenienza. Ma la misericordia del Signore Gesù farà in modo che anche costoro dopo la sua risurrezione abbiano la possibilità di ravvedersi e salvarsi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 20,9-19 di lunedì 30 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

V Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 29 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».” (Lc 6,27-38)

Una proposta di grandi livelli d’amore. Uno verso i nemici, uno disinteressato e uno con un forte contenuto di perdono e generosità.
Gesù propone un grosso salto di qualità nella vita del cristiano.
Rompere quella spirale di violenza e rivendicazioni che potrebbe andare avanti all’infinito fra persone nemiche. C’è un modo di amare il nemico, si tratta di interrompere la cattiveria agendo inaspettatamente con bontà nei confronti del nemico. La spirale del male viene interrotta e si apre la possibilità della pace.
Poi, fare del bene senza avere alcuna pretesa di un ricambio, senza neanche pensare a un ringraziamento. E’ l’amore gratuito molto gradito dal Signore.
Infine, l’amore misericordioso che perdona e non manca mai di generosità. E’ lo sguardo verso la debolezza dell’altro, della sua povertà interiore che induce a essere generosi nel perdono anche se non c’è possibilità di comprensione o di dialogo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,27-38 di Domenica 29 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 28 SETTEMBRE
“In quel tempo. Levi preparò al Signore Gesù un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e di altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».” (Lc 5,29-32)

I farisei, coloro che avrebbero dovuto applicare in modo perfetto ogni aspetto religioso nella loro vita, sono stupiti che Gesù mangi con pubblicani e peccatori. E’ sconvolto quel modello per cui le persone dabbene, giuste, sono conformate al modello religioso fatto di regole e mai e poi mai avrebbero dovuto avere a che fare con persone molto lontane da tutto ciò.
Gesù non si conforma ma indica la modalità di trasmissione della fede per la salvezza delle anime. Bisogna essere vicini alle persone peccatrici e bisogna essere lontani dai loro peccati per dare una nuova speranza di salvezza. Il peccato, che è sempre da condannare, non deve escludere la persona da salvare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 5,29-32 di sabato 28 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)