I Domenica dopo la Dedicazione

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 27 OTTOBRE
“In quel tempo. Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che il Signore Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».” (Mt 28,16-20 )

Il Signore prima della sua ascensione al cielo, da risorto appare agli undici Apostoli. Ma dubitarono. Il dubbio può fermare e portare alla incredulità. Eppure gli undici avevano vissuto per tre anni assieme a Gesù, e adesso lo vedevano da Risorto ma inspiegabilmente dubitarono.
La Chiesa stava per nascere e da li a poco avrebbero ricevuto l’effusione dello Spirito Santo che fugherà ogni dubbio e rafforzerà la fede.
La missione degli undici e di tutta la Chiesa che si formerà, sarà quella di diffondere con gioia la buona notizia nella certezza che Gesù non lascerà soli ma sarà con chi crede fino alla fine del mondo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 28,16-20 di Domenica 27 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana dopo la Dedicazione

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 26 OTTOBRE
“In quel tempo. Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, il Signore Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono. ” (Lc 5,1-11)

Tutta una notte a pescare e Simon Pietro e i soci non presero nulla. Ma la mattina, una volta messe a posto le reti, Simon Pietro crede alla parola di Gesù e riesce con per gettare le reti e la pesca sarà miracolosa.
Credere veramente nella parola del Signore è principio fondante del cristiano, della sua fede. Dovremmo essere come Simon Pietro, sulla parola del Signore dovremmo dirigere la nostra vita per guadagnare un accompagnamento d’amore del Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 5,1-11 di sabato 26 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana dopo la Dedicazione

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 25 OTTOBRE
“quel tempo. Il Signore Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.” (Lc 8,1-3)

Un esempio di Chiesa dove il Capo è Gesù ed è la sua Chiesa come lo è oggi. La Chiesa di Gesù Cristo incominciava a formarsi con il seguito dei Dodici e altre persone che la sostenevano. Gesù annunciava la buona notizia e anche oggi tutti i credenti dovrebbero annunziarla mostrando di essere persone con la grande speranza nel cuore, perdonate, in cammino verso l’eternità grazie alla misericordia di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,1-3 di venerdì 25 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana dopo la Dedicazione

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 24 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».” (Lc 10,1b-12)

Una messe abbondante e pochi operai. Una popolazione sempre più ampia e sempre meno persone disponibili a portare un annuncio di salvezza, è quello che sta accadendo oggi nelle nazioni ricche. Quel punto di riferimento importante per l’esistenza di ogni uomo e ogni donna dovrebbe essere trasmesso di generazione in generazione perché Gesù possa essere quanto meno presente nella esistenza di una persona.
Preghiamo il Padre perché mandi operai, persone di speciale consacrazione, per annunciare la gioia della salvezza che solo Gesù Cristo può elargire e donare un profondo significato alla esistenza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,1b-12 di giovedì 24 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana dopo la Dedicazione

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 23 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.” (Mc 6,7-13)

I Dodici vengono inviati da Gesù per annunciare il messaggio di speranza, liberare dal male e guarire. Quando Gesù era presente e poi ai primi tempi della Chiesa, il messaggio della buona novella era sempre accompagnato da una grazia ed era sempre evidente, visibile alle persone ivi presenti. Oggi il messaggio della buona novella è a volte accompagnato da segni di grazia ma spesso sono bloccati e inespressi dalla diffusa incredulità anche fra i credenti. Un maggior affidamento al Signore, una maggiore fiducia è certo la porta per evidenziare la sua presenza nella vita di ogni giorno e allora potrebbero dipanarsi segni di grazia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,7-13 di mercoledì 23 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana dopo la Dedicazione

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 22 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.” (Mc 3,13-19)

Gesù sceglie quelli che vuole perché stiano con lui e per poi predicare e scacciare il male, i demòni.
Anche oggi è così per chi è scelto da Gesù nella vocazione alla vita di speciale consacrazione quali religiosi, religiose, sacerdoti. Si tratta di rimanere con Gesù per capire nel tempo che questo stile di vita non è rinuncia e sacrificio ma è un ingresso a una inaspettata gioia, dove Gesù agisce inaspettatamente e oltre a ogni aspettativa umana nella missione che è stata affidata.
Stare con Gesù è anche un ottimo proposito per le persone che non hanno preso la via di consacrazione speciale e non hanno una missione. Ma l’annuncio della gioia del Vangelo è anche per ogni fedele trovare in esso l’inaspettata azione del Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 3,13-19 di martedì 22 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana dopo la Dedicazione

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 21 OTTOBRE
“In quel tempo. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro. Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi ». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».” (Gv 1,40-51)

Ti conosco e ti ho visto. Gesù si rivolge a Natanaele dicendo che ha un cuore sincero privo di falsità e da questa esclamazione sembra purtroppo che la falsità del cuore era piuttosto diffusa fra gli israeliti. Gesù conosce Natanaele, conosce bene il suo cuore.
La falsità del cuore purtroppo anche oggi è molto diffusa. Il credente dovrebbe sempre tenere presente un aspetto che aiuta a essere più sinceri, quello di essere visti dal Signore. “Ti conosco e ti vedo.”. Gesù ha una profonda conoscenza di ogni sua creatura, e questo si capisce se si tiene bene presente che è colui di cui “hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti”; Gesù è Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,40-51 di lunedì 21 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Dedicazione del Duomo di Milano – Solennità del Signore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 20 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene».” (Lc 6,43-48 )

Il Duomo di Milano è la cattedrale, è la casa di preghiera ed è viva perché vi sono persone fedeli che pregano in esso. Senza la presenza di persone credenti, il Duomo sarebbe solo un monumento vuoto, morto, ammirabile per la sua maestosità architettonica ma perderebbe il suo significato come casa di preghiera per i fedeli ambrosiani. Il Duomo è vivo perché molte persone pregano in esso con quella semplicità che costruisce la Chiesa di Gesù.
Da qui si pongono le fondamenta per una solida fede che nel tempo diventa robusta e resiste alle tempeste dei nostri giorni.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,43-48 di Domenica 20 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 19 OTTOBRE
“In quel tempo. Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e il Signore Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.” (Gv 2,13-22)

Nella vigilia della dedicazione del Duomo di Milano, viene proposto il Vangelo dove Gesù sottolinea l’importanza di un luogo di preghiera lontano dai commerci e dalle faccende della quotidianità. Un luogo di preghiera è differente da un negozio o da un mercato o da una associazione onlus. Non è luogo dove si fa commercio o si richiede o si vende un servizio, è luogo di silenzio e di ripresa dello spirito lontano dalle faccende quotidiane. E’ importante che le Chiese siano luoghi dove (al di fuori delle celebrazioni) ci sia il silenzio e la possibilità di riannodare il rapporto con il Signore. Quanto abbiamo bisogno di silenzio esteriore e interiore, nella nostra anima, nella nostra mente per accorgerci di quella presenza che vuole il nostro bene.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 2,13-22 di sabato 19 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

San Luca evangelista – Festa

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 18 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».” (Lc 10,1-9)

La testimonianza della salvezza portata da Gesù perché sia vera e lasci la possibilità libera di scelta, dev’essere semplice, nella povertà delle cose e nella ricchezza dello spirito. Non dev’essere una campagna pubblicitaria per raccogliere consensi, dev’essere un’annuncio di salvezza che rialzi lo sguardo dell’uomo peccatore verso l’inaspettata misericordia di Dio.
Questa testimonianza l’abbiamo scritta nei Vangeli di cui San Luca evangelista è l’autore di uno dei quattro. San Luca ebbe l’ispirazione di scrivere un racconto ordinato per una testimonianza che durasse nelle epoche successive la venuta del salvatore Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,1-9 di venerdì 18 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)