Sabato dell’ultima settimana dell’anno liturgico

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 16 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a dire ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».” ( Mc 13,5a.33-37)

Vegliate! L’invito del Signore Gesù nel Vangelo dell’ultima Messa del tempo dopo la Pentecoste che conclude l’Anno liturgico 2018 – 2019. Vegliate! Una attesa non pigra o fatalista o di consegna a un improbabile destino ma un’attesa fatta d’attenzione con la preghiera fiduciosa nel Signore Gesù. Ecco la vigilanza: è il non lasciarsi schiacciare dagli eventi che continuamente susseguono, ma essere vivi fra questi eventi senza che essi prendano sopravvento grazie all’aiuto incessante della preghiera e nella fiducia del Signore Gesù.
«Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 13,5a.33-37 di sabato 16 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì dell’ultima settimana dell’anno liturgico

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 15 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”.
Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».” (Mt 25,31-46)

In questa settimana, per la terza volta viene proposto il brano evangelico di Matteo, quello di Domenica e lunedì scorsi. E’ quello sguardo verso quel giorno in cui vi sarà il giudizio del giudice giusto, leale e fedele.
Forse quel giorno lo si sente non parte della propria esistenza, eppure c’è il giorno dove c’è il giudizio riguardo la propria persona e questo fa parte della vita come fa parte il passaggio cruento della morte.
Questo è uno sguardo di speranza dove c’è la possibilità della vita eterna da persona viva, ricondotta alla casa del Padre dove finalmente c’è il vero riposo dell’anima con tutte le sue vivacità e voglia di vivere.
C’è sempre un inizio e una fine nel passaggio terreno, l’esistenza di tutte le cose avrà termine un giorno ma c’è quella speranza di una vita rinnovata ed eterna dopo il termine dell’esperienza terrena.
Per accedere alla vita eterna bisogna desiderarla, o meglio, non desiderare il male al posto del quale bisogna mettere il desiderio del bene. Così facendo potremmo sentire grazie alla misericordia di Dio: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo”.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,31-46 di venerdì 15 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì dell’ultima settimana dell’anno liturgico

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 14 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.
Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse:  “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».” (Mt 25,14-30)

L’uomo cui era stato consegnato un talento aveva una sua idea del padrone: un uomo duro che raccoglie dove non ha seminato e ne aveva paura.
In base a questa idea, il padrone giudica quest’uomo e gli toglie quell’unico talento che gli fu consegnato alla sua partenza e viene allontanato nelle tenebre.
Un dio così non è il Dio cristiano, uomo duro che miete dove non ha seminato. Il Dio cristiano entra nel cuore di ogni uomo, di ogni donna e ne conosce in profondità ogni piega, ogni fragilità, non se ne deve avere paura, tutt’altro, si può confidare in Lui con fiducia, rilanciando la propria esistenza in una rinnovata comunione verso colui che non vuole condannare ma salvare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,14-30 di giovedì 14 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì dell’ultima settimana dell’anno liturgico

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 13 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».” (Mt 25,1-13)

Un’attenzione viva, sincera, che ci tiene al Signore. questa attenzione è rappresentata dalle cinque vergini sagge, caute e prudenti nel loro agire.
Un’attenzione viva solo a tratti, in alcuni momenti, che si accorge del Signore ma non è parte importante dell’esistenza. Questa attenzione svogliata è rappresentata dalle cinque vergini stolte, disattente e con un cuore diretto ad altre cose.
La cautela e la prudenza sta nel fatto di non confidare solo in impressioni, sensazioni, nel sentito dire ma nell’affidarsi alla Chiesa madre che indica con saggezza l’attesa del Signore Gesù che è già parte della vita dei credenti. Il ritorno del Signore Gesù sarà un giorno che nessuno conosce, neanche indicativamente del tipo: “verrà presto” oppure “qualche anno” oppure “fra tanto tempo”. La Chiesa non conosce questo giorno, l’invito è vivere con saggezza la fede con la speranza nel cuore che solo il Signore Gesù sa dare. Questo vuol dire essere saggi, non dando retta a voci ammalianti ma confidando nella Chiesa di Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13 di mercoledì 13 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì dell’ultima settimana dell’anno liturgico

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 12 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».” (Mt 24,45-51)

Un servo se è fidato avrà di certo una particolare attenzione da parte del suo padrone che potrà dargli importanti responsabilità
Un servo che approfitta della fiducia del padrone avrà di certo il suo disprezzo e la conseguente punizione ed esclusione da ogni responsabilità.
Nella vita vi sono molti momenti dove vi sono le tentazioni e in alcuni di questi è messa alla prova la fedeltà verso Dio, verso i propri cari, verso a quanto si crede. Sono quelle occasioni che sembrano ghiotte ma hanno un contenuto di peccato, di egoismo, di tradimento verso Dio e il prossimo.
La persona che rimane fedele avrà certo già una ricompensa qui quanto meno nella serenità perché non vi è tradimento alcuno anche se in mezzo a molte difficoltà della vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 24,45-51 di martedì 12 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

S. Martino di Tours – Festa

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 11 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”».” (Mt 25,31-40)

E’ lo stesso brano evangelico della Domenica appena trascorsa ma senza gli ultimi versetti che riguardano coloro che non hanno avuto attenzione per il prossimo e rischiano molto perché il giudizio divino è basato sulla carità.
San Martino di Tours è fra quelli che hanno avuto attenzione per il prossimo e ha vissuto la compassione dividendo quel mantello dandone la metà al povero incontrato per strada. E’ momento importante poiché quel povero si rivelerà essere il Signore Gesù che gli farà ritrovare quel mantello integro. L’attenzione verso una persona bisognosa è come se se fosse rivolta al Signore stesso.
Vi è una benedizione del Signore quando c’è un gesto gratuito senza che si pretenda nulla in cambio, neanche un grazie. Questo è il modo di agire evangelico, crea una situazione di pace, concordia, spegne le tensioni e dice qualche cosa di Dio, del suo amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,31-40 di lunedì 11 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo – Solennità del Signore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 10 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».” (Mt 25,31-46)

Nella venuta finale del Signore Gesù Cristo vi sarà il giudizio ultimo. Tutti i popoli delle nazioni saranno giudicati, un giudizio universale e immediato, senza attese. Tutti dunque radunati davanti all’unico Giudice.
Questo avverrà secondo la speranza in modo divino, cioè un giudizio misericordioso che consideri tutto della persona giudicata: le sue miserie, la mancanza d’amore ricevuto e quello non dato, l’amore ricevuto e quello dato, la carità non ricevuta e non data, e quella ricevuta e data. E le molteplici cose che solo il Signore Dio è in grado di conoscere e giudicare.
Il bene e il male coesistono, lo vediamo e lo viviamo oggi, ma dopo il giudizio saranno per sempre separati “come il pastore separa le pecore dalle capre”. E’ la garanzia che vi sia un futuro d’eternità fatto di bene dove il male non può coesistere. E’ cosa importante da alcuni interpretata come ingiustizia e non amore e quindi impossibile ma in realtà è la giustizia del profondo amore di Dio per le sue creature che lascia che scelgano liberamente dove andare.
Gli uomini saranno giudicati con il criterio dell’amore verso il prossimo secondo le proprie capacità d’amare. Se fai la carità (non è solo elemosina ma vivere l’amore verso il prossimo) hai la possibilità di essere poi avvolto dall’amore di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,31-46 di Domenica 10 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Dedicazione della Basilica romana lateranense – Festa del Signore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 9 NOVEMBRE
“In quel tempo. La donna Samaritana dice al Signore Gesù: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».” (Gv 4,19-24)

Questo è il tempo dell’adorazione del Dio trinitario in spirito e verità. In spirito, cioè non nella ricerca di statue, monili, oggetti sacri da adorare che altrimenti diventerebbero dei veri idoli.
A proposito, potrei domandarmi se sono attaccato particolarmente a un oggetto religioso, e il privarmi dello stesso sarebbe un grosso impedimento. Un normale dispiacere per un oggetto cui ero legato va bene, ma se il privarmi dello stesso fosse un impedimento del tipo che non ne posso fare a meno (statua, ritratto, articoli religiosi ecc.) forse vuol dire che ho basato la fede su qualche cosa che potrebbe essere diventato addirittura un idolo.
Se è così non sono nella via dell’adorazione di Dio in spirito. Si può mettere a posto considerando che l’adorazione è per una persona viva e trinitaria, Padre, Figlio e Spirito Santo. Se considero sempre una persona e non un oggetto da adorare allora sono già sulla strada buona dell’adorazione in spirito.
L’adorazione in verità è già viva se c’è quella dello spirito perché sono disponibile a una relazione con Dio e questa può essere solo in verità verso me stesso (non devo mentire a me stesso) e quella che si dipana dal Signore Dio.
«viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 4,19-24 di sabato 9 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della II Domenica dopo la Dedicazione

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 8 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».” (Gv 14,2-7)

I discepoli del Signore Gesù mai saranno separati da lui, c’è una promessa di un ritorno per prenderli con se. E’ il richiamo alla fede, a essere fiduciosi nel Signore Gesù. La fede in Dio toglie la paura all’uomo e lo fa allontanare dalle sicurezze terrene che, al contrario, non tolgono la paura. Solo nel Signore Gesù è vinta perché è la via dove l’uomo trova finalmente la verità conoscendo Gesù e riacquista finalmente la vita. Gesù è via, verità e vita. C’è una pienezza in questa affermazione perché coglie e avvolge l’esistenza umana che è in cammino (via), che cerca la verità nella cose nelle persone e che vuole vivere e non vivacchiare. Gesù è la risposta: «Io sono la via, la verità e la vita».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,2-7 di venerdì 8 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della II Domenica dopo la Dedicazione

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 7 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.” (Gv 8,28-30)

Quando Gesù sarà innalzato dall’uomo sulla Croce, molti capiranno che si è offerto in modo totale per loro stessi che lo avevano condannato. A questo annuncio molti credettero in lui, vedendo quella traccia di Dio che illumina chi vuole capire e ritrovare il senso dell’esistenza. C’è una azione di disposizione ad ascoltare per poter imparare e capire, per potere conoscere il Signore Gesù e accorgersi che veramente è “Io Sono”, cioè il Signore Dio.
L’essere con il Signore non vuol dire essere perfetti nelle azioni, nei pensieri, nell’amore, ma vuol dire credere in lui, scoprire di essere poveri e immeritevoli e stupirsi di essere amati per quello che si è, non perfetti, ma persone che vivono tentando di amare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 8,28-30 di giovedì 7 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)