IL VANGELO DI DOMENICA 29 DICEMBRE
“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,1-14)
Il Verbo, la Parola efficace di Dio che crea, agisce, che è verità, il Verbo prima di ogni creazione, prima che fosse creato il tempo, era presso Dio, era Dio. Sì, poiché tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, Gesù Cristo, ma proprio tutto: il tempo, l’universo, ogni dimensione che l’uomo è riuscito a scoprire.
Il verbo ha creato la vita, la luce, e l’ha donata agli uomini..
E si fece carne come un uomo in mezzo agli uomini. “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e si fece uomo”.
È il Natale del Signore Gesù nato nel tempo da lui creato, nel mondo da lui creato, in mezzo alle sue creature da lui create. Tutto è stato fatto per mezzo di lui. “Per mezzo di lui tutte le cose sono state create”.
Gesù, il Verbo che è Dio è venuto fra noi, e vuole rimanere con noi perché posiamo avere la vita.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,1-14 di Domenica 29 dicembre 2019, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 28 DICEMBRE
“In quel tempo. Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».” (Mt 2,13b-18)
Nel quarto giorno dell’Ottava di Natale si ricordano i Santi Innocenti Martiri. Consiste in una strage di alcuni bambini nella località di Betlemme che all’epoca era di piccole dimensioni. L’atrocità sta nel fatto della decisione di Erode di uccidere tutti i bambini fino a due anni. La paura di Erode è a tale da illudersi di risolvere la questione eliminando qualsiasi potenziale ostacolo alla sua futura reggenza.
La violenza cieca e comunque sempre ingiusta è delle persone deboli che hanno paura e usano la forza pensando di eliminare il problema ma in realtà seminano discordie, sofferenze, divisioni, e generano nuovi nemici.
La bellezza del Natale del Signore Gesù porta gioia, speranza per chi lo accetta. Ma scompiglio, incertezze, dubbi per chi vedono nel Signore un ostacolo alla loro vita come Erode.
Gesù è venuto per rendere piena la vita di chi crede in lui, non per ostacolarla ma per salvarla.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 2,13b-18 di sabato 28 dicembre 2019, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI VENERDÌ 27 DICEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Pietro: «Seguimi». Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?». Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.” (Gv 21,19c-24)
Pietro avrà il compito di guidare la Chiesa in una stretta sequela assicurata dalla triplice dichiarazione di volergli bene fatta poco prima. Gesù permise a Giovanni, apostolo e evangelista, di seguirli perché Giovanni voleva molto bene a Gesù ed era sotto quella Croce accanto a Maria. Giovanni ha avuto un ruolo particolare d’amore, cosa che sembra legare le celebrazioni di questi giorni successivi al Natale. Giorni in cui vi è uno stretto contatto di amore con il Signore Gesù, come Santo Stefano, Giovanni e domani i Santi Innocenti martiri.
Il rapporto d’affetto con il Signore Gesù può nascere dopo un cammino di fede, e diventa presenza importante in ogni giornata.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 21,19c-24 di venerdì 27 dicembre 2019, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 26 DICEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato». ” (Gv 15,18-22)
Il primo martire, il martire è colui che è stato ucciso a causa della fede in Gesù Cristo, è il diacono Santo Stefano.
Santo Stefano era in una profonda comunione con il Signore Gesù e tutto quello che viveva su questa terra non aveva altro scopo che testimoniare il cielo. La sua vita era su questa terra ma tutta diretta verso il Signore, nulla avrebbe potuto distoglierlo tanto meno la possibilità di morire. La testimonianza di Santo Stefano dovrebbe dare forza a una rinnovata fede, a credere con una maggiore fermezza e speranza colorando la vita in questo periodo natalizio, in questa ottava di Natale dove c’è ancora la festa di un Dio che si è fatto uomo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 15,18-22 di giovedì 26 dicembre 2019, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 25 DICEMBRE
“In quei giorni. Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». ” (Lc 2,1-14)
È Natale. Ma lo è veramente?
È Natale quando sei senza tempo e passando accanto a quella persona ti accorgi di qualche cosa che non è una richiesta fatta di parole o di gesti. Allora ti fermi, rimani li vicino. Basta la presenza per un poco di tempo per ridonare un poco di fiducia.
È Natale quando hai tempo e decidi di non usarlo sul tablet, smartphone, playstation, o su qualsiasi innovazione tecnologica. Decidi di usarlo un poco per chi chiede la tua attenzione perché ha bisogno di te e tu hai bisogno di ricevere attenzione e tutto ciò da persone in carne e ossa e non su qualche schermo tecnologicamente avanzato.
È Natale quando un dottore medico chirurgo nonostante la stanchezza vuole capire che cosa sta accadendo a Luisa che non sta affatto bene. E allora si va ben oltre all’orario perché c’è una persona che sta male e forse qualche cosa si può fare che va oltre agli esami e alle terapie e diventa luce e speranza con quel farsi vicino che dice. “per me è importante la tua persona, è importante curarti”.
È Natale quando la nuora decide di non lasciare da sola la suocera in Ospedale, non c’è nessuna altra persona che possa rimanere vicina in quelle notti che saranno numerose. E senza alcuna lamentazione, in quelle notti faticose fatte di consolazione, di assistenza anche molto pratica, nasce un nuovo rapporto d’amore: “per me sei come la mamma, per me sei come una figlia”.
È Natale quando una piccola appena nata viene accolta dalla mamma che chiede: “è viva?”. Si questa bimba ha la sindrome di Edwards, Trisomia 18, che causa un grave deficit agli organi.
È nata, è viva, ha un bellissimo viso da adulta ma ha solo pochi minuti di vita. Siamo li a contemplarla, l’ostetrica, le infermiere e il sacerdote. La mamma e il papà sono pieni di gioia per quella decisione di aver portato a termine la gravidanza. E questa gioia si fa piena quando pochi minuti dopo il parto la bimba viene data alla mamma. Eppure non si sentiva il suo cuoricino prima del parto, ha voluto portare una sorpresa di vita alla mamma e al papà anche se forse non avrà una lunga vita.
Piccola Celeste, sei tu il Natale per molte future mamme e futuri papà di quella gioia che è data dall’accogliere un piccolo bambino, o una piccola bambina per come è.
È Natale quando decidi di fare spazio a quel piccolo bambino Gesù che anche quest’anno vorrebbe vistarti e stare un poco con te perché tu possa vedere un futuro migliore grazie proprio a te.
È Natale quando ti stupisci davanti a quel Presepe fatto di statuine che racconta un Dio che vuole essere vicino, si è fatto uomo e nasce come qualsiasi neonato con il bisogno di una mamma e di un papà.
«Cerca il Signore in un presepio,
cercalo dove nessuno lo cerca,
nel povero, nel semplice, nel piccolo,
non cercarlo tra le luci delle grandi città,
non cercarlo nell’apparenza.
Non cercarlo in tutto questo apparato pagano che ci si offre ogni momento.
Cercalo nelle cose insolite e che ti sorprendono.
» (Papa Francesco Natale 2010)
don Felice
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,1-14 di mercoledì 25 dicembre 2019, – Tempo di Natale – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 24 DICEMBRE
“Così fu generato il Signore Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.” (Lc 1,18-25)
Il Vangelo del mattino della vigilia di Natale è lo stesso di quello che viene letto nella Messa di Natale in serata. Per questo nel giorno della Vigilia di Natale è consigliato celebrare solo la Messa della Vigilia e normalmente quella del mattino non viene detta.
Giuseppe, l’uomo giusto non vuole mettere in pubblico una situazione che potrebbe creare uno scandalo e pensava di ripudiare Maria nel segreto poiché era incinta.
Il silenzio di Giuseppe è prezioso, apre alla possibilità di capire senza trarre conclusioni affrettate. Il silenzio come atteggiamento difronte a un evento è sempre un bene, da la possibilità di riflettere e capire.
Giuseppe uomo che ascolta, uomo di fede, crede ad ogni parola dell’Angelo, ritorna sulla sua decisione del ripudio e prende con se Maria. Da li a poco nascerà Gesù, il Figlio dell’Altissimo.
Vieni Signore Gesù!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,18-25 di martedì 24 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 23 DICEMBRE
“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.” (Lc 2,1-5)
Era vicino il giorno del parto della Beata Vergine Maria, e assieme allo sposo S. Giuseppe si reca a Betlemme dove Giuseppe era originario e discendente della casa di Davide.
Il disegno di Dio si realizza con un decreto di Roma che impone ognuno di farsi censire nella propria città d’origine per evitare conteggi errati. Una azione amministrativa per conoscere il numero degli abitanti nelle varie province romane compie il disegno di Dio per il quale è Betlemme la città dove nascerà il Salvatore.
Vi sono azioni compiute da persone non credenti che realizzano il volere di Dio. Un Dio che non è assente dalla storia, un Dio misterioso che conta su ogni uomo credente e non credente perché il suo disegno possa essere portato avanti. Un Signore Dio che si fa accanto all’uomo nella speranza che l’uomo torni, si converta, si avvicini a Lui.
Vieni Signore Gesù!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,1-5 di lunedì 23 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 22 DICEMBRE
“In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».” (Lc 1,26-38a)
La festa dell’Incarnazione non è la festa dell’Annunciazione, quella del 25 marzo. Nella festa di oggi, la Domenica prima del Natale del Signore, si mette alla luce l’incarnazione di Gesù nel seno immacolato di Maria dopo il suo sì.
E’ il via dell’opera della redenzione generando nel grembo di Maria il Figlio di Dio.
Nel Credo diciamo: “Per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.
Il Figlio dell’Altissimo, Santo, Figlio di Dio, si incarna iniziando dal concepimento nel grembo verginale di Maria. Colui che è grande nel salvare inizia dall’atto di umiltà per eccellenza, si incarna come ogni creatura iniziando dal concepimento come qualsiasi uomo.
La delicatezza del Signore Gesù è il volersi incarnare e nascere come qualsiasi neonato con quella umiltà divina che fa trasparire la sua onnipotenza, Colui che può tutto si fa piccolo per salvarci.
Vieni Signore Gesù!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,26-38a di Domenica 22 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 21 DICEMBRE
“In quel tempo. Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati. Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace». Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.” (Lc 1,67-80)
Questa è la benedizione di Zaccaria per il Signore Dio. La promessa si è realizzata, la gioia è colma nel cuore, ogni dubbio è dissipato. Alla nascita di San Giovanni Battista il padre esulta con il Benedictus, prima per quel Salvatore nella casa di Davide che è Gesù sta per arrivare.
E poi per quel bambino che sarà chiamato profeta dell’Altissimo, preparerà la strada a Gesù facendo conoscere la salvezza nella remissione dei peccati.
Due bambini che daranno alla umanità la nuova speranza della salvezza, san Giovanni Battista facendo conoscere un Dio che si fa uomo per essere in mezzo alle sue creature e Gesù che è Dio e vuole essere vicino ad ogni sua creatura che lo accetti.
Vieni Signore Gesù!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,67-80 di sabato 21 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI VENERDÌ 20 DICEMBRE
“In quel tempo. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.” (Lc 1,57-66)
“Si chiamerà Giovanni.” Al bambino nato da Elisabetta e annunciato dall’Arcangelo Gabriele a Zaccaria vine imposto il nome di Giovanni rompendo la tradizione che voleva il nome del padre Zaccaria.
La nascita del bimbo che preparerà la strada al Signore porta gioia, rivoluzione negli schemi e tanta attesa da parte di tutti i conoscenti: “che sarà mai questo bambino?”.
Se si permette di agire al Signore nella vita, gli schemi vengono sconvolti, le tradizioni rivoluzionate e la gioia abbonda.
Facciamo agire il Signore nel suo Natale così da rendere possibile una profonda gioia che potrà essere non solo il giorno di Natale ma accompagnare i giorni che seguiranno con quel sapore che sa di esistenza, di presenza, di vicinanza di Gesù.
Vieni Signore Gesù!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,57-66 di venerdì 20 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)