VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 28 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio».” (Gv 6,59-69)

La Parola del Signore può essere di inciampo, può provocare una reazione negativa. Questo accade a chi non riesce ad entrare in una comunione con il Signore Gesù per cui può essere difficile capire un poco la sua Parola. Accadde a molti dei suoi discepoli dopo aver ascoltato il suo discorso del pane disceso dal cielo. Non erano disposti ad accogliere quello che Gesù era veramente, molto diverso dalle loro aspettative e pensieri.
Credere in Gesù vuol dire dare una profonda fiducia nella sua persona quando sconvolge una convinzione personale. Questo è il momento di mettersi in discussione e non di andarsene via per altre vie, non si è mai detentori della verità ma si può essere discepoli disposti a giocarsi secondo il disegno d’amore del Signore e andare verso la verità da lui indicata.
E allora si potrebbe dire proprio come Pietro quando si è confusi, quando si fa fatica a comprendere la Parola del Signore Gesù: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,59-69 di Domenica 28 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della VI Domenica dopo Pentecoste

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 27 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».” (Gv 14,15-23)

Accogliere i comandamenti del Signore Gesù è la via maestra per essere amati da Dio Padre. Accogliere i comandamenti non è un gesto di pura obbedienza senza nulla aggiungere, è vivere un gesto d’amore con perseveranza facendo propri i comandamenti, sentendo che essi sono giusti, misericordiosi, pieni d’amore e fatti proprio per l’uomo, creatura troppo fragile nel deviare verso percorsi minati che allontanano dal Signore.
Con la perseveranza nel seguire i comandamenti e la temperanza, cioè essere persone che gestiscono bene i loro istinti senza cadere in passioni disordinate, allora nella persona si fa presente il Signore che prende dimora presso di lui.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,15-23 di sabato 27 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della VI Domenica dopo Pentecoste

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 26 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi. In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».” (Lc 9,23-27)

Chi si dona trova salvezza, chi si chiude rischia di perdersi. Si tratta di trovare la giusta direzione dove sia possibile la logica del dono e non quella del possesso.
La logica del possesso costringe a difendere e conservare le cose e le persone possedute, c’è la paura di perderle e per questo ci si chiude perdendo l’amore.
La logica del dono libera dall’ossessione del possedere cose e persone, e trova gioia nella gratuità.
La logica del possesso promuove la carriera, una posizione di prestigio e ben retribuita ma solo con il fine della maggior posizione sociale.
La logica del dono promuove il servizio nella carriera, il mettersi a disposizione per migliorare la società con il fine del bene per il prossimo.
Qui può esserci la scoperta che perdere la propria vita per il Signore Gesù è un grande guadagno di amore e salvezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,23-27 di venerdì 26 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

S. GIACOMO, APOSTOLO -FESTA

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 25 LUGLIO
“In quel tempo. Si avvicinò al Signore Gesù la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».” (Mt 20,20-28)

Chi vuol veramente diventare grande, lo diventi nel Signore. Qui c’è la vera grandezza e la piena dignità dell’uomo. E’ la grandezza non fatta di potere, dominio, possedimenti, asservimento, ma di servizio. E’ in questo che si trova la propria dignità, nella gratuità del servizio nel nome del Signore Gesù, dove la coscienza riposa nella profondità di pace che solamente il Signore può donare. E’ qui la vera realizzazione dell’uomo e la sua grandezza.
Chi vuol diventare grande lo diventi nel Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 20,20-28 di giovedì 25 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VI Domenica dopo Pentecoste

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 24 LUGLIO
“In quel tempo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono al Signore Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.” (Lc 9,10-17)

I Dodici erano stati mandati da Gesù in missione nelle città e villaggi nei dintorni. Al loro ritorno si crea con Gesù un momento di condivisione per tutto l’accaduto. E’ il momento buono per stare un po’ in disparte per riposare un poco prima delle nuove sfide da affrontare. Ma molte persone li raggiunsero nel luogo dove si erano riparati e questo perché avevano fame della Parola di Gesù e dei suoi gesti di guarigione.
La compassione del Signore non ha limiti e viene incontro a tutti quanti anche con la moltiplicazione dei pani e dei pesci affinché nessuno rimanga senza cibo. C’è una moltiplicazione sotto gli occhi degli Apostoli di questi pani e pesci; è l’abbondanza di Dio, è la creazione resa a disposizione dell’uomo perché tutti abbiano la possibilità d’essere salvati decidendo un cambiamento nella loro vita, un cambiamento d’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,10-17 di mercoledì 24 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

S. BRIGIDA, RELIGIOSA – PATRONA D’EUROPA – FESTA

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MARTEDÌ 23 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».” (Mt 5,13-16 )

Le opere buone danno sapore alla vita a chi le fa, danno sollievo e speranza a chi le riceve, sono esempio di carità, stemperano le tensioni e portano verso la pace.
Il sale della terra sono le persone che con perseveranza inseguono, praticano il bene, fanno opere buone confidando nel Signore Gesù, la fonte primaria d’amore. L’arrestarsi per futili motivi sarebbe una grave contro testimonianza, come il sale che perde sapore e non serve più a nulla. Ma con l’aiuto del Signore Gesù, confidando in lui, allora si diventa luce del mondo e molte persone saranno confortate dalla bellezza dell’amore delle persone che confidano nel Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,13-16 di martedì 23 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

S. MARIA MADDALENA – FESTA

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 22 LUGLIO
“In quel tempo. Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!» –. Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.” (Gv 20,1.11-18)

Maria Maddalena secondo Giovanni è la prima a incontrare e a parlare con il Signore Risorto. Gesù si presenta e si fa riconoscere a chi gli ha voluto molto bene con un cuore ardente d’amore.
Così accade oggi, Gesù si fa presente a chi gli vuole veramente bene. Sembra che la preferenza del Signore Gesù sia per quelle persone che amano, che si giocano e imitano il suo cuore infuocato d’amore considerando Gesù motivo della loro vita.
Questo senza togliere nulla a chi ha conoscenze profonde della teologia e delle regole dove anche in questo ambito c’è amore per la verità e la Chiesa di Gesù ha bisogno di queste persone.
Ma persone semplici e ardenti d’amore per il Signore Gesù sembrano proprio quelle predilette.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 20,1.11-18 di lunedì 22 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

VI DOMENICA DOPO PENTECOSTE

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 21 LUGLIO
“In quel tempo. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.” (Gv 19,30-35)

La Croce del sacrificio di Gesù, il sangue di Cristo della nuova Alleanza, l’acqua che scaturisce e lava il peccato dell’uomo. Tutto ciò non è una semplice memoria di quello che accadde due millenni fa, ma si tratta di rivivere in modo intenso l’unico sacrifico di Cristo che si rende presente su ogni altare al momento della consacrazione. Da qui parte la nuova Alleanza che induce l’uomo a essere non egoista ma solidale in un cammino assieme di salvezza fatto di amore, di sguardo verso il Crocefisso simbolo della nostra storia e per i credenti di salvezza.
Gesù vuole essere alleato assieme con l’uomo sua creatura per iniziare già qui su questa terra un cammino che si dischiude verso l’eternità che diventa possibile nella pienezza di gioia per chi vuole aderirvi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 19,30-35 di Domenica 21 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

SABATO della settimana della V Domenica dopo Pentecoste

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 20 LUGLIO
“In quel tempo. Venuti dal Signore Gesù, i discepoli di Giovanni dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia”. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».” (Lc 7,20-23)

Gesù mostra che la sua Parola è efficace, vera, e allontana le malattie, le infermità, dona vita e speranza per il futuro.
E’ il compimento della promessa di Dio che si realizza sotto gli occhi dei discepoli di Giovanni il Battista. E’ la potenza salvifica di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 7,20-23 di sabato 20 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

VENERDÌ della settimana della V Domenica dopo Pentecoste

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 19 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. Era appena sceso a terra, quando dalla città gli venne incontro un uomo posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma in mezzo alle tombe. Quando vide Gesù, gli si gettò ai piedi urlando, e disse a gran voce: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi!». Gesù aveva ordinato allo spirito impuro di uscire da quell’uomo. Molte volte infatti si era impossessato di lui; allora lo tenevano chiuso, legato con catene e con i ceppi ai piedi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò.” (Lc 8,26-33)

Un uomo posseduto da demòni non era più se stesso e la sua volontà era seriamente compromessa. Ma perché vi sia ciò quest’uomo precedentemente ha fatto delle azioni dove ha permesso a questi demòni che entrassero in lui e prendessero possesso della sua persona. Se non c’è il permesso, nessun demonio può entrare e prendere possesso.
La situazione di quest’uomo era di una certa gravità, posseduto da un centinaio di demòni, e il Signore Gesù mostra che ha potere su di essi riuscendo a mandarli via. Il Signore Gesù è sempre in grado di mandare via il male nell’uomo ma la poca fiducia, la poca fede impedisce che questo possa accadere.
La fede è motore della libertà dell’uomo e difesa dal male.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,26-33 di venerdì 19 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)