PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».
IN RITO AMBROSIANO Si può acquistare l’indulgenza plenaria nelle domeniche di Quaresima, recitando devotamente “PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO” davanti al Crocifisso dopo essersi comunicati.
Portare la Croce. Può significare portare un peso grave, difficile da liberarsi, un peso che opprime e schiaccia la persona. La Croce non è piacevole, non è desiderabile, difficilmente una persona va in cerca di un proprio fardello per caricarselo sulle spalle.
Eppure la Croce di Cristo attira. Inspiegabilmente la Croce diventa luogo di adorazione perché Dio fatto uomo ha deciso di offrire così la sua umanità congiunta alla sua divinità per ogni uomo e ogni donna. Un offerta totale dell’Innocente, dell’unico Innocente, affinché ogni colpevole, ogni uomo peccatore, potesse trovare la via della salvezza guardando la Croce che lo portò. La Croce diventa via di salvezza, speranza per ogni credente e le piccole croci di ognuno diventano trasportabili grazie alla Croce di Cristo.
Santa Croce benedetta, Santa Croce di Gesù Cristo, abbi pietà di noi.
Santa Croce di Cristo, tu sei la nostra speranza.
Riflessione a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (10 marzo) a Giovedì Santo (18 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 28 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».” (Mt 6,25-34)
Quel pensiero umano preso da molte preoccupazioni per programmare scorte di ogni sorta cosa è preso in considerazione dal Signore Gesù. La proposta è di anteporre come cosa principale la ricerca del regno di Dio e la sua giustizia. E’ la ricerca di quella condizione ideale dove c’è l’armonia fra le persone, dove si vive senza la menzogna, dove vi è spontaneamente la solidarietà reciproca, dove non si mette in difficoltà l’altro ma lo si aiuta. Dove non esiste l’egoismo.
Tutto ciò dovrebbe venire prima delle preoccupazioni molto terrene: cosa mangio? Cosa bevo? Come mi vesto? Se queste ultime diventano secondarie allora c’è una rivoluzione nel proprio cuore che acconsente all’amore e si apre a una nuova esperienza di conversione al Signore e alla gioia.
Cerca il regno di Dio iniziando dal tuo cuore per poter comporre una novità di pace e diventare testimone del Vangelo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,25-34 di giovedì 28 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 27 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!
Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».” (Mt 6,19-24)
Quale è il tesoro nel tuo cuore? Quale cosa sceglieresti? Una risposta sincera alla domanda dovrebbe dare una indicazione di dov’è il tuo tesoro.
Se ad esempio la risposta è una vincita alla lotteria, una agiatezza economica, una eredità inaspettata, comunque una ricchezza fatta di proprietà questo potrebbe dire che il cuore è tuttora molto attaccato alle cose terrene.
Se la risposta inizia a spostarsi verso l’attenzione alla famiglia, ai propri cari, ai rapporti umani perché siano armoniosi e in pace, allora il cuore inizia a staccarsi dalle cose terrene e si indirizza verso una dimensione d’amore. Le cose terrene iniziano a diventare mezzi per vivere l’amore.
Infine, se il proprio tesoro lo si torva nella pace dei rapporti umani dove ogni uomo e donna sono creature di Dio e nella fede al Signore Gesù come cosa fondante e principale della vita, allora il cuore è indirizzato verso i tesori del cielo, e questo è il più grande e immenso investimento che si possa fare.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,19-24 di mercoledì 27 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 26 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».” (Mt 6,16-18)
Quando viene fatta una cosa per il Signore, un sacrificio per essere maggiormente in comunione con Lui, questo dev’essere intimo, riservato. Se non lo fosse non sarebbe vero. Lo scopo del digiuno è quello di privarsi di qualche cosa, ad esempio di un po’ di cibo, per guadagnare una maggiore spiritualità, una maggiore comunione con il Signore Gesù.
Come tutte le pratiche di rinuncia non vi è mai, o comunque è difficile che ci sia, una immediata crescita spirituale. Questa normalmente ci sarà nel tempo, dopo aver perseverato nel digiuno e nella fede.
Se invece in qualche modo ci si vanta del digiuno, questo non serve più a nulla. Ma la bellezza dell’intimità e della riservatezza di una rinuncia fatta solo per il Signore è già motivo di gioia nel cuore.
In questo tempo di Quaresima un augurio di buoni piccoli e grandi digiuni per il Signore per guadagnare fede, speranza e carità.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,16-18 di martedì 26 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 25 MARZO:
“In quel tempo.
L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Edecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.” (Lc 1,26b-38)
L’annunciazione, è la festa del concepimento della Beata Vergine Maria dopo il suo sì all’Arcangelo Gabriele: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Un sì che ha iniziato la storia del Dio con noi, del Signore Gesù, del Dio che si fa uomo per portare la salvezza, la speranza e la nuova alleanza. E’ la massima espressione della misericordia di Dio verso l’umanità fragile che non riesce a trovare la strada del perdono reciproco, della giustizia, della pace. Dopo ripetuti rifiuti alla alleanza con Dio ecco che si fa strada alla nuova alleanza tramite la Beata Vergine Maria che diventa Tempio di Dio, e poi Madre della Chiesa di Gesù.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,26b-38 di Lunedì 25 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 24 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.” (Gv 8, 31-59)
Alcuni Giudei credevano in Gesù e lo ascoltavano con interesse. Gesù sapeva che essi si consideravano liberi e in un certo senso anche perfetti ma in questo vi era il loro peccato. La libertà proposta da Gesù è differente da quella che i Giudei pensavano di vivere nella convinzione di essere persone libere. Gesù disse a questi Giudei: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Questa Parola per i Giudei era offensiva, secondo loro metteva in dubbio la libertà, la loro non schiavitù, il fatto di essere discendenti di Abramo e quindi uomini retti, giusti e liberi. Ma non lo erano, perché erano fragili e nel peccato.
Gesù propone una libertà profonda che inizia dalla parte più interiore dell’uomo in una conversione che rende liberi davvero. La libertà non consiste solamente nel non essere schiavi di qualcuno, ma consiste nel poter esprimere e vivere nella pienezza la propria vocazione, la propria realizzazione in una comunione d’amore con Dio e il prossimo. Qui c’è la vera libertà che non è “fai quello che vuoi, basta che tu non faccia male ad altre persone”. Ciò è molto limitante, oltre a cadere facilmente nel peccato di omissione, è poco probabile che questo porti a una vera realizzazione di se se manca l’amore, la comunione con Dio lo sguardo amorevole verso il prossimo, la carità!
La vera libertà si realizza in un cammino di ascolto e comprensione della Parola del Signore. Da essa scaturisce quella direzione che pone le basi della rinuncia a quello che limita o impedisce la gioia e la felicità di ognuno: il peccato. Costruisce poi la novità di una esistenza nuova che si esprime finalmente nella vera libertà dove è possibile esprimere la propria vocazione alla luce del Vangelo. Questo non evita difficoltà o drammi ma pone la persona verso una novità di comunione e amore con Dio e il prossimo. Qui è la vera libertà che si conquista con fatica e con ricerca ma con la gioia nel cuore.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 8,31-59 di Domenica 24 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 23 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.” (Mc 6,1b-5)
Gesù insegnava nella sinagoga nel giorno di sabato, il giorno del culto ebraico. Era ascoltato con attenzione per via della sua parola che era differente dal solito, era profondamente vera e suscitava tutte le coscienze degli uomini che ascoltavano.
Questa volta era nel suo villaggio dove era conosciuto da tante persone che lo avevano visto crescere in mezzo a loro e questo suscitò perplessità. Non era possibile che quella sapienza e quei miracoli venissero da Gesù. Non aveva ricevuto istruzione e aveva lavorato il legno e per questa ragione non era possibile ciò che sentivano e vedevano. Non era possibile un cambiamento così forte in una persona che avevano conosciuto.
A volte la durezza del cuore fa diventare ciechi davanti all’evidenza, è come se si cancellasse la realtà davanti mostrata per sostituirla con una convinzione personale, negando a se stessi di cogliere il nuovo che si sta componendo. E’ invidia? Gelosia? Un umile falegname che diventa sapiente e guarisce da malattie mentre le altre persone del villaggio continuano a essere quelle di prima? Ma perché non gioire della grandezza del bene che si sta compiendo davanti agli occhi? Ma la gelosia e l’invidia prevalgono, e questo induce alla decisione di non cambiare, di continuare a essere come prima e rifiutare Gesù e la gioia posta davanti ai propri occhi.
Accogli Gesù che vuole venire da te.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,1b-5 di sabato 23 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».
IN RITO AMBROSIANO Si può acquistare l’indulgenza plenaria nelle domeniche di Quaresima, recitando devotamente “PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO” davanti al Crocifisso dopo essersi comunicati.
Mio Signore e mio Dio, incomprensibile il tuo amore anche per me. Non m i capacito come questo possa essere presente nei tuoi pensieri. Eppure l’infinito tuo amore raggiunge anche me che non meriterei nulla. La tua grazia, la tua attenzione per ogni creatura umana è particolare e unica e impossibile all’uomo. Ti sei offerto con tutto te stesso senza risparmiarti nulla, offrendo una terribile sofferenza nel corpo e una estrema umiliazione del tuo spirito. Non hai alzato la voce e hai chiesto perdono per coloro che ti hanno trafitto. Hai dato la tua vita per i tuoi nemici perché potessero capire la grandezza del tuo amore che era ed è anche per loro. Dalla tua Croce scaturisce la speranza dell’umanità, sgorga il tuo sangue come viva fonte di vita e rinascita, sgorga l’acqua che toglie via la pesantezza dell’errore dell’umanità. Croce benedetta, salga a te la nostra preghiera.
Riflessione a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (10 marzo) a Giovedì Santo (18 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.
NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 21 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».” (Mt 6,1-6)
“La tua elemosina resti nel segreto”. In una conversione del cuore al Vangelo, si offre un bene oppure si fanno alcune cose per il bene di altre persone ma solo per questo motivo. Non dovrebbero essere presenti altri motivi. Se invece c’è il desiderio di essere visti, di ricevere qualche plauso o ringraziamento, di essere dominatori della situazione, allora bisognerebbe essere onesti con se stesso e capire in profondità che c’è ancora una profonda conversione del cuore da percorrere.
Quale è il tuo desiderio? Esiste un desiderio di fare del bene? Oppure esiste il desiderio di essere visti per il bene che compio per figurare come persona buona e generosa rispetto agli altri? Quale è il tuo desiderio?
Anche nel mondo del volontariato gratuito, nonostante il bene che si compie, possono esserci situazioni di dominio, di possesso, di gloria personale. A volte si crea un circolo chiuso dove altre persone che vorrebbero dare una mano non possono farlo. A volte c’è la pretesa di sapere il bene da fare per alcune persone bisognose, senza lasciare ad altri la possibilità di avvicinarsi. Altre volte ci si sostituisce alla persona bisognosa pensando di sapere bene quale cosa bisogna fare per lei e con molte insistenze ma in realtà creando solo disagio. Altre volte si cerca solo il complimento. In questi casi non c’è testimonianza del Vangelo ma di se stessi.
Quale è il tuo desiderio? C’è molta gioia nel donare gratuitamente senza cercare nulla, nessun torna conto, nessun dominio, nessuna pretesa di sapere tutto e tutti. Qui c’è la vera gratuità, qui c’è la testimonianza del Vangelo e la vera gioia nel cuore.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,1-6 di giovedì 21 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 20 MARZO:
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».(Mt 5,38-48)
”Non opponetevi al malvagio”, “Amate i vostri nemici”. Due affermazioni che mettono alla prova chiunque. Come è possibile non opporsi a una persona malvagia, a un comportamento così ingiusto che ha come conseguenze danni alle persone e alle cose? Come è possibile porgere l’altra guancia? Eppure, senza trascurare la giustizia, è possibile avere un atteggiamento cristiano nei confronti a chi ti fa del male. La giustizia va sempre promossa, è lo stile che cambia. Quello cristiano è di comprendere il malvagio, di accompagnarlo nonostante il male subito. Questa è la via che può essere di riconciliazione in una strada che è articolata e difficile ma diventa possibile con l’aiuto del Signore Gesù.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,38-48 di mercoledì 20 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)