NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.
IL VANGELO DI MARTEDÌ 19 MARZO:
“In quel tempo. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».” (Lc 2,41-49)
Un uomo mite, fedele. San Giuseppe lo sposo della Beata vergine Maria. Grazie alla sua fedeltà e umiltà stette vicino a Maria e al bambino Gesù in un totale servizio senza pretendere di vederne i risultati. Obbedì instancabilmente allo Spirito di Dio che gli indicava dove andare per custodire la Santa Famiglia. Emigrò all’estero per poi tornare in patria e tutto secondo le disposizioni di Dio. Educò nei primi anni della vita Gesù assieme a Maria. Gli insegnò il mestiere del falegname ma non vedette Gesù impegnato con i discepoli ad annunciare il Vangelo. Rimase fedele al suo compito senza vedere il realizzarsi l’annuncio dell’Angelo che ebbe in sogno. La grandezza di un uomo si realizza non con il conto delle proprietà o del numero dei figli o della posizione sociale ma nel servizio amoroso verso la sua famiglia nel condurla con speranza attraverso le varie difficoltà della vita.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,41-49 di martedì 19 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.
IL VANGELO DI LUNEDÌ 18 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna».” (Mt 5,27-30)
”Gettalo via da te”. Getta via ogni pensiero, ogni sguardo, ogni azione che possa distogliere te dalla buona via. Ogni giornata è composta da numerosissimi pensieri, sguardi, azioni alcuni dei quali possono essere di deviazione a quanto vorremmo fare di buono. “Gettali via da te”, porterebbero solo a intristire, a desiderare situazioni o persone con la possibilità di sofferenza anche per i propri cari. “Gettalo via da te” con coraggio per riconquistare la vita buona che vuole ridonare un po di armonia e pace, non solo alla propria esistenza, ma anche alle persone che possiamo incontrare. Con determinazione, con la preghiera, con l’aiuto del Signore diventano possibili dei cambiamenti che ora sembrano impossibili.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,27-30 di lunedì 18 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.
Lettura del Vangelo e commento.
IL VANGELO DI DOMENICA 17 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».” (Gv 4,5-42)
Una donna samaritana giunge al pozzo per attingere acqua per portarla poi a casa. Gesù si fa avanti, le chiede di essere dissetato. Gesù entra in relazione con una persona che ha una molteplice sofferenza vissuta; ha convissuto con alcuni uomini e l’ultimo dei quali non è suo marito. Gesù è a conoscenza, – conosce il cuore di ognuno di noi e in modo molto approfondito più di quanto noi stessi ci conosciamo -, della situazione della donna e si fa avanti per condurla verso una esistenza piena di novità dove può trovare conforto e salvezza. Gesù non è venuto per condannare ma per annunciare la buona notizia, il Vangelo, Gesù è venuto per salvare. E per far questo accompagna questa donna verso la fede ma gradualmente finché ella non si rende conto che sta parlando con una persona che ha a che fare con Dio, e che poi la riconosce come un profeta e infine come il Cristo. Gesù con pazienza porta alla fede e a vita nuova, con pazienza e attesa. Questo oggi è per ogni persona, anche molto peccatrice ma che abbia la disponibilità di accogliere il Signore Gesù nella sua vita perché possa iniziare quel cammino di redenzione e d’amore che sfocia verso il perdono, la fede, la gioia.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 4,5-42 di Domenica 17 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.
IL VANGELO DI SABATO 16 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».” (Mt 12,1-8)
Raccogliere delle spighe in un campo è considerato un lavoro. Ma nel giorno di sabato per un ebreo praticante non si deve lavorare però i discepoli avevano fame. I farisei si limitano alla interpretazione letterale della Legge: i discepoli avevano lavorato e dunque avevano violato la Legge e meritavano di essere condannati perché erano nel peccato. Gesù invita a ragionare con il cuore, ad avere quella visione che alza gli occhi per vedere bene quali erano le circostanze: quelle spighe furono prese per placare la fame e non per raccoglierle per poi venderle o lavorarle. Da qui si poteva con serenità applicare la legge della misericordia perché i discepoli non avevano peccato.
Quante volte ho peccato giudicando delle persone solamente perché hanno trasgredito una norma o un particolare di una legge quando esse sono rette, oneste, generose?
Quante volte ho fatto finta di nulla verso persone disoneste e egoiste?
Signore aiuta il cammino della Quaresima perché possiamo diventare coraggiosi testimoni del Vangelo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 12,1-8 di sabato 16 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (10 marzo) a Giovedì Santo (18 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.
NOTA: L’audio della Via Crucis viene rimosso dopo una settimana.
PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».
IN RITO AMBROSIANO Si può acquistare l’indulgenza plenaria nelle domeniche di Quaresima, recitando devotamente “PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO” davanti al Crocifisso dopo essersi comunicati.
Mio Signore Gesù, davanti alla tua Croce c’è il tuo non misurabile amore per me, e non riesco neanche a coglierne un piccolo frammento perché sono peccatore e fragile. Ma con la tua salvezza che scaturisce dalla tua Croce posso sperare nella tua infinita misericordia e imparare ad amarti e a considerarti sopra ogni cosa. O mio Gesù, fa che possa sgorgare amore per te dal mio cuore!
Riflessione a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 14 MARZO:
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».” (Mt 5,20-26)
Gesù chiede un passo avanti ai suoi discepoli, di essere persone che giudichino non in modo formale ma in modo nuovo, diverso da quello degli scribi e farisei. Chiede di metterci il cuore, dove la prima cosa è il profondo rispetto dell’altrui persona. Cosa fondamentale è spegnere i dissidi, promuovere la riconciliazione e il dialogo. Per questo necessita innanzitutto una via di perdono per iniziare una riconciliazione, cioè il sedersi attorno a un tavolo per poter comporre giustizia vicina alla verità. E questo con quello sguardo verso l’altro in cui si riconosce una persona con la propria dignità che ha sbagliato o che è stata danneggiata. Con questo riconoscimento è possibile costruire giustizia e sciogliere le tensioni verso un cammino di pace. Il rispetto dell’altrui persona è uno dei principali fondamenti del cristiano.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,20-26 di giovedì 14 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 13 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».” (Mt 5,17-19)
Molte persone si resero conto che Gesù portava una novità di vita e di stile. Una vita spesa nella gratuità dell’annuncio ed era chiaro che questo non aveva altri scopi se non dare la possibilità di salvezza. Non vi era alcun interesse da parte di Gesù se non quello di amare e annunciare il Vangelo e si discostava parecchio dagli annunciatori della Legge, dagli scribi, dai farisei, dai capi dei sacerdoti.
Per questa ragione molti pensavano che avrebbe annunciato l’abolizione della Legge ma Gesù non era venuto ad abolire la Legge ma a darne il dovuto compimento. La Legge è senz’altro rispettata se una persona ama Dio e il prossimo. Senza conoscerne i precetti li rispetta perché ama. Non commetterà omicidi, adulteri, ruberie, false testimonianze, perché vive l’amore gratuito.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,17-19 di mercoledì 13 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.
IL VANGELO DI MARTEDÌ 12 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».” (Mt 5,13-16)
Ogni uomo, ogni donna ha bisogno di spiritualità, di persone che siano sale, che dicano qualche cosa di profondo con la loro vita coerente al Vangelo. Il bisogno di persone che portino luce alle genti è assai necessario soprattutto oggi in una società occidentale che sta perdendo il gusto della vita spirituale. Ma la riscoperta della bellezza del Vangelo, della spiritualità, ridona alle persone la gioia della interiorità con una vita che inizia ad avere un senso. La Quaresima è anche questo, il riguadagno, la riscoperta della propria spiritualità per una maggiore comunione con il Signore Gesù. Necessita la rinuncia di alcune cose, come ad esempio una riduzione dell’ascolto di media, come la televisione e l’uso eccessivo dello smartphone con i social di tutte le nature, per creare quello spazio che è preghiera e ritorno al Signore.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,13-16 di martedì 12 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana. IL VANGELO DI LUNEDÌ 11 MARZO: “In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: / «Beati i poveri in spirito, / perché di essi è il regno dei cieli. / Beati quelli che sono nel pianto, / perché saranno consolati. / Beati i miti, / perché avranno in eredità la terra. / Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, / perché saranno saziati. / Beati i misericordiosi, / perché troveranno misericordia. / Beati i puri di cuore, / perché vedranno Dio. / Beati gli operatori di pace, / perché saranno chiamati figli di Dio. / Beati i perseguitati per la giustizia, / perché di essi è il regno dei cieli. / Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».” (Mt 5,1-12a)
Le beatitudini aprono la ferialità quaresimale. E’ un prezioso elenco di bisogno spirituale, di dolore, di mitezza, di bisogno estremo di giustizia per dirigersi verso la pace, di perdonare con tutto il cuore per essere compositori di pace. E’ possibile essere fra queste persone aderendo con tutto il cuore al Vangelo. E questo porta al guadagno nello spirito e la consapevolezza di un cammino buono che inizia a opporsi a quelle personali fragilità che rendono schiavi. E’ un cammino con il Signore.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,1-12a di lunedì 11 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana. IL VANGELO DI DOMENICA 10 MARZO: “In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: / “Non di solo pane vivrà l’uomo, / ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: / “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo / ed essi ti porteranno sulle loro mani / perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: / “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: / “Il Signore, Dio tuo, adorerai: / a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.” (Mt 4,1-11)
Satana:
– “Se sei tu il Figlio di Dio fornisci di cibo per sempre l’intera umanità! Dimostralo!”
– “Se sei tu il Figlio di Dio fatti salvare da lui in ogni tipo di situazione, ti salverà! Fallo, gettati giù, dimostralo!”
– “TI do tutto, le cose di questo mondo sono tutte tue! Adora me!”
Gesù: “Vattene Satana!”
La tentazione è la via per provare le vere intenzioni nella profondità del cuore di una persona. Gesù fu provato da Satana in una situazione di estremo bisogno, in un profondo deserto nella solitudine. L’amore prevale e Satana è sconfitto.
Alcune tentazioni:
* “Pane per tutti e sempre!” Non basta il pane, non sono sufficienti beni materiali perché l’uomo possa vivere e realizzarsi, ha bisogno di una cosa più importante, dello scopo della sua vita altrimenti sarebbe ridotto a una bella bestia. Ha bisogno di far vivere la propria anima attingendo alla fonte buona di Dio, alla Parola di Dio, alla Parola di Gesù. Allora i beni materiali, il pane diventano mezzi per vivere, e la Parola di Dio indica la direzione della vita, lo scopo della esistenza di ognuno in una dimensione d’amore.
* “Tutto ciò che accade è volere di Dio”. Una affermazione semplice ma forse troppo imprecisa. Ognuno ha la libertà di decidere anche azioni che sono contro ogni volere di Dio (omicidi, adulteri, furti, false testimonianze ecc.) e queste si compiono creando peccato, dolore che non sono la volontà di Dio. Accadono per volontà dell’uomo peccatore. Ecco dunque la tentazione di un Dio che interviene a mettere a posto senz’altro la mia situazione in modo immediato e miracoloso. Ma non è così. Ognuno ha la responsabilità della propria esistenza e spesso anche di quella di altre persone, e ognuno è chiamato a esercitare tale responsabilità con l’aiuto di Dio.
* “Sono una persona agiata e continuo a possedere nuovi beni in modo da passare bene la mia esistenza”. Ma tutti questi beni non danno felicità. E’ l’amore gratuito e sincero che infonde felicità e gioia come una aurora all’inizio di una bella giornata, delicata non agitata e graduale. In una conversione del cuore che si distacca dal possedere i beni e le persone, incomincia a prevalere l’amore nello stupore di donarsi e donare. Si incomincia a intravedere la vera gioia e la possibilità dell’eternità.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 4,1-11 di Domenica 10 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)