Mercoledì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 6 FEBBRAIO:

In quel tempo. Gli apostoli si riunirono attorno al Signore Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.” (Mc 6,30-34)

Tante persone che fanno, costruiscono, coltivano, viaggiano, trasportano, curano i figli, la casa ecc. ma non vivono. Sono come pecore senza pastore. Manca qualche cosa che va oltre le vicende della quotidianità, manca il riferimento al senso della vita.
Gesù è questo riferimento e dona a tutti noi la grazia di dare significato a ogni nostro gesto. Con il Signore presente nella nostra giornata cambia il modo di porsi di fronte a ogni attività.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,30-34 di mercoledì 6 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

IL VANGELO DI MARTEDÌ 5 FEBBRAIO:

In quel tempo. Il Signore Gesù partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.” (Mc 6,1-6a)

Gesù una volta iniziata la sua missione di salvezza per l’uomo, tornò nella regione dove era cresciuto. Le persone lo videro ed era troppo diverso, era lui ma diverso per quello che faceva e diceva. Quando abitava fra loro non faceva miracoli e non aveva quella sapienza più alta di qualsiasi studioso, oltretutto non aveva ricevuto alcuna istruzione ad alto livello.
Gli abitanti di quella regione avevano due scelte: cogliere con gioia e stupore il Signore che era cresciuto fra loro oppure rinnegarlo. Scelsero la seconda perché una persona non poteva cambiare così tanto, non era possibile.
Anche oggi capita che le persone vengano etichettate e anche se cambiano radicalmente saranno sempre giudicate per quella iniziale etichetta. E’ la fragilità dell’uomo che per invidia e gelosia non accetta i cambiamenti in meglio delle persone. Ma quanto scerebbe bello gioire per una persona che cambia in meglio.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,1-6a di martedì 5 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 4 FEBBRAIO:
“Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».” (Mc 5,24b-34)

La forza della fede, il coraggio di una donna. Ella non doveva essere in mezzo ad altre persone per il tipo di malattia che aveva ma venne tra la folla. Nella calca tentò e riuscì a toccare il mantello di Gesù. Fu sanata.
Questa donna uscì dagli schemi della purità proposti dalla legge e violandola guarì. Gesù da parte sua non si rese conto di chi aveva ricevuto il beneficio, perché lui stesso è un beneficio universale per chi crede in lui, un beneficio cui nessuno è precluso.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 5,24b-34 di lunedì 4 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

IV DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI DOMENICA 3 FEBBRAIO:

In quel tempo. Il Signore Gesù costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro, camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò. E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.
Compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
” (Mc6,45-56)

Il Signore Gesù vuole rimanere solo per un poco di tempo per pregare e costringe i suoi discepoli a prender largo per andare dall’altra parte del lago. Poco dopo vede la loro difficoltà nell’andare avanti nella navigazione e interviene per agevolare la traversata del lago. Ma al vederlo i suoi discepoli hanno paura, non credevano ancora nella grazia che il Signore Gesù può donare. Il Signore Gesù agisce ugualmente e fa in modo che la traversata si concluda speditamente.
Questione di fede. L’intervento del Signore può accadere anche se non è richiesto e probabilmente questo accade più di quanto si possa pensare. Ma la stessa presenza del Signore può dare un senso di insicurezza per chi non è preparato nella fede perché si può presentare in modo differente da come lo si immagina. Se la fede non è radicata si può avere paura e rifiutare il suo intervento, la sua presenza. Solo l’amore del Signore fa in modo che a volte vi sia comunque il suo intervento misericordioso.
Lascia che il Signore Gesù agisca per illuminare la tua esistenza con il suo amore.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,45-56 di Domenica 3 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE – FESTA DEL SIGNORE

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 2 FEBBRAIO:

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo / vada in pace, secondo la tua parola, / perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, / preparata da te davanti a tutti i popoli: / luce per rivelarti alle genti / e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
” (Lc 2, 22-40)

Gesù è venuto per la caduta di alcuni, la risurrezione di altri, come segno di contraddizione per altre persone e per svelare i pensieri di molti cuori.
Quando non c’è sincerità nell’uomo e si vive in modo opportunistico mettendo da parte la propria coscienza, se viene alla luce la verità possono esserci conseguenze come la caduta di alcuni, la contraddizione di altri che sembravano bravi e generosi, la risurrezione di altri ancora oppressi dall’ingiustizia nella verità celata.
Gesù è venuto per questo, per svelare la bugia di molti e dandogli la possibilità di redenzione e per rialzare gli oppressi. Ma solo una parte accolse la gioia della verità, della giustizia e della pace interiore.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Lc 2,22-40 di sabato 2 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

 

Venerdì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI VENERDÌ 1° FEBBRAIO:

In quel tempo. Essendo il Signore Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui.
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.” (Mc 5,21-24a35-43)

Gesù ridà vita. Inaspettatamente la figlia di Giàiro ormai considerata già morta, riprende a vivere grazie all’azione del Signore. Tutto ciò è preceduto dalla richiesta del papà di guarire sua figlia gravemente malata. Una intercessione fatta con fede al Signore Gesù. Gesù ascolta questa preghiera e fa molto di più, risuscita la figlia di Giàiro.
Una preghiera fatta con fede, gratuita, può essere molto efficace quando c’è amore. Allora il Signore agisce fra le ferite d’amore per risanare ciò che sembra definitivamente perduto.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 5,1-20 di venerdì 1° febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 31 GENNAIO:

In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.” (Mc 5, 1-20)

Gesù fece una guarigione liberando un uomo da una importante presenza del male. Questo provocò la perdita di numerosi porci con un considerevole danno economico per la vicina comunità. Per questa ragione gli abitanti di quel luogo chiesero a Gesù di allontanarsi. Non potevano accettare la salvezza di un solo uomo con un prezzo economico così elevato.
Oggi sarebbe con molta probabilità lo stesso. Un danno economico forte per una fattoria in cambio della salvezza di un uomo con molta probabilità non sarebbe accettato.
C’è bisogno di un cammino di profonda conversione di cuori affinché possa esserci la grazia di una maggiore valorizzazione di quello che conta veramente: anche la più povera delle persone è più importante dell’economia.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 5,1-20 di venerdì 31 gennaio 2019 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 30 GENNAIO:

In quel medesimo giorno, venuta la sera, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?»” (mc 4, 35-41)

Una grande tempesta rischia di interrompere la missione dei discepoli e mette in serio pericolo le loro vite. Hanno paura. Gesù dormiva. Probabilmente se avessero avuto una fede ferrea avrebbero evitato la paura, non si sarebbero sentiti persi perché a bordo della barca c’era Gesù. Si sarebbero comportati diversamente sapendo che la vita di ciascuno era custodita dal Signore che era presente.
La paura paralizza, blocca, spesso fa fare scelte sbagliate ma con la fede è possibile non avere paura perché c’è la presenza del Signore Gesù.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 4,35-41 di mercoledì 30 gennaio 2019 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 29 GENNAIO:

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.” (Mc 4,26-34)

Il regno dei cieli è come un germogliare, un fiorire, un crescere. C’è una evoluzione che va avanti, si evolve dopo una buona iniziativa dell’uomo. E’ vedere il bene che si ampia si sviluppa diventa motivo di esistenza.
Il regno dei cieli è come un qualche cosa di molto piccolo, all’inizio sembra insignificante ma ha un seme benigno che cresce e diventa riparo, scudo.
C’è una novità di vita che attende il fedele che si chiama regno dei cieli e si gusta la giustizia, la pace, la gioia.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 4,26-34 di martedì 29 gennaio 2019 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 28 GENNAIO:

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva a quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».” (Mc 4,10b.25-25)

Giudico in modo risoluto, cogliendo tutti gli aspetti negativi senza tralasciare alcunché. Allora probabilmente sarò giudicato in modo risoluto cogliendo ogni cattiva scelta senza che nulla venga tralasciato.
Giudico in modo da cogliere ogni aspetto, considerando tutti gli aspetti buoni e usando la misericordia per poter rilanciare colui che giudico. Allora probabilmente sarò giudicato in modo misericordioso cogliendo ogni intenzionalità di bene.
Non giudico. Allora probabilmente non sarò giudicato.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 4,10b.25-25 di lunedì 28 gennaio 2019 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)