III Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 15 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato».” (Gv 5, 5-36)

Una risurrezione di vita e una di condanna. C’è la vita dopo il termine dell’esistenza terrena e questa viene purificata da ogni bruttura, peccato, fragilità che vi sono stati durante l’esistenza.
Il giudizio divino è quello che permetterà ad alcuni di accedere alla risurrezione di vita quando una volta purificati saranno distaccati, lontani dalle tentazioni di ricadere nei loro peccati e finalmente potranno accedere a una profondità di gioia e pace.
Ad altri verrà data una risurrezione di condanna forse perché nella loro vita hanno tenuto lontano il desiderio d’amore verso Dio e verso il prossimo.
C’è comunque la certezza di un giusto giudizio da parte di Dio che si distanzia di molto da quello umano assai imperfetto. Grazie alla venuta di Gesù Cristo la speranza si è ampliata, è Colui che è venuto a salvare e non a condannare senza appello l’uomo peccatore, attuando quella profonda conoscenza della miseria del cuore dell’uomo (la misericordia).

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 5,25-36 di Domenica 15 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Esaltazione della Santa Croce – Festa

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 14 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».” (Gv 3,13-17)

La Croce del Signore Gesù è la grande via di salvezza dell’intera umanità.
Spesso la Croce viene intesa in modo sbagliato come simbolo solo di sofferenza, dolore, morte, un qualche cosa da evitare nella illusione di una vita che può essere esente dalla morte e dalla sofferenza. Ma è un mentire a se stessi.
Invece, la Croce del Signore Gesù Cristo, è vita, espressione d’amore di Dio per l’uomo a tal punto da dare il suo unico Figlio perché l’uomo si possa salvare dalla perdizione. La Croce diventa vita indirizzata verso l’eternità grazie a quell’unico sacrificio di Cristo per ognuno di noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,13-17 di sabato 14 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della II Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 13 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».” (Lc 17,22-25)

Vi è una modalità che userà Gesù nel suo ritorno. Questa avrà una evidenza per ogni persona, sarà manifesto in modo evidente e universale “come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo”.
Da qui l’invito a non credere a manifestazioni gloriose imputate al Signore Gesù perché non vere. Ma il Signore oggi si manifesta con dolcezza nei cuori dei credenti quando questi sono ben disposti nella umiltà cristiana.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 17,22-25 di venerdì 13 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della II Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 12 SETTEMBRE
“In quel tempo. Lungo il cammino verso Gerusalemme, il Signore Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».” (Lc 17,11-19)

Nel caso di lebbra la legge prevedeva che il malato si mantenesse separato e a distanza dal villaggio o città dove viveva. Ma nel caso di guarigione doveva presentarsi al Sacerdote che la verificava e riametteva la persona nella comunità.
Ora ben dieci lebbrosi furono purificati da Gesù, ebbe pietà della condizione non solo fisica ma anche della loro anima. Una volta guariti tutti e dieci, solo uno tornò a ringraziare.
Il ringraziamento è parte importante di ogni vita, è ammettere che abbiamo bisogno delle altre persone, di essere persone in comunione collaborativa con le altre persone, è la certezza che non tutto è dovuto ma dono. Il ringraziamento verso Dio è poi fondamentale per una esistenza che non si scordi mai del Signore perché essa stessa è dono.
Colui che solo ringraziò era uno straniero, non ebreo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 17,11-19 di giovedì 12 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della II Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 11 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».” (Lc 17,7-10)

Vi è gioia nell’essere a servizio collaborando al disegno del Signore.
Un servizio che non dovrebbe mai mirare a gratificazioni terrene: “sono sempre qui a fare un sacco di cose e non mi dicono neanche un grazie!”,
oppure a un raggiungimento di una posizione di potere: “ora che sono responsabile di questo gruppo parrocchiale faccio io” escludendo persone che vorrebbero collaborare.
L’atteggiamento giusto è quella del “servo inutile”, “ho fatto quelle opere di carità ed ora sono in pace”, servo inutile che non cerca ne gratificazioni, ne potere alcuno ma solo il Signore Gesù Cristo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 17,7-10 di mercoledì 11 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della II Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento..

IL VANGELO DI MARTEDÌ 10 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».” (Lc 17,3b-6)

Oggi spesso manca il coraggio di rimproverare chi ha commesso un errore. Non si tratta di prendere a malo modo la persona che ha sbagliato ma di dire il suo peccato. Questo costa fatica e il rischio di fraintendimenti. Ma non dire nulla sarebbe cosa peggiore, si andrebbe verso la via del rancore e delle divisione. Dire l’errore apre alla possibilità del pentimento e del perdono. Per il cristiano questo è importante perché è chiamato a costruire percorsi di pace nella verità delle cose e nella verità di Gesù Cristo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 17, 3b-6 di martedì 10 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della II Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 9 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!». ” (Lc 17,1-3a)

I piccoli nel Vangelo, sono coloro che con gioia vorrebbero aderire alla novità di Gesù ma se la guida li devia su percorsi alternativi lontani da Gesù, essi corrono il perclorico di perdersi e la guida ha una gravissima responsabilità, un grave peccato.
Quando con le proprie convinzioni oppure con la prepotenza si impone qualche cosa di errato a una persona che non è in grado di comprendere se giusto o sbagliato, allora si commette un gravissimo peccato. Si approfitta della debolezza altrui per affermare cose sbagliate e indirizzare le persone verso di esse.
Invece, i nuovi piccoli guidati nella direzione del Vangelo possono diventare una nuova speranza nel mondo.
Ecco perché bisogna essere molto vigilanti, senza dare alcun scandalo a chi si affaccia o chi se è da poco affacciato alla fede.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 17,1-3a di lunedì 9 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

II Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 8 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».” (Mt 21,28-32)

Il primo figlio si pente di aver detto di no a suo padre e agisce in riparazione facendo quello che gli ha chiesto. La strada del pentimento riconduce la persona alla comunione con il Signore, il pentimento è quella fase che permette di rimettersi in una condizione di bellezza fatta poi di azioni che esprimono la volontà di essere dalla parte del Signore, altrimenti sarebbe vuoto.
Il secondo figlio pronto nella risposta obbediente, non esegue quello che ha chiesto suo padre. Una obbedienza falsa, fatta di parole e non è sufficiente per il Signore, è necessario rispondere con la propria vita e con fedeltà. Le belle parole non fanno nulla se non sono seguite dalla concretezza della vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,28-32 di Domenica 8 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 7 SETTEMBRE
“In quel tempo. Pietro disse al Signore Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele».” (Mt 19,27-28)

Alla fine dei tempi ci sarà un ruolo importante dell’uomo nel regno dei cieli. Una collaborazione con Dio per gestire ogni cosa bene. E’ come si vi fosse una responsabilità di uomini giusti nella gloria dei cieli affinché vi sia giustizia. L’uomo è importante per il Signore Dio, è sua creatura ed è amata. Un padre non darebbe forse molto a suo figlio? Così il Signore vuole dire che è possibile un rapporto d’amore con Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 19,27-28 di sabato 7 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 6 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».” (Lc 16,19-31)

C’è un’urgenza per alcune persone che impegnano la loro vita esclusivamente sulla propria ricchezza trascurando qualsiasi forma di carità. Quest’urgenza si chiama conversione. L’urgenza della conversione sta nel fatto di evitare di concludere il passaggio terreno vissuto solo in una forma d’egoismo con un cuore chiuso a Dio e al prossimo. Una persona così rischia molto: una divisione definitiva da Dio, per sempre ma comunque di sua libera scelta.
La scelta di cambiare è già una strada di salvezza dell’anima con la scoperta di una nuova forma d’amore che altrimenti sarebbe rimasta sommersa nel proprio egoismo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 16,19-31 di venerdì 6 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)