Martedì della settimana della V Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 12 FEBBRAIO:
“In quel tempo. Uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, il Signore Gesù venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».” (Mc 7,31-37)

Una persona sordomuta fu portata da Gesù. Gesù gli aprì gli orecchi e la parola uscì in modo buono, corretto. L’intervento del Signore dona la pienezza nella vita e nulla è tralasciato perché possa ancora continuare la malattia. Anche oggi abbiamo bisogno di aprirci, se c’è fede con l’aiuto del Signore può accadere, può capitare finalmente di sentire cose che abbiamo sempre udito ma mai sentito veramente. Con l’aiuto del Signore possiamo esprimere correttamente cose mai dette prima, come l’amore e la carità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 7,31-37 di martedì 12 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

BEATA VERGINE MARIA DI LOURDES – XXVII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 11 FEBBRAIO:

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.” (Lc 1,39-56)

Vicinanza verso i malati. La solitudine nella malattia è un aggravante, un peso per la persona che si trova in uno stato di sofferenza senza la vicinanza di una altra persona. L’essere vicino con la semplice presenza è un messaggio: “non sei solo, non sei sola”. Un messaggio che il Signore Gesù ripeté molte volte con la sua presenza verso le persone in difficoltà nella malattia. Per i nostri fratelli e sorelle malati l’invocazione alla beata Vergine Maria è preziosa. Colei che è la Salute degli Infermi ascolta la preghiera e si fa vicina.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,39-56 di lunedì 11 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

V DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI DOMENICA 10 FEBBRAIO:

In quel tempo. Quando il Signore Gesù fu entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.” (Mt 8,5-13)

Signore non sono degno”. Quando ci si accorge un poco della propria indegnità nei confronti del Signore vuol dire che si è presa coscienza della grandezza d’amore che il Signore ha per ogni sua creatura. Il Signore gioisce quando vede fiorire la fede e il centurione capì l’importanza di Gesù e manifestò la sua fede. Pur senza vedere comprese che il Signore Gesù aveva molti subalterni che erano ai suoi ordini ed aveva la possibilità di agire come e quando voleva. Una fede così grande Gesù non la trovò fino a quel momento.
Un briciolo di fede muove tante cose, tante situazioni verso il bene.
Signore, aumenta la nostra fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 8,5-13 di Domenica 10 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 9 FEBBRAIO:

In quel tempo. Un dottore della Legge, interrogò il Signore Gesù per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».” (Mt 22,35-40)

Amare Dio, amare il prossimo. Sono i due comandamenti dell’amore come se fossero uno. Se ami Dio, non trascuri il prossimo, non ti chiudi in te stesso ma proprio per via della fede, dell’amore verso Dio come cosa principale nella vita, il tuo cuore si apre man mano al prossimo. Non è cosa immediata ma l’amore va vissuto, nel tempo cambia in qualità e intensità ed aumenta sempre più grazie alla azione del Signore. In questo cammino dell’aumento dell’amore, il prossimo diventa importante, viene messo nel cuore del cristiano.

Breve riflessione sul Vangelo del giorno a cura di
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 22,35-40 di sabato 9 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

AUDIO MESSA DI VENERDI’ 8 FEBBRAIO:
ore 8.00, nella Cappella dell’Ospedale “DI CIRCOLO”, Rho (MI)

IL VANGELO DI VENERDÌ 8 FEBBRAIO:

In quel tempo. Si riunirono attorno al Signore Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: / “Questo popolo mi onora con le labbra, / ma il suo cuore è lontano da me. / Invano mi rendono culto, / insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è ‘korbàn’, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».” (Mc 7,1-13)

Per molti e molti anni alcuni scribi studiarono le scritture, elaborarono regole pensando che queste fossero buone per seguire il Signore Dio. Ma con il passare del tempo furono introdotte delle nuove regole non vicine alla legge mosaica e addirittura furono contro i fondamenti della fede. Alcuni si appropriarono di Dio per giustificare comportamenti contro Dio. Gesù evidenziò questa abilità di annullare la parola di Dio.
Quando si danneggia il prossimo in nome di Dio, purtroppo si è in gravissimo errore e molto lontani da Dio.
Dio non si può usare, lo si può amare.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 7,1-13 di venerdì 8 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 7 FEBBRAIO:

In quel tempo. Molti videro partire il Signore Gesù e gli apostoli e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.” (Mc 6,33-44)

Una grande folla accorse per ascoltare il Signore Gesù e si fece l’ora di cena. E’ l’occasione per il Signore Gesù di dimostrare la sua signoria sul creato con la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Sfamò la folla ma lo scopo fu quello di un messaggio per tutti i presenti. Un messaggio d’amore di Dio per ogni sua creatura cui tenne e tutt’oggi tiene, e vorrebbe che ognuno scegliesse sempre la via del bene.
Lo scopo non fu quello di dare da magiare altrimenti sarebbe arrivato un perenne distributore di cibo per tutte le genti. Lo scopo fu quello di sentirsi amati da Dio con una spinta per vivere nella pienezza la vita che si ha di fronte senza risparmiarsi nell’amore reciproco. Questo cambia la modalità di faticare, lavorare, studiare, gioire, affrontare i drammi, con un risvolto che è avere nel cuore non solo se stessi ma anche le altrui persone.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,33-44 di giovedì 7 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 6 FEBBRAIO:

In quel tempo. Gli apostoli si riunirono attorno al Signore Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.” (Mc 6,30-34)

Tante persone che fanno, costruiscono, coltivano, viaggiano, trasportano, curano i figli, la casa ecc. ma non vivono. Sono come pecore senza pastore. Manca qualche cosa che va oltre le vicende della quotidianità, manca il riferimento al senso della vita.
Gesù è questo riferimento e dona a tutti noi la grazia di dare significato a ogni nostro gesto. Con il Signore presente nella nostra giornata cambia il modo di porsi di fronte a ogni attività.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,30-34 di mercoledì 6 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

IL VANGELO DI MARTEDÌ 5 FEBBRAIO:

In quel tempo. Il Signore Gesù partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.” (Mc 6,1-6a)

Gesù una volta iniziata la sua missione di salvezza per l’uomo, tornò nella regione dove era cresciuto. Le persone lo videro ed era troppo diverso, era lui ma diverso per quello che faceva e diceva. Quando abitava fra loro non faceva miracoli e non aveva quella sapienza più alta di qualsiasi studioso, oltretutto non aveva ricevuto alcuna istruzione ad alto livello.
Gli abitanti di quella regione avevano due scelte: cogliere con gioia e stupore il Signore che era cresciuto fra loro oppure rinnegarlo. Scelsero la seconda perché una persona non poteva cambiare così tanto, non era possibile.
Anche oggi capita che le persone vengano etichettate e anche se cambiano radicalmente saranno sempre giudicate per quella iniziale etichetta. E’ la fragilità dell’uomo che per invidia e gelosia non accetta i cambiamenti in meglio delle persone. Ma quanto scerebbe bello gioire per una persona che cambia in meglio.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,1-6a di martedì 5 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 4 FEBBRAIO:
“Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».” (Mc 5,24b-34)

La forza della fede, il coraggio di una donna. Ella non doveva essere in mezzo ad altre persone per il tipo di malattia che aveva ma venne tra la folla. Nella calca tentò e riuscì a toccare il mantello di Gesù. Fu sanata.
Questa donna uscì dagli schemi della purità proposti dalla legge e violandola guarì. Gesù da parte sua non si rese conto di chi aveva ricevuto il beneficio, perché lui stesso è un beneficio universale per chi crede in lui, un beneficio cui nessuno è precluso.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 5,24b-34 di lunedì 4 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

IV DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI DOMENICA 3 FEBBRAIO:

In quel tempo. Il Signore Gesù costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro, camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò. E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.
Compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
” (Mc6,45-56)

Il Signore Gesù vuole rimanere solo per un poco di tempo per pregare e costringe i suoi discepoli a prender largo per andare dall’altra parte del lago. Poco dopo vede la loro difficoltà nell’andare avanti nella navigazione e interviene per agevolare la traversata del lago. Ma al vederlo i suoi discepoli hanno paura, non credevano ancora nella grazia che il Signore Gesù può donare. Il Signore Gesù agisce ugualmente e fa in modo che la traversata si concluda speditamente.
Questione di fede. L’intervento del Signore può accadere anche se non è richiesto e probabilmente questo accade più di quanto si possa pensare. Ma la stessa presenza del Signore può dare un senso di insicurezza per chi non è preparato nella fede perché si può presentare in modo differente da come lo si immagina. Se la fede non è radicata si può avere paura e rifiutare il suo intervento, la sua presenza. Solo l’amore del Signore fa in modo che a volte vi sia comunque il suo intervento misericordioso.
Lascia che il Signore Gesù agisca per illuminare la tua esistenza con il suo amore.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,45-56 di Domenica 3 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)