Venerdì della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 4 Luglio 2025

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».” (Lc 6,20a.36-38)

Dopo le beatitudini vi sono i guai. Questi sono presente dove si è in una condizione di vita agiata e nel contempo è a scapito di altre persone. Si tratta di mancanza di attenzione e di amore nei confronti del prossimo.
Chi passa la vita come una occasione per vivere bene a scapito delle altrui persone è già in una situazione di infelicità anche se non viene percepita.
Consiste nel non amore, nel perdere l’occasione di amare e di essere solidali. Questa perdita causa un futuro incerto che potrebbe essere di sofferenza.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 6,20a.36-38 – Venerdì 4 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Tommaso apostolo

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 3 Luglio 2025

“Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».” (Gv 20,24-29)

Tommaso era stato assieme con i suoi confratelli Apostoli per tre anni, stavano con Gesù, lo seguivano e imparavano molte cose e un nuovo modo di pensare con una rinnovata spinta d’amore.
Dopo la passione, morte Gesù risorge e appare in carne ed ossa davanti agli Apostoli senza la presenza di Tommaso che non crede ai suoi confratelli. Tommaso dubita, è scettico, non ha fiducia in quello che gli viene riferito. Eppure sono i suoi compagni di viaggio che gli riferiscono l’apparizione del Signore Gesù Risorto. Tommaso non crede.
Tommaso potrebbe aver pensato ad una allucinazione collettiva dei suoi confratelli causata dal profondo dispiacere di aver perso il Maestro.
Ma Tommaso, dopo otto giorni è comunque presente con tutti gli altri Apostoli nella stessa casa dove Gesù era apparso da Risorto. Si apre a una possibilità verso i suoi amici Apostoli e soprattutto al Signore Gesù che appare. «Mio Signore e mio Dio!»
Quanta incredulità c’è fra i credenti ancora oggi! Ma come Tommaso è possibile cambiare e credere.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 20,24-29 – Giovedì 3 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 2 Luglio 2025

“In quel tempo. Disceso con i dodici, il Signore Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti».” (Lc 6,17-23)

Nelle beatitudini vi è uno sguardo di speranza verso il futuro. Dalla sofferenza fisica o spirituale o da entrambe inizia a esserci una nuova direzione verso una nuova condizione di armonia.
La nuova condizione di vita nel regno dei cieli è l’assenza di una ampia serie di sofferenze presenti qui nel passaggio terreno dove nessuno ne è esente, e la presenza di una profondità di pace e gioia senza eguali.
Già nell’esperienza umana con un po’ di fede è possibile affrontare i vari drammi della vita con uno sguardo di speranza verso l’amore del Signore.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 6,17-23 – mercoledì 2 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 1°Luglio 2025

“Un altro sabato il Signore Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.” (Lc 6,6-11)

Una guarigione. Un uomo viene guarito, la mano paralizzata viene sanata dall’azione di Gesù nel giorno del riposo sabbatico. La reazione di quei scribi e farisei è sproporzionata, vi è collera in loro, un sussulto d’ira. In loro vi è radicato il pensiero del rispetto della Legge e coloro che non la osservano non possono essere da Dio, ne profeti, ma peccatori. Ma qui vi è una azione di guarigione, una delle tante, e come può essere che chi la compie non sia da Dio?
La povertà umana è anche nella supponenza di sapere e di giudicare con la mancanza dell’umiltà, importante per ben ascoltare, capire e esprimere un giusto giudizio.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 6,6-11 – Martedì 1°Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Santi Pietro e Paolo, apostoli

Solennità
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 30 giugno 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». ” (Gv 21,15b-19)

Per tre volte Gesù Risorto chiede a Pietro se lo ama, se gli vuole bene. Pietro lo aveva rinnegato per tre volte. Dovrà pascolare gli agnelli, le pecore di Gesù perché è perdonato e scelto per essere il primo Papa. La Chiesa inizia a comporsi con questa investitura di Pietro. Gesù nonostante quel triplice rinnegamento, sa molto bene che Pietro rimarrà saldo e fedele al suo compito perché ha capito una nuova dimensione d’amore che è giunta come dono.
Si discosta molto dal pensiero umano nel perdono e nel rilanciare le persone anche in ruoli molto importanti. È lo stile del Signore Gesù. Un errore anche se grave può essere perdonato e corretto a tal punto da diventare una persona nuova e essere in una nuova e più sincera relazione con il Signore Gesù.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 21,15b-19 – Lunedì 30 Giugno 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

III Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 29 giugno 2025

“In quel tempo. Apparve in sogno a Giuseppe un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele,

che significa Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.” (Mt 1,20b-24b)

La speranza si affaccia sulla terra. La decisione di Dio è quella della salvezza con l’invio del suo unico Figlio Gesù.
«Salverà il suo popolo dai suoi peccati»
Il popolo amato dal Signore sta per ricevere il perdono, la salvezza dai peccati perché siano dimenticati in una nuova e rinnovata comunione con il Signore Gesù. È la speranza che ritorna a essere presente, si tratta della novità della redenzione, della liberazione. È l’amore di Dio per l’uomo che si oppone al peccato per ridonare all’uomo la libertà perduta.
Spesso non ci si rende conto di essere in una vera spirale di peccato che incatena il proprio comportamento schiavizzandolo, impedendo scelte libere, sottraendo tempo al bene che si potrebbe realizzare, e sottraendo amore dalla propria quotidianità.
Ecco ridonata la possibilità della liberazione dalle catene del peccato ristabilendo la dignità perduta. C’è il Dio con noi, solidale con la persona e contrario ad ogni peccato. Non vuole la morte del peccatore ma la liberazione dal peccato, la conversione della persona che ritorni a vivere!


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 1,20b-24b – Domenica 29 Giugno 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della II Domenica dopo Pentecoste

Cuore immacolato della B.V. Maria
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 28 giugno 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».” (Gv 10,14-18)

Gesù agisce come un pastore che custodisce le sue pecore. È una espressione di amore nella cura e nella attenzione per ognuna di esse. Il pastore conosce le sue pecore, una ad una, se ne prende cura, fascia le ferite di quella che si è fatta male, porta sulle spalle quella debole perché tutte possano poi camminare da sole.
Così Gesù conosce ognuno, uno ad uno.
In questa memoria del Cuore immacolato della Beata vergine Maria, ricordiamo l’amore con il quale agisce il Signore e quale amore immenso la Madonna ha riversato sul suo Figlio e poi su tutta la Chiesa.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 10,14-18 – Sabato 28 Giugno 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sacratissimo Cuore di Gesù

Solennità del Signore
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 27 giugno 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».” (Lc 15,3-7)

Il buon pastore ha il cuore attento verso le sue pecore perché non vengano smarrite. È un grande movimento d’amore non per se stesso ma per il suo gregge.
Nella solennità del Sacro Cuore del Gesù, si ricorda l’amore incomprensibile di Dio per l’uomo. Una pecora viene perduta, è una sola su cento, eppure con tutte le sue forze il buon pastore la cerca. Così il Sacratissimo Cuore di Gesù tiene molto ad ognuna delle sue creature a tal punto da cercarle personalmente finché siano in un porto sicuro.
Sacro Cuore di Gesù, confido in Te!;
Dolce Cuore del mio Gesù, fa ch’io t’ami sempre più!;
O Gesù di amore acceso, non Ti avessi mai offeso!.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 15,3-7 – Venerdì 27 Giugno 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della II Domenica dopo Pentecoste

san Cirillo d’Alessandria, vescovo e dottore della Chiesa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 26 giugno 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai farisei e agli scribi una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi».” (Lc 5,36-38)

Il nuovo difficilmente può essere accolto dal vecchio. Se si rimane solo sulle antiche tradizioni difficilmente si possono accogliere le novità, la bellezza del messaggio cristiano che è anche nelle persone che vivono, lavorano, studiano nella nostra società. La Chiesa di Gesù sono le persone e la novità di Gesù può essere accettata solo dai cuori che si sono resi disponibili.
Vi sono persone che difficilmente possono accettare il messaggio del Signore anche perché da una vita hanno affidato il cuore verso differenti direzioni. Ma altri cuori quelli più giovani sono più disposti ad ascoltare e a vivere il messaggio portato da Gesù. Ma anche un cuore molto anziano può diventare giovane.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 5,36-38 – Giovedì 26 Giugno 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della II Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 25 giugno 2025

“In quel tempo. I farisei e gli scribi dissero al Signore Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».” (Lc 5,33-35)

C’è una importanza sul digiuno. Se si tratta di privarsi di qualche cosa per migliorare se stessi lasciando dello spazio per le novità buone portate dal Signore Gesù, ciò e molto buono.
Se si tratta di una tradizione portata avanti ma senza alcuna inclinazione di modificare alcunché della propria vita, nella convinzione che lo stesso digiuno rende perfetti e gli altri sono lontani dalla perfezione, allora tutto ciò è vano, non serve a nulla.
Il digiuno, privarsi volontariamente del cibo, oppure astenersi da comportamenti sbagliati, cattivi, non serve solo per acquisire un controllo su di sé, ma per aprire il proprio cuore ad alcune novità del Signore Gesù che altrimenti resterebbero nascoste.
Il digiuno e la preghiera sono importanti in un cammino di fede per avvicinarsi al Signore Dio ma vi sono momenti in cui non si deve digiunare come le feste della Pasqua o del Natale o un evento importante come un matrimonio.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 5,33-35 – Mercoledì 25 Giugno 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)