Sabato della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

san Vincenzo de’ Paoli, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 27 Settembre 2025

“In quel tempo. Levi preparò al Signore Gesù un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e di altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».” (Lc 5,29-32)

Levi citato nel Vangelo di Luca è Matteo, il pubblicano. Seduto al banco delle imposte è chiamato da Gesù e prontamente senza alcuna titubanza lo segue subito.
Matteo prepara un banchetto per condividere questa sua scelta e salutare i suoi amici. È invitato anche Gesù che si ritrova a mangiare con delle persone peccatrici, altri pubblicani. I farisei sono scandalizzati. Ma Gesù è in mezzo ai peccatori perché possano allontanare da sé il peccato, convertirsi e ritornare alla vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 5,29-32 – Sabato 27 Settembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

santi Cosma e Damiano, martiri
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 26 Settembre 2025

“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù istruiva il popolo nel tempio e annunciava il Vangelo, sopraggiunsero i capi dei sacerdoti e gli scribi con gli anziani e si rivolsero a lui dicendo: «Spiegaci con quale autorità fai queste cose o chi è che ti ha dato questa autorità». E Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una domanda. Ditemi: il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?». Allora essi ragionavano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché non gli avete creduto?”. Se invece diciamo: “Dagli uomini”, tutto il popolo ci lapiderà, perché è convinto che Giovanni sia un profeta». Risposero quindi di non saperlo. E Gesù disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».” (Lc 20,1-8)

Con quale autorità una persona insegna ad altre? I capi dei sacerdoti e gli scribi con gli anziani gli pongono questa domanda, ma quale è il motivo? Volevano sapere? Oppure volevano sentire da Gesù che era mandato da Dio e aveva questa missione per salvare il popolo d’Israele per poterlo accusare, condannare e imprigionare?
Una stessa domanda può avere sfaccettature differenti: si può fare per conoscere, per tentare di ingannare, per ridicolizzare, per far cadere in fallo, per gratificare e così via.
I capi dei sacerdoti e gli scribi rispondono a Gesù con opportunismo secondo le persone che ascoltavano che non avrebbero accettato Giovanni Battista non un profeta. È la riduzione della propria dignità, non si dice quello che si pensa veramente. Il Signore vuole verità e schiettezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 20,1-8 – Venerdì 26 Settembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sant’Anàtalo e tutti i santi vescovi milanesi

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 25 Settembre 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».” (Mt 7,24-27)

Una casa viene costruita con materiali scadenti, fondamenta scarse. Questa casa è pericolante, mette in pericolo le persone che poi la abiteranno. Così una persona se si trascura non è salda nei propri propositi alle prime tentazioni o difficoltà cade, e lascia da parte le buone intenzioni; quelle parole di Gesù non sono state messe in pratica.
Una casa viene costruita con buoni materiali e fondamenta a regola d’arte. In questa casa le persone che poi la abiteranno saranno in sicurezza. Così una persona attenta e vigilie raggiunta da tentazioni e difficoltà, rimarrà salda nelle buone intenzioni; quelle parole di Gesù sono state messe nel cuore, sono presenti nella quotidianità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 7,24-27 – Giovedì 25 Settembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

santa Tecla, martireTempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 24 Settembre 2025

“In quel tempo. Mentre stavano ad ascoltare queste cose, il Signore Gesù disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».” (Lc 19,11-27)

I discepoli pensavano che dovesse manifestarsi il regno di Dio, molto presto. Credevano molto vicina la fine dei tempi e Gesù ormai era vicino a Gerusalemme dove si compirà la sua passione morte e risurrezione lasciando i discepoli alla loro missione. Per questo Gesù racconta loro la parabola delle monete d’oro consegnate ad alcuni servi da un uomo nobile.
Alcune cose assai preziose vengono affidate a persone che dovrebbero essere fedeli al mandato loro consegnato. Chi è rimasto fedele riceve tantissimo, chi non è rimasto fedele viene privato anche di quello che gli fu consegnato all’inizio.
La paura qui fa da padrona, poiché quel servo che riconsegna la moneta d’oro si era fatto una immagine del nobile come una persona severa e inflessibile. Ma in realtà invece è generosa. Per paura quel servo perde tutto.
Non avere paura! Con Gesù è possibile affrontare cose umanamente poco percorribili. Non avere paura di affidarti al Signore Gesù!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 19,11-27 – Mercoledì 24 Settembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

san Pio da Pietrelcina, sacerdoteTempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 23 Settembre 2025

“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.” (Lc 18,35-43)

Il coraggioso grido di un cieco controcorrente attira l’attenzione del Signore Gesù ed ottiene la guarigione. Questa persona ha avuto fede, non è stato un grido di disperazione ma la convinzione riguardo a Gesù salvatore. Il coraggio di dire quello che si pensa dovrebbe essere parte del credente e questa persona dapprima cieca ha avuto il coraggio di esclamare a gran voce «Figlio di Davide, abbi pietà di me!» nonostante le persone attorno gli chiedessero di tacere.
Il grido che viene da un cuore sofferente è ascoltato da Gesù, vede la fede, il cieco è sanato, il popolo dà lode Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 18,35-43 – Martedì 23 Settembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

beato Luigi Maria Monti, religioso
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 22 Settembre 2025

“In quel tempo. Pietro disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».” (Lc 18,28-30)

Vi sono persone che veramente hanno lasciato tutto per il regno di Dio. Hanno scoperto una grande attrattiva verso Gesù, nella Chiesa di Gesù, nella certezza di approfondire e testimoniare l’amore di Dio per l’uomo.
Ma come è possibile lasciare tutto? Come è possibile lasciare gli affetti della propria casa come i nonni, genitori, fratelli, sorelle, e le cose di proprietà? Si tratta di un nuovo stile di vita dove gli affetti familiari non vengono eliminati ma cambiati, non c’è più la costante presenza fisica ma c’è quella presenza viva, c’è un impegno molto più grande che coinvolge molti fratelli e sorelle.
Poi il distaccarsi dalle cose è un grande beneficio di liberazione dalle molte preoccupazioni che ne deriverebbero.
Si riceve molto ma molto di più nella gioia della fede e nell’essere persona consacrata e dedicata all’annuncio della salvezza anche con le inevitabili prove e tribolazioni.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 18,28-30 – Lunedì 22 Settembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 21 Settembre 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.” (Gv 6,51-59)

Mangiare il pane vivo disceso dal cielo è essere in comunione con Gesù, lui stesso è questo pane vivo. Non si tratta di un nutrimento del corpo, è un nutrimento dell’anima, perché essa possa essere avvolta dall’amore di Dio dalla sua reale presenza. È il grande dono della Speranza.
Pane che viene da Dio e dona la vita per sempre, con la parola di Gesù, con l’Eucaristia che è veramente corpo e sangue di Cristo.
Per contro chi non accoglie questa possibilità d’amore di Dio, chi rifiuta l’alterità, percorre una esistenza che potrebbe essere di non vita. Una esistenza sterile fatta di momenti di gioia ma effimeri che lasciano l’esigenza di ripercorrere al più presto altri divertimenti.
Gesù è venuto tra noi perché ha deciso di donare questa grande possibilità di vita attraverso il dono di se stesso, con la promessa di essere presente sempre in chi si nutrirà con costanza del corpo e sangue di Cristo.
«Chi mangia questo pane vivrà in eterno»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 6,51-59 – Domeniuca 21 Settembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della III Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

santi Andrea Kim Taegon, sacerdote, Paolo Chong Hasang e compagni, martiri
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 20 Settembre 2025

“In quel tempo. Molti seguirono il Signore Gesù ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni».

In quel tempo fu portato a Gesù un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva. Tutta la folla era  sbalordita e diceva: «Che non sia costui il figlio di Davide?». Ma i farisei, udendo questo, dissero: «Costui non scaccia i demòni se non per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni».
Egli però, conosciuti i loro pensieri, disse loro: «Ogni regno diviso in se stesso cade in rovina e nessuna città o famiglia divisa in se stessa potrà restare in piedi. Ora, se Satana scaccia Satana, è diviso in se stesso; come dunque il suo regno potrà restare in piedi? E se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Ma, se io scaccio i demòni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio».” (Mt 12,15b-28)

Annunciato dal profeta Isaia, Gesù persegue la giustizia senza approfittare delle debolezze altrui con un rispetto di ogni persona di qualsiasi ceto sociale e di ogni nazione.
Gesù fa dei grandi gesti, guarisce tutti ma non vuole che si dica in giro. Non vuole essere messo in gloria per le sue gesta, vuole dare gratuitamente a chi si rivolge a lui. E perché fa questo? Perché ha vera compassione, perché ama veramente. La strada dell’umiltà è grande se vissuta con naturalezza e amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 12,15b-18 – Sabato 20 Settembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della III Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

san Gennaro, vescovo e martire
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 19 Settembre 2025

“In quel tempo. Quando il Signore Gesù vide il notabile ricco così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».” (Lc 18,24-27)

La ricchezza è un impedimento alla felicità. Sembra che chi possiede molte ricchezze può essere appagato da esse, sembra felice e invidiabile per la sua condizione d’agiatezza. Ma non è così. Chi ha molti beni e li vuole per se in modo esclusivo, vigila su essi e ha il desiderio di espandere ancora di più la sua personale ricchezza. È una gestione egoistica. Invece se una persona molto ricca vuole essere donatrice e condividere i suoi beni allora non si priva della felicità che può diventare una grande opera di carità e vicinanza verso le persone meno abbienti.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 18.24-27 – Venerdì 19 Settembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della III Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

sant’Eustorgio I, vescovo
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 18 Settembre 2025

“In quel tempo. Un notabile interrogò il Signore Gesù: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli rispose: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre”». Costui disse: «Tutte queste cose le ho osservate fin dalla giovinezza». Udito ciò, Gesù gli disse: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!». Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco.” (Lc 18,18-23)

La ricchezza è considerata come un vantaggio, una condizione di vita agiata, senza problemi e senza preoccupazioni data l’abbondanza di averi. Ma può essere d’impedimento alla vocazione, a un rapporto sincero fatto d’amore che rende l’uomo felice. Se si considera la ricchezza come cosa principale l’uomo è infelice, impedito nella sua vocazione di felicità,
La ricchezza spesso diventa la prigione del ricco nella preoccupazione di gestire, conservare e ampliare i beni posseduti impedendogli la libertà di scelte sincere d’amore.
Impedisce a quell’uomo ricco di rispondere “Sì” alla chiamata di Gesù.
«Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!». Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco.
Il “no” a Gesù è fonte di tristezza, di perdita di gioia.
Il “Sì” è gioia nel cuore e di speranza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 18.18-23 – Giovedì 18 Settembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)