VI FERIA PRENATALIZIA “dell’Accolto” – Sabato

7° Giorno della Novena in attesa del Natale

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 22 DICEMBRE:
“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.” (Lc 2,1-5)

Gli eventi vanno verso la realizzazione della Parola di Dio, con quel viaggio verso il villaggio di Betlemme dove secondo la scrittura verrà l’atteso di Israele, il Cristo.
Giuseppe e Maria nella loro umiltà seguono il dettato del decreto di Cesare Augusto coscienti della realizzazione del progetto misterioso di Dio. Non sanno come si realizzerà ma sanno che avverrà grazie alla loro fede e affidamento al Signore.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,1-5 di sabato 22 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

V FERIA PRENATALIZIA “dell’Accolto” – Venerdì

6° Giorno della Novena in attesa del Natale

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI VENERDÌ 21 DICEMBRE:
“In quel tempo. Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: / «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, / perché ha visitato e redento il suo popolo, / e ha suscitato per noi un Salvatore potente / nella casa di Davide, suo servo, / come aveva detto / per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: / salvezza dai nostri nemici, / e dalle mani di quanti ci odiano. / Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri / e si è ricordato della sua santa alleanza, / del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, / di concederci, liberati dalle mani dei nemici, / di servirlo senza timore, in santità e giustizia / al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. / E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo / perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, / per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza / nella remissione dei suoi peccati. / Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, / ci visiterà un sole che sorge dall’alto, / per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre / e nell’ombra di morte, / e dirigere i nostri passi / sulla via della pace». / Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.” (Lc 1,67-80)

La lode di Zaccaria è espressa tramite una profezia che si è realizzata ed è diventata preghiera della Chiesa. Tutte le persone consacrate al mattino dicono il Cantico di Zaccaria per ringraziare e lodare il Signore della giornata che è iniziata. E’ la memoria del comporsi del più grande avvenimento storico che si sia mai verificato, è riprendere la vita al mattino tenendo saldo il rapporto con il Signore Gesù, è la preghiera che accomuna moltissime persone credenti sparse nel mondo intero.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,67-80 di venerdì 21 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

IV FERIA PRENATALIZIA “dell’Accolto” – Giovedi

5° Giorno della Novena in attesa del Natale

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 20 DICEMBRE:

“In quel tempo. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.” (Lc 1,57-66)

Zaccaria fece la sua azione di padre e sacerdotale avendo ricevuto il messaggio dall’Arcangelo Gabriele: impose il nome Giuseppe a suo figlio come ordinato dall’Arcangelo. Dopo questo, Zaccaria iniziò nuovamente a parlare e questa volta non dicendo un suo dubbio ma una grande lode al Signore perché nonostante la sua incredulità il Signore usò misericordia. La gioia a Elisabetta e a Zaccaria fu l’effetto di questa azione di Dio e questa fu contagiosa anche per i vicini che sinceramente si congratulavano con Elisabetta.
Non perdiamo la gioia che il Signore Gesù ci vuole regalare in questo Natale che si fa vicino nel quinto giorno della novena.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,57-6 di giovedì 20 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

III FERIA PRENATALIZIA “dell’Accolto” – Mercoledì

4° Giorno della Novena in attesa del Natale

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDI’ 19 DICEMBRE:

“In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». / Allora Maria disse: / «L’anima mia magnifica il Signore».” (Lc 1,39-46)

Maria ha da poco ricevuto l’Annunciazione e ha appena concepito nel suo grembo il Signore Gesù, suo figlio, suo Dio, nostro Dio. In fretta si reca da Elisabetta e entrambe gioiscono per le grazie ricevute. Inizia a realizzarsi un misterioso disegno di Dio, sia Elisabetta che Maria se ne sentono parte come umili serve. Sanno che tutto ciò ha una importanza senza precedenti. C’è un avvenimento che sarà unico nella storia della salvezza dell’uomo e inizia nel grembo di Maria.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,39-46 di mercoledì 19 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

II FERIA PRENATALIZIA “dell’Accolto” – Martedi

3° Giorno della Novena in attesa del Natale

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDI’ 18 DICEMBRE:

In quel tempo. L’angelo disse a Zaccaria: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini»”. (Lc 1,19-25)

Zaccaria rimase incredulo, gli era stato dato un annuncio che fuoriesce dalla logica umana, un figlio in tarda età. Ma come sacerdote doveva credere alle parole dell’Arcangelo Gabriele e per questa incredulità diventò muto. Muto perché non comprese a fondo l’importanza del ruolo sacerdotale che non ha a che fare solo con un rito e una tradizione ma è ben di più: a ha che fare con un Dio che ascolta e agisce. Per questa ragione il mutismo di Zaccaria diventa segno forte per lui e il suo prossimo di essere stato in contatto con un messaggero di Dio.
A volte l’incredulità segna profondamente le scelte, ma dovremmo essere persone credenti in quell’attesa di un Signore che veramente vuole venire. Attendiamolo con fiducia in questo terzo giorno della novena di Natale.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,19-25 di martedì 18 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

I FERIA PRENATALIZIA “dell’Accolto” – Lunedì

2° Giorno della Novena in attesa del Natale

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDI’ 17 DICEMBRE:

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».” (Lc 1,1-17)

L’inaspettato accade. Zaccaria ormai non attendeva più la possibilità di avere un figlio dalla sua moglie Elisabetta, entrambi in età avanzata. Accade l’inaspettato, un inviato di Dio, un angelo, annuncia l’impossibile: un figlio che sarà il più grande dei profeti.
Una preghiera esaudita non secondo i tempi dell’uomo ma quelli di Dio. Umanamente spesso non si comprende il perché ma solo quando tutto è avvenuto ci si accorge di un disegno di vicinanza e di amore del Signore.
L’attesa dell’evento gioioso è alle porte nel secondo giorno della Novena di Natale, Gesù che vuole essere presente nella vita di ognuno.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,1-17 di Lunedì 17 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

V DOMENICA DI AVVENTO – Il Precursore

IN QUESTA DOMENICA INIZIA LA NOVENA DI NATALE

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI DOMENICA 16 DICEMBRE:

In quel tempo. Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione.
Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire».
Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito.” (Gv 3, 23-32a)

La missione è compiuta. Il Precursore san Giovanni Battista ha terminato la preparazione di un buon gruppo di persone che attendevano che gli fosse indicato il Cristo. Giovanni Battista non cede alla tentazione di essere un concorrente di Gesù ma fedelmente rimane alla sua missione originale e capisce ormai che è al termine. Non motivo di tristezza ma di gioia poiché sta per terminare il compito che il Signore Dio gli aveva assegnato e questo può essere solo motivo di gaudio.
A volte le tentazioni insidiose arrivano da altre persone magari anche molto vicine ma facendo memoria del motivo originale per il quale si sta operando è possibile rimanere su quel binario di correttezza, onestà e serenità.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,23-32a di Domenica 16 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Sabato della IV settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 15 DICEMBRE:

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai capi dei sacerdoti ed agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».” (Mt 21,28-32)

Coloro che si pensavano perfetti videro l’operato di Gesù e non si ricredettero. Costava forse troppo far venire alla luce una vita sbagliata improntata all’apparire perfetti ma profondamente peccatori. Quella liberazione dell’anima che inizia con il pentimento non vi fu per costoro e rimasero nel loro apparire e nella loro auto giustificazione aggrappandosi a regole d’uomo mischiate alla Parola di Dio.
Quando si prende coscienza di una vita sbagliata vissuta nell’apparire, costa far vedere una svolta della propria persona agli altri ma il guadagno è enorme: la liberazione dell’anima e la riconquista della propria dignità.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,28-32 di sabato 15 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Venerdì della IV settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI VENERDI’ 14 DICEMBRE:

“In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?». Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».” (Mt 21,23-27)

Se rispondo che sono stati i “grigi” a fare quella cosa, i “turchesi” mi accuseranno. Se rispondo che sono stati i “turchesi” a fare quella cosa, i “grigi” mi metteranno alla berlina. Dunque che cosa dico? “Non so chi è stato!”. Ma c’è solo una riflessione di convenienza e nessuna verità. Tutto ciò per non rischiare di perdere il consenso ma a un prezzo molto elevato, non viene esposta la verità e si perde la propria dignità di persona. Il coraggio di dire la verità con il rischio di perdere del consenso è uno stile cristiano che non va trascurato ma perseguito e rafforza la propria identità di persona cosciente e vera.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,23-27 di venerdì 14 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Giovedì della IV settimana di Avvento

ANOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDI’ 13 DICEMBRE:

“La mattina dopo, mentre rientrava in città, il Signore Gesù ebbe fame. Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l’albero di fichi è seccato in un istante?». Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete»” (Mt 21,18-22)

Un albero che non produce frutto perde il suo scopo.
Un uomo che non fa nulla per scelta perde il sale della sua esistenza.
Un uomo che agisce guidato dall’amore produce frutto, buono. Se l’agire dell’uomo è guidato dall’egoismo allora vi sarà frutto, cattivo.
Un uomo che ha fede può superare ostacoli che umanamente sono insuperabili.
Un uomo con poca fede fa fatica a affrontare quegli stessi ostacoli.
Il motore dell’anima è la preghiera che la nutre di fede.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,18-22 di giovedì 13 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)