Giovedì della IV settimana di Avvento

ANOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDI’ 13 DICEMBRE:

“La mattina dopo, mentre rientrava in città, il Signore Gesù ebbe fame. Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l’albero di fichi è seccato in un istante?». Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete»” (Mt 21,18-22)

Un albero che non produce frutto perde il suo scopo.
Un uomo che non fa nulla per scelta perde il sale della sua esistenza.
Un uomo che agisce guidato dall’amore produce frutto, buono. Se l’agire dell’uomo è guidato dall’egoismo allora vi sarà frutto, cattivo.
Un uomo che ha fede può superare ostacoli che umanamente sono insuperabili.
Un uomo con poca fede fa fatica a affrontare quegli stessi ostacoli.
Il motore dell’anima è la preghiera che la nutre di fede.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,18-22 di giovedì 13 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della IV settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDI’ 12 DICEMBRE:

“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».
Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. / Voi invece ne fate un covo di ladri”».
Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: / “Dalla bocca di bambini e di lattanti / hai tratto per te una lode”?». Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte” (Mt 21,10-17)

Gesù entrò nel suo Tempio e fece quello che avrebbero dovuto fare i sacerdoti e gli scribi. C’è una casa che è aperta a tutte le persone e questa casa ha uno scopo: la preghiera, la celebrazione per ricordarsi, ricollegarsi con Dio e affermare che questa è la cosa importante. Ma quel Tempio nella sua parte iniziale fu trasformato in un mercato con tanto di cambiamonete. E’ la perdita delle comunione del Signore dove tutto piano piano diventa commercio e questo invece diventa la cosa più importante.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,10-17 di mercoledì 12 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Martedì della IV settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDI’ 11 DICEMBRE:

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».” (Mt 19,23-30)

Chi può essere salvato se anche una persona che osserva i comandamenti può cadere e rinunciare alla via della salvezza? Sembra un giudizio severo senza una possibilità di recupero, di redenzione quello enunciato da Gesù riguardo a quel ricco che osservava i comandamenti. Ma ciò che sembra impossibile non lo è per Dio. La speranza non viene spenta da Dio ma dall’uomo che può convincersi che non vi sia una via di salvezza e beatitudine per lui. L’affidamento sincero al Signore è senz’altro una via di salvezza che ricostruisce la speranza dove altrimenti sarebbe stato impossibile.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 19,23-30 di martedì 11 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Lunedì della IV Settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDI’ 10 DICEMBRE:

“In quel tempo. Un tale si avvicinò e disse al Signore Gesù: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.” (Mt 19,16-22)

Un tale osservante dei precetti religiosi, un uomo onesto che non approfittava del prossimo e dava la decima parte dei suoi averi in carità, aveva un desiderio: aggiornare la propria esistenza verso il bene. L’incontro con Gesù provoca questo desiderio e Gesù dà quell’indicazione per lui. “Se vuoi”, non un ordine ma secondo il desiderio di quel tale, per raggiungere la perfezione bisogna liberarsi di ogni legame terreno: tutti gli averi. Troppo per quell’uomo. I molti averi continueranno a sopprimere, a frenare il suo desiderio e la sua gioia.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 19,16-22 di lunedì 10 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

IV DOMENICA DI AVVENTO – L’Ingresso del Messia

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

AUDIO MESSA VIGILIARE DI SABATO 8 DICEMBRE:
ORE 17.30:Nella Cappella dell’Ospedale “DI CIRCOLO”, Rho (MI)
ORE 16.00:Nella Cappella dell’Ospedale CASATI, Passirana di Rho (MI)

IL VANGELO DI DOMENICA 9 DICEMBRE:

“In quel tempo. Il Signore Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”». Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada.
Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, / il re, nel nome del Signore. / Pace in cielo / e gloria nel più alto dei cieli!».” (Lc 19,28-38)

L’ingresso del Messia nella sua Gerusalemme a cavallo di un puledro, potrebbe essere un ingresso nella propria esistenza in questo Natale.
Quale puledro posso fornire al Signore affinché possa entrare nella mia esistenza?
Un puledro fatto di carità in quel gesto di vicinanza verso una o più persone bisognose?
Un puledro fatto d’amicizia in quella telefonata da fare da tanto tempo?
Un puledro che vuole cancellare il rancore di quel brutto fatto?
Ce ne sono tanti che possono favorire un ingresso del Messia nella tua persona. Quale è il puledro perché possa arrivare il Signore per un Natale fatto d’amore e non di cose?

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 19,28-38 di Domenica 9 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – SOLENNITÀ

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 8 DICEMBRE:

“In quel tempo.
L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te»” (Lc 1,26b-28)

Colei che è piena di grazia, ricolma dei favori di Dio, ha permesso che Dio si facesse carne.
Colei che è Immacolata fin dal primo istante della sua vita, ha generato l’Autore della vita.
L’Immacolata come madre vuole che tutti i suoi figli vadano dal suo perché siano indirizzati verso una esistenza che diventa gioia, grazia, pienezza.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,26b-28 di sabato 8 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

ORDINAZIONE DI SANT’AMBROGIO – SOLENNITÀ

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI VENERDI’ 7 DICEMBRE:

“In quel tempo.
Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore»” (Gv 10,11-16)

Il buon pastore non cerca la propria gloria ma l’edificazione delle pecore a lui affidate.
Il buon pastore non approfitta di alcuna pecora perché desidera che viva la sua vita nella pienezza.
Il buon pastore non abbandona alcuna pecora ma la custodisce perché gli vuole bene.
Il buon pastore insegna alle pecore e impara dalle pecore.
Il buon pastore dedica la sua vita a favore delle pecore.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 10,11-16 di venerdì 7 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

 

Giovedì della III settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDI’ 6 DICEMBRE:

“In quel tempo. I farisei e i sadducei si avvicinarono per mettere alla prova il Signore Gesù e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Li lasciò e se ne andò.
Nel passare all’altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane. Gesù disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso del pane!». Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto? Come mai non capite che non vi parlavo di pane? Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei». Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall’insegnamento dei farisei e dei sadducei.” (Mt16, 1-12)

Lo sforzo di interpretare i segni dei tempi è un investimento per la propria anima, per il prossimo, per il futuro. I segni dei tempi sono l’inseme degli avvenimenti che si ripetono con incessante regolarità nella propria esistenza e possono dare una indicazione per il futuro, per poter meglio indirizzare e correggere l’esistenza. E’ anche un atto di carità perché questo spesso significa abbandonare alcune abitudini personali per poter far accedere alle stesse cose altre persone. E’ custodire il creato per chi verrà dopo e questo implica l’abbandono di un profitto facile ma che rovina la terra. E’ comprendere andando oltre i media quale sia la volontà politica (c’è altruismo?) sociale (è di attenzione al prossimo?) della comunità dove si vive (solo egoismo?) della persona che sta acconto. Questo è’ un investimento d’amore.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 16,1-12 di giovedì 6 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della III settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDI’ 5 DICEMBRE:

In quel tempo. Riunita la folla, il Signore Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».
Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». Ed egli rispose: «Neanche voi siete ancora capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e viene gettato in una fogna? Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende impuro l’uomo. Dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie. Queste sono le cose che rendono impuro l’uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende impuro l’uomo».” (Mt 15,10-20)

Parlare tanto fa uscire dal cuore dell’uomo molte cose e queste possono essere anche non buone. Ora un pensiero non buono ma non detto può essere meglio meditato e posto nella preghiera perché sia purificato e sia mandato via se è veramente brutto. Ma un pensiero lanciato lì, detto ad altre persone, se è cattivo semina e contagia nella malignità le persone che ascoltano. Si crea come un vortice che poi è non più possibile spegnere, come tante foglie al vento che non è più possibile raccoglierle. E’ un danno profondo che crea un clima di divisione, discordia e quasi sempre di falsità con quelle aggiunte di fantasia che colorano di grigio il racconto. Ma quanto è bello rimanere nella verità, non essere fautori di qualsiasi chiacchiera e di falsità. Questo dona una pace interiore contagiosa anche per il prossimo.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 15,10-20 di mercoledì 5 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Martedì della III settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDI’ 4 DICEMBRE:

“In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono al Signore Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? / Dio ha detto: “Onora il padre e la madre” e inoltre: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. / Voi invece dite: “Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un’offerta a Dio, non è più tenuto a onorare suo padre”. Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione. / Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: / “Questo popolo mi onora con le labbra, / ma il suo cuore è lontano da me. / Invano essi mi rendono culto, / insegnando dottrine che sono precetti di uomini”».” (Mt 15,1-9)

Una pulizia esteriore. Una pulizia interiore. La prima si vede se è stata fatta, la seconda non si vede, quanto meno nell’immediatezza. Ora alcuni farisei e scribi seguivano delle norme scritte da mani di uomo e fra queste c’era la possibilità di deviare la sussistenza dovuta ai propri genitori al Tempio dedicato al Signore. Così facendo mettevano i genitori in uno stato di indigenza, di assoluta povertà. E il comandamento di Dio “onora tuo padre e tua madre” dove era finito? Con sottili ragionamenti e astuzie è possibile distruggere il bene della moralità religiosa inventandosi cose che possono essere un’offesa agli uomini e a Dio. Per questo c’è bisogno di molta prudenza e affidarsi all’amore del Signore Gesù attraverso la sua Chiesa.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 15,1-9 di martedì 4 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)