Sabato della II settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 1° DICEMBRE:

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva agli scribi e ai farisei: «Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo, ma non ne trova. Allora dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. E, venuto, la trova vuota, spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora; e l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche a questa generazione malvagia».
Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre». (Mt 12,43-50)

Lo spirito impuro provoca nell’uomo una tendenza a trovare delle vie brevi per possedere, avere potere, cogliere le occasioni a scapito del prossimo. L’uomo, una volta cacciatolo, avendo fatto un cammino di purificazione spesso difficile e articolato, tende a rilassarsi ad abbassare la vigilanza con il concreto pericolo di tornare indietro. Pur avendo trovato finalmente un po di serenità e pace in quell’amore cristiano, in quella vicinanza ad alcune persone prima ignorate, in quella carità che edifica il prossimo e se stessi, la possibilità di tornare nella condizione precedente è sempre presente e nel caso sarebbe peggiore di prima. Ma la preghiera aiuta a rimanere nell’amore.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 43-50 di sabato 1° dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

SANT’ANDREA, APOSTOLO

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI VENERDI’ 30 NOVEMBRE:

“In quel tempo.
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.” (Mt 4,18-22)

Lasciarono le reti, abbandonarono il loro lavoro, per seguire Gesù. Un cambiamento profondo senza che vi fosse una garanzia, c’era solo il Signore Gesù che chiamò i primi Apostoli ed essi lo seguirono. Capirono nel loro cuore che c’era qualche cosa di immensamente importante in quella chiamata a tal punto da modificare in modo radicale la vita. Il Signore chiama e trasforma la vita in un grande e insondabile progetto d’amore.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 4,18-22 di venerdì 30 novembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Giovedì della II settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDI’ 29 NOVEMBRE:

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai farisei: «Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. L’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive. Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato».” (Mt 12,33-37)

Albero buono, frutti buoni. Albero cattivo, frutti cattivi. Necessita del tempo per capire se un albero è buono o cattivo, bisogna aspettare che i frutti siano maturi. Capita che quell’albero così bello non faccia frutti o li faccia cattivi e quell’albero insignificante invece faccia dei ottimi frutti.
Così è nella conoscenza delle persone che in prima istanza danno una impressione positiva o negativa, ma necessita tempo per poterle veramente conoscerle e nel contempo conoscere se stessi. Le apparenze spesso ingannano e si scopre che tante persone anonime sono grandi persone che fanno andare avanti la società con il loro servizio e la loro umiltà.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 12,33-37 di giovedì 29 novembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della II settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDI’ 28 NOVEMBRE:

“In quel tempo fu portato al Signore Gesù un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva. Tutta la folla era sbalordita e diceva: «Che non sia costui il figlio di Davide?». Ma i farisei, udendo questo, dissero: «Costui non scaccia i demòni se non per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni».
Egli però, conosciuti i loro pensieri, disse loro: «Ogni regno diviso in se stesso cade in rovina e nessuna città o famiglia divisa in se stessa potrà restare in piedi. Ora, se Satana scaccia Satana, è diviso in se stesso; come dunque il suo regno potrà restare in piedi? E se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Ma, se io scaccio i demòni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Come può uno entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega? Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.
Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia verrà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non verrà perdonata. A chi parlerà contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro».” (Mt 12, 22-32)

Come può il male distruggere il male? Gesù scacciava i demòni ed era accusato di farlo perché in accordo con il capo dei demòni o alludendo che lui stesso ne era il capo.
Ma chi l’accusa come può pensare che il bene ripetutamente compiuto nel tempo abbia origine nel male? Gesù non aveva interessi terreni e non poteva essere accusato di nulla se non ricercare in quello che faceva, cioè discorsi sapienti, guarigioni, il motivo d’accusa.
Costoro che lo accusavano avevano rifiutato la misericordia di Dio, cosa che non può essere perdonata perché è come rifiutare il perdono stesso. Se si rifiuta il perdono come è possibile essere perdonati? Ecco dunque un significato di questo parlare contro lo Spirito Santo che non sarà perdonato: il perdono rifiutato, il rifiuto ostinato della misericordia di Dio.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 12,22-32 di mercoledì 28 novembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Martedì della II settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGEO DI MARTEDI’ 27 NOVEMBRE:

“In quel tempo. I farisei uscirono e tennero consiglio contro il Signore Gesù per farlo morire.
Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto; / il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. / Porrò il mio spirito sopra di lui / e annuncerà alle nazioni la giustizia. / Non contesterà né griderà / né si udrà nelle piazze la sua voce. / Non spezzerà una canna già incrinata, / non spegnerà una fiamma smorta, / finché non abbia fatto trionfare la giustizia; / nel suo nome spereranno le nazioni».” (Mt,12,14-21)

La giustizia non gridata ma vissuta in prima persona: è quello che è accaduto al Signore Gesù. Lui stesso è giustizia che va ben oltre alla migliore giustizia umana possibile. E la esprime guarendo, sanando, divulgando la speranza nei cuori delle persone. Non uccide chi lo accusa falsamente, non lo mette alla berlina ma gli da la possibilità di raccogliere la propria coscienza gravemente ferita dalla propria malvagità, perché sia redenta.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 12,14-21 di martedì 27 novembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

 

Lunedì della II settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDI’ 26 NOVEMBRE:

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: / “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, / abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».
Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».” (Mt 11,16-24)

E’ quasi uno “sport” quello di criticare sempre ogni tipo di atteggiamento altrui per sostenere e difendere la propria identità ma in modo sbagliato. Giovanni il Battista non andava bene perché era troppo sobrio e per questo gli fu dato l’appellativo di indemoniato. Gesù non andava bene perché andava a mangiare con i “non puri”, con i peccatori. E gli fu dato l’appellativo di “mangione e beone”.
Costoro con la loro critica volevano dare a loro stessi la medaglia di persone corrette, rispettose della legge e pure. Ma la loro stessa critica è peccato, è giudizio superficiale , è maldicenza da cui derivano incomprensioni, divisioni e guerre.
L’atteggiamento cristiano vuole essere non critici ma benevoli nel cercare il bene delle azioni delle altrui persone, nel cercare di capire il prossimo.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,16-24 di lunedì 26 novembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

 

II DOMENICA DI AVVENTO – “I figli del Regno”

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI DOMENICA 25 NOVEMBRE

“Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: / egli preparerà la tua via. / Voce di uno che grida nel deserto: / Preparate la via del Signore, / raddrizzate i suoi sentieri», / vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».” (Mc 1,1-18)

PREPARAZIONE: necessita una preparazione per vivere bene un evento importante. Bisogna mettere da parte quei impedimenti che non farebbero partecipare in parte o del tutto a quell’evento. Le fragilità dell’uomo sono quei impedimenti che potrebbero rendere difficile la gioia nel Natale del Signore Gesù.

ANNUNCIO: c’è chi annuncia la vicinanza dell’evento e per essere credibile non deve testimoniare altre cose. Giovanni Battista per essere un buon testimone viveva in modo molto essenziale per essere credibile verso se stesso e verso quelle persone che accorrevano a lui per ascoltarlo.

PIENEZZA: il battesimo di Giovanni Battista era solo con acqua. Il Battesimo che porterà Gesù è anche con lo Spirito Santo. Gesù porta a compimento quel Battesimo che diventa la possibilità di presenza del Signore in ogni battezzato grazie allo Spirito Santo.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 1,1-8 di Domenica 25 novembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Sabato della I settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 24 NOVEMBRE

“In quel tempo. Il Signore Gesù, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele».” (Mt 10,1-6)

I Dodici ricevono potere per salvare le persone. E’ dono gratuito del Signore Gesù per i suoi discepoli. Ma questo non garantisce il comportamento retto di ognuno di loro. Nel momento della Passione uno addirittura lo tradirà e tutti lo abbandoneranno.
La libertà, dono di Dio, non è mai revocata, ognuno può agire secondo le proprie scelte giuste o sbagliate che siano. Per rimanere più vicini al Signore c’è uno strumento fondamentale per limitare scelte sbagliate: la preghiera.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 10,1-6 di sabato 24 novembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Venerdì della I settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI VENERDI’ 23 NOVEMBRE

“In quel tempo. Il Signore Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».” (Mt 9,35-38)

Annuncio e guarigioni. Sono i segni, le indicazioni date da Gesù con il fine di testimoniare il bene. Non solo, la compassione, il sentire l’altro in modo profondo e capendo quello che sta vivendo, indusse Gesù a una maggiore universalità dell’annuncio del Regno, della possibilità di una vita futura senza il male, senza le malattie e fatta di pienezza di giustizia, di pace e d’armonia.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 9,35-38 di venerdì 23 novembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Giovedì della I settimana di Avvento


NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDI’ 22 NOVEMBRE

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli di Giovanni: «Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano»” (Mt 9,16-17)

Chi è disposto a ricevere una novità la può accogliere, meditare, capire, gustare. Incomincia a vivere un rinnovamento piccolo o grande che può portare colore.
Chi invece non è disposto ad alcuna novità, può essere che gli sia proposta la migliore possibile ma andrà dispersa. Continua a vivere la sua vita ma senza possibilità di rinnovarsi.
La novità del Signore Gesù Cristo può essere accolta da cuori nuovi disposti a cambiare verso il bene.

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 9,16-17 di giovedì 22 novembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)