IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 3 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!
Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».” (Mt 7,13-20)
Vi sono vie che sembrano facili, percorribili e sembrano appetibili con una meta che promette guadagno, felicità. Quanto meno ci si dovrebbe interrogare come mai vi è una facilità in questo cammino? Non è che vi sia qualche cosa di nascosto? Come mai vi è questa autostrada diritta e a molte corsie? Si scopre che in questa via non c’è carità e l’amore è solo per se. C’è l’inganno: non c’è possibilità di gioia.
Una via angusta. Questa via difficile ha una etica, una morale che l’altra via facile non ha. Ha un contenuto d’amore, c’è la carità, c’è la solidarietà. Via difficile perché bisogna combattere contro le numerose scorciatoie che sono proposte durante il viaggio, una via fatta di molte curve e salite. La meta: l’amore di Dio per te.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,13-20 di mercoledì 3 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 2 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti». (Mt 7,6-12)
C’è chi non potrebbe capire “le cose sante”, le esperienze di grazia vissute che sono come “perle”, la grandezza del Signore Gesù. Alcune e non poche persone non sono predisposte ad ascoltare cose di religione o esperienze spirituali. Questo ad esempio perché sono contro ogni religione, oppure non credono in Dio, oppure considerano solo la scienza come veicolo di sicura conoscenza o altri motivi ancora. La prudenza vuole che solo una testimonianza di vita sia per queste persone una possibilità di apertura futura alle cose di Dio, perché anch’esse sono preziose davanti a Dio. Non servono le parole.
Chiedere, cercare, bussare, sono certo cose importanti e se si fanno con perseveranza qualche cosa certamente arriva.
Che cosa posso chiedere al Signore? Che cosa sto cercando? A chi devo bussare?
Sono domande da porsi soprattutto in Tempo di Quaresima, e c’è sempre qualche cosa da chiedere per diventare un cristiano migliore, oppure per intercedere per un’altra o altre persone.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,6-12 di martedì 2 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 1° APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».” (Mt 7,1-5)
L’umiltà nel cristiano porta al non giudizio e al non pregiudizio.
Troppo spesso si giudica una persona solo su alcune impressioni e poco altro, e difficilmente ci si scosta da questo giudizio, anzi, si cerca il conforto di altre persone per confermare quello che si pensa. Si forma così una dinamica di condanna già precostituita verso una o più persone basata su una riflessione troppo spesso superficiale, e invogliata anche da invidie e gelosie.
Per evitare il pregiudizio e il giudizio superficiale c’è un modo: non giudicare.
Perché giudicare alcune persone se non si è chiamati a farlo? Quale vantaggio porta questo? Nessuno, anzi porta solo dispiacere e malizia nel cuore di chi giudica. E’ un atteggiamento di superbia, è mettersi al di sopra di altre persone, l’opposto dell’umiltà. Allora quando non è necessario giudicare, che è la maggioranza delle situazioni, non giudicare.
Piuttosto, in questa Quaresima, cerca quel difetto considerato di poco conto da te ma per le altre persone è più che una trave. Cercalo, per diventare una bella persona cristiana con la virtù dell’umiltà.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,1-5 di lunedì 1° aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 31 MARZO:
“In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».” (Gv 9,1-38b)
Un’infermità dalla nascita, una incredulità dell’uomo e la costante misericordia di Dio. Sono alcune cose presenti in questo brano del Vangelo di Giovanni, il cieco nato. Vi era la convinzione che ogni male e malattia derivassero da peccati personali o da parenti stretti come nel caso del cieco nato visto che prima della nascita non avrebbe potuto compiere peccati. La domanda dei discepoli è proprio a riguardo ma Gesù da una risposta diversa da quella aspettata. Non ha peccato ne lui ne i suoi genitori. Gesù dice che può non esserci il collegamento fra infermità e peccato. Una persona può essere disabile ma santa.
Gesù prende l’iniziativa, guarisce il cieco ma con una sua collaborazione, deve andare alla piscina di Siloe e lavarsi gli occhi. C’è sempre qualche cosa che il Signore Gesù chiede come collaborazione dell’uomo perché sia salvato, una collaborazione calata nella fiducia verso il Signore.
Il cieco a questo punto subisce un processo a varie tappe.
Prima i vicini, increduli ma si convincono. L’ex cieco chiama il Signore come “l’uomo che si chiama Gesù”.
Poi i farisei rimangono stupiti e indecisi per via del miracolo nel giorno del riposo sabbatico. In questa occasione per l’ex cieco, Gesù diventa una persona più importante, un profeta.
Ma i Giudei incalzano, non credono, interrogano i genitori che riconoscono nel ex cieco il loro figlio ma non dicono nulla per paura di essere scomunicati. L’ex cieco prende invece subito le difese di Gesù definito dai Giudei un peccatore. E la durezza del cuore di questi Giudei è tale che alla fine scomunicano l’ex cieco nato cacciandolo fuori. I veri ciechi sono loro.
L’ex cieco diventa credente e sa di aver incontrato il Figlio dell’uomo ma non lo ha ancora visto. Arriva Gesù che svela la propria identità e apre la vista alla fede del ex cieco nato: “Credo Signore!”.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho e di Passirana di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 9,1-38b di Domenica 31 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 30 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. / Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.” (Mc 6,6b-13)
Gli spiriti impuri sono incorporei, lontani dal culto e oppositori di Dio e possono influenzare negativamente le persone. Sono la presenza del male nell’uomo che a fatica riesce a combatterlo e a liberarsene a causa del peccato. L’uomo ha comunque la propria libertà, dono di Dio, e se non da il consenso al male, questo non può entrare in lui. C’è sempre bisogno di un consenso perché il male possa agire liberamente nell’uomo e se non viene dato, cioè se l’uomo resiste alle lusinghe e alle astuzie maligne, allora il male non può nulla. Ma se questo consenso viene dato, allora è difficile liberarsi del male ma possibile con le armi della preghiera, della penitenza, della sobrietà della conversione del cuore a Dio.
La misericordia di Dio compone anche delle persone che possono aiutare alla liberazione dal male. Gesù inviò i Dodici con il potere sugli spiriti impuri, solo con i sandali ai piedi e una tunica e null’altro, affinché potessero essere credibili alle persone che avrebbero incontrato. E così scacciarono molti demoni e guarirono molti infermi. E’ il messaggio che è arrivata la possibilità di salvezza per ogni uomo.
Anche oggi ci sono gli Esorcisti, Sacerdoti che hanno ricevuto dalle mani del Vescovo questo compito speciale, liberare l’uomo da particolari forme di male, da possessioni demoniache. Se pur raramente, oggi ci sono persone che hanno necessità di un Esorcista per liberarsi da alcune forme maligne. Sono percorsi a volte lunghi ma di profonda liberazione dal male.
Infine, il Sacramento della Riconciliazione, la confessione, fatto bene con un Sacerdote qualsiasi, ha in se la grazia della liberazione dal male, di mandare via la tendenza al peccato, di rafforzare il proprio spirito con le armi della fede, della preghiera, della conversione in una rinnovata comunione con il Signore.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho e di Passirana di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,6b-13 di sabato 30 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».
IN RITO AMBROSIANO Si può acquistare l’indulgenza plenaria nelle domeniche di Quaresima, recitando devotamente “PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO” davanti al Crocifisso dopo essersi comunicati.
Portare la Croce. Può significare portare un peso grave, difficile da liberarsi, un peso che opprime e schiaccia la persona. La Croce non è piacevole, non è desiderabile, difficilmente una persona va in cerca di un proprio fardello per caricarselo sulle spalle.
Eppure la Croce di Cristo attira. Inspiegabilmente la Croce diventa luogo di adorazione perché Dio fatto uomo ha deciso di offrire così la sua umanità congiunta alla sua divinità per ogni uomo e ogni donna. Un offerta totale dell’Innocente, dell’unico Innocente, affinché ogni colpevole, ogni uomo peccatore, potesse trovare la via della salvezza guardando la Croce che lo portò. La Croce diventa via di salvezza, speranza per ogni credente e le piccole croci di ognuno diventano trasportabili grazie alla Croce di Cristo.
Santa Croce benedetta, Santa Croce di Gesù Cristo, abbi pietà di noi.
Santa Croce di Cristo, tu sei la nostra speranza.
Riflessione a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (10 marzo) a Giovedì Santo (18 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 28 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».” (Mt 6,25-34)
Quel pensiero umano preso da molte preoccupazioni per programmare scorte di ogni sorta cosa è preso in considerazione dal Signore Gesù. La proposta è di anteporre come cosa principale la ricerca del regno di Dio e la sua giustizia. E’ la ricerca di quella condizione ideale dove c’è l’armonia fra le persone, dove si vive senza la menzogna, dove vi è spontaneamente la solidarietà reciproca, dove non si mette in difficoltà l’altro ma lo si aiuta. Dove non esiste l’egoismo.
Tutto ciò dovrebbe venire prima delle preoccupazioni molto terrene: cosa mangio? Cosa bevo? Come mi vesto? Se queste ultime diventano secondarie allora c’è una rivoluzione nel proprio cuore che acconsente all’amore e si apre a una nuova esperienza di conversione al Signore e alla gioia.
Cerca il regno di Dio iniziando dal tuo cuore per poter comporre una novità di pace e diventare testimone del Vangelo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,25-34 di giovedì 28 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 27 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!
Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».” (Mt 6,19-24)
Quale è il tesoro nel tuo cuore? Quale cosa sceglieresti? Una risposta sincera alla domanda dovrebbe dare una indicazione di dov’è il tuo tesoro.
Se ad esempio la risposta è una vincita alla lotteria, una agiatezza economica, una eredità inaspettata, comunque una ricchezza fatta di proprietà questo potrebbe dire che il cuore è tuttora molto attaccato alle cose terrene.
Se la risposta inizia a spostarsi verso l’attenzione alla famiglia, ai propri cari, ai rapporti umani perché siano armoniosi e in pace, allora il cuore inizia a staccarsi dalle cose terrene e si indirizza verso una dimensione d’amore. Le cose terrene iniziano a diventare mezzi per vivere l’amore.
Infine, se il proprio tesoro lo si torva nella pace dei rapporti umani dove ogni uomo e donna sono creature di Dio e nella fede al Signore Gesù come cosa fondante e principale della vita, allora il cuore è indirizzato verso i tesori del cielo, e questo è il più grande e immenso investimento che si possa fare.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,19-24 di mercoledì 27 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 26 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».” (Mt 6,16-18)
Quando viene fatta una cosa per il Signore, un sacrificio per essere maggiormente in comunione con Lui, questo dev’essere intimo, riservato. Se non lo fosse non sarebbe vero. Lo scopo del digiuno è quello di privarsi di qualche cosa, ad esempio di un po’ di cibo, per guadagnare una maggiore spiritualità, una maggiore comunione con il Signore Gesù.
Come tutte le pratiche di rinuncia non vi è mai, o comunque è difficile che ci sia, una immediata crescita spirituale. Questa normalmente ci sarà nel tempo, dopo aver perseverato nel digiuno e nella fede.
Se invece in qualche modo ci si vanta del digiuno, questo non serve più a nulla. Ma la bellezza dell’intimità e della riservatezza di una rinuncia fatta solo per il Signore è già motivo di gioia nel cuore.
In questo tempo di Quaresima un augurio di buoni piccoli e grandi digiuni per il Signore per guadagnare fede, speranza e carità.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,16-18 di martedì 26 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 25 MARZO:
“In quel tempo.
L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Edecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.” (Lc 1,26b-38)
L’annunciazione, è la festa del concepimento della Beata Vergine Maria dopo il suo sì all’Arcangelo Gabriele: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Un sì che ha iniziato la storia del Dio con noi, del Signore Gesù, del Dio che si fa uomo per portare la salvezza, la speranza e la nuova alleanza. E’ la massima espressione della misericordia di Dio verso l’umanità fragile che non riesce a trovare la strada del perdono reciproco, della giustizia, della pace. Dopo ripetuti rifiuti alla alleanza con Dio ecco che si fa strada alla nuova alleanza tramite la Beata Vergine Maria che diventa Tempio di Dio, e poi Madre della Chiesa di Gesù.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,26b-38 di Lunedì 25 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)