Santa Teresa Benedetta della Croce

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 9 Agosto 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».” (Mt 25,1-13)

Edith Stein ebrea tedesca visse dapprima in Germania nel periodo precedente al decennio nazista. A 14 anni abbandonò la fede ebraica e si dedicò alla studio filosofico fenomenologico puntando su valori prettamente pragmatici e realistici. Ma in una notte d’estate casualmente trovò e lesse interamente la vita vita di santa Teresa d’Avila dove trovò la verità a lungo cercata. Essa è nel mistero della Croce. Diventata carmelitana con il nome di santa Benedetta della Croce, anni dopo fu trasferita dai tedeschi nel campo di sterminio di Auschwitz- Birkenau. Il 9 agosto, con gli altri deportati, fu uccisa nelle camere a gas.
Cinque stolte e cinque sagge. Le stolte, mancano di perspicacia, non riescono a vedere poco innanzi. Le sagge, più equilibriate, prudenti, percepiscono quello che potrebbe accadere e agiscono per premunirsi.
Lo sposo passa e trova solo le sagge. Così Gesù può passare e chi torva? Forse come santa Benedetta della Croce lo stare attenti al suo passaggio può rinnovare la vita e far trovare la verità, quella che scalda il cuore e si capisce che è la via.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 25,1-13 – Sabato 9 Agosto 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della VIII Domenica dopo Pentecoste

san Domenico, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 8 Agosto 2025

“In quel tempo. Mentre erano in cammino, il Signore Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».” (Lc 10,38-42)

Gesù arriva a Betania dove vivevano Marta e sua sorella Maria sorelle di Lazzaro. Marta è completamente dedita al servizio e Maria all’ascolto della Parola dei Signore. Sono due aspetti dove il secondo prevale rispetto al primo. L’ascolto della Parola del Signore è la fonte e la direzione della vita che dirige e forma anche il servizio verso i fratelli e le sorelle. Nell’ascolto si mettono da parte ogni affanno e preoccupazioni così facendo si coglie la “parte migliore”.
L’ascolto è anche gesto di umiltà, apertura verso il Signore che può agire nella persona che ascolta.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Venerdì 8 Agosto 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della VIII Domenica dopo Pentecoste

san Gaetano, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 7 Agosto 2025

“In quel tempo. Un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova il Signore Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».” (Lc 10,25-37)

La vita eterna è intesa come uno stato di vita nella beatitudine, nell’immensità d’amore, nella assenza di drammi, violenze, morte, malattie. La domanda del dottore della legge è impegnativa e fatta per mettere alla prova Gesù: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?»
Gesù dà valore alla Legge chiedendo quali disposizioni sono in essa contenute. La Legge di per se contiene tutte le normative perché una persona possa comportarsi bene. Gesù aggiunge una cosa importante: l’amore, lo sguardo verso il prossimo che completa la Legge.
La risposta del dottore della Legge è il comandamento dell’amore, amare Dio e il prossimo.
Ma il prossimo chi è? Chiede poi il dottore della Legge. È il mio vicino? È un mio connazionale? È un mio parente? La risposta di Gesù è qualunque persona indipendentemente dalla sua lingua, popolo o nazione.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 10,25-37 – Giovedì 7 Agosto 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Trasfigurazione del Signore

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 6 Agosto 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.” (Lc 9,28b-36)

«il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante (…) venne una nube e li coprì con la sua ombra».
Un volto che cambia, la veste diviene luminosa e una nube avvolge i discepoli: sono i segni della manifestazione di Dio. Gesù ha il volto che brilla e la nube avvolge Pietro, Giacomo e Giovanni quasi accarezzati e custoditi dalla manifestazione divina.
Gesù è con Mosè ed Elia, due cardini dell’Antico Testamento che viene in aiuto per capire la missione di Gesù. Gesù non elimina l’antico, lo completa.
I tre Apostoli vorrebbero rimanere in quella visione dove si sta bene, tutto è perfetto quasi trasportati in una diversa realtà staccata dal mondo. Ma non è questo lo scopo, questa è la manifestazione di Dio per i tre discepoli cui ne dovranno fare memoria per capire che veramente erano e sono in comunione con la divinità.
La trasfigurazione del Signore termina, Mosè ed Elia non ci sono più, bisogna tornare alla realtà della vita terrena, è necessario camminare fra le vicende del mondo finché non sia compiuta l’esistenza di ognuno.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 9,28b-36 – Mercoledì 6 Agosto 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della VIII Domenica dopo Pentecoste

dedicazione della Basilica di santa Maria Maggiore
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 5 Agosto 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù parlava ai settantadue discepoli e disse: «Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».” (Lc 10,13-16)

Gesù stava parlando ai settantadue discepoli che aveva inviato due a due innanzi a sé. Ma alcune città non avrebbero accettato il messaggio di salvezza annunciato dai discepoli. Eppure era accompagnato da miracoli, segni che provavano l’eccezionalità della persona di Gesù.
Il dispiacere di Gesù è grande perché c’è una prospettiva di perdizione di queste persone, di una rovina morale e spirituale che porta verso l’infelicità eterna. Il rifiuto di una vita fatta d’amore nell’ascolto del messaggio di Gesù è la strada della infelicità già qui e ora. L’intenzione di Gesù è al contrario la salvezza ma non lederà mai la libertà di scelta di ogni persona.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 10,13-16 – Martedì 5 Agosto 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della VIII Domenica dopo Pentecoste

san Giovanni Maria Vianney, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 4 Agosto 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai settantadue discepoli: «Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».” (Lc 10,8-12)

Gesù insegna ai suoi discepoli come comportarsi quando entrano in una città per portare l’annuncio di salvezza. Si tratta di comportamenti rispettosi verso chi gli accoglie e di accettare quello che è offerto per loro agendo con la grazia e la potenza di Dio guarendo i malati.
Oltre alla azione di guarigione vi è anche l’annuncio: “il regno di Dio è vicino”
La vicinanza è quella dell’amore di Dio che non abbandona le creature e lascia ad ognuna la piena libertà. Si può sperimentare questa vicinanza nella fede, nella certezza di Gesù risorto per noi in una vita non esente da opere di carità. Con questo comportamento di fede e carità la speranza certo non viene a mancare e le tre virtù teologali se vissute, fede, speranza e carità, sono la vicinanza del regno di Dio all’uomo.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 10,8-12 – Lunedì 4 Agosto 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

VIII Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 3 Agosto 2025

“In quel tempo. I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo il Signore Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.” (Mt 22,15-22)

Durante l’occupazione romana della Giudea vi era il tributo da pagare a Cesare, la tessa all’Imperatore romano che rappresentava lo stato. Questo tributo era dovuto da tutte le persone, inclusi i servi, tutti gli uomini dai quattordici anni, le donne dai dodici, e tutti fino all’età di sessantacinque anni. L’introduzione della tassa romana aveva provocato la rivolta di Giuda il 6 d.C.
Vi erano anche i non contrari nel pagare il tributo poiché vi erano dei benefici portati dai romani stessi come l’acquedotto, un sistema postale efficiente. Da qui la domanda a Gesù per farlo schierare a favore o contro la tassa. Se Gesù avesse dichiarato che è giusto pagare il tributo a Cesare sarebbe stato accusato di essere contro Dio, se avesse dichiarato di non pagare il tributo poteva essere denunciato con l’accusa di essere un rivoltoso e arrestato dall’invasore romano.
Questa è una di quelle domande rivolte a Gesù da quei farisei che lo volevano cogliere in fallo. Domande fatte non perché volevano capire ma per mettere in difficoltà l’interlocutore per poi poterlo accusare e condannare.
La risposta di Gesù è saggia e ancora oggi insegna molto:
«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»
Gesù dice di restituire, non dice di dare, restituire a Cesare e a Dio. Si tratta di una restituzione poiché si è ricevuto qualche cosa.
Restituire allo stato (a Cesare) quello che si è ricevuto e, nonostante i molti lamentii, si è ricevuto e si riceve tantissimo dalla stato in cui si vive. E’ giusto restituire qualche cosa allo stato, il giusto senza fare i furbi a scapito del prossimo, perché lo stato continui la sua opera.
Restituire a Dio quel che è di Dio è più problematico perché la creazione è sua, ogni persona ha il dono della vita che viene da Dio e dunque? E’ impossibile restituire a Dio, sarebbe sempre insufficiente e poi con quale modalità? Forse una vita spesa bene è già un’ottima restituzione. Come un figlio, una figlia che si comporta bene e ha la stima del padre e della madre.
«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 22,15-22 – Domenica 3 Agosto 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

sant’Eusebio di Vercelli, vescovo
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 2 Agosto 2025

“Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».” (Lc 1,5-17)

La missione data a Zaccaria e a sua moglie Elisabetta è di preparazione alla venuta del Signore Gesù. Il loro figlio concepito in modo miracoloso data l’età di entrambi, Giovanni il Battista, dovrà essere colui che prepara un popolo ben disposto a ricevere Gesù.
A Zaccaria viene annunciata la lieta notizia di un figlio in tarda età segno della potenza e dell’amore di Dio. Un grande progetto che si realizzerà nella pienezza dei tempi e nel dramma umano, dove la verità non accettata dai potenti sarà motivo di uccisione cruenta per Giovanni il Battista.
Ma la gioia di un bimbo così importante e dedito totalmente al Signore è insuperabile non solo per i genitori ma per tutte le persone che lo incontreranno. Si riaccende la speranza.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 1,5-17 – Sabato 2 Agosto 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo e dottore della Chiesa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 1° Agosto 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa».” (Lc 10,1b-7a)

Gesù organizza una missione popolare dove un buon numero di discepoli, settantadue, vengono inviati ad annunciare l’arrivo del Signore Gesù. Dovevano essere semplici nel vestire e liberi da ogni cosa, la semplicità nel presentarsi mostrava la verità dell’annuncio di salvezza che anticipavano a quanti incontravano perché i discepoli inviati erano liberi davvero e senza alcun altro interesse o secondo fine.
Sono persone chiamate a essere semplici a vivere dell’amore del Signore Gesù come punto di riferimento per essere a loro volta efficaci testimoni del Vangelo.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 10,1b-7a – Venerdì 1° Agosto 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

Sant’ Ignazio di Loyola Sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 31 Luglio 2025

“In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».” (Lc 9,57-62)

Gesù aveva una vita intensa, piena di carità, compassione verso le sue creature, piena d’amore nella sua missione di salvezza per l’umanità ma priva di comodità: «il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»
In questo contesto vi sono persone che ammirano Gesù e decidono di seguire Gesù, mentre altre sono chiamate dallo stesso Gesù.
Ci sono alcune condizioni per seguire Gesù che per alcuni possono essere severe: si tratta di considerare i parenti come persone da onorare soprattutto il padre e la madre ma vi è la persona sopra tutti che è Gesù. Riferendosi a Gesù è anche possibile vivere dei rapporti più genuini non solo con i propri cari ma anche con il prossimo.
La grandezza d’amore dell’annuncio del Vangelo supera qualsiasi esigenza umana, è annuncio di salvezza. Per questo chi segue Gesù è chiamato a rendere relativo tutto il resto concentrandosi sull’annuncio di salvezza per l’uomo. Questo dona gioia al discepolo anche in mezzo a molte difficoltà.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 9,57-62 – Giovedì 31 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)