Venerdì della settimana della V domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Venerdì 10 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. Era appena sceso a terra, quando dalla città gli venne incontro un uomo posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma in mezzo alle tombe. Quando vide Gesù, gli si gettò ai piedi urlando, e disse a gran voce: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi!». Gesù aveva ordinato allo spirito impuro di uscire da quell’uomo. Molte volte infatti si era impossessato di lui; allora lo tenevano chiuso, legato con catene e con i ceppi ai piedi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò.” (Lc 8,26-33)

Un uomo aveva permesso che del male fosse in lui. Quest’uomo posseduto da molti demoni non riusciva a essere più se stesso e esprimeva tutto il male di cui era capace. Gesù ha il potere di sconfiggere e allontanare il male. L’azione di Gesù si fa immediata e il male di quest’uomo viene mandato via. Si tratta molti demoni, un legione romana consisteva di circa 5000, 6000 uomini, sono veramente molti demoni, e non si capisce come potessero essere così presenti in un solo uomo. Il male assume dimensioni enormi anche in una sola persona. Ma con Gesù si tiene lontano anche un solo demonio, il male non può fare il suo ingresso e il cristiano può rimanere libero veramente.
La condizione: credere in Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,26-33 di Venerdì 10 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della V domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Giovedì 9 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Avvenne che, un giorno, il Signore Gesù salì su una barca con i suoi discepoli e disse loro: «Passiamo all’altra riva del lago». E presero il largo. Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Una tempesta di vento si abbatté sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. Si accostarono a lui e lo svegliarono dicendo: «Maestro, maestro, siamo perduti!». Ed egli, destatosi, minacciò il vento e le acque in tempesta: si calmarono e ci fu bonaccia. Allora disse loro: «Dov’è la vostra fede?». Essi, impauriti e stupiti, dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che comanda anche ai venti e all’acqua, e gli obbediscono?».” (Lc 8,22-25)

Gesù salì su una barca con i suoi discepoli. Nonostante la presenza del Signore Gesù sulla barca i discepoli si disperano nella tempesta in cui sono caduti. Sono in una difficile situazione che prende sopravvento su ognuno di loro ed è come se non credessero più nella presenza del Signore fra loro. Eppure era proprio li sulla stessa barca. La fede viene quasi persa sovrastata da un evento drammatico. “Siamo perduti!”.
Ma quante volte la fede vacilla nei casi della vita quando capitano eventi avversi?
“Dov’è il Signore? Si è dimenticato? Sono perduto?”
Forse la domanda più giusta sarebbe: “Ma dove è finita la mia fede?”
Signore, aumenta la mia fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,22-25 di Giovedì 9 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della V domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Mercoledì 8 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Andarono dal Signore Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».” (Lc 8,19-21)

La Parola di Dio dovrebbe avere una presenza importante nella vita del credente. Spesso la Parola non è considerata e ci si affida solamente a pratiche di devozione magari molto belle e lodevoli e all’affidamento di alcuni Santi, o a pellegrinaggi mariani.
In questo caso si perde la parte importante che aiuterebbe molto in un cammino di fede che progredisce e si indirizza verso una conoscenza sempre più profonda del Signore. Senza la Parola di Dio è come una automobile senza motore anche se è molto bella e ben tenuta ma non va avanti.
L’ascolto della Parola di Dio e la sua custodia nel cuore come cosa importante fa crescere aiuta e fa capire. Allora qualsiasi devozione, pellegrinaggio diventa un vero valore aggiunto alla fede del credente.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,19-21 di Mercoledì 8 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della V domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

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L’audio Messa per Reparto di Pediatria.

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L’audio della Messa.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».” (Lc 8,16-18)

Una condizione necessaria per essere felici è la verità. Se c’è qualche cosa da tenere nascosto a tutti i costi perché se venisse alla luce sarebbero guai, allora certamente non si è fra le persone felici. Necessita una continua azione per nascondere e questo porta a una catena di peccati come la falsa testimonianza, recitare una vita onesta, essere mentitori verso se stessi.
Una persona che non ha nulla da nascondere è nella luce, nella pace, è felice.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,16-18 di Martedì 7 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della V domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa di Santa Maria Goretti, vergine e martire

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, il Signore Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché “vedendo non vedano e ascoltando non comprendano”. Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza».” (Lc 9,57-62)

Molte persone accorrevano al Signore Gesù per i più svariati motivi. Solo una parte sarebbe poi stata fedele e perseverante al messaggio di salvezza.
Con una parabola Gesù fa capire che ci sono persone che pur ascoltando si dimenticano subito, altre custodiscono la memoria ma alle prime difficoltà lasciano perdere tutto, il loro cuore è altrove. Altre ancora sono più vicine alla Parola ma la asciano per via delle preoccupazioni e attrazioni del mondo. Infine, vi sono coloro che ascoltano e custodiscono la Parola e producono frutto, bene, amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,57-62 di Domenica 5 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

V Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
V Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».” (Lc 9,57-62)

Gesù insegnava e praticava molti segni per annunciare il Regno di Dio. Alcune persone rimanevano colpite dal suo insegnamento e dalla sua persona che infondeva fiducia, speranza. Alcune decidevano per conto proprio di abbandonare tutto e di seguire Gesù, altre erano chiamate direttamente dal Signore Gesù.
Alcune delle prime persone che volevano di loro volontà seguire il Signore Gesù, non avevano però fatto un discernimento adeguato magari spinte dall’entusiasmo del momento. Gesù insegna subito la condizione del discepolo che a volte può essere severa:
«Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo», e «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».
Altre sono invece direttamente chiamate dal Signore Gesù non sono pronte alla chiamata e prima vorrebbero fare altre cose umanamente giuste ma non lo sono nell’esigenza del Vangelo per chi è chiamato ad annunciarlo:
«Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
La grandezza d’amore dell’annuncio del Vangelo supera qualsiasi esigenza umana, è annuncio di salvezza ad altre persone che grazie a questo possono cambiare vita. Ecco come può essere capita la frase: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti”. Sono i parenti che non vogliono aderire al Vangelo ed è quasi impossibile convincere un proprio parente. L’invito è quello di dedicarsi a evangelizzare altre persone (che non sono parenti).
Gesù aiutaci a essere piccoli annunciatori del Vangelo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,57-62 di Domenica 5 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IV domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa di Santa Elisabetta di Portogallo

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».” (Gv 10,14-18)

Vi è una conoscenza reciproca fra le pecore e il buon pastore: « … conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me … ».
Gesù instaura un rapporto di conoscenza reciproca, di fiducia e una profonda amicizia. Ma come tutte le amicizie questa può essere messa a rischio e non certo dal Signore Gesù ma dall’uomo. Per esse uno solo gregge e un solo pastore necessita un grande sforzo da parte di ognuno. Qualsiasi comportamento che induce a separazione comporta una frattura nel gregge e nella amicizia di Gesù. Qualsiasi comportamento che induce alla unità, alla coesione, alla importanza di essere assieme, contribuisce invece ad un solo gregge e a un solo pastore. In quest’ultimo caso c’è l’umiltà, la via cristiana d’eccellenza che porta alla gioia nell’intimo del cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 10,14-18 di Sabato 4 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Tommaso apostolo

Tempo dopo la Pentecoste
San Tommaso apostolo, Festa

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».” (Gv 20,24-29)

Tommaso rappresenta il dubbio, l’essere scettico, non avere fiducia in quello che gli viene riferito. Eppure sono i suoi compagni di viaggio con i quali è stato assieme per tre anni,che gli riferiscono l’apparizione del Signore Gesù Risorto. Tommaso non crede.
Pone una sfiducia nei confronti degli altri Apostoli, e le ipotesi possono essere diverse fra cui avrebbe potuto pensare di una visione collettiva causata dal profondo dispiacere di aver perso il Maestro.
Ma Tommaso, dopo otto giorni è presente assieme con tutti gli altri Apostoli nella stessa casa dove Gesù era apparso da Risorto. Tommaso da una possibilità ai suoi amici Apostoli e soprattutto al Signore Gesù che appare.
Quanta incredulità c’è fra i credenti ancora oggi! Vi sono espressioni di fede personalizzate per cui alcuni aspetti non sono creduti. Ma come Tommaso è possibile cambiare e credere.
Signore aumenta la nostra fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 20,24-29 di Venerdì 3 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della IV domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni li mandò a dire al Signore Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia”. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».” (Lc 7,18-23)

Gesù rende testimonianza ai due discepoli Giovanni il Battista facendogli vedere cosa faceva. Donava la vista, la possibilità di camminare, l’udito, ridonava la vita. Ai poveri era poi donata la buona notizia, e quest’ultima ha un particolare valore poiché i poveri non erano considerati, erano implicitamente esclusi da tutto tranne in qualche azione di carità. Gesù è venuto per ridonare all’uomo la dignità perduta.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 7,18-23 di Giovedì 2 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della IV domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.” (Lc 7,11-17)

Un unico figlio di una madre vedova era morto, oltre il dolore per la madre vi era anche un futuro di indigenza, di forte povertà per questa donna. L’intervento di Gesù ridona vitalità, il figlio rivive e viene restituito alla mamma.
Gesù restituisce la vita che non ha termine e continua per sempre. Quel figlio ormai morto riprende coscienza ed è proprio lui che non ha smesso di esistere ma aveva lasciato il proprio corpo che era rimasto esanime, morto. Il corpo era ormai morto ma l’anima di quel ragazzo era rimasta viva.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 7,11-17 di mercoledì 1° luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)