Sabato della settimana della I domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria di S. Antonio da Padova, sacerdote e dottore della Chiesa

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».” (Lc 2,22-32)

Simeone vede,e accoglie fra le sue braccia il bambino Gesù. L’Eterno è in braccio all’anziano Simeone che rimane consolato e la sua vita ormai al termine si corona con la gioia.
La visione di Gesù amplia ancora di più il desiderio di lasciare questo mondo per essere abbracciato dalla profondità dell’amore di Dio.
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,22-32 di Sabato 13 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della I domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Sul far del giorno il Signore Gesù uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.” (Lc 4,42-44)

Le folle lo volevano per i numerosi miracoli ma Gesù si dirige verso altre città. Non vuole rimanere nello stesso luogo e vuole diffondere la notizia del regno di Dio altrove. La buona notizia di un Dio che non vuole la condanna dell’uomo ma la sua salvezza è da diffondere il più possibile. Gesù da l’esempio è necessario che la grazia sia annunciata in diversi luoghi, annunciare la notizia del regno di Dio, la salvezza portata da un Dio con noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 4,42-44 di Venerdì 12 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Ss. Corpo e Sangue di Cristo

Tempo dopo la Pentecoste
Ss. Corpo e Sangue di Cristo

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse alle folle dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».” (Gv 6,51-58)

La solennità del Corpo e Sangue di Cristo celebra la presenza reale del Signore Gesù Cristo nell’Eucarestia: vero Corpo, vero Sangue.
È il dono del Signore Gesù che vuole essere presente anche oggi e fino al termine della esistenza del mondo. Gesù non vuole lasciare sole le sue creature e ha donato a noi tutti la sua presenza reale nell’Eucaristia nella forma del pane dove è realmente il Corpo e Sangue di Cristo. Vuole essere talmente in una comunione profonda con noi che ci ha lasciato la possibilità dell’Eucarestia perché possiamo essere in Gesù e Gesù in noi. La santissima Eucarestia ci dona la vita eterna in quella presenza reale di Cristo che dischiude a piene mani il suo amore, la sua misericordia.
Basta crederci e indirizzare la vita verso la comunione profonda con Gesù eliminando tutti quei egoismi che ci allontanano dal Signore. Allora nella Eucarestia troveremo veramente la sua presenza reale, un atto d’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,51-58 di giovedì 11 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della I domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Uscito dalla sinagoga, il Signore Gesù entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.” (Lc 4,38-41)

Gesù sceso a Cafàrnao il villaggio di Simon Pietro, viene accettato dalle persone per la sua sapienza e per i segni che compiva. Le guarigioni che il Signore compie sono sia per indicare che lui ha a che fare con Dio (lui stesso è Dio) e per donare una nuova partena alle persone che erano affette da infermità.
La suocera di Pietro viene guarita e subito da sdraiata si mette in piedi, pronta per agire e servire, riprende appieno la sua mansione.
Così vorrebbe il Signore quando si è raggiunti da una grazia, il fatto di usarla bene a servizio d’amore per le altrui persone e non usarla per solo per se e i propri scopi personali.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 4,38-41 di Mercoledì 10 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della I domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa di S. Efrem, diacono e dottore della Chiesa

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «In verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.” (Lc 4,25-30)

Gesù era nella Sinagoga a Nazareth dove era cresciuto e aveva appena colto la perplessità dell’assemblea nei suoi confronti perché le sue parole erano sagge e ben differenti da quelle dei consueti rabbini. Dubitavano di lui.
Gesù come di consueto tenta sempre di far ragionare e osserva che nella storia della salvezza c’areano stati dei segni, dei miracoli eccezionali ma erano veramente pochi. Con Gesù invece vi erano continue e numerose guarigioni.
Ma il cuore di quei uomini è particolarmente duro, orgoglioso, e allora decidono addirittura di ucciderlo. Ma non era ancora l’ora di Gesù.
Invece, un cuore che ha l’umiltà di ascoltare e rivedere la propria convinzione alla luce della novità della Parola del Signore, è un cuore che ha la possibilità di cogliere la bellezza dell’amore di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 4,25-30 di Martedì 9 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della I domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria».” (Lc 4,14-16.22-24)

A Nàzaret Gesù predicò nella Sinagoga a persone che lo avevano visto crescere, lo conoscevano e sapevano bene che Gesù non aveva frequentato gli studi. Ma parlava con molta sapienza, tanto che rimanevano tutti stupiti per le parole che pronunciava.
Però dubitavano, come era possibile che il figlio di Giuseppe potesse ora essere così sapiente? Nei cuori di costoro vi era il rifiuto perché tutto ciò non poteva essere e a causa di questo Gesù non potrà fare molto nella sua città, per l’incredulità.
Sono credente solo a parole? Oppure la fede è un semplice accessorio da usare ogni tanto? Credo veramente tanto da considerare la fede parte importante e fondamentale della vita?

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 4,14-16.22-24 di Lunedì 8 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Domenica della Ss. Trinità

Tempo dopo la Pentecoste
Santissima Trinità, solennità

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».” (Gv 16,12-15)

Nel Vangelo Gesù istruisce i suoi discepoli ed è consapevole che non sono in grado di sapere ogni cosa e di ricevere la sovrabbondanza d’amore che il Signore vuole elargire. Non è ancora il momento, lo sarà nel giorno della Pentecoste che abbiamo celebrato la Domenica scorsa.
Gesù dunque promette che la verità sarà conosciuta dai discepoli con l’incontro dello Spirito di verità, lo Spirito Santo, che li guiderà nella composizione della Chiesa.
Lo Spirito Santo è in una perfetta unione con il Signore Gesù, “prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” e Gesù stesso è in perfetta unione con Dio Padre, “ Tutto quello che il Padre possiede è mio”.
La Santissima Trinità è così rivelata da Gesù ai suoi discepoli:
è il Dio Trino e Uno, che ama essere in relazione d’amore che è perfetta nella Santissima Trinità e con il desiderio che possa essere espressa almeno un poco da ogni sua creatura umana.
La Santissima Trinità, è il motivo della nostra esistenza, un motivo d’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 16,12-15 di Domenica 7 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa di San Norberto, vescovo

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che il Signore Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».” (Mt 28,16-20)

Gesù lascia i suoi discepoli dopo le apparizioni da Signore Risorto. È un momento importante nel quale i suoi undici Apostoli avrebbero dovuto gioire o almeno rimanere stupiti nel rivedere ancora Gesù vivo dopo la sua passione e morte. Invece essi dubitarono. Esteriormente fecero tutto quello che è giusto, si prostrarono in adorazione al suo cospetto ma nel cuore dubitarono.
La Chiesa è sempre fatta da persone e vi sono le fragilità, i dubbi ma c’è la certezza: la Chiesa è santa perché Gesù è il Santo dei santi e la Chiesa è sua. Questo ci garantisce una grande grazia fra le debolezze umane che è il Signore Gesù Cristo stesso che tiene e vuole bene alla sua Chiesa con tutti i suoi difetti e i grandi esempi di persone che hanno ascoltato e ascoltano il Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti,
Ospedali di Rho e Passirana di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 28,16-20 di Sabato 6 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria di San Bonifacio, vescovo e martire

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.” (Lc 6,12-16)

Gesù nel momento di una importante decisione, la chiamata dei dodici Apostoli, passò tutta la notte a pregare Dio. È l’inizio della Chiesa, Gesù mette le basi, sceglie persone molto diverse fra loro e una persino traditrice. Queste persone, tranne una, fonderanno la Chiesa di Gesù, la nostra Chiesa.
Prima Gesù si recò in un luogo adatto, in disparte, adatto per poter essere in comunione con Dio Padre e riflettere a lungo su quali persone chiamare. Ogni momento importante di decisione dovrebbe essere sempre preceduto da un profondo discernimento nella preghiera con quella umiltà di riconoscersi persone che potrebbero prendere decisioni non giuste se non prima ben ponderate, pensate, riflettute.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti,
Cappellano Rettore
Ospedali di Rho e Passirana di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,12-16 di Venerdì 5 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)
CANALE YouTube:
https://www.youtube.com/channel/UCGG_hovKQMY2R8bgYppfUTw/

Giovedì della settimana dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me».” (Gv 12,27-32)

Al momento della prova il Signore Gesù è turbato. C’è un passaggio per il quale dovrà necessariamente passare: la passione e la morte. Sapendo che non perderà la vita ma dopo questo passaggio cruento fatto di violenza, umiliazione e estremo abbassamento ci sarà la risurrezione.
Ci sono passaggi nella vita che assomigliano alla passione del Signore. Con la fede si possono affrontare e se pur non potendo eliminare la fatica e il dolore, vi è la speranza della risurrezione, vi è la certezza che non si fa tutto ciò invano e questo grazie anche alla passione, all’amore, alla carità che provengono dal Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti,
Cappellano Rettore
Ospedali di Rho e Passirana di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 12,27-32 di Giovedì 4 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)
CANALE YouTube:
https://www.youtube.com/channel/UCGG_hovKQMY2R8bgYppfUTw/