Lunedì della IV settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».” (Gv 6,44-51)

L’apertura alla vita eterna proposta da Gesù si realizza con la fede. “Chi crede ha la vita eterna”. Si tratta di una fede radicata, profonda e non un semplice “sì, io credo” che non va oltre alle parole dette. Si tratta di scoprire che c’è veramente nell’anima questo desiderio profondo di eternità e di ricerca della giusta direzione.
Esiste una gioia quando inaspettatamente si incontra un piccolo segno d’eternità qui su questa terra, un segno di un oltre che non ha confini temporali. L’incontro è quello del cristianesimo, del pane della vita che è il Signore Gesù. Se questo incontro si realizza, dipende sempre e solo da noi, si accende la certezza nella fede della vita eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,44-51) di Lunedì 4 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

IV Domenica di Pasqua

Tempo di Pasqua
Quarta Domenica di Pasqua

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OMELIA DI UN VICARIO EPISCOPALE

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».” (Gv 10,11-18)

Ogni comunità piccola o grande ha necessità di un punto di riferimento per poter essere indirizzata, consigliata, edificata, educata. Il buon pastore rappresenta un ideale punto di riferimento.
Ma quali sono le caratteristiche di un buon pastore?
La prima cosa è che un buon pastore conosca bene la comunità cui è chiamato alla guida.
“Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore”,
una conoscenza che dev’essere reciproca: se devo fidarmi di quella persona che è ad esempio il Parroco, lo vorrei prima conoscere per capire chi è, se mi posso affidare a lui per discernere, per capire importanti decisioni che dovrò prendere.
“e le mie pecore conoscono me”
Un’altra cosa importante è la passione, il cuore che il buon pastore mette nel suo ministero, una passione a tal punto che gioca completamente la sua vita per la comunità perché ha come riferimento Cristo che lo ha chiamato a essere sacerdote e guida.
“e do la mia vita per le pecore”.
Pastori con passione sono amati da Dio per il loro donarsi continuo, non esenti da errori, da sbagli di valutazione o altro, mettono l’amore nella loro missione e i fedeli lo colgono al volo e molto ma molto perdonano i tanti sbagli dei loro pastori.
Il buon pastore è Gesù, lui è il punto di riferimento per ogni cristiano, il sacerdote trasmette questo nei vari aspetti alla comunità.
Preghiamo per i pastori perché possano superare le crisi, i problemi e affrontare bene questo periodo di pandemia.
Preghiamo per tutti i fedeli a loro affidati per un buon cammino di profonda comunione anche se per ora è solo spirituale nelle proprie case.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 10,11-18 di Domenica 3 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Sabato della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Memoria di S. Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. La folla disse al Signore Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».” (Gv 6,30-35)

Questa volta il segno che viene chiesto al Signore Gesù per provare la sua identità e credere in lui, proviene dalla folla, dalla base, dalle persone che non sono dotte e sapienti. Gesù propone un pane nuovo che discende dal cielo che è lui stesso e vivifica il mondo, dona la vita al mondo, lo fa sussistere.
A differenza dei dotti e dei sapienti, la folla accetta, crede, chiede di avere questo pane nuovo ma forse fraintendendolo sempre con una soluzione ai problemi terreni.
Gesù chiarisce: chi si dirige verso il Signore e crede in lui non avrà ne fame ne sete perché saziato dalla presenza d’amore di Dio. Non si tratta di cibo terreno, si tratta di vita eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,30-35 di Sabato 2 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Venerdì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Memoria facoltativa di S. Giuseppe lavoratore

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. La folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che il Signore Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo ». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».” (Gv 6,22-29)

La folla rimasta nel luogo dove prima vi erano i discepoli e il Signore Gesù, capì che il Signore Gesù non era partito con i suoi discepoli dall’altra parte del lago. Tuttavia si diresse dall’altra parte dove trovò Gesù.
Questa ricerca del Signore Gesù così determinata era perché tutta la folla era stata sfamata, senza che le fosse chiesto alcunché e senza alcuna fatica. Gesù era senz’altro la soluzione per il cibo e forse per tutte le altre problematiche faticose della vita.
Ma Gesù è venuto non per risolvere la fame di cibo, ma per dare un cibo che conduca alla vita eterna che è ben altra cosa. Per ottenere questo è necessario darsi da fare con quell’azione di cuore che è prima di tutto credere in Dio. Da qui inizia il fondamento di ogni credente che è nutrimento, cibo, per la vita eterna: credere.
Signore, aumenta la nostra fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,22-29) di Venerdì 1° maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Giovedì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.” (Gv 6,16-21)

I discepoli si avviarono senza Gesù verso l’altra riva del mare e sorgono difficoltà: il buio, il forte vento, il mare agitato. In questo contesto difficile appare Gesù forse inaspettato dai discepoli che ebbero paura alla sua vista, camminava sul mare.
Ma appena lo accolsero sulla barca furono a destinazione.
Quell’improbabile intervento del Signore in quella difficile situazione sviluppa speranza e soluzione. Alla base di ciò c’è l’accoglienza incondizionata del Signore nella propria barca, e se vogliamo nella nostra vita. Se non abbiamo paura di accoglierlo, si aprano delle inaspettate possibilità nella nostra vita.
Accogliamo il Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,16-21 di Giovedì 30 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Santa Caterina da Siena – Festa

Tempo di Pasqua
mercoledì 29 aprile
SANTA CATERINA DA SIENA
Vergine e dottore della Chiesa, patrona d’Italia

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».” (Mt 25,1-13)

In Santa Caterina da Siena si trova la forza della fede, la costanza nel seguire la propria vocazione senza cedere a cammini diversi. Da piccola aveva straordinariamente le idee chiare sulla sua vocazione che non era il matrimonio ma l’essere con il Signore. Desidera solo una piccola stanza che sarà la sua cella o il suo cenacolo dove andranno i dotti e sapienti a chiedere luce.
Lei è quella vergine saggia che sin da piccola ha messo in disparte l’olio della fede con il quale agirà nella grazia del Signore. Convincerà il Pontefice a tornare da Avignone a Roma nel 1377.
Persone così ne abbiamo molto bisogno e ringraziamo il Signore per questi esempi. Possiamo chiedere che vi siano nuove vocazioni così convinte e determinate per indirizzare bene i dotti e sapienti della nostra epoca.
Per intercessione di Santa Caterina da Siena, Patrona d’Italia, Signore liberaci da questa epidemia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13 di Mercoledì 29 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Santa Gianna Beretta Molla

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati.
Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».” (Gv 5,31-47)

La testimonianza è cosa importante per poter iniziare a credere. Se il testimone è poco credibile si cercano senz’altro delle conferme, cercando e chiedendo ad altre persone. Oppure non si considera quello che è stato testimoniato. Vi era una regola in Israele per cui una testimonianza è vera se due testimoni dicevano la stessa cosa.
Ora Gesù era accusato di non essere testimone credibile perché non vi erano altri testimoni al di fuori di lui. Ma dietro questo ragionamento formale non si prendevano in considerazione i molti segni che Gesù aveva compiuto e questi non potevano certo venire da mano di uomo ma da Dio. Questa trascuratezza dei quei Giudei non era giustificabile, erano come persone cieche che non volevano vedere.
La fiducia è tema importante e questa può essere coltivata con alcuni ingredienti: l’ascolto attento non ingenuo e un po di umiltà.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 5,31-47 di Martedì 28 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Lunedì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».” (Gv 5,19-30)

Gesù aveva fatto alcune guarigioni il giorno di sabato e questo era di scandalo per alcuni Giudei. Dopo questi fatti Gesù riprese a parlare con loro.
Nel discorso Gesù annuncia una immensa misericordia che si ottiene nel credere nel Signore, nella fede, e non si va incontro al giudizio che sarebbe altrimenti severo nella sua verità, ma si va incontro alla vita eterna passando dalla morte alla vita.
Se più spesso richiamiamo alla memoria la misericordia di Dio che è messa a nostra disposizione, saremmo con una fede più salda. Un cristiano che si sente perdonato dalla misericordia di Dio, mostra il vero volto del fedele che non è quello solo del rispetto rigido farisaico delle regole morali e liturgiche della Chiesa ma consiste anche nell’evidenziare la gioia dell’essere cristiano perdonato, e di voler non peccare più! Forse così si rinasce alla vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 5,19-30 di Lunedì 27 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

III Domenica di Pasqua

Tempo di Pasqua
III Domenica

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OMELIA S.E. Monsignor Paolo Martinelli Vicario vita consacrata e pastorale scolastica.

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Giovanni, vedendo il Signore Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».” (Gv 1,29-34)

È proprio lui, è Gesù.
Giovanni Battista vede il Signore Gesù venire verso di lui, e in questo vede il realizzarsi della sua missione: rendere diritta la via del Signore.
Colui che era prima ma nato nel modo dopo, giunge presso san Giovanni Battista, il quale lo indica come “l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”.
Il più grande dei profeti in questa esclamazione profetizza che è Gesù l’atteso, il Messia, venuto come agnello, come vittima sacrificale per togliere e espiare il peccato del mondo. Qui è già preannunciata la Pasqua cristiana, la redenzione dell’umanità grazie all’unico sacrificio di Cristo, grazie al suo sangue versato per noi.
È la profezia della Pasqua, dell’evento più ampio della salvezza dell’uomo, la redenzione, l’apertura delle porte del Paradiso, la riconciliazione dell’umanità con Dio.
Rimane sempre la scelta libera di ogni uomo se aderirvi o meno, se vivere da cristiano con quella profonda gratitudine di creatura perdonata e tentando di vivere la carità, oppure se scegliere altre vie alcune delle quali potrebbero portare al definitivo allontanamento da Dio.
La via del cristiano è quella di fare vivere il battesimo, quello di Gesù che battezza nello Spirito Santo, la guida per eccellenza molto assopita nella maggior parte dei cristiani.
Ci sarà l’occasione per vivificare lo Spirito Santo fra poco più di un mese con la solennità della Pentecoste. Ma nel frattempo in questa pandemia possiamo chiedere la grazia di essere illuminati, guidati, sorretti, confortati, liberati e perdonati.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,29-34 di Domenica 26 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

San Marco evangelista – Festa

Tempo di Pasqua
San Marco

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».” (Lc 10,1-9)

San Marco evangelista è il compositore del primo Vangelo in ordine cronologico e lo si trova secondo nella Bibbia: Matteo, Marco, Luce e Giovanni. San Marco appare nel 44, quindi già circa un decennio dopo la Risurrezione del Signore Gesù. Frequenterà con assiduità Paolo e Pietro e in quei anni scriverà il Vangelo.
“Vi mando come agnelli in mezzo a lupi”,
si tratta di uno stile di missionarietà già vissuta in prima persona dallo stesso Gesù, agnello senza macchia offerto per la salvezza dell’uomo.
Lo stile della mitezza e della pacatezza è cosa importante per dire bene il Vangelo, per essere credibili testimoni. Una persona diventa più mite e umile se vive il Vangelo negli anni, e può diventare anche un vivo testimone del Signore Gesù. Figure sagge, miti e umili ne abbiamo certo bisogno, oggi più che mai.
Nella festa di san Marco evangelista chiediamo la sua intercessione perché molti cuori possano aderire al Vangelo e alcuni di questi diventare testimoni contagiosi della gioia evangelica!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,1-9 di Sabato 25 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)