Giovedì della settimana della I domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo la Pentecoste
Giovedì 3 settembre
S. Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa

Lettura e commento del Vangelo

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi. È più facile che passino il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge. Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio».” (Lc 16,16-18)

«La Legge e i Profeti fino a Giovanni». Giovanni il Battista è l’ultimo dei profeti. Non ve ne sarà più alcuno nella storia della salvezza, e da duemila anni a oggi non ne è sorto uno. La profezia fa parte di ogni cristiano, ognuno è un profeta nel discernere dai segni dei tempi una possibile realizzazione di eventi futuri. Si tratta di uno sguardo attento alla relatà che è in evoluzione e da questo si possono dedurre eventi futuri. Non dunque una visione del futuro così come accadrà ma la possibile evoluzione di una realtà nel tempo avvenire. Questa è profezia tipica di ogni cristiano che si adopera perché via sia un migliore futuro arginando le possibili conseguenze di tanti comportamenti gravemente errati.
«È più facile che passino il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge». Alcuni pensavano che con la venuta di Gesù la Legge o parte di essa fosse abolita. Gesù è venuto per compiere e completare e non per abolire la legge.
«Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio». A proposito della legge, il Signore Gesù fa ritornare alla sua origine l’unione fra uomo e donna che era e diventa nuovamente indissolubile, e quindi restrittiva rispetto alla legge mosaica che ne permette il divorzio. La bellezza di una unione fra uomo e donna, fatta con un buon discernimento prima dell’unione, è cosa che lascia sempre stupiti, ancor più oggi dove difficilmente le unioni hanno uno svolgimento cristiano fatto di carità, comprensione, e vero amore reciproco.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. (Spunto dal Vangelo secondo Luca 16,16-18 di Giovedì 3 settembre 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della I domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo la Pentecoste
Mercoledì 2 settembre
feria

Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».” (Lc 16,9-15)

Vi è una incompatibilità fra Dio e la ricchezza. L’affermazione del Signore Gesù nella ultima traduzione della CEI è «Non potete servire Dio e la ricchezza». Si tratta della ricchezza intesa come scopo e fondamento della vita che si sta percorrendo sulla terra. È più che una cosa, è da “servire”, cioè essere persona utile per essa diventando un suo vero e proprio servitore. Servitore della ricchezza. Servitore di un qualche cosa che al termine del passaggio terreno può tuttalpiù essere lasciato agli eredi ma non utile per un guadagno dell’eternità. La ricchezza come scopo della vita diventa sostitutiva a Dio, non può essere conciliabile con Dio perché l’accumulo della ricchezza in quanto tale produce povertà altrui, crea disparità e dolore. La vera ricchezza viene da Dio, è quella che condivide, vuole togliere la povertà, la disparità e il dolore. La vera ricchezza è servire Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. (Spunto dal Vangelo secondo Luca 16,9-15 di Mercoledì 2 settembre 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della I domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo la Pentecoste
Martedì 1° settembre
feria

Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».” (Lc 16,1-8)

Un amministratore agì con astuzia arricchendosi con la gestione degli averi del suo padrone che gli erano stati affidati. La sua posizione di responsabilità la usò in modo disonesto per avere molti benefici personali a scapito di una parte del guadagno del padrone. Ma la perdita non era solo una questione di puro guadagno, vi era anche un disonorare il padrone stesso preso in giro dal suo amministratore e il disagio di coloro che commerciavo in modo onesto con il padrone. Dunque, la situazione era grave e il padrone chiede conto dell’amministrazione. A questo punto non c’è la fuga dell’amministratore con quello che era riuscito a mettere da parte ma c’è un investimento per il suo futuro scontando debiti e probabilmente rimettendoci del proprio. Così facendo riscatta in parte la sua disonestà nei confronti di chi commerciava con il suo padrone aprendo qualche strada per il suo avvenire. La scaltrezza è d’esempio e in questo caso è calata in una situazione di peccato. Si pensi alla stessa scaltrezza in una situazione di bene, e quanto bene si potrebbe fare con quelle scaltrezze invece usate per il male. «I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. (Spunto dal Vangelo secondo Luca 16,1-8 di Martedì 1° settembre 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della I domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo la Pentecoste
Lunedì 31 agosto
santi Felice e Abbondio, vescovi

Lettura del Vangelo e commento.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».” (Lc 15,8-10)

Può capitare un sentimento di gioia nel vedere una persona che cambia la sua vita per sua decisione senza che alcuno lo forzi a farlo. Si tratta di un cambiamento nel bene lasciando alle spalle la dispersione, la cecità, l’adesione superficiale al male. È una vera conversione con la presenza misteriosa, invisibile e rispettosa del Signore Gesù attraverso lo Spirito Santo. La trasformazione nel bene è solo gioia per chi vuole la concordia, la giustizia, il perdono, la pace. Non può che esserci gioia profonda nel cuore. È tornata alla vita una persona.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. (Spunto dal Vangelo secondo Luca 15,8-10 di Lunedì 31 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo la Pentecoste
Domenica 30 agosto
I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Lettura Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.” (Lc 9,7-11)

Dopo la decapitazione di Giovanni il Battista, il Signore Gesù annunciava la buona notizia del Vangelo e operava molti miracoli di guarigione. Fra l’altro inviò anche “i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie” (Lc 9,1). Erode rimane perplesso e vuole capire forse vorrebbe conoscere chi è costui di cui si diceva fra le altre cose che fosse Giovanni il Battista risorto. Erode rimane con la perplessità e sa bene che la sua decisione di decapitare san Giovanni Battista era quanto meno eccessiva ma non se ne pente. Sembra spinto da una curiosità per capire chi è veramente questa persona ma non riesce ad andare oltre, a essere persona che si converte, troppo è legato alla gloria terrena di essere qualcuno fra i potenti e il prezzo è la menzogna, l’iniquità. Intanto i Dodici tornano dalla loro missione e stando con Gesù guardano il suo instancabile annuncio del regno di Dio e le sue guarigioni dei malati. La storia della salvezza va avanti nonostante persone che si mettano per traverso con le loro azioni maligne.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. (Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,7-11 di Domenica 30 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo la Pentecoste
Sabato 29 agosto
Martirio di san Giovanni il Precursore – FESTA

Lettura Vangelo e Commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.” (Mc 6, 17-29)

Giovanni il Battista conclude la sua missione di precursore del Signore Gesù con il martirio. Giovanni era un personaggio troppo scomodo per Erodiade la moglie di Erode Antipa ma in realtà già sposa del fratello. Giovanni il Battista denunciò questa situazione, non era lecito che Erode la tenesse come moglie. L’occasione per togliere di mezzo Giovanni il Battista che non aveva alcun timore di dire la verità si fa concreta con il famoso episodio del festino nel Vangelo di oggi. L’astuzia di Erodiode, l’ingenuità della figlia, la debolezza di Erode fanno un miscuglio micidiale del male. Giovanni Battista viene decapitato. Si completa così la missione di san Giovanni il Battista che ha offerto suo malgrado la vita per il Vangelo con quella sua unica condizione: l’ultimo dei profeti e nel contempo il primo discepolo del Signore, suo testimone nel martirio. L’estrema debolezza della condizione di Giovanni il Battista diviene forza della fede. Chi usa violenza è debole, che usa la verità è forte.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. (Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,17-29 di Sabato 29 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della domenica che precede il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo la Pentecoste
Venerdì 28 agosto
sant’Agostino, vescovo e dottore della Chiesa

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo sul Signore Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.” (Gv 1,35-42)

Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno dei discepoli di Giovanni il Battista e rimane colpito dalla sua affermazione «Ecco l’agnello di Dio!» con quello sguardo che era fisso sul Signore Gesù. È la vocazione di Andrea che prende molto sul serio l’affermazione di Giovanni il Battista a tal punto che si discosta con un altro discepolo per conoscere Gesù. La bellezza dell’onestà di Giovanni il Battista è in quella semplicità nella verità, nella non omissione di alcuna cosa come il non nascondere il passaggio di Gesù indicandolo come l’Agnello di Dio. L’essere veri portatori e diffusori di fede implica una profonda onestà intellettuale, una fede salda, una verità che non deve mai essere scalfita da qualche cosa di personale. Da questo si possono aprire delle vie inaspettate per altre persone che non conosciamo ma piene di verità e bellezza nella fede.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. (Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,35-42 di Venerdì 28 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della domenica che precede il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo la Pentecoste
Giovedì 27 agosto
Santa Monica

Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».” (Mt 11,7b.11-15)

Fra i nati da donna, cioè fra persone che hanno un cammino umano, concepiti, nati e avviati alla vita da neonati e poi crescendo, il più grande da sempre è Giovanni il Battista. Non si tratta dunque di una creatura angelica ma di una creatura squisitamente umana come tutti e incline a tutte le tentazioni, drammi, gioie e dolori della vita. Questo è anche indicazione dell’esistenza di creature non nate da donna, creature angeliche, che fanno parte della creazione e del bagaglio della fede di ognuno perché non visibili e non percepibili da quasi tutti. Da Giovanni il Battista il regno dei cieli subisce violenza. I violenti se ne impadroniscono. Una delle possibili interpretazioni può essere che i violenti impongono una loro visione del regno dei cieli e impediscono ad altri di vederne la bellezza. Ma la speranza è accesa da Giovanni il Battista che è “quell’Elia che deve venire” prima della venuta di Cristo, di Gesù che porterà la salvezza, la possibilità della redenzione.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. (Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,7b.11-15 di Giovedì 27 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della domenica che precede il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo la Pentecoste
Mercoledì 26 agosto
sant’Alessandro, martire

Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”».” (Lc 7,24b-27)

Vi era attesa e anche curiosità nelle persone nel volere vedere Giovanni il Battista. Per alcuni poteva essere solo uno spettacolo diverso da quelli usali, per altri il desiderio di soddisfare alcune curiosità e di verificare che quello che si diceva potesse essere vero. Per altri ancora era una voce particolare da ascoltare che indirizzava verso qualche cosa di diverso, di vero cui porre attenzione. Gesù chiarisce che Giovanni il battista è più che un profeta e si riferisce a lui stesso nella preparazione della via che percorrerà interamente. La verità non si torva nei palazzi dei re in persone che vestono abiti sontuosi ma nella semplicità con la forza che viene dall’alto che può affermare solo ciò che è vero. È quello che ha fatto Giovanni il Battista e per questo molti seguiranno Gesù anche se al termine del suo cammino lo abbandoneranno ma per poi essere tutti attratti dal suo sacrificio redentore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. (Spunto dal Vangelo secondo Luca 7,24b-27 di Mercoledì 26 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della domenica che precede il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo la Pentecoste
Martedì 25 agosto
san Giuseppe Calasanzio

Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.” (Lc 3,15-18)

L’evangelizzazione di Giovanni prepara la venuta di Gesù. La prima preoccupazione di Giovanni il Battista è di non essere preso per il Cristo lui stesso. È la tentazione per Giovanni il Battista perché molti vedevano in lui una figura profetica particolarmente retta e chiara nell’annuncio e questo faceva pensare che fosse lui stesso il Cristo. “Viene colui che è più forte di me” afferma e dice per se un ruolo importante ma nel contempo c’è colui che deve arrivare, il Cristo, che “ vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”, con quella presenza divina aperta a tutti coloro che accettano di riceverla: lo Spirito Santo. Giovanni Battista questo non lo poteva fare. C’è la piena consapevolezza di non essere lui il Cristo e di non insuperbirsi. A volte la tentazione di essere superiore a molte altre persone è presente e strisciante. Un buon cristiano dovrebbe avere invece la consapevolezza dell’umiltà e vedere sempre quel dono nelle altre persone che è poco presente o assente in se. La via giusta è la gioia della condivisione dei doni e non quella di sentirsi superiore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. (Spunto dal Vangelo secondo Luca 3,15-18 di Martedì 25 agosto 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)