Immacolata concezione della B. V. Maria – Solennità

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 9 DICEMBRE
“In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».” (Lc 1,26b-28)

La beata sempre Vergine Maria è preservata da ogni macchia del peccato originale, l’Immacolata concezione.
La tendenza di voler peccare, la tendenza dell’uomo ad essere egoista a prendere per se le cose e le persone insita nel peccato originale, questa tendenza non è stata presente nella beata Vergine Maria. Ella non aveva l’inclinazione a peccare, ciò era estraneo a lei perché fu ricolmata dei favori di Dio: “Rallegrati piena di grazia”. La grande grazia di Dio per Maria affinché fosse preparata a ricevere il suo Creatore e lo mettesse alla luce come uomo.
La tendenza di quel peccato all’origine in Maria non c’è, quel peccato commesso da Adamo ed Eva, dove si erano illusi della la possibilità di far a meno di Dio e di essere come Dio. Di quell’albero della conoscenza del bene e del male non ne dovevano magiare ed era l’unico comandamento di Dio all’origine dell’umanità. Questo dava la possibilità di scelta all’uomo se essere solidale con Dio, oppure, disobbedendo, scegliere un’altra strada. Dio diede questa libertà di scelta con questo unico comandamento in modo che l’uomo potesse scegliere. E scelse il peccato.
La Beata Vergine Maria Immacolata è colei che è preservata da questa macchia e riporta la speranza nel mondo che è possibile una esistenza in comunione con Dio evitando il peccato. L’Immacolata donerà Gesù, la verità: l’amore, la misericordia di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,26b-28 di lunedì 9 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

IV Domenica di Avvento – L’ingresso del Messia

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 8 DICEMBRE
“In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!». ” (Mt 21,1-9)

“Osanna nel più alto dei cieli!”, Il Messia entra nella sua Gerusalemme, è il suo ingresso fra la sua gente, un ingresso semplice, umile, il più grande cavalca un puledro d’asina che rappresenta la mansuetudine, la bontà, la pazienza di colui che la cavalca. Un Re avrebbe fatto un ingresso mostrando la sua potenza, la gloria, la forza di un governante che si impone. Gesù mostra la novità, un Dio vicino ad ogni sua creatura che chiede di essere accolto senza alcuna imposizione ma chiedendo il permesso.
Gesù con questo stile vorrebbe fare un ingresso in ogni cuore, in ogni persona che lo permetta. Un ingresso rispettoso, delicato e nello stesso tempo con la sua fiamma viva d’amore che vuole donare per far ritornare la vita accesa di quell’amore che solo lui sa dare.
Questo ingresso è anche per te in questo Natale. Un ingresso come un piccolo bambino bisogno di tutto che chiede e vuole dare amore. Glielo permetti? Gesù vorrebbe e tu lo vorresti? Permetti in questo Natale a Gesù di venire nel tuo cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,1-9 di Domenica 8 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Ordinazione di Sant’Ambrogio – Solennità

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 7 DICEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ad alcuni farisei che erano con lui: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore».” (Gv 9,40a;10,11-16)

L’Arcivescovo di Milano ha il grave compito di reggere la Diocesi con le sue cure pastorali coadiuvato dai suoi sacerdoti e tutto questo per il popolo di Dio, per i fedeli della Chiesa che in quel luogo dimorano.
I fedeli e i sacerdoti stessi pongono questo aspetto in secondo piano perché la figura dell’Arcivescovo si vede solo in occasioni particolari data l’estrema grandezza della Diocesi di Milano. In realtà l’Arcivescovo ha lui la cura pastorale e delega i suoi sacerdoti come ministri che seguano le sue indicazioni perché vi sia la comunione fra fedeli, sacerdoti, Arcivescovo, e tutta la Chiesa Cattolica.
Sant’Ambrogio è il punto di riferimento della Diocesi di Milano, il fondatore del Rito ambrosiano. E’ stato un buon pastore, teneva ai suoi sacerdoti e ai suoi fedeli con tutto il cuore, vi metteva quella passione mettendo a disposizione per questo la sua vita. Disposto a rinunciare a se stesso a favore del suo gregge donando la propria vita. Con questo modo d’operare ha riunito i fedeli della Diocesi grazie alla sua testimonianza di vivo amore per il Vangelo e i fedeli.
C’è molto bisogno di sacerdoti che siano in profonda comunione con il Vescovo con una grande dimostrazione di unità fraterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 9,40a;10,11-16 di sabato 7 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Venerdì della III settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 6 DICEMBRE
“In quel tempo. I discepoli domandarono al Signore Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.” (Mt 17,10-13)

“Non l’hanno riconosciuto”. Gesù dice di Elia, il grande profeta che risuscitò il figlio della vedova di Sarepta, il quale sarebbe ritornato prima della venuta di Cristo che in realtà è già venuto ed è Giovanni il Battista.
Non lo hanno voluto riconoscere, poiché il fatto di riconoscerlo sarebbe stato un evento importante che avrebbe aperto la strada al riconoscimento di Cristo nel Signore Gesù. Ma è stata una scelta quella di non volerlo riconoscere poiché sarebbe stato poi difficile affermare che Gesù non è il Messia, il Cristo atteso.
E’ sempre una questione di convenienze secondo ragionamenti di tornaconto personali. Ma nell’Avvento del Signore Gesù ognuno è chiamato a riconoscerlo nelle vicende della vita, come colui che è presente nella storia di ognuno e vuole essere solo accolto per essere fautore d’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 17,10-13 di venerdì 6 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Giovedì della III settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 5 DICEMBRE
“In quel tempo. I farisei e i sadducei si avvicinarono per mettere alla prova il Signore Gesù e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Li lasciò e se ne andò.
Nel passare all’altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane. Gesù disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso del pane!». Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto? Come mai non capite che non vi parlavo di pane? Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei». Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall’insegnamento dei farisei e dei sadducei.” (Mt 16,1-12)

Gesù è sconfortato dal comportamento dei farisei sadducei, per il modo non etico della loro vita e dalla richiesta di un segno. Avranno un segno da guardare e meditare, quello della passione, morte e risurrezione del Signore.
Gesù è sconfortato anche della non comprensione dei suoi discepoli, sembrano confusi e lenti a capire.
Chiunque avrebbe dopo un poco lasciato perdere tutto quanto, i farisei, i sadducei con i loro propositi ingannevoli, e i discepoli che raramente capivano qualche cosa. Ma Gesù da un esempio anche in questo: non scoraggiarsi mai, anche se non si vede un lumicino di risultato e sembra tutto un fallimento. C’è uno sguardo che va oltre al risultato, è lo sguardo d’amore che riesce a vedere una possibilità di un futuro migliore nonostante tutto e nonostante la dure cervice dell’uomo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 16,1-12 di giovedì 5 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della III settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 4 DICEMBRE
“In quel tempo. Riunita la folla, il Signore Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!». Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso! ». Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». Ed egli rispose: «Neanche voi siete ancora capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e viene gettato in una fogna? Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende impuro l’uomo. Dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie. Queste sono le cose che rendono impuro l’uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende impuro l’uomo». ” (Mt 15,10-20)

I farisei tenevano molto al rispetto delle norme e alcuni di essi le rispettavano solo esternamente per poter sembrare delle persone fedeli e rispettose della legge ma in realtà approfittavano della loro posizione per avere dei vantaggi a scapito di altre persone, facendo del male e a volte molto male.
Quel rispetto della pulizia delle mani prima di prendere cibo è solo una cosa esteriore per queste persone, forse anche per giustificare se stessi, ma quello che usciva dalla loro bocca erano “propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie”. Questo faceva di queste persone il contrario di quello che sembravano, persone impure, pericolose.
Dovremmo sempre vigilare bene su quello che potrebbe uscire dal nostro cuore, quali propositi? Quali azioni? Se questi propositi potrebbero ledere il prossimo dovremmo subito fermarci, inginocchiarci, e chiedere luce al Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 15,10-20 di mercoledì 4 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Martedì della III settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 3 DICEMBRE
“In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono al Signore Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani! ». Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? Dio ha detto: “Onora il padre e la madre” e inoltre: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un’offerta a Dio, non è più tenuto a onorare suo padre”. Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione. Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”».” (Mt 15,1-9)

Alcuni scribi e farisei notano che i discepoli di Gesù non si lavano le mani prima di prendere il cibo. Questo è per loro di scandalo, un bravo credente ebraico deve rispettare la tradizione nella quale c’è l’obbligo di purificarsi le mani prima di prendere il cibo.
Gesù conosce la tradizione e purtroppo alcune distorsioni che furono introdotte dall’uomo e allontanavano da Dio. Addirittura in questa tradizione c’era la violazione del quarto comandamento, onora tuo padre e tua madre. Se un figlio dichiarava che ciò che sarebbe dovuto ai genitori è offerta a Dio, non era più tenuto a osservare il comandamento. Non solo viola il quarto comandamento, ma usa con molta astuzia Dio come giustificazione per lasciare i genitori nell’indigenza :”Ciò con cui dovrei aiutarti è un’offerta a Dio”. Un’astuzia terribile, odiosa, nella quale si usa Dio per giustificare l’abbandono dei genitori.
Le dottrine che sono precetti di uomini, spesso sono una via di ingiustizia.
Le dottrine che si basano sul Vangelo del Signore Gesù e sono fedeli ad esso, sono una via di vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 15,1-9 di martedì 3 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Lunedì della III settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 2 DICEMBRE
“In quel tempo. Terminate le parabole, il Signore Gesù partì di là. Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.” (Mt 13,53-58)

Gesù rispetta il rifiuto da parte di quelle persone che lo avevano visto crescere. Il rispetto di ogni persona per il Signore è sempre fondamentale e viene rispettato anche chi non lo vuole accogliere. Sembra che la dignità di ogni uomo, di ogni donna sia una cosa principale per il Signore, indipendentemente dalle convinzioni personali, dal fatto che venga creduto o meno. Ma chi accoglie il Signore Gesù, accoglie la salvezza, l’amore di Dio. Chi non lo accoglie manca un aspetto fondamentale dell’esistenza: l’amore di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 13,53-58 di lunedì 2 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

III Domenica di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 1° DICEMBRE
“In quel tempo. Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!». ” (Mt 11,2-15 )

Giovanni il Battista ormai in carcere sente parlare di Gesù da lui annunciato nella sua predicazione. E’ un Messia differente da quello che probabilmente si aspettava. Non agiva con una evidenza di potenza divina come san Giovanni Battista attendeva. Forse si aspettava l’evidenza della giustizia divina, la rovina dei peccatori, l’esaltazione delle brave persone, la cacciata dei prepotenti. Nulla di ciò.
Gli riferirono: ciechi, zoppi, lebbrosi, sordi, guariti da Gesù e addirittura i morti risorgono e viene annunciata la buona novella ai poveri.
Quel Gesù che sembrava debole, quasi arrendevole, esprimeva e esprime anche oggi l’onnipotenza di Dio, attraverso azioni di guarigione senza troppo clamore ma dicendo che c’è qualcuno che ama.
Spesso l’onnipotenza viene confusa come prepotenza, come azione decisa e obbligata verso le creature, ma non è così. L’onnipotenza di Dio si esprime con la grandezza del suo amore per ogni creatura che rimane sempre libera nelle sue scelte. E’ più onnipotente di quanto si possa pensare. Nulla è impossibile a Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,2-15 di Domenica 1° dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

S. Andrea apostolo – Festa

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 30 NOVEMBRE
“In quel tempo. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.” (Mt 4,18-22)

Andrea, fratello di Simon Pietro, ha avuto il compito assieme agli altri Apostoli di annunciare la buona novella, e a comporre la neonata Chiesa di Gesù dopo la Pentecoste.
Vi sono persone scelte dal Signore per un compito particolare, importante perché mirato alla salvezza delle anime. Sono persone molto diverse fra loro come gli Apostoli, ognuna con una spiritualità propria e con particolari doni. Ma c’è una cosa in comune: la Chiesa di Gesù nella quale viene chiesto di essere fedeli. Gesù Cristo è il riferimento primario della comunione fra tutte le persone scelte, e grazie alla sua azione si realizza una viva comunione di fratellanza in Cristo.
Se in special modo l’azione del Signore è rivolta alle persone chiamate nella sua Chiesa, non di meno li punto di riferimento di comunione del Signore è per ogni fedele, per ogni persona che vuole bene al Signore.
Quando si è raggiunti dall’amore di Dio, si lascia tutto perché si è trovata la cosa più preziosa che non ha prezzo.
“Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.”

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 4,18-22 di sabato 30 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)