Giovedì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 17 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».” (Lc 24,44-48)

Gesù da risorto invita alla testimonianza i suoi discepoli per la conversione e il perdono dei peccati per tutti i popoli. Dopo il patimento di Cristo per l’umanità intera è necessaria la testimonianza affinché ciò possa essere conosciuto e scelto da ogni uomo. E’ la possibilità di salvezza che in Gesù trova la via maestra, l’efficace azione del Signore che trova realizzazione attraverso la sua Chiesa. Sarebbe un vero peccato sprecare questa grande opportunità, quel perdono e la gioia della conversione che viene tutt’oggi offerto ad ogni fedele attraverso la Chiesa di Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 24,44-48 di giovedì 17 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 16 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».” (Lc 23,28-31)

Gesù è in cammino verso la crocifissione, è nel pieno della sua passione, nella sua sofferenza per salvare l’umanità dispersa. Gesù è il giusto, quel legno verde che l’uomo a tutti costi vuole bruciare. Vi è il lamento delle donne che lo stavano seguendo, un pianto, non si sa fino a che punto genuino, che diceva del momento drammatico, della perdita di qualche cosa di importante. Ma questo dramma è in realtà quello dell’uomo che rifiuta Gesù e per questo c’è l’invito rivolto alle donne di piangere su loro stesse e sui loro figli.
Ma dopo la passione, morte vi sarà la risurrezione che cambierà la storia dell’uomo donando la possibilità di salvezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 22,67-70 di mercoledì 16 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 15 OTTOBRE
“In quel tempo. Gli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi, dissero al Signore Gesù: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». Rispose loro: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». Allora tutti dissero: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono».” (Lc 22,67-70)

Gesù è probabilmente nel Sinedrio, il supremo consiglio giudaico. In questo luogo viene interrogato sulla domanda chiave: “Sei tu il Cristo?”. Quale è l’identità di Gesù secondo l’autorità giudaica? Ma non c’era una vera ricerca della verità e la volontà di capire, il giudizio su Gesù era già dato: la sua condanna. Alcuni credevano nella figura di Gesù come il Messia ma temevano il giudizio degli altri componenti del consiglio supremo. Questo consiglio lo condannerà con l’accusa di essersi fatto come Dio, ma Gesù è Dio.
Capita a volte di essere accusatori convinti della colpevolezza di una altrui persona. Ma troppo spesso questo è solo un pensiero, una convenienza, una giustificazione verso se stessi. Non si cerca la verità fino in fondo perché conviene quella verità che si è trovata fino a quel punto. Il rischio è quello di condannare una persona innocente per sentito dire.
Cercare la verità nelle cose costa fatica ma dona pace e serenità nel cuore e coerenza cristiana.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 22,67-70 di martedì 15 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 14 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento».” (Lc 22,35-37)

Gesù mandò i discepoli ad annunciare la buona novella nei villaggi vicini solo con un mantello e poco altro. Quando questo accadde i discepoli non sentirono la mancanza delle loro cose ma si accorsero dell’accoglienza di alcune persone e della gioia di annunciare la buona novella.
Ai discepoli non mancò nulla, e il Signore annuncia che le cose stanno per cambiare, sta per giungere la sua passione e la sua separazione da loro e questo causerà molte prove e sofferenze. Per questo bisogna essere cauti e portare con se la borsa della fede, una sacca di preghiere e una spada di fortezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 22,35-37 di lunedì 14 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

VII Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 13 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».” (Mt 13,44-52)

Nelle parabole il bracciante trova un tesoro particolarmente prezioso e vende tutto ciò che ha per poterlo possedere. Così anche il mercante di preziosi. La scoperta di un tesoro di inestimabile valore è il Regno dei cieli talmente prezioso che supera qualsiasi avere terreno da lasciare tutto quello che si possiede per esso. Vi è una grande gioia nel fare questo, si è trovato finalmente il fine, lo scopo della esistenza.
Le cose terrene passeranno e vi sarà la fine del mondo che non è data sapere quando sarà, potrebbe essere fra poco tempo come fra moltissimi secoli. Si sa solo che ci sarà un giorno in cui tutto ciò finirà e vi sarà quel giudizio che separerà i buoni dai cattivi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 13,44-52 di Domenica 13 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 12 OTTOBRE
“In quel tempo. Nacque tra gli apostoli una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Il Signore Gesù disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno ».” (Lc 22,24-30a)

A volte ci si rende conto di essere “più bravi”, “più grandi” nel realizzare un qualche cosa rispetto a molte altre persone.
Questo a volte a ragione e a volte a torto.
Nel primo caso è un prendere coscienza di una verità che andrebbe gestita a servizio delle altre persone perché possano goderne i benefici. Dunque senza un “mettersi in cattedra” ma mettersi a servizio con la gioia di condividere. Se invece si vuole custodire gelosamente la propria bravura ed erigersi come persone superiori, allora si è in un cammino di estrema povertà spirituale.
Nel secondo caso, quello per cui ci si sente più grandi ma a torto, è voler illudersi di essere qualcuno ma in ciò si è particolarmente ciechi perché non si vuole riconoscere la bravura e la superiorità delle altre persone. Il pericolo è quello di trascinare con se nell’errore altre persone.
La via maestra del cristiano è sempre l’umiltà.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 22,24-30a di sabato 12 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 11 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». Durante il giorno insegnava nel tempio; la notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo di buon mattino andava da lui nel tempio per ascoltarlo.” (Lc 21,34-38)

“State attenti a voi stessi”, è l’invito del Signore Gesù a essere vigilanti con uno stile di amore e non con uno stile di dovere, di forzatura. L’essere attenti verso di se vuol dire mettere quelle condizioni per amare, per alzare lo sguardo verso la speranza testimoniata da Gesù e da tante persone venute dopo di lui. Vuol dire essere non chiusi su di se, nell’egoismo.
Uno stile di attenzione e vigilanza dona quella forza spirituale in grado di affrontare molte situazioni anche particolarmente difficili. Si ha quella possibilità di non cadere nella disperazione abbandonandosi agli eventi ma, al contrario, di affrontare tutto ciò con l’aiuto di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,34-38 di venerdì 11 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 10 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». E disse loro una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno»” (Lc 21,25-33)

Nel discorso d’addio del Signore Gesù annuncia un futuro sconvolgimento delle potenze del cielo, un’evidenza di un cataclisma. Ma il pericolo maggiore è la paura. La paura blocca l’uomo e lo fa cadere e lo fa morire dentro. La paura può essere diminuita grazie alla fiducia, alla fede nel Signore nostro Gesù Cristo. Non avere paura del futuro è un grande passo perché comunque il futuro del credente non è su questa terra ma nella vita eterna. Non aver paura.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,25-33 di giovedì 10 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 9 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti».” (Lc 21,20-24)

Prosegue il discorso d’addio di Gesù poco prima della sua passione, morte e risurrezione. La Gerusalemme cambierà, non sarà più come prima di Cristo, c’è una svolta nella storia della salvezza anche con la distruzione del Tempio in Gerusalemme che avverrà verso il 70 dopo Cristo.
L’illusione di una pratica religiosa confacente con i bisogni di alcuni gruppi e confacente con scelte politiche accomodanti è destinata a crollare e essere devastata.
Ma chi confida veramente nella verità portata da Gesù non avrà timore e sarà disposto anche di perdere la vita nelle fedeltà della fede perché rimanere in comunione con il Signore apre alla vita eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,20-24 di mercoledì 9 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 8 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né contro battere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».” (Lc 21,10-19)

Potrebbero capitare tante cose, terribili, dove anche le persone nelle quali si era posto fiducia potrebbero rivoltarsi contro. E’ un aspetto apocalittico di un tempo dove il male si scatenerebbe a tal punto da non far intravedere neanche uno spiraglio di bene.
Qui vi sarebbero solo due vie: quella della disperazione e quella della fede.
Quella della disperazione porterebbe a una reazione forte, una lotta cruenta che amplificherebbe ancora di più il male e la cattiveria, oppure a una rinuncia verso tutto quanto anche verso la propria esistenza. La prospettiva sarebbe la morte.
Quella della fede potrebbe portare a una grande lotta contro il male ma con la fiducia che anche nel caso di sconfitta questa non sarebbe definitiva, con la perseveranza nella fede la propria vita sarà salva.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,10-19 di martedì 8 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)