Venerdì della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 27 SETTEMBRE
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù istruiva il popolo nel tempio e annunciava il vangelo, sopraggiunsero i capi dei sacerdoti e gli scribi con gli anziani e si rivolsero a lui dicendo: «Spiegaci con quale autorità fai queste cose o chi è che ti ha dato questa autorità». E Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una domanda. Ditemi: il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?». Allora essi ragionavano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché non gli avete creduto?”. Se invece diciamo: “Dagli uomini”, tutto il popolo ci lapiderà, perché è convinto che Giovanni sia un profeta». Risposero quindi di non saperlo. E Gesù disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».” (Lc 20,1-8)

Inizia un confronto diretto fra Gesù e l’autorità religiosa ben rappresentata. Vi è sempre un pregiudizio nei riguardi di Gesù, guardato con sospetto e sentito come colui che vuole scavalcare la rappresentanza religiosa sostituendosi ad essa.
Ma Gesù è autorevole, non autoritario che si impone con la forza, al contrario, dialoga nella speranza di una comprensione almeno di alcuni di loro.
La capacità di Gesù consiste nel metter alla luce le contraddizioni di queste persone e i ragionamenti fatti solo sulla opportunità. Non dicono quello che pensano veramente ma dicono cose che possono essere accettate da chi sta ascoltando e lasci tutto come è.
Quanto è bello e gioioso essere schietti e sinceri e oggi ne abbiamo tanto bisogno di persone che dicano la verità!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 20,1-8 di venerdì 27 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 26 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».” (Lc 19,37-40)

Gesù entra nella sua Gerusalemme in modo solenne, c’è l’evidenza di grandi opere compiute da Gesù e che in queste c’è il dito di Dio. Ma c’è sempre chi si oppone e osserva in modo freddo i legami della legge senza cogliere chi è Gesù. Per questa ragione alcuni farisei chiedono il rimprovero di coloro che dicevano a gran voce che Gesù veniva nel nome del Signore.
Quanto è difficile essere unanimi in accordo sull’evidenza, vi sono e vi saranno sempre persone che si oppongono ma non per una non comprensione ma per presa posizione e opportunismo pensando che qualche altro possa prendere il loro posto di potere. In fin dei conti è solo una questione di paura, la paura che Gesù acquisti potere e si sostituisca nelle posizioni temporali ma Gesù non vuole togliere nulla ad alcuna persona ma indirizzare verso la salvezza dell’anima.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 19,37-40 di giovedì 26 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sant’Anatalo e tutti i Santi vescovi milanesi – Festa

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 25 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande ” (Mt 7,24-27)

Il Vangelo è più che mai oggi la guida per rinsaldare la fede in mezzo a molteplici eventi, distrazioni, tentazioni. L’ascolto della Parola del Signore è sempre quella novità che apre la mente verso quello che accade nella vita, nella società e da la possibilità di essere persona che indica una direzione molto diversa. Anche se vi sono tanti eventi negativi, con il Vangelo nel cuore si riesce a rimanere in piedi in mezzo a molteplici tempeste, problemi, drammi e testimoni della gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,24-27 di mercoledì 25 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 24 SETTEMBRE
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.” (Lc 18,35-43)

Un cieco, seduto in un luogo di passaggio appena saputo di Gesù gli gridava chiedendo pietà. Questo comportamento era di fastidio per le altre persone e chiedevano che tacesse ma il cieco gridava ancora più forte. Gesù accolse questo grido e guarì il cieco e una volta alzatosi incominciò a camminare dietro a Gesù.
Il cieco ha rotto quel conformismo che impone una etichetta di riguardo e moderazione nei confronti di una persona importante che passava di lì, ha osato urlare la sua fede verso Gesù chiedendogli pietà e a causa di questa fede fu guarito.
Oggi avere il coraggio di esporre la propria fede è essere anticonformisti, persone che dicono quello che pensano di fronte a un vuoto di riflessione, di pensiero, di fiducia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 18,35-43 di martedì 24 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 23 SETTEMBRE
“In quel tempo. Pietro disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».” (Lc 18,28-30)

La domanda di Pietro non dovrebbe nascere nel cuore di un cristiano fedele e devoto. Ma la fragilità umana è sempre in agguato, l’affermazione di Pietro che ha abbandonato tutto i suoi beni ha l’attenzione e la risposta di Gesù. Per chi ha abbandonato tutto per seguire il Signore Gesù, c’è un qualche cosa di grande molto più ampio rispetto a quello che si viveva e possedeva in precedenza e questo già da subito. L’amore di Dio non può essere confrontato con dei beni terreni o con l’affetto familiare, è diverso, ampio, non misurabile, non trascrivibile.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 18,28-30 di lunedì 23 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

IV Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 22 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.” (Gv 6,51-59)

Gesù è nutrimento di ogni cristiano, il pane vivo che dona vita, fuoco d’amore, voglia di movimento per trasmettere quella gioia che Gesù dona.
La carne e il sangue di Cristo sono vero nutrimento per avere in se la vita, la presenza del Signore Gesù nella propria persona.
La rinuncia a questo nutrimento non è cosa da sottovalutare, è bene accostarsi al sacramento dell’Eucarestia nella presenza reale del corpo e sangue di Cristo, vera fonte di vita per ogni cristiano. E questo lo possono fare tutti i cristiani che sono in comunione con il Signore quando non c’è il peccato mortale, altrimenti vanificherebbe e svaluterebbe l’Eucarestia commettendo sacrilegio.
Viene in soccorso la misericordia di Dio che ha donato alla Chiesa il sacramento della riconciliazione, vivendo il quale in modo sincero e con un vero pentimento nel cuore, è rimesso ogni peccato mortale commesso.
Allora si dischiude la grazia di una rinnovata comunione con il Signore Gesù che diventa piena accostandosi alla Comunione Eucaristica.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,51-59 di Domenica 22 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

S. Matteo Apostolo ed Evangelista – Festa

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 21 SETTEMBRE
“In quel tempo. Andando via, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano? ». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».” (Mt 9,9-17)

“Misericordia io voglio e non sacrifici”.
L’azione sacrificale è quell’offerta che veniva fatta con un rito offrendo alcuni animali. Oggi potrebbe corrispondere ad esempio a un digiuno da cibo, a un’offerta di un oggetto in una cappella e così via.
L’azione misericordiosa è un’attenzione verso una o più persone capendo il loro bisogno, entrando un po nelle sofferenze, nelle miserie del loro cuore e agendo di conseguenza.
Ecco dunque quello che il Signore Gesù vorrebbe: non azioni che non hanno rilevanza verso alcuna persona ma azioni che pongono attenzione buona verso il prossimo.
Questo non esclude quei piccoli fioretti come ad esempio il digiuno da cibo utili per acquisire un migliore controllo di se e divengono offerta al Signore unendo azioni di carità e di misericordia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 9,9-17 di sabato 21 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della III Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 20 SETTEMBRE
“In quel tempo. Quando il Signore Gesù vide il notabile ricco così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».” (Lc 18,24-27)

Sembra che le agiatezze terrene, ovvero la presenza abbondante di ogni tipo di bene, sia un mezzo per rimanere lontani dalla fede, come se tutto ciò fosse totalmente appagante.
E’ una illusione, questa non è vera felicità e l’abbondanza dei beni lega e imprigiona impedendo scelte alternative che sarebbero l’inizio verso una nuova esistenza verso un’abbondanza d’amore e non più di beni. Nulla è impossibile a Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 18,24-27 di venerdì 20 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della III Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 19 SETTEMBRE
“In quel tempo. Un notabile interrogò il Signore Gesù: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli rispose: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre” ». Costui disse: «Tutte queste cose le ho osservate fin dalla giovinezza». Udito ciò, Gesù gli disse: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!». Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco.” (Lc 18,18-23)

Un notabile, uomo ricco e rispettoso delle usanze religiose nelle quali credeva, chiede che cosa può fare di più, che cosa deve fare per la vita eterna, per guadagnare la beatitudine dopo la sua morte.
Gesù gli risponde con alcuni importanti comandamenti che fin dalla giovinezza il notabile ha fatto suoi. C’è ancora una cosa che potrebbe fare quesito notabile, cambiare in modo profondo la vita liberandosi dei suoi beni terreni e diventare un discepolo di Gesù, un vero e proprio salto di qualità.
Ma la sua ricchezza terrena lo tiene legato e sceglie di non diventare un discepolo e per questo sceglie la tristezza.
A volte scelte sbagliate ma conformiste danno da una parte la certezza di una vita senza scossoni e senza grossi problemi a Dio piacendo, dall’altra tolgono la felicità nel cuore facendo appannare la vita in un grigiore. Invece, il coraggio di scelte non conformiste e non opportuniste spesso danno una profondità di gioia e d’amore nella sequela al Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 18,18-23 di giovedì 19 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della III Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 18 SETTEMBRE
“In quel tempo. Presentavano al Signore Gesù anche i bambini piccoli perché li toccasse, ma i discepoli, vedendo ciò, li rimproveravano. Allora Gesù li chiamò a sé e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come l’accoglie un bambino, non entrerà in esso».” (Lc 18,15-17)

La semplicità e l’innocenza e la schiettezza di un bambino sono da prendere ad esempio. E’ il modo per rivolgersi e accogliere il regno di Dio nella esistenza e nella fede. Non certo i molti ragionamenti possono giovare alla fede, ad accogliere il Signore Gesù nella vita ma è la semplicità, la fiducia come quelle di un bambino piccolo verso i suoi genitori.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 18,15-17 di mercoledì 18 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)