Giovedì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire
Giovedì 17 Ottobre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».” (Lc 24,44-48)

Gesù si riferisce a Mosè, ai Profeti e ai Salmi. In queste parti della Bibbia si parla di Gesù, sono i capisaldi della fede ebraica. Per il sacrificio di Gesù a tutti i popoli sarà predicato il Vangelo facendo riferimento alla Bibbia ebraica che ha preannunciato il Signore e la sua passione.
Salvaci Signore dall’arroganza, dall’egoismo e portaci verso vie di solidarietà per costruire fratellanza fra i popoli.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 22,67-70 – Giovedì 17 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
beato Contardo Ferrini
Mercoledì 16 Ottobre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».” (Lc 23,28-31)

Il legno verde è vivo, cresce e rappresenta la parte innocente, Gesù. Il legno secco non può che essere tagliato o bruciato e rappresenta coloro che hanno condannato Gesù. Questi hanno un destino infausto ma c’è sempre la misericordia di Dio per chi si pente.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 22,67-70 – Mercoledì 16 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
santa Teresa di Gesù, dottore della Chiesa
Rito ambrosiano
Martedì 15 Ottobre 2024

“In quel tempo. Gli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi, dissero al Signore Gesù: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». Rispose loro: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». Allora tutti dissero: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono».” (Lc 22,67-70)

Gesù è al processo davanti al tribunale ebraico e questo diventa occasione per le risposte che esprimono l’identità di Gesù: è il Cristo (Messia), il Figlio dell’uomo, il Figlio di Dio.
L’incredulità degli anziani del popolo è grande a tal punto da negare l’evidenza dei segni, i miracoli, che il Signore Gesù aveva compiuto e confermavano la sua identità: il Messia, il Figlio di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 22,67-70 – Martedì 15 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
san Callisto I, papa e martire
Rito ambrosiano
Lunedì 14 Ottobre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento».” (Lc 22,35-37)

Gesù si prepara alla lotta contro il peccato prima della sua passione, una lotta cruenta dove deve compiersi la Scrittura: «E fu annoverato tra gli empi»
Si tratta della citazione del profeta Isaia che parla di Gesù:
«è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.»
(Isaia 53,12b)
Giunge al compimento della sua missione per la salvezza dell’umanità. Gesù si dona.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 22,35-37 – Lunedì 14 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito ambrosiano
Domenica 13 Ottobre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù espose ai suoi discepoli un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».” (Mt 13,24-43)

Le tre parabole del Vangelo di questa Domenica esprimo un stile di Dio.
La parabola della zizzania riguarda la giustizia alla fine dei tempi dove il Signore giudicherà. Chi è rimasto negli scandali, nel male difficilmente potrà accedere alla beatitudine celeste.
La parabola della senape fa anche intendere che un piccolo gesto buono, la semina del granello di senape, può diventare cosa grande, un grosso albero.
Nella parabola del lievito dove viene sottolineata l’opera della donna nell’impastare la farina, il lievito fa in modo che l’impasto cresca.
L’uomo dovrebbe fare cose buone e in questo il Signore agisce perché non si spenga l’opera buona compiuta ma si espanda e diventi luce e esempio per molte persone.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 13,24-43 – Domenica 13 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Beato Carlo Acutis
Rito ambrosiano
Sabato 12 Ottobre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».” (Mt 18,23-35)

Perdonare perché si è perdonati. Dovremmo essere persone felici perché perdonate dal Signore. Una comunità cristiana è anche una Comunità di peccatori perdonati e la Chiesa è santa perché è di Gesù, il Santo dei santi. Se si riesce a cogliere la grandezza del sentirsi perdonati da Dio, l’esistenza diventa più serena nella fede nonostante i molti problemi e i molti drammi.
Allora dovrebbe essere più facile perdonare a nostra volta in una via che dall’odio, dal rancore, si dirige verso il perdono, la giustizia, la pace.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 18,23-35 – Sabato 12 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
san Giovanni XXIII, papa
Rito ambrosiano
Venerdì 11 Ottobre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». Durante il giorno insegnava nel tempio; la notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo di buon mattino andava da lui nel tempio per ascoltarlo.” (Lc 21,34-38)

Quanto sarebbe bello che i cuori non si appesantissero, rimanessero aperti allo stupore a all’amore. Questa è una idealità, di difficile applicazione ma non per i piccoli non appesantiti da mille cose della vita, dai molti affanni. Gli affanni della vita sono il maggior impedimento a un cuore che voglia veramente aprirsi alla novità di una vita che si può rinnovare grazie a Gesù.
Signore Gesù, aiuta i cuori appesantiti dai molti affanni perché liberi possano trovare la via della pace e della salvezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 21,34-38 – Venerdì 11 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
san Daniele Comboni, vescovo
Rito ambrosiano
Giovedì 10 Ottobre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». E disse loro una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».” (Lc 21,25-33)

Vi sarà un giorno la fine dei tempi. Non è dato a sapere all’uomo quando questa accadrà. Il pensiero a un termine del tutto è certo non rinfrancante, cosa sarà di tutto quello che è stato realizzato, di tutti i grandi passi dell’uomo nel progresso?
C’è qualche cosa di più importante che fa capire che tutto il realizzato è solo un mezzo per poter vivere e tendere l’esistenza verso l’eternità. Si chiama amore, carità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 21,25-33 – Giovedì 10 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
san Dionigi, vescovo e compagni, martiri
Rito ambrosiano
Mercoledì 9 Ottobre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti».” (Lc 21,21-24)

C’è un cambiamento che provoca una distruzione e poi una nuova costruzione. Gerusalemme, in particolare il suo Tempio, costruzione maestosa, verrà distrutto. Inizia un nuovo tempo dove non vi è più il Tempio ma vi è il Signore che vuol essere tempio di ogni persona che crede e vuole essere fedele.
Un tempo purtroppo dove l’uomo senza lo sguardo sul Signore, continua a cadere nei suoi egoismi e non riesce a essere in una condizione di pace, di rispetto, di solidarietà.
Questo tempo avrà un giorno il suo termine con la venuta del Signore Gesù, la fine dei tempi, dove tutti gli egoismi non saranno più.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luce 21,21-24 – Mercoledì 9 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
sant’Anselmo di Lucca, vescovo
Rito ambrosiano
Martedì 8 Ottobre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».” (Lc 21,10-19)

Una vita che è protesa verso l’eternità. È quella dei discepoli che seguono Gesù, con la loro perseveranza nulla di essi andrà perduto anche in mezzo a grandi turbolenze della vita.
Sono inevitabili le molte sofferenze causate dagli uomini per via dell’egoismo ma la testimonianza di chi tenta di essere un fedele di Gesù è di grande speranza. Tutto può accadere, come “segni terrificanti dai cieli” ma se l’anima è protesa verso l’infinito, verso la speranza di una eternità, allora nulla andrà perduto.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luce 21,10-19 – Martedì 8 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)