Giovedì della V settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Giovedì 26 Marzo 2026

“In quel tempo. Tra la gente nacque un dissenso riguardo al Signore Gesù. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.” (Gv 7,43-53)

Verso la Settimana Autentica, Santa, i Vangelo ci premettono alla passione di Gesù.
Le guardie mandate dai farisei per arrestare Gesù rimasero stupite delle sue parole, troppo diverse da quelle dei farisei.
“Mai un uomo ha parlato così!”.
Avevano capito che c’era qualche cosa di vero in quelle parole mentre i farisei ormai non erano più capaci di intendere nulla riguardo a Gesù, il cuore era ormai indurito.
Nicodemo, un fariseo, ha però uno stile onesto e cita la Legge su come si deve agire nei confronti di una persona da giudicare.
«La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?»
Ma i farisei avevano già deciso riguardo a Gesù e offendono il sapiente Nicodemo. Tutto è nella direzione già decisa nei cuori induriti.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 7,43-53 – Giovedì 26 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Annunciazione del Signore

Solennità
Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Mercoledì 25 Marzo 2026

“In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.” (Lc 1,26b-38)

«Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te»
L’annuncio della gioia del Signore che vuole essere uomo fra gli uomini arriva alla prescelta, colei che è ricolma dei favori di Dio. Un compito importante dato a Maria che dovrà portare nel suo grembo il suo Signore. Maria dice il suo sì e concepisce Gesù:
«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola»
La salvezza dell’umanità inizia con un sì, con una speranza di un Dio che vuole essere con le sue creature.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 1,26b-38 – Mercoledì 25 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Martedì della V settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Martedì 24 Marzo 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.” (Gv 6,63b-71)

«Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita.»
Le parole del Signore sono Spirito, hanno un significato che diventa profondo e sempre nuovo grazie all’azione dello Spirito Santo. Questo dona vita, dona vivacità alla esistenza. Si inizia a vedere, a capire nella speranza di un futuro con movimenti d’amore.
«Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita.»
Ma la fragilità umana consiste nel dubbio, nel diffidare, nel dubitare degli altri del gruppo degli Apostoli, nell’avere fiducia limitata nel Signore. Questo porta all’incredulità rispetto alle parole del Signore.
Necessita quella spinta che solo una fede bella può dare, e questa viene da Dio nel suo profondo desiderio della salvezza di ognuno: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
I discepoli lasciano Gesù, troppo forte il peso della Verità, solo i suoi Apostoli rimangono con lui con quella differenza: Pietro esprime la fede, la piena fiducia nel Signore, e uno di loro è un diavolo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 6,63b.71 – Martedì 24 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della V settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Lunedì 23 Marzo 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».” (Mc 8,27-33)

Pietro ha le idee chiare, dice con schiettezza a Gesù: «Tu sei il Cristo»
Ma al primo annuncio della passione e morte di Gesù, Pietro si comporta come qualsiasi uomo su questa terra non volendo che Gesù possa soffrire ma questo che sembra cosa buona in realtà è satanica, «Va’ dietro a me, Satana!» gli dice Gesù perché Pietro avrebbe voluto per Gesù un cammino senza condanna, senza morte che non potevano appartenere al Messia. Ma questo pensiero, era lontano da quello di Dio. Pietro e i discepoli comprenderanno dopo la passione morte e risurrezione di Gesù alla Pentecoste.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 8,27-33 – Lunedì 23 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

V Domenica di Quaresima

Domenica di Lazzaro
Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Domenica 22 Marzo 2026

“In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.” (Gv 11,1-53)

Dio è vita e dona vita, è il Dio dei viventi, e si fa carico del dramma della morte. Gesù avrebbe potuto evitare la morte dell’amico Lazzaro, ma ha voluto fare suo il nostro dolore per la morte delle persone care, lo ha vissuto come uomo, come ognuno di noi vive il lutto. Soprattutto ha voluto mostrare il dominio di Dio sulla morte, la gloria di Dio.
«Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio»
Papa Francesco:”In questo passo del Vangelo vediamo che la fede dell’uomo e l’onnipotenza di Dio, dell’amore di Dio si cercano e infine si incontrano. È come una doppia strada: la fede dell’uomo e l’onnipotenza dell’amore di Dio che si cercano e alla fine si incontrano. Lo vediamo nel grido di Marta e Maria e di tutti noi con loro: “Se tu fossi stato qui!…”. E la risposta di Dio non è un discorso, no, la risposta di Dio al problema della morte è Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita… Abbiate fede! In mezzo al pianto continuate ad avere fede, anche se la morte sembra aver vinto. Togliete la pietra dal vostro cuore! Lasciate che la Parola di Dio riporti la vita dove c’è morte”. (Papa Francesco, Angelus marzo 2020)
L’opera di Gesù, forte nella risurrezione di Lazzaro, è un segno. Lazzaro dovrà comunque morire alla vita terrena. La speranza della vittoria sulla morte è data, dove c’è il dolore, la tristezza, la paura della morte c’è la vita anche se si è mortali a questo mondo. Gesù è la risposta alla morte:
«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno.»C’è qualche cosa che non morrà mai, c’è una immortalità insita in ogni uomo, c’è l’immortalità dell’anima di ognuno e con Gesù rimane aperta alla vita, alla pienezza di vita. Tutto ciò viene donato credendo veramente nel Signore, per sempre.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 11,1-53 – Domenica 22 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della IV Domenica di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Sabato 21 Marzo 2026

“In quel tempo. Furono portati al Signore Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.” (Mt 19,13-15)

Alcune persone, forse i genitori, forse le mamme, portarono i bambini da Gesù perché fossero oggetto sia di imposizione delle mani sia di preghiera.
Non è una richiesta superstiziosa, è la volontà di mettere sotto la protezione di Gesù questi bambini poiché i loro genitori si fidavano di lui.
I discepoli non volevano disturbare Gesù a riguardo e volevano impedire questa azione. Ma la semplicità dei piccoli è cara a Gesù e li fa condurre a sé. Bisognerebbe essere come bambini per accedere al regno dei cieli.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 19,13-15 – Sabato 21 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Venerdì della IV settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Venerdì 20 Marzo 2026

VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (22 febbraio 2026) a Giovedì Santo (2 aprile 2026). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici o anaeucarisitci, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.

PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».

Messaggio Papa leone XIV per la Quaresima 2026
INSIEME
Infine, la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Anche la Scrittura sottolinea questo aspetto in molti modi. Ad esempio, quando narra, nel libro di Neemia, che il popolo si radunò per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge e, praticando il digiuno, si dispose alla confessione di fede e all’adorazione, in modo da rinnovare l’alleanza con Dio (cfr Ne 9,1-3).
Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione.
Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore. (quarto ed ultimo paragrafo del messaggio)

A cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Venerdì 20 marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

San Giuseppe, sposo della B.V. Maria

Solennità
Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Giovedì 19 Marzo 2026

“In quel tempo. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».” (Mt 2,19-23)

La Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe era esule in Egitto lontano dalla ferocia di Erode che voleva morto il bambino. Vi era stata la strage degli Innocenti, Erode aveva fatto uccidere i bambini da due anni in giù in tutta la regione di Betlemme per questo Giuseppe in fretta portò Maria e Gesù Bambino in Egitto.
Una volta morto Erode, Giuseppe ritorna in Israele e si avvia a Nàzaret.
Giuseppe è a servizio della santa famiglia, la protegge ubbidendo al Signore dando un esempio di fedeltà e affidamento. La festa di oggi ricorda la figura di Giuseppe, silenziosa, a servizio con dedizione, ubbidienza al Signore. È l’ultimo dei patriarchi che riceve istruzioni da Dio attraverso l’Angelo. Oltre a essere patrono dei Papà, è la festa dei Papà, lo è anche dei Carpentieri, Lavoratori, Moribondi, Economi, Procuratori Legali, Poveri, Esuli, e Afflitti.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 2,19-23 – Giovedì 19 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della IV Domenica di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Mercoledì 18 Marzo 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».” (Mt 7,13-20)

Non si scegliere una via difficile e angusta da percorrere a meno che vi sia un valido motivo.
L’amore è quella spinta che fa percorrere anche la via più difficile che conduce a alla porta stretta della vita.
Non vi è una esistenza facile e senza alcun ostacolo, vi sono sempre impedimenti, drammi, da affrontare con fede e l’aiuto del Signore. Il percorrere di questo cammino a volte molto faticoso conduce alla vita perché è ricolmo d’amore.
La via che porta alla perdizione, alla rovina è invece molto ampia e facile. Qui la vita si china su se stessa e si basa solo su alcuni frammenti di gioia momentanea, simulata, in una assenza del bene cercando solo per se qualche cosa di buono.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 7,13-20 – Mercoledì 18 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Martedì della IV Domenica di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Martedì 17 Marzo 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».” (Mt 7,6-12)

La cose sante sono quelle preziose che una persona custodisce nel suo cuore. Queste non sono da esporre a chiunque ma solo a persone altamente fidate e amate.
Se imprudentemente si fa calare la riservatezza su quello che si custodisce nel cuore e lo si espone a chiunque, il rischio è grande perché si corre il rischio di essere calpestati sulle cose care.
Così le cose sante fra cui la fede non vanno esposte a caso, a chiunque, si rischierebbe la derisione e lo scherno ma vanno esposte solo a tempo opportuno, quando una persona ha già iniziato un cammino di fede. La testimonianza per i non credenti consiste nell’essere cristiani nella vita, ogni giorno.
Chiedere, cercare e bussare, sono tre importanti azioni. Quanto spesso non si chiede, non si cerca quello che vorremmo e non si bussa per cui quella porta rimane chiusa. Con un po’ di fede e di speranza anche quello che non si oserebbe fare diventa possibile.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 7,6-12 – martedì 17 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)