II Giorno dell’ottava di Pasqua Tempo di Pasqua Rito Ambrosiano Lunedì 6 Aprile 2026
“In quel tempo. Il primo giorno della settimana, al mattino presto le donne si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto. ” (Lc 24,1-12)
Le donne non trovano il corpo di Gesù nella tomba e due uomini le invitano a ricordarsi delle parole di Gesù e annunciano la sua risurrezione. Esse si ricordano di quelle parole pronunciate da Gesù prima della sua Passione e della sua Morte. Credono a queste parole, annunciano agli Undici Apostoli l’accaduto. Lo stupore nasce in Pietro, incredulo, per tre volte aveva rinnegato Gesù ma si pentì e pianse amaramente. Pietro giunto alla tomba vuota vede quei teli per la sepoltura ma il corpo non c’è. Pieno di stupore per l’accaduto, si accorge di un movimento di misericordia del Signore che vuole venire incontro alle durezze di cuore, di incomprensione e di incredulità dell’uomo. Cristo Signore è risorto, Alleluia!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Luca 24,1-12 – Lunedì 6 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)
Tempo di Pasqua Rito Ambrosiano Domenica 5 Aprile 2026
“In quel tempo. Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.” (Gv 20,11-18)
È risorto.
Una passione d’amore, sofferenza donata, offerta per salvare l’uomo, morto per ognuno nessuno escluso, risorto per ognuno, nessuno escluso.
In questo tempo oscuro dell’umanità dove prevale l’arroganza, il potere, il dominio degli uni sugli altri, l’odore della morte, ci è data una via sempre nuova dove il potere e il dominio sugli altri viengono sostituiti da un servizio attento verso gli altri che da nemici diventano fratelli e sorelle.
È Risorto.
Anche la persona più abbietta e peccatrice del mondo con la risurrezione di Gesù ha la possibilità di essere redenta, vivere nella pienezza l’idea di Dio per l’uomo, che è la sua salvezza, il suo amore.
Il cuore arde nella gioia del Risorto. Lo spiraglio di speranza diventa luminoso, Gesù è il vero ed unico punto di riferimento dell’uomo, uomo che si è letteralmente cacciato con le sue mani nei molteplici e gravi drammi nel mondo volendo sempre prevalere sull’altro.
Gesù è risorto per il soldato americano, per il soldato ebreo che gli è stato ordinato di uccidere, e ha ucciso.
Gesù è risorto per il soldato iraniano che gli è stato ordinato di uccidere, e ha ucciso.
Gesù è risorto per il soldato russo, nord coreano, ucraino che gli è stato ordinato di uccidere, e ha ucciso.
È risorto per ogni soldato ferito, per ogni soldato ucciso di qualsiasi nazione.
Gesù è risorto per tutte le vittime di guerra, sopraffazioni
È risorto per coloro che hanno trucidato, abusato, maltrattato gli inermi, uomini, donne, bambini.
È risorto per chi inerme è rimasto ucciso, abusato, maltrattato gli è stata negata la dignità.
È risorto.
La speranza di una via di pace è nel Signore Gesù, è nella sua risurrezione perché l’uomo possa abbandonare i suoi egoismi e accorgersi di non avere nemici ma fratelli e sorelle.
Risorto, per ognuno di noi, riprendiamoci la vita in mano con il Signore Gesù luce di speranza, facciamo ardere il nostro cuore difronte all’immensità d’amore donatoci, di fronte all’immensità d’amore che vorrà ancora e ancora e ancora donarci.
Gesù cocciuto, testardo nel donarsi, nel voler regalare misericordia a piene mani. Testardo nell’amare a qualsiasi costo, a qualsiasi prezzo di sofferenza.
Non siamo soli, Gesù unisce vuole persone assieme che trovino la pienezza della propria vita e dignità nell’andare avanti assieme. Cuori che ardono di gioia, cuori che si accorgono del Signore Gesù. Cuori che amano. Gesù è risorto. Alleluia!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 20,11-18 – Domenica 5° Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)
Settimana Autentica (Santa) – Triduo Pasquale Celebrazione della Passione del Signore Rito Ambrosiano Venerdì 3 Aprile 2026
PASSIONE DEL NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO
“Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì -, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”. Ma quelli dissero: “A noi che importa? Pensaci tu!”. Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: “Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue”. Tenuto consiglio, comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: “Sei tu il re dei Giudei?”. Gesù rispose: “Tu lo dici”. E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: “Non senti quante testimonianze portano contro di te?”. Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito.
A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: “Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?”. Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: “Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua”.
Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: “Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?”. Quelli risposero: “Barabba!”. Chiese loro Pilato: “Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?”. Tutti risposero: “Sia crocifisso!”. Ed egli disse: “Ma che male ha fatto?”. Essi allora gridavano più forte: “Sia crocifisso!”.
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: “Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!”. E tutto il popolo rispose: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli”. Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: “Salve, re dei Giudei!”. Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce.
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa “Luogo del cranio”, gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: “Costui è Gesù, il re dei Giudei”. Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: “Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!”. Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: “Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!”. Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: “Elì, Elì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Costui chiama Elia”. E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: “Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!”. Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!”.
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.” (Mt 27,1-56)
A causa dell’umanità perduta c’è un uomo di pace, un uomo dei dolori, onnipotente nell’esprimere la sua totale consegna a coloro che lo crocifiggono. Gesù l’Uomo-Dio.
In mezzo a due ladroni, crocefisso, senza peccato, ha permesso di farsi condannare circondato da peccatori anch’essi crocefissi. Circondato dal drappello di soldati che hanno eseguito l’esecuzione, da coloro che lo hanno condannato e umiliato, dalla folla che incitata era contro di lui. Tutto è finito, c’è il buio, non c’è più speranza. “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? “ La notizia del Cristo venuto in mezzo alle sue creature sembra ormai perduta. Ma il centurione e il drappello di soldati addetti alla crocifissione e alla custodia dei condannati, guardano con stupore e capiscono: “Davvero costui era Figlio di Dio!”. Nell’incomprensibile situazione inizia la redenzione, nasce la fede, la cecità inizia a cadere. Si apre uno spiraglio di speranza. “Davvero costui era Figlio di Dio!”. L’amore è più forte della morte. L’annuncio della salvezza inizia da coloro che hanno eseguito la condanna e prima lo avevano coronato di spine. Lui è il vero re dei Giudei.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 27,1-56 – Venerdì 3 Aprile 2026 – Triduo Pasquale – Rito Ambrosiano)
Settimana Autentica (Santa) – Triduo Pasquale Celebrazione vespertina nella Cena del Signore Rito Ambrosiano Giovedì 2 Aprile 2026
PASSIONE DEL NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO
“Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?”. Ed egli rispose: “Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: “In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà”. Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”. Ed egli rispose: “Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”.
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: “Prendete, mangiate: questo è il mio corpo”. Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio”.
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: “Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti:
Percuoterò il pastore
e saranno disperse le pecore del gregge.
Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea”. Pietro gli disse: “Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai”. Gli disse Gesù: “In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”. Pietro gli rispose: “Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò”. Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”. E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”. Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”. Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: “Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: “Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà”. Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: “Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino”.
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!”. Subito si avvicinò a Gesù e disse: “Salve, Rabbì!”. E lo baciò. E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!”. Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: “Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?”. In quello stesso momento Gesù disse alla folla: “Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti”. Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: “Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni””. Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: “Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?”. Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio”. “Tu l’hai detto – gli rispose Gesù -; anzi io vi dico:
d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire sulle nubi del cielo“.
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: “Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?”. E quelli risposero: “È reo di morte!”.
Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: “Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?”.
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: “Anche tu eri con Gesù, il Galileo!”. Ma egli negò davanti a tutti dicendo: “Non capisco che cosa dici”. Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: “Costui era con Gesù, il Nazareno”. Ma egli negò di nuovo, giurando: “Non conosco quell’uomo!”. Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: “È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!”. Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quell’uomo!”. E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: “Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”. E, uscito fuori, pianse amaramente.” (Mt 26,17-75)
Parole d’offerta. Parole di servizio. Parole di solidarietà. Parole di perdono. Parole di pace. «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo»
«Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati.»
Queste parole sono state pronunciate da Colui per mezzo del quale tutte le cose furono create. Parole efficaci e vere. Dopo questo Giuda tradisce, tutti lasciano Gesù e Pietro lo rinnega per tre volte. Gesù è abbandonato da tutti, si trova arrestato e in mezzo a coloro che vogliono una giustificazione per condannarlo e giustiziarlo. Gesù esprime così il suo infinito amore per l’umanità tutta, sia per coloro che lo hanno condannato, sia per coloro che lo hanno abbandonato. Gesù lascia la sua presenza reale in quel pane e in quel vino che diventano il suo Copro e il suo Sangue perché questi non vengano mai più a mancare all’uomo. Perché l’umanità ha estremo bisogno del Signore e senza di lui non ce la fa più a percorrere vie di solidarietà e di pace. In quel pane e in quel vino c’è l’unico sacrificio di Cristo che si ripresenta ogni volta che il sacerdote fa la consacrazione e pronuncia quelle parole perché quel pane e quel vino siano veramente il Corpo e il Sangue di Cristo. L’umanità ha bisogno di essere nutrita di quell’amore che non muore mai; Gesù ce lo dona, noi possiamo imparare da questo dono perché noi stessi diventiamo uomini e donne di pace, di perdono di giustizia.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 26,17-75 – Giovedì 2 Aprile 2026 – Triduo Pasquale – Rito Ambrosiano)
Settimana Autentica (Santa) Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Mercoledì 1° Aprile 2026
In quel tempo. Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.” (Mt 26,14-16)
Giuda vende Gesù. È il tradimento, rivoltare una amicizia facendola diventare un baratro buio e profondo nel quale Giuda non riesce più a uscirne. Una tenebra intensa e accecante che copre completamente il cuore di Giuda. Il Signore permette che questo accada, non lo impedisce, non usa la forza, lascia la piena libertà dall’azione che porterà alla sua cattura. La Passione del Signore inizia a prendere forma per compiersi nella sua più totale e libera offerta di se stesso all’umanità perduta.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 26,14-16 – Mercoledì 1° Aprile 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Settimana Autentica (Santa) Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Martedì 31 Marzo 2026
In quel tempo. Terminati tutti questi discorsi, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso». Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».” (Mt 26,1-5)
Inizia il racconto della Passione e Morte del Signore. Gesù ha bene in mente quello che sta per accadere. La Pasqua del Giudei è vicina, i capi dei sacerdoti, gli anziani del popolo con il sommo sacerdote Caifa decidono la cattura e la morte di Gesù prima della festa pasquale. La consapevolezza di Gesù è drammatica, sa esattamente cosa gli aspetta, la falsità dei potenti, l’abbandono di tutti, il processo farsa, l’umiliazione, la Croce. «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso»
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 26,1-5 – Martedì 31 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Settimana Autentica (Santa) Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Lunedì 30 Marzo 2026
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».” (Lc 21,34-36)
Le dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita, distolgono dalla cosa importante da vivere in coscienza durante la Settimana Autentica, la più importante settimana cristiana. Si tratta di fare memoria durante la giornata lavorativa, o di studio, o di faccende, del percorso che Gesù fece duemila anni fa in quella settimana dopo l’ingresso gioioso a Gerusalemme fra la folla con rami d’ulivo e palme. Come proposto dal Vangelo si tratta di avere una attenzione e vigilanza, attuando anche momenti di preghiera e di riflessione anche se brevi.
“Padre di misericordia, concedi al tuo popolo, chiamato a meditare sui misteri della passione redentrice, di contemplare con occhi pietosi la scena del Golgota e di sentire più vivo in cuore l’affetto per il Signore Gesù crocifisso, che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen” (orazione finale dell’Ufficio delle Letture del giorno)
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Luca 21.34-36 – Lunedì 30 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Settimana Autentica (Santa) Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Domenica 29 Marzo 2026
“In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.” (Gv 11,55-12,11)
Inizia l’ultima parte del cammino quaresimale con la celebrazione della Domenica delle Palme con la quale si apre la Settimana Autentica (Santa), la più importante settimana di tutto l’anno liturgico.
Molti Giudei prima della imminente Pasqua si recavano a Gerusalemme per la purificazione rituale e cercavano Gesù nel tempio. Altri, i capi dei sacerdoti e i farisei, invece lo cercavano per poterlo arrestare. Gesù si trova a Betània con, Lazzaro, Marta, e Maria. Gesù è in partenza per avviarsi verso la sua Passione, Morte e Risurrezione. Prima della conclusione della sua missione sapendo della sofferenza cui andava incontro, vuole incontrare le persone a lui più care per l’ultima volta.
È come una persona in partenza per un lungo viaggio che partecipa con i suoi più cari amici a una cena di saluto e ringraziamento per tutto quello che è stato fatto, donato e ricevuto. Gli viene consegnato un regalo prezioso da portare con se nel cuore, quello fatto da Maria sorella di Marta, un profumo non in bottiglietta e ben confezionato ma sparso sui piedi di Gesù usando i capelli come asciugamano.
È l’unzione di Betania, l’espressione di un cuore che ama Gesù, che lo ammira non per la sua grandezza terrena ma per il suo abbassarsi ed essere vicino all’uomo, a servizio dell’umanità perché possa salvarsi.
Quello di Maria è un cuore che arde perché è ai piedi di Gesù. Il cuore di Gesù arde perché pronto a vivere la sua Passione, Morte e Risurrezione, pronto a perdonare quanti lo condanneranno, lo abbandoneranno, lo uccideranno. Un segno d’amore che prosegue poi con l’ingresso solenne a Gerusalemme nella sua regale mitezza, lui è il vero re seduto su un puledro d’asina
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 11,55-12,11 – Domenica 29 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
In Traditione Symboli Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Sabato 28 Marzo 2026
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, “e troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».” (Mt 11,25-30)
I piccoli nel Vangelo sono persone poco o per nulla istruite, semplici di cuore, aperte all’ascolto e alla novità portata da Gesù. Esse superano i dotti e i sapienti istruiti nelle più rinomate scuole. Quest’ultimi si credono superiori e in realtà sono ignoranti a causa della loro superbia. «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.» Sta per iniziare la Settimana Autentica (Santa), come “piccoli”, bisognosi e assetati della Parola del Signore, della sua azione di salvezza, potremmo essere con il Signore nel cammino della salvezza. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.»
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 11,25-30 – Sabato 28 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Venerdì 27 Marzo 2026
VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (22 febbraio 2026) a Giovedì Santo (2 aprile 2026). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici o anaeucarisitci, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.
PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».
In questo tempo di Quaresima sono rimasto chiuso nei bisogni personali costruendo una cortina di preghiera che mi assolvesse la coscienza? Sono rimasto chiuso in me stesso? Non ho di fatto realizzato delle azioni di carità con uno sguardo che si accorge del vicino? Non ho visitato una persona anziana o malata? Non ho tentato di abbattere il muro di divisione con un mio parente con il quale non riesco più a parlare? Quante cose potevo realizzare e magari sono rimasto fermo. Ma in questa Settimana Autentica (Santa) che si apre con la Domenica delle Palme ho la possibilità ancora di accorgermi dello sguardo di misericordia del Signore che è per me. Posso partecipare con gioia alle funzioni religiose aprendo il mio cuore a Dio e al prossimo.
A cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Venerdì 27 marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)