Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Martedì 10 Marzo 2026
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».” (Mt 6,16-18)
Il digiuno nel tempo della Quaresima è particolarmente indicato. Non si tratta solamente del digiuno da cibo ma di individuare quale digiuno è necessario per migliorare. Ad esempio un digiuno da parole aggressive, dal giudizio sulle altre persone in assenza di esse, dal vedere in ogni situazione solo gli aspetti negativi. Questi valgono molto di più che una serie lunga di fioretti di astinenza da cibo. La Quaresima è la possibilità di uno stile di vita umile e coerente con i valori cristiani anche con la pratica di un vero digiuno.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 6,16-18 – Martedì 10 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Lunedì 9 Marzo 2026
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».” (Mt 6,7-15)
Una preghiera detta con il cuore se pur breve ha molto più ascolto di Dio Padre rispetto a una lunga preghiera detta con meccanicità e con il cuore che vaga in varie direzioni. Ad esempio, se ci si rivolge a una persona continuando a parlare, scaricando su di essa una valanga di parole che non la coinvolgono, essa potrebbe non vedere l’ora di allontanarsi. Ma se ci si rivolge con poche parole dette bene e con amicizia, ella ascolterà volentieri. Così la preghiera che non dev’essere una attività parolaia ma un rivolgersi con il cuore al Padre nostro che è nei cieli.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 6,7-15 – Lunedì 9 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Domenica di Abramo Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Domenica 8 Marzo
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.” (Gv 8,31-59)
Gesù è in discussione con alcuni Giudei e ora si rivolge a quelli che lo avevano ascoltato e creduto. «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi»
Se rimarrete nella mia parola. Come considero la Parola del Signore? Come consideravano queste persone la Parola di Gesù? Il loro orgoglio, la loro dura cervice nell’essere giusti, senza errore nei giudizi, praticamente perfetti e rispettosi della Legge, li distanzia subito da Gesù, non sono in grado di stupirsi per la verità che è davanti a loro, non sono in grado di cambiare cogliendo il dono della misericordia di Dio. Non possono essere suoi discepoli, vorrebbe significare l’umiltà di aver bisogno di imparare dal maestro Gesù, punto di riferimento per la propria vita.
Questo impedisce loro di affacciarsi alla verità, alla gioia di essere con e per Gesù in una forte comunione spirituale con Dio.
Per queste ragioni la discussione diventa aspra, Gesù vuole liberare anche costoro con la verità che fa liberi apre a Dio, apre agli altri, e libera da ogni presunzione e cattiveria.
Ma i Giudei che hanno creduto in lui si infilano in un percorso di arroganza, di presunzione di essere dalla parte giusta senza alcun bisogno d’ascolto.
La presunzione di aver sempre ragione porta anche a idee di guerra, di risoluzione delle questioni con metodi violenti. La strada dovrebbe essere differente, se si parte da una diversa prospettiva mettendo da parte la presunzione di essere nel giusto e potente, si va verso l’ascolto paziente per capire e anche cambiare la propria opinione in una via che può diventare di pace.
I Giudei chiudono il cuore e con abilità e disonestà intellettuale, giustificano se stessi perché figli di Abramo e come tali sono bravi giudei. Per loro è Gesù che è indemoniato. Ma il loro cuore è ormai indirizzato verso una chiusura, diventa freddo, di pietra. Non ascoltano più Gesù che voleva far loro ardere il cuore con la grazia dello Spirito e della sua Parola.
Abbandoniamoci, facciamo agire in noi con molta docilità e accoglienza la grazia dello Spirito di Gesù e la sua Parola che vuol far ardere il nostro cuore.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 8,31-59 – Domenica 8 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Sabato 7 Marzo 2026
“In quel tempo. Il Signore Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.” (Mc 6,1b-5)
«Da dove gli vengono queste cose?» La domanda che fanno gli abitanti del luogo dove Gesù era cresciuto è corretta. Ma rimangono attaccati al Gesù che avevano visto crescere, a un uomo normale figlio di Maria e Giuseppe. Per loro non era possibile che Gesù fosse così cambiato. È il giudizio umano che non accoglie la meraviglia della novità di Gesù, il quale è cambiato perché ha iniziato a manifestarsi come il Figlio di Dio. Questo non è accetto per coloro che lo conoscevano e lo avevano visto crescere, non poteva essere possibile un cambiamento così forte. È l’incredulità che blocca e fa in modo che quelle persone non accolgono Gesù come il loro salvatore.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 6,1-6 – Venerdì 7 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Venerdì 6 Marzo 2026
VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (22 febbraio 2026) a Giovedì Santo (2 aprile 2026). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici o anaeucarisitci, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.
PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».
Messaggio Papa leone XIV per la Quaresima 2026 ASCOLTARE. Quest’anno vorrei richiamare l’attenzione, in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro.
Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7). L’ascolto del grido dell’oppresso è l’inizio di una storia di liberazione, nella quale il Signore coinvolge anche Mosè, inviandolo ad aprire una via di salvezza ai suoi figli ridotti in schiavitù.
È un Dio coinvolgente, che oggi raggiunge anche noi coi pensieri che fanno vibrare il suo cuore. Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta. Entrare in questa disposizione interiore di recettività significa lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa». (secondo paragrafo del messaggio)
A cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Venerdì 6 marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Giovedì 5 Marzo 2026
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».” (Mt 6,1-6)
Quando si dona qualche cosa per quale ragione viene fatto? Se è per farsi vedere, acquisire una stima e ammirazione da altre persone, ricevere dei riconoscimenti o dei ringraziamenti probabilmente c’è un problema. Se ad esempio, si esige anche un solo piccolo “grazie”, un riconoscimento dal prossimo allora inizia a essere presente il desiderio di essere ammirati anche solo per un piccolo momento. Se poi l’elemosina viene fatta solamente davanti ad altre persone e mai in segreto, allora c’è un problema: si tratta di essere ammirati e ringraziati e questo precede lo scopo della stessa elemosina. Se l’elemosina avviene veramente in segreto allora è viva l’intenzione nel cuore di soccorrere veramente i bisognosi, il resto è marginale. Lo scopo dell’elemosina è la solidarietà con chi è in difficoltà, poi il sostegno degli enti religiosi che si occupano della Comunità, come la Parrocchia, la Caritas, le Missioni. La bellezza è anche scoprire quanto è bello fare il bene gratuitamente senza alcun desiderio di avere qualche cosa in cambio. «Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.»
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 6,1-6 – Giovedì 5 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Mercoledì 4 Marzo 2026
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».” (Mt 5,38-48)
Porgere l’altra guancia quando si è schiaffeggiati. Sembra un cedere e una manifestazione di debolezza verso la persona che ha offeso. Ma invece si interrompe la spirale della violenza dando la possibilità di un inizio di comunicazione per capirsi. È una d’escalation, oggi termine molto usato per via dei molti conflitti, una volontà di guardare il fratello o la sorella perché ci sia un dialogo e non una guerra. È una delle vie di perfezione, la perfezione è difficilmente raggiungibile ma può essere vista come una forte indicazione. Dunque Gesù chiama a un salto di qualità, passare dalla ordinarietà andando verso la perfezione. Ad esempio un salto di qualità è il volere il bene per chiunque e non solo per quelle persone che sono empatiche o familiari o amici e conoscenti, ma anche per quelle persone antipatiche, nemiche. Questa è una via che va verso la perfezione anche se un uomo non potrà mai essere perfetto ma potrà tendere alla perfezione. «Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste»
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 5,38-48 – Mercoledì 4 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Martedì 3 Marzo 2026
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno».” (Mt 5,31-37)
Gesù ritiene importante la libertà dell’uomo e la sua dignità. Queste cose l’uomo può perderle quando rifiuta i rapporti di vicinanza, di solidarietà e cerca la divisione come soluzione dei problemi. Così anche quando si vive nella menzogna provocando danni alle altrui persone. La semplicità è un buon percorso per non cadere in qualche inganno o imbrogliarsi da soli l’esistenza: «Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno»
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 5,31-37 – Martedì 3 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Domenica della Samaritana Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Lunedì 2 Marzo 2026
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna».” (Mt 5,27-30)
La libertà di una persona consiste anche nel non voler possedere alcuna altra persona. Il desiderio di una altra donna o di un altro uomo se già impegnati, sposati, è già indice di cosa non buona per cui bisogna destarsi per ritornare in se stessi recuperando la propria libertà che altrimenti andrebbe lesa. Il rischio sarebbe un desiderio che veicola le azioni della persona che mano a mano diventerebbe schiava perdendo la libertà. Quaresima è tempo favorevole per esaminarsi con l’aiuto della preghiera, e far venire alla luce desideri che non vanno bene e magari sostituirli con desideri d’amore, gratuità, servizio.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 5,27-30 – Lunedì 2 Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Domenica della Samaritana Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Domenica 1° Marzo 2026
“In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete ». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».” (Gv 4,5-42)
All’epoca di Gesù, un compito importante per le donne era quello di portare acqua nella loro casa prelevandola con delle anfore dal pozzo più vicino. C’erano gli acquedotti romani ma erano solo nelle più importanti località. Una donna Samaritana si reca al pozzo ad attingere acqua per poi portarla a casa. Qui incontra Gesù, affaticato per il viaggio. Ha sete, una grande sete non di acqua ma di vita, di verità, di giustizia, di persone che siano vive nel loro cuore, un cuore che batte nel loro spirito che dice amore, solidarietà. Gesù ha una grande sete perché queste cose non le ha trovate se non in poche persone.
La donna meravigliata per la richiesta di Gesù “Dammi da bere” rimane stupita perché Gesù è un uomo, in aggiunta ebreo, e le rivolge la parola. Gesù attento e delicato accoglie la donna Samaritana, senza accusarla, senza giudicarla ma dandole la possibilità di una nuova direzione per la sua vita. «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva»
La donna capisce la possibilità di non attingere più acqua dal pozzo perché Gesù gli risolve il problema, non deve andare più avanti e indietro ogni giorno ad attingere acqua.
Gesù a questo punto svela la parte importante della storia della donna con cinque mariti avuti e quello che ha non è suo marito. Ma non condanna, non accusa e la donna fa un grande passo di comprensione, ha difronte un importante uomo: per lei è un profeta.
C’è un ulteriore passo dove il cuore viene riscaldato, Gesù svela:
«Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gesù è lui l’atteso, è il Cristo. Il cuore della donna arde, lascia lì l’anfora, l’incontro con Gesù è di gran lunga più importante di portare l’acqua a casa. Corre e testimonia agli abitanti del villaggio.
Così altri cuori iniziano ad ardere perché raggiunti dall’annuncio della donna che è diventata la testimone di Gesù. Gli affetti disordinati sono messi in luce, perdonati e ordinati. Questo costa molta fatica, ma i cuori che iniziano ad accogliere la parola di Gesù ed a osservarla, iniziano anche ad ardere per una Pasqua che apre alla gioia.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 4,5-42 – Domenica 1° Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)