Giovedì della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 10 Luglio 2025

“In quel tempo. Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni li mandò a dire al Signore Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia”. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».” (Lc 7,18-23)

L’azione di Gesù è importante e parla con i fatti. I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi guariti, i sordi ascoltano, i morti risuscitano. Ma la cosa più importante è l’annuncio della buona notizia, la predicazione di Gesù che a causa dei suoi molti gesti di guarigione è considerato un grande profeta da molti. L’annuncio di Gesù dice la possibilità di salvezza per ogni persona, è la misericordia di Dio che si affaccia dal cielo e dona speranza su questa terra.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 7,18-23 – Giovedì 10 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

santi Agostino Zhao Rong, sacerdote e compagni martiri
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 9 Luglio 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.” (Lc 7,11-17)

Un unico figlio di una madre vedova era morto, oltre il dolore per la madre vi era anche un futuro di indigenza, di forte povertà per questa donna. L’intervento di Gesù ridona speranza verso un futuro, il figlio rivive e viene restituito alla mamma.
Gesù dona la vita che non ha termine e continua per sempre. Quel figlio ormai morto riprende coscienza ed è proprio lui che non ha smesso di esistere ma aveva lasciato il proprio corpo che era rimasto esanime, morto. Il corpo era ormai morto ma l’anima di quel ragazzo era rimasta viva. Questa è la speranza cristiana, l’eternità, l’anima è eterna.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 7,11-17 – Mercoledì 9 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 8 Luglio 2025

“In quel tempo. Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, il Signore Gesù entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito..” (Lc 7,1-10)

Un centurione sente parlare di Gesù, crede nella sua parola, invia alcuni anziani dei Giudei per chiamarlo affinché salvi il suo servo.
Nel frattempo il centurione capisce che la sua richiesta è sproporzionata, non è degno che Gesù venga da lui nella sua casa, e manda questa volta alcuni amici a dirgli di non disturbarsi.
«Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto»
Ma la fede del centurione è profonda, egli ragiona da un punto di vista militare e comprende Gesù come un subalterno rispetto a Dio, con l’autorità su molti sottoposti, probabilmente si riferisce a degli angeli. Gesù saputo il pensiero del Centurione si stupisce della sue fede e il servo viene guarito.
«ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito.»
Un poco di fede può muovere delle montagne, quei macigni che nella vita troppo spesso sono considerati inamovibili.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 7,1-10 – Martedì 8 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 7 Luglio 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo . L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.” (Lc 6,39-45)

«Un discepolo non è più del maestro»
Potrebbe capitare di considerarsi superiori alla altre persone, dove le opinioni personali sono senz’altro giuste e sono gli altri che sbagliano. Si tratta della superbia dove ogni pensiero altrui è considerato sciocco o non completo.
«Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene»
Togliendo via il pensiero di essere persona perfetta si affaccia l’umiltà essenziale per ogni cristiano. Allora potrà aprirsi la vista per correggere il prossimo nella considerazione di essere un peccatore, bisognoso sempre di perdono.«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo»
La pazienza, l’attesa fa emergere la verità: il bene o il male. Ci vuole tempo per conoscere una persona o per capire bene le situazioni. L’umiltà, l’ascolto paziente sono fondanti per essere cristiani.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 6,39-45 – Lunedì 7 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

IV Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 6 Luglio 2025

”In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.»” (Mt 5,21-24)

«Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio»
Nel significato cristiano e non solo, il fratello e la sorella sono persone che superano il rapporto di sangue. Sono uomini e donne accomunati da un cammino cristiano e realmente fratelli e sorelle grazie al Battesimo.
Il rispetto reciproco è cosa fondante che permette l’essere assieme condividendo pensieri, opinioni, dubbi, vicinanze, gioie, dolori. Non certo un cammino facile per via di opinioni anche molto divergenti ma sicuramente arricchente.
L’ offesa interrompe questo essere assieme, si rischia di naufragare rovinosamente. Il porre basi di una divisione è cosa gravissima considerata parimenti a un vero e proprio omicidio spirituale di un’altra persona. La si umilia, si priva della sua dignità, diventa esclusa e ignorata.
«e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.»
Il dire bene, l’individuare cose buone nelle altrui persone, costruisce vita, unione, comprensione, fratellanza. Il cercare il perdono verso un fratello o una sorella che per qualche motivo o anche immotivatamente è contro di te, è atto di carità che pone le basi per la pace in un cammino che si apre alla speranza.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 5,21-24 – Domenica 6 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

sant’Antonio Maria Zaccaria, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 5 Luglio 2025

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi».” (Lc 6,20a.27-35)

Amate, fate del bene, benedite, pregate. L’esortazione di Gesù è per i suoi discepoli, e per tutti i cristiani. Gesù invita di superare la sfera delle amicizie, del proprio giro di persone con le quali c’è un normale rapporto. L’amare, il fare del bene, benedire, pregare dovrebbe essere indirizzato anche verso e sopratutto a quelle persone da cui si è ricevuto il male, l’offesa, l’imbroglio, il furto, la menzogna e così via.
Si tratta di rompere la spirale di violenza partendo dalla non maldicenza (pettegolezzo verso chi ti ha fatto del male) e sfociando in uno sguardo che diventa misericordioso, che entra nella fragilità di chi ha sbagliato.
Si costruisce la pace, la possibilità di perdono.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 6,20a.27-35 – Sabato 5 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 4 Luglio 2025

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».” (Lc 6,20a.36-38)

Dopo le beatitudini vi sono i guai. Questi sono presente dove si è in una condizione di vita agiata e nel contempo è a scapito di altre persone. Si tratta di mancanza di attenzione e di amore nei confronti del prossimo.
Chi passa la vita come una occasione per vivere bene a scapito delle altrui persone è già in una situazione di infelicità anche se non viene percepita.
Consiste nel non amore, nel perdere l’occasione di amare e di essere solidali. Questa perdita causa un futuro incerto che potrebbe essere di sofferenza.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 6,20a.36-38 – Venerdì 4 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Tommaso apostolo

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 3 Luglio 2025

“Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».” (Gv 20,24-29)

Tommaso era stato assieme con i suoi confratelli Apostoli per tre anni, stavano con Gesù, lo seguivano e imparavano molte cose e un nuovo modo di pensare con una rinnovata spinta d’amore.
Dopo la passione, morte Gesù risorge e appare in carne ed ossa davanti agli Apostoli senza la presenza di Tommaso che non crede ai suoi confratelli. Tommaso dubita, è scettico, non ha fiducia in quello che gli viene riferito. Eppure sono i suoi compagni di viaggio che gli riferiscono l’apparizione del Signore Gesù Risorto. Tommaso non crede.
Tommaso potrebbe aver pensato ad una allucinazione collettiva dei suoi confratelli causata dal profondo dispiacere di aver perso il Maestro.
Ma Tommaso, dopo otto giorni è comunque presente con tutti gli altri Apostoli nella stessa casa dove Gesù era apparso da Risorto. Si apre a una possibilità verso i suoi amici Apostoli e soprattutto al Signore Gesù che appare. «Mio Signore e mio Dio!»
Quanta incredulità c’è fra i credenti ancora oggi! Ma come Tommaso è possibile cambiare e credere.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 20,24-29 – Giovedì 3 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 2 Luglio 2025

“In quel tempo. Disceso con i dodici, il Signore Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti».” (Lc 6,17-23)

Nelle beatitudini vi è uno sguardo di speranza verso il futuro. Dalla sofferenza fisica o spirituale o da entrambe inizia a esserci una nuova direzione verso una nuova condizione di armonia.
La nuova condizione di vita nel regno dei cieli è l’assenza di una ampia serie di sofferenze presenti qui nel passaggio terreno dove nessuno ne è esente, e la presenza di una profondità di pace e gioia senza eguali.
Già nell’esperienza umana con un po’ di fede è possibile affrontare i vari drammi della vita con uno sguardo di speranza verso l’amore del Signore.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 6,17-23 – mercoledì 2 Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 1°Luglio 2025

“Un altro sabato il Signore Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.” (Lc 6,6-11)

Una guarigione. Un uomo viene guarito, la mano paralizzata viene sanata dall’azione di Gesù nel giorno del riposo sabbatico. La reazione di quei scribi e farisei è sproporzionata, vi è collera in loro, un sussulto d’ira. In loro vi è radicato il pensiero del rispetto della Legge e coloro che non la osservano non possono essere da Dio, ne profeti, ma peccatori. Ma qui vi è una azione di guarigione, una delle tante, e come può essere che chi la compie non sia da Dio?
La povertà umana è anche nella supponenza di sapere e di giudicare con la mancanza dell’umiltà, importante per ben ascoltare, capire e esprimere un giusto giudizio.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 6,6-11 – Martedì 1°Luglio 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)