Lunedì della settimana della V domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa di Santa Maria Goretti, vergine e martire

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, il Signore Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché “vedendo non vedano e ascoltando non comprendano”. Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza».” (Lc 9,57-62)

Molte persone accorrevano al Signore Gesù per i più svariati motivi. Solo una parte sarebbe poi stata fedele e perseverante al messaggio di salvezza.
Con una parabola Gesù fa capire che ci sono persone che pur ascoltando si dimenticano subito, altre custodiscono la memoria ma alle prime difficoltà lasciano perdere tutto, il loro cuore è altrove. Altre ancora sono più vicine alla Parola ma la asciano per via delle preoccupazioni e attrazioni del mondo. Infine, vi sono coloro che ascoltano e custodiscono la Parola e producono frutto, bene, amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,57-62 di Domenica 5 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

V Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
V Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».” (Lc 9,57-62)

Gesù insegnava e praticava molti segni per annunciare il Regno di Dio. Alcune persone rimanevano colpite dal suo insegnamento e dalla sua persona che infondeva fiducia, speranza. Alcune decidevano per conto proprio di abbandonare tutto e di seguire Gesù, altre erano chiamate direttamente dal Signore Gesù.
Alcune delle prime persone che volevano di loro volontà seguire il Signore Gesù, non avevano però fatto un discernimento adeguato magari spinte dall’entusiasmo del momento. Gesù insegna subito la condizione del discepolo che a volte può essere severa:
«Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo», e «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».
Altre sono invece direttamente chiamate dal Signore Gesù non sono pronte alla chiamata e prima vorrebbero fare altre cose umanamente giuste ma non lo sono nell’esigenza del Vangelo per chi è chiamato ad annunciarlo:
«Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
La grandezza d’amore dell’annuncio del Vangelo supera qualsiasi esigenza umana, è annuncio di salvezza ad altre persone che grazie a questo possono cambiare vita. Ecco come può essere capita la frase: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti”. Sono i parenti che non vogliono aderire al Vangelo ed è quasi impossibile convincere un proprio parente. L’invito è quello di dedicarsi a evangelizzare altre persone (che non sono parenti).
Gesù aiutaci a essere piccoli annunciatori del Vangelo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,57-62 di Domenica 5 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IV domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa di Santa Elisabetta di Portogallo

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».” (Gv 10,14-18)

Vi è una conoscenza reciproca fra le pecore e il buon pastore: « … conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me … ».
Gesù instaura un rapporto di conoscenza reciproca, di fiducia e una profonda amicizia. Ma come tutte le amicizie questa può essere messa a rischio e non certo dal Signore Gesù ma dall’uomo. Per esse uno solo gregge e un solo pastore necessita un grande sforzo da parte di ognuno. Qualsiasi comportamento che induce a separazione comporta una frattura nel gregge e nella amicizia di Gesù. Qualsiasi comportamento che induce alla unità, alla coesione, alla importanza di essere assieme, contribuisce invece ad un solo gregge e a un solo pastore. In quest’ultimo caso c’è l’umiltà, la via cristiana d’eccellenza che porta alla gioia nell’intimo del cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 10,14-18 di Sabato 4 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Tommaso apostolo

Tempo dopo la Pentecoste
San Tommaso apostolo, Festa

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».” (Gv 20,24-29)

Tommaso rappresenta il dubbio, l’essere scettico, non avere fiducia in quello che gli viene riferito. Eppure sono i suoi compagni di viaggio con i quali è stato assieme per tre anni,che gli riferiscono l’apparizione del Signore Gesù Risorto. Tommaso non crede.
Pone una sfiducia nei confronti degli altri Apostoli, e le ipotesi possono essere diverse fra cui avrebbe potuto pensare di una visione collettiva causata dal profondo dispiacere di aver perso il Maestro.
Ma Tommaso, dopo otto giorni è presente assieme con tutti gli altri Apostoli nella stessa casa dove Gesù era apparso da Risorto. Tommaso da una possibilità ai suoi amici Apostoli e soprattutto al Signore Gesù che appare.
Quanta incredulità c’è fra i credenti ancora oggi! Vi sono espressioni di fede personalizzate per cui alcuni aspetti non sono creduti. Ma come Tommaso è possibile cambiare e credere.
Signore aumenta la nostra fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 20,24-29 di Venerdì 3 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della IV domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni li mandò a dire al Signore Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia”. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».” (Lc 7,18-23)

Gesù rende testimonianza ai due discepoli Giovanni il Battista facendogli vedere cosa faceva. Donava la vista, la possibilità di camminare, l’udito, ridonava la vita. Ai poveri era poi donata la buona notizia, e quest’ultima ha un particolare valore poiché i poveri non erano considerati, erano implicitamente esclusi da tutto tranne in qualche azione di carità. Gesù è venuto per ridonare all’uomo la dignità perduta.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 7,18-23 di Giovedì 2 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della IV domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.” (Lc 7,11-17)

Un unico figlio di una madre vedova era morto, oltre il dolore per la madre vi era anche un futuro di indigenza, di forte povertà per questa donna. L’intervento di Gesù ridona vitalità, il figlio rivive e viene restituito alla mamma.
Gesù restituisce la vita che non ha termine e continua per sempre. Quel figlio ormai morto riprende coscienza ed è proprio lui che non ha smesso di esistere ma aveva lasciato il proprio corpo che era rimasto esanime, morto. Il corpo era ormai morto ma l’anima di quel ragazzo era rimasta viva.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 7,11-17 di mercoledì 1° luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della IV domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa dei Ss. primi martiri della Chiesa romana

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, il Signore Gesù entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.” (Lc 7,1-10)

Un centurione sente parlare di Gesù e crede nella sua parola, per questo invia alcuni per chiamarlo affinché guarisca il suo servo.
Nel frattempo il centurione capisce che la sua richiesta è troppo, e manda alcuni amici a dirgli di non disturbarsi. Ma la fede del centurione è profonda, egli concepisce Gesù come un subalterno rispetto a Dio e con l’autorità su molte persone, probabilmente il centurione si riferisce a degli angeli. Il servo del centurione guarisce.
Un poco di fede può muovere delle montagne, quei macigni che nella vita si ritengano inamovibili.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 7,1-10 di Martedì 30 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Santi Pietro e Paolo

Tempo dopo la Pentecoste
Santi Pietro e Paolo – Solennità

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».” (Gv 21,15b-19)

Dopo il triplice rinnegamento di Pietro, il Signore Risorto chiede per tre volte se lo ama, se gli vuole bene. Sembra un richiesta di fedeltà a Pietro che dovrà guidare i primi passi della Chiesa di Gesù. Pietro dovrà pascolare gli agnelli, le pecore di Gesù. La Chiesa inizia a comporsi con questa investitura di Pietro. Gesù nonostante quel triplice rinnegamento, sa molto bene che Pietro rimarrà saldo e fedele al suo compito perché ha capito una nuova dimensione di amore donata dallo stesso Signore.
Un errore anche se grave può essere perdonato e corretto a tal punto da essere in una nuova e più sincera relazione con il Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 21,15b-19 di Lunedì 29 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

IV Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
IV Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva».” (Lc 17,26-30.33)

C’è una scelta che l’uomo può fare.
– La prima: mangiare, bere, comprare, vendere, piantare, costruire, prendere moglie, prendere marito. Tutto questo solo fine a se stesso, come scopo della vita: vivere “bene” facendo possibilmente dei buoni affari, trovandosi un buon coniuge, approfittandosi delle occasioni che si presentano di tanto in tanto senza badare alle conseguenze di qualche azione che potrebbe mettere in difficoltà altre persone. E se vi è qualche ostacolo si difende con tutte le forze quello che so è costruito e accumulato. La carità o l’elemosina è solo vissuta come piccolo accessorio magari per farsi un po belli nel confronto del prossimo.
– La seconda scelta: mangiare, bere, comprare, vendere, piantare, costruire, prendere moglie, prendere marito. Tutto questo come mezzo per ricercare l’amore, per regalare amore per ricevere amore, e essere in comunione con Dio, fondamento della propria esistenza. Il mangiare, bere, comprare, vendere, piantare, costruire, prendere moglie, prendere marito, diventano accessori, non sono lo scopo della vita ma strumenti che aiutano lo scopo della vita che è amare, essere in relazione con Dio e con il prossimo. E si vi è qualche ostacolo prevale il donarsi, il donare piuttosto che arroccarsi nella difesa di qualche bene effimero. Si vive l’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 17,26-30.33 di Domenica 28 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della III domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa di S. Cirillo d’Alessandria, vescovo e dottore della Chiesa

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Lettura del Vangelo e commento.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro. Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle».” (Lc 11,37-42)

Gesù è ospite di un fariseo, persona scrupolosa e osservante di tutte le leggi. Gesù omette le abluzioni, il lavaggio delle mani in modo preciso e meticoloso.
Oggi nel tempo della epidemia siamo chiamati molte volte al giorno a lavarci le mani per tentare di arginare il coronavirus.
Ma in quel momento non vi era alcuna epidemia e Gesù aveva omesso questo gesto che era più che altro rituale. Poteva essere fatto se vi era un atteggiamento da parte del fariseo di amore, di carità verso i fratelli con la vaglia di perseguire la giustizia. Ma invece era perseguita l’ingiustizia.
Vi era un approccio solo esteriore nel fare le abluzioni e addirittura nel pagare la decima parte su cose anche molto piccole ma poi agendo con ingiustizia nei confronti del prossimo.
Prima la giustizia, la carità, l’amore e poi si possono fare anche le abluzioni e pagare le decime sulle piccole cose.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,37-42 di Sabato 27 giugno 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)