Martedì della V settimana di quaresima

Trentunesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 31 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo! ». Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.” (Gv 6,63b-71)

Gesù è abbandonato da molti discepoli e rimane con i Dodici. È vicina la Pasqua ebraica ed è anche vicina la Passione del Signore. La fede è messa a dura prova, vi sono solo i Dodici e pochi altri con il Signore, viene a mancare l’appoggio popolare che fino a quel momento era per il Signore Gesù. Tutto improvvisamente diventa difficile. In questo momento di Dodici sono chiamati a vivere in profondità la loro fede e a stare con il Signore Gesù. Pietro esprime la fede: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Ma la fede nei Dodici non era ancora così salda, abbandoneranno il Signore durante la sua Passione e fra loro c’era colui che lo avrebbe tradito.
Durante una prova dura ho fede? Ho fede quando mi accadono molti problemi magari uno dietro l’altro? Ho fede nonostante la pandemia, ma dove è Dio?
Ha fede si mi affido al Signore nella difficoltà e nelle malattia anche se non riesco a vedere un barlume di luce. Nelle fede so che il Signore mi sostiene anche nel periodo più buio che sto vivendo, anche in questa pandemia. Il Signore diventa luce sul mio cammino.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,63b-71 8,27-33 di martedì 31 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della V settimana di quaresima

Trentesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 30 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».” (Mc 8,27-33)

Nella quinta settimana di Quaresima lasciamo la lettura continua del Vangelo secondo Matteo che ci ha accompagnato nelle prime quattro settimane, e sentiamo dei brani evangelici riguardo: l’annuncio della Passione del Signore, il credere nella sua Parola a volte scomoda, il giudizio sommario verso il Signore Gesù. Un aiuto per avvicinarsi alla Settimana Autentica, nota come la Settimana Santa, che inizierà con la Domenica delle Palme, il 5 aprile.
Nel brano di oggi troviamo l’annuncio del Signore Gesù che dovrà soffrire molto a causa della stoltezza e superficialità dell’uomo che lo doveva riconoscere, amare ma invece lo rifiuta. Sarà condannato e ucciso. Ma ci sarà la risurrezione!
Questo discorso scandalizza i suoi discepoli che non riescono a comprendere la sua arrendevolezza, lui che ha salvato tantissime persone, come poteva essere? Pietro prende l’iniziativa: il rimprovero del Signore Gesù! È l’espressione del male cui nessuno è esente, neanche il futuro primo Papa della Chiesa di Gesù che addirittura poi lo rinnegherà per tre volte.
Posso essere una persona che non rinnega il Signore Gesù? Posso essere un testimone di Gesù casalingo? Posso essere una voce che dice un po di speranza in mezzo a un clima che sembra assai funesto? Posso colorare la giornata in mezzo a questa epidemia? La risposta è sì! Lo puoi fare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 8,27-33 di lunedì 30 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

V Domenica di quaresima – Domenica di Lazzaro

Ventinovesimo giorno di Quaresima ambrosiana
“Domenica di Lazzaro”

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OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MONS. MARIO DELPINI – IL CONTAGIO DELLA GIOIA.

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Lettura del Vangelo

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Commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 29 MARZO 2020
“In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?».
Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo».
Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!».
Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà».
Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».
Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui.
Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».
Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?».
Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto.
Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!».
Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni».
Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.” (Gv 11,1-53)

La quinta domenica nel rito Ambrosiano è detta domenica di Lazzaro, si apre nel pieno della epidemia Covid-19, una Domenica di fede sulla risurrezione di Lazzaro che indica la presenza di Dio, la sua misericordia, il suo intervento nella storia della salvezza dell’uomo.
Un uomo è malato, un amico per il Signore Gesù, amava Lazzaro e amava le due sue sorelle: Marta e Maria.
Il Signore lascia che l’amico muoia, morte causata probabilmente da una grave malattia. Solo dopo 4 giorni viene raggiunto dal Signore Gesù che esprime la sua grande compassione vedendo la grande sofferenza in Marta, poi in Maria e in tante altre persone, Giudei compresi.
Gesù scoppiò in pianto, si unisce con la sua compassione, con il suo abbraccio di padre alla sofferenza di questo lutto. Il Signore vuole abbracciare anche tutti noi con tutti i numerosi lutti che stiamo vivendo cui non possiamo neanche celebrare degnamente un funerale.
Il Signore Gesù si fa vicino con la sua compassione e col suo pianto guardando la nostra sofferenza del nostro cuore, guardando quella sofferenza delle tante famiglie in quarantena che stanno vivendo per il lutto del loro caro che non possono neanche vedere.
“Lazzaro Vieni fuori!” la risurrezione di Lazzaro, Gesù lo guarisce, lo fa ritornare. È un messaggio di grande speranza: si può risorgere e lo dimostra così: Lazzaro riconquista la propria vita. Una risurrezione transitoria perché poi, Lazzaro, dovrà lasciare nuovamente la propria vita, la propria carne qui su questa terra ma continuandola in quella eterna.
Ecco la grande speranza che il Signore ci vuole donare per tutti i nostri cari che ci hanno lasciato: la loro risurrezione. Il Signore dona questa via, ci dona questa speranza di una vita che non avrà mai fine. Nei nostri cuori chiediamolo al Signore Gesù e con il suo aiuto, di sconfiggere anche questa pandemia terribile.
Signore Gesù Cristo donaci questa grande grazia nei nostri cuori: sconfiggi questa pandemia che ci sta colpendo, sconfiggi questa epidemia che ci sta affliggendo.
Te lo chiediamo per intercessione della tua madre della tua mamma della Beata sempre Vergine Maria.
Salute degli Infermi sorreggi con tutto il tuo cuore i nostri medici i nostri infermieri tutti gli operatori sanitari in prima linea perché possano farcela in questa guerra contro questa pandemia.
Una grande accorata preghiera per tutti noi di RIMANERE A CASA di non violare neanche un pezzettino le regole perché basta una violazione che il virus si diffonde. È una grande atto di carità non diffondere il virus rispettando la distanza, rispettando queste regole. Un appello accorato: non diffondiamo il virus, STIAMO A CASA ma spiritualmente uniti nella preghiera con quella grande grazia che nostro Signore Gesù Cristo ci vuole fare.
Maria salute degli Infermi prega per noi poveri, poveri, poveri peccatori.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 11,1-53 di Domenica 29 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della IV settimana di quaresima

Ventottesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 28 MARZO 2020
“In quel tempo. Furono portati al Signore Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.” (Mt 19,13-15)

I bambini rappresentano il futuro della società, sono un grande segno di consolazione. Il Signore Gesù li ama in maniera particolare, sono delle persone innocenti, non hanno avuto ancora quel tempo per macchiarsi, per fare dei peccati gravi, per concepirli, per peccare con il pensiero, pensare cose brutte, maligne, cattiverie e quant’altro. I bambini, quelli piccolini, sono spesso una vera grazia del Signore e vogliono darci questo grande messaggio: c’è speranza nel futuro.
“Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me”, c’è speranza nel futuro e sono i bambini.
In questi giorni guardiamo i bambini se li abbiamo per casa. ebbene sono loro la nostra speranza, guardiamoli, incoraggiamoli, supportiamoli, diamogli una strada di bellezza che sarà sicuramente molto diversa dalla nostra, perché questa pandemia lascerà un segno, tutti saremmo diversi da come eravamo prima.
Salute degli Infermi, Maria, prega per i nostri fratelli e sorelle medici, infermieri, tutti gli operatori sanitari dedicati alla cura perché possono essere confortati, animati nel loro cuore, sorretti nel loro cuore in questa grave mancanza d’amore, in questa grave mancanza di salute.
Dona il tuo amore, dona solidarietà, dona a tutti noi la grande speranza.
Maria salute degli Infermi per tua intercessione salvaci, prega per noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 19,13-15 di sabato 28 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Venerdì della IV settimana di quaresima

Ventisettesimo giorno di Quaresima ambrosiana
GIORNO ANEUCARISTICO

4° VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (1° marzo) a Giovedì Santo (9 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici o anaeucarisitci non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore ma quest’anno saranno tutte seguite NELLE PROPRIE CASE.

PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».

PREGHIERA
O Dio onnipotente ed eterno,
sostieni, conforta con il tuo invincibile amore:
i Medici,
gli Infermieri,
tutti gli Operatori sanitari,
nel compimento del loro servizio.
Dona la tua Misericordia,
libera il mondo da questa pandemia,
guarisci i Malati,
abbi pietà di noi.
Maria Salute degli Infermi
prega per noi.

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Preghiera.

Riflessione a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(venerdì 27 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Giovedì della IV settimana di quaresima

Ventiseiesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 26 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.” (Mt 7,21-29 )

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa ma non cadde perché la fede era salda, perché era fondata sulla roccia della fede. Grazie alla fede si riesce ad andare avanti, c’è un qualche cosa o meglio una persona che ci sostiene, ci vuole bene e ci dona la speranza: fondiamo le nostre case sulla roccia.
Ora siamo costretti nelle case ma queste case possono diventare un luogo di fede, possono diventare un luogo di amore, possono esserci alcuni momenti importanti di preghiera con il Signore Gesù Cristo.
Gesù, aiutaci ad agire così aiutaci a guardarci gli uni gli altri con quella fede e con quella grande comprensione d’amore che solo tu sai donare.
Maria salute degli Infermi, sostieni con tutte le tue forze per tua intercessione i nostri Medici Infermieri, Personale sanitario in prima linea e non solo, perché possano aiutare tutte le persone malate.
Signore aiutaci, aiutaci, aiutaci.
Maria salute degli Infermi prega per noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,21-29 di giovedì 26 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Annunciazione del Signore – Solennità

Venticinquesimo giorno di Quaresima ambrosiana
SOLENNITÀ DELL’ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 25 MARZO 2020
“In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.” (Lc 1,26b-38)

La solennità dell’Annunciazione del Signore alla Beata sempre Vergine Maria è una grande festa di Gioia, una grande manifestazione della misericordia di Dio per le sue creature. “Rallegrati piena di grazia” cioè ricolma dei favori di Dio, “il Signore è con te” è l’inizio dell’Ave Maria, Sostituendo la prima parola invece di “Rallegrati” con “Ave Maria”: Ave Maria piena di grazia il Signore è con te.
Una festa di misericordia e di gioia perché il Signore vuole essere in mezzo alle sue creature come uomo partendo dal concepimento, poi la gravidanza, la nascita dopo 9 mesi e dopo infante, bambino, adolescente, ragazzo, uomo, uomo adulto che compie pienamente il proprio dovere, il proprio ministero donando la sua vita per tutte le sue creature su quella Croce.
Una festa in cui è coinvolta la Beata sempre Vergine Maria, lei protagonista in questa maternità partendo dal concepimento grazie al suo Sì. “Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola”, è il suo consenso all’annuncio dell’angelo.
Questa grande festa, questa manifestazione del Signore attraverso l’angelo Gabriele, dovrebbe essere per noi un motivo di conforto in questo periodo dove tutti quanti stiamo vivendo questa epidemia. Un motivo di conforto perché il Signore è in mezzo a noi, il Signore è con noi, il Signore è in noi grazie al battesimo che abbiamo ricevuto. Un signore che non ci vuole abbandonare, che ci vuole sostenere in questo periodo. Affidiamoci a lui sempre nella preghiera chiedendo in questa festa dell’annunciazione del Signore, l’intercessione della Beata sempre Vergine Maria perché porti la nostra preghiera al suo Figlio Gesù, affinché possiamo essere esauditi:
la liberazione dall’epidemia,
il sostegno dei nostri medici, infermieri e personale tutto in prima linea.
Maria salute degli Infermi prega per noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,26b-38 di mercoledì 25 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Martedì della IV settimana di quaresima

Ventiquattresimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

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IL VANGELO DI MARTEDÌ 24 MARZO 2020
“n quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».” (Mt 7,6-12)

Chiedere, cercare, bussare, se si fanno con una certa perseveranza allora sarà dato sarà trovato sarà aperto.
La perseveranza e un po’ l’insistenza del cristiano, un po’ di testardaggine in questa insistenza nel bene, senza cercare gli egoismi e senza cercare tornaconti, questa perseveranza, questa insistenza, questa testardaggine sono cose buone: si aprono le porte, si torva, si riceve.
Chiediamo al Padre nostro che è misericordioso ed è nei cieli, chiediamogli con fede, con convinzione, che questa pandemia sia sconfitta.
Chiediamo che i malati di Covid-19 siano guariti.
Chiediamo che gli operatori sanitari, medici, infermieri, chi fa le pulizie, gli operatori tutti siano tutti custoditi bene e fortificati dalla nostra preghiera, perché il Signore possa essere con loro, li possa sostenere in questo periodo così grave.
Chiediamo, chiediamo, chiediamo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,6-12 di martedì 24 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della IV settimana di quaresima

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Ventitreesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 23 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».” (Mt 7,1-5)

Non giudicare per non essere giudicato. A volte facciamo giudizi e senza accorgersene, sono terribili, spietati, vengono giudicate le altre persone oppure situazioni verso le quali siamo rimasti molto scandalizzati. Forse a ragione ma non ci rendiamo conto che quel giudizio è troppo superficiale, non approfondisce tutte le cose che concorrono all’accaduto e coinvolgono delle persone che magari ci sono anche vicine, ci stanno accanto.
Non giudicare per non essere giudicato.
In questo periodo siamo chiamati a vivere vicini gli uni gli altri, costretti nelle proprie case, ci sono forse più attriti, più problemi, si va un po’ fuori dai binari. L’esercizio di non giudicare ma di incominciare a guardare benevolmente chi mi sta accanto, forse diventa un ottimo esercizio calato nella penitenza in quaresimale.
Costretti a casa, costretti a pregare il Signore, perché questa pandemia possa terminare. Costretti a pregare assieme, che è una cosa molto bella per uscirne tutti quanti assieme. Non sappiamo quando ma sappiamo che sicuramente ne usciremo.
Preghiamo il Signore per questo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,1-5 di lunedì 23 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

IV Domenica di quaresima – Domenica del cieco

Ventiduesimo giorno di Quaresima ambrosiana
“Domenica del cieco”

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AUDIO OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MONS. MARIO DELPINI

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 22 MARZO 2020
“In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».
Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».” (Gv 9,1-38b)

E’ la quarta Domenica di Quaresima nel rito Ambrosiano, la “Domenica del cieco” perché viene letto questo Vangelo di Giovanni al capitolo nove.
Un cieco, una persona che non vede fin dalla nascita non ha la possibilità di cogliere con la vista tante cose nel mondo. Una cecità che può colpire nello spirito e nell’anima moltissime persone: magari ognuno di noi che è convinto di vedere bene. Ma è sicuro, siamo sicuri, siamo tutti sicuri di vedere bene?
La chiave giusta per vedere è quella dell’ascolto e dell’affidamento al Signore Gesù nel senso di affidarsi a lui per tornare a vedere in un cammino di una profonda conversione. Se siamo convinti di essere già arrivati, se siamo convinti che la nostra conversione è già piena, forse siamo ciechi. Forse come tutti dobbiamo fare un cammino di conversione profonda e se siamo convinti di aver bisogno della conversione e continuamente di essere nutriti dalla parola di Dio, allora siamo già in un cammino buono. Qualcosa già vediamo ma abbiamo bisogno continuamente della Luce del mondo del Signore che illumini veramente i nostri cuori.
Questo percorso è davanti a noi, Signore illumina i nostri cuori, aiuta come hai aiutato questo cieco dando l’ordine: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» e poi ha incominciato a vedere meglio di coloro che credevano di vedere bene, e invece erano i ciechi: i Giudei.
I Giudei credevano che lui fosse tutto nei peccati perché era cieco fin dalla nascita ma non era così e le cose si ribaltano: lui, ex cieco, inizia a vedere bene, e questi Giudei invece si rivelano ciechi, non riescono a capire che fra di loro c’è il Cristo che è venuto per loro e per tutti.
Chiediamo al Signore la grazia di non essere ciechi ma di vedere.
Signore aiutaci a vedere, Signore aiutaci a uscire dalla nostra cecità, Signore aiutaci a uscire dalla epidemia che ci sta colpendo in maniera forte. Sorreggi il nostro cammino, siamo schiacciati ma sappiamo che con la tua luce e con la tua parola di riuscire a passare questo lungo periodo di sofferenze.
Signore aiuta, aiuta la nostra cecità aiuta tutti i malati che sono colpiti da questo dramma.
Maria, Salute degli Infermi sostieni tutti noi sostieni tutti coloro che sono in prima linea (Medici, Infermiere, Operatori sanitari).

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 9,1-38b di Domenica 22 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)