Mercoledì della III settimana di quaresima

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Diciottesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 18 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».” (Mt 6,19-24)

Un cuore attaccato ai beni terreni e magari nel possesso delle persone come fossero delle cose da utilizzare, è un cuore che è attaccato alla terra dove tarma, ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano. è un cuore attaccato a tesori transitori, finiranno.
Un cuore che non è più attaccato ai beni terreni,e ne è un po’ distaccato perché vede che ci sono altre cose importanti come il voler bene delle persone, come il volere il loro bene, un cuore così inizia ad amare e non vuole possedere le persone. Questo cuore è già diretto a un altro tipo di tesoro che non è terreno, è nei cieli. Le soddisfazioni terrene si cercano raramente.
Un altro cuore è una persona semplice con quell’occhio semplice dove non si fanno macchinazioni particolari e si vive nella semplicità. Persone così sono veramente luminose.
Ma se questa luce diventa tenebra allora c’è una diffusione di tenebra, di tristezza, di complicazione di cose, una tenebra che attraversa tutta la persona e diventa buio.
Forse in questo periodo siamo chiamati a riscoprire valori fondamentali della vita, essendo costretti a casa con probabili difficoltà di relazioni, siamo chiamati a volere il bene delle persone che ci stanno accanto, siamo chiamati a essere semplici, a essere persone che dicono la semplicità e diventano veramente luce alle persone che ci sono vicine.
Un’occasione questo momento terribile della pandemia del coronavirus, un’occasione per riconquistare la preghiera, magari quella fatta in famiglia. Chiediamo al Signore queste grazie.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,19-24 di mercoledì 18 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Martedì della III settimana di quaresima

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Diciasettesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 17 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».” (Mt 6,16-18)

Mi ricordo quando ero di Seminario e al mattino capitava questo brano del Vangelo durante la Quaresima. Nel primo pomeriggio o in tarda mattinata quando le elezioni erano finite, nei corridoi si sentiva un profumo. Era l’espressione dell’ingenuità spirituale, qualcuno dei seminaristi, qualcuno di noi, si metteva quel dopobarba che magari i suoi genitori o gli amici o amiche gli avevano regalato. Si sentiva questo profumo perché si era ascoltato questo Vangelo: “Quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto”. Ingenuità spirituale….
Quando digiuniamo e facciamo dei veri e propri sacrifici per poi fare anche la carità, non dobbiamo dimostrare ciò che abbiamo fatto. Quel piccolo gesto nascosto è un gesto vero di profonda spiritualità quando facciamo del bene. Non facciamone alcuna pubblicità, magari viene fuori lo stesso successivamente perché altre persone, genuine, dicono di aver ricevuto del bene. Non si va alla ricerca di questo, si va alla ricerca del bene in quanto tale, ed è bello farlo, nella coscienza senti la grazia, la gioia, la pace e non è necessario dirlo alle altre persone, si rovinerebbe tutto.
Chiediamo il Signore questo grande gesto di carità in questo periodo, un profondo gesto di carità è il rispetto verso tutte le altre persone e in questo periodo vuol dire non uscire di casa. Non faccio un giretto fuori casa. No non lo faccio perché ho rispetto delle altre persone e vuol dire essere distanti fisicamente perché ne ho rispetto. Questa è una grande azione di carità che si può fare. È un voler bene alle persone che ci sono vicine e alle persone che potremmo altrimenti incontrare in giro.
Chiediamo al Signore questa grande grazia sapendo che è una vera offerta di carità, è una vera penitenza ma fatta con consapevolezza e responsabilità.
Signore Gesù liberaci da questa epidemia.
Maria, Salute degli infermi, prega per noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,16-18 di martedì 17 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della III settimana di quaresima

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Sedicesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 16 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».” (Mt 6,7-15)

Stiamo passando un periodo che forse potrebbe essere molto fecondo per imparare a pregare. Magari siamo convinti di saper pregare con quella intima convinzione: “Io prego prego tanto, addirittura dico le 4 corone del Rosario ogni giorno”. Ma questo è il momento propizio per migliorare la nostra preghiera, per entrare ancora più in comunione con il Padre Nostro che è nei cieli. Questo è il momento propizio, oggi di grande sofferenza globale, di grande sofferenza nella famiglia e personale.
È il momento di imparare a pregare.
Questa possibilità ci viene data dall’ascolto della nuova versione del Padre Nostro che poi da novembre diremo tutti assieme e speriamo finalmente nelle Messe comunitarie. Ma ora è il momento di quella profonda preghiera che si innalza il Signore chiedendo quella grazia del perdono dei nostri peccati, chiedendo la grazia di perdonare le persone che ci hanno offeso, chiedendo la grazia di essere perdonati. È il momento di ricreare una grande profonda pace spirituale. Questa è la prima via per chiedere al signore la grazia perché fermi questa epidemia, questa pandemia.
Con tutto il cuore Signore io ti chiedo: perdonami.
Con tutto il cuore Signore ti chiedo: allevia questa nostra sofferenza anche se non meritiamo la tua Misericordia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,7-15 di lunedì 16 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

III Domenica di quaresima – Domenica di Abramo

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Quindicesimo giorno di Quaresima ambrosiana
“Domenica di Abramo”

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AUDIO OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MONS. MARIO DELPINI.

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 15 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo».
Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!».
Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?».
Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno».
Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo? ».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.” (Gv 8,31-59)

La terza domenica di Quaresima nel rito Ambrosiano è detta domenica di Abramo perché nel Vangelo vi è la discussione questa discussione fra Gesù e quei Giudei che gli avevano creduto che si consideravano liberi perché discendenti di Abramo.
Gesù invita questi Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Rimanere nella parola del Signore Gesù vuol dire ascoltarla, metterla nel cuore, non farla scappare via, considerarla come un qualcosa di veramente importante e fondante. Rimanere nella parola del Signore consiste nel metterla in pratica.
Facendo così si attua una profonda conoscenza del Signore tramite questa permanenza nella sua Parola, si diventa suoi discepoli.
La verità inizia a entrare nell’esistenza e si incomincia a conoscere una nuova forma di libertà, molto differente da quel fare tutto quello che vuoi. A volte ci si illude che fare quello che desidero al momento è libertà ma se questa scelta porta a un mio degrado o anche di altre persone, se perdo la mia dignità, questo può essere chiamato ancora libertà?
Una libertà che va in una direzione di rispetto della propria dignità e di quella altrui, con una maturazione per fare veramente quello che si vuole nella bellezza della comunione con il Signore, questa è la vera libertà.
I Giudei consideravano la parola del Signore dura perché loro si consideravano già di essere nella verità di essere perfetti e pienamente liberi: non erano schiavi di nessuno, potevano andare dove volevano potevano imporsi dire quello che volevano.
Gesù li porta alla consapevolezza che invece erano schiavi del peccato, avevano già pensato di eliminare il Signore con l’uccisione anche se non vi era alcuna giusta causa.
Il credersi perfetti porta sempre a una chiusura, il credersi bisognosi della Parola del Signore e della sua misericordia porta alla possibilità di ascolto e perdono.
Uniti assieme se pur nelle proprie case e considerandosi tutti bisognosi di salvezza, alziamo al Signore Gesù l’accorato appello di misericordia, perdono e che questa Pandemia possa essere sconfitta.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 8,31-59 di Domenica 15 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della II settimana di quaresima

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Quattordicesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 14 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.” (Mc 6,1b-5)

Il Signore Gesù fu rifiutato dai suoi, da quelle persone che lo avevano visto crescere. Secondo loro non poteva essere così differente e non poteva avere quella sapienza, non poteva aver compiuto quei prodigi che non potevano essere partiti dalle sue mani.
Questa è la piccolezza, la fragilità dell’uomo che non accetta che le cose siano differenti da quanto immaginava.
Oggi siamo chiamati ad accettare una situazione molto forte ma con l’aiuto di Gesù possiamo superare questo periodo così intenso.
Chiediamo al Signore Gesù questa la grazia di essere persone che acquistano anche la capacità di accettare la diversità di tante persone perché con questa triste novità dell’epidemia noi tutti siamo chiamati a vivere in maniera molto differente.
Con quelle poche persone con cui siamo obbligati in stretto contatto diamo la possibilità di vedere la grazia di cose migliori più di quanto potevamo pensare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,1b-5 di sabato 14 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Venerdì della II settimana di quaresima

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Tredicesimo giorno di Quaresima ambrosiana
GIORNO ANEUCARISTICO

2° VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (1° marzo) a Giovedì Santo (9 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici o anaeucarisitci non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.

PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».

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Il secondo venerdì di Quaresima ambrosiana si introduce in un periodo molto cupo e oscuro dato dalla pandemia. Si innalza una grande penitenza al Signore perché possa esserci una grande possibilità di guarigione, di sconfitta di questa pandemia, una penitenza che parte dall’essere scrupolosi nelle regole che è l’unico modo per fermare la trasmissione di questo virus.
Signore accogli la nostra preghiera, accogli il nostro sincero pentimento dei nostri peccati, accogli la nostra sofferenza, te lo offriamo sollevaci da questo momento così grave che stiamo vivendo. Dacci, ridonaci quella grande speranza nel cuore perché possiamo essere fiduciosi, grazie alla nostra fede, grazie alla tua presenza perché possiamo attraversare senza particolari dolori questo periodo.
Signore Aiutaci Aiutaci Aiutaci.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(venerdì 6 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Giovedì della II settimana di quaresima

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Dodicesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 12 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».” (Mt 5,6,1-6)

Una giustizia, una elemosina, un’offerta, una preghiera fatte tutte per essere ammirati. per essere lodati, per ricevere un grazie. Lo scopo è quello di essere gratificati dai complimenti altrui. Questo non porta a nulla, non porta niente, anche se si fanno delle cose buone perché sono unicamente per acquistare il viso bello nei confronti delle altre persone per guadagnare una gloria personale. Si rimane in se, si rimane chiusi in se stessi, si fa tutto per esaltare se stessi.
Una giustizia, una elemosina, una preghiera, fatti con il cuore perché c’è una volontà, c’è un amore per la giustizia, nel perseguire un aiuto verso il prossimo tramite quella carità, quella preghiera fatta nel segreto senza essere visti dalle altre persone. Qui c’è la fede e c’è la profonda convinzione nel cuore gli esseri ascoltati da Dio. Si realizza così una esistenza che fuori esce da se, fuori esce dal proprio egoismo e inizia a provare una esperienza di vita, di amore.
In questo periodo ecco lo stesso identico avviso che è di amore e di profonda carità verso le altrui persone, quello di ascoltare con attenzione e di mettere in pratica tutte le indicazioni della autorità per questa epidemia, questa è carità. È una forma di penitenza da perseguire con tutto il nostro cuore perché questo è un attenzione verso il prossimo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,1-6 di giovedì 12 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

6, 1-6

Mercoledì della II settimana di quaresima

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Undicesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 11 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente perdente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».” (Mt 5,38-48)

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente perdente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio;…», non usare la vendetta, non agire con violenza a chi ti fa violenza, a chi vuole vendicarsi a chi vuol essere malvagio non si agisce con malvagità, questo per interrompere quella spirale di violenza di cattiveria che altrimenti continuerebbe e aumenterebbe.
«“Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano…»; grande appello di essere persone che non odiano con il proprio cuore le altre persone che magari hanno fatto del male. È cosa importante, e guardando quella fragilità che c’è stata magari in quella violenza forse si riesce ad amare quella persona nonostante quell’azione così cattiva. Così si pone la base per un futuro che Interrompi non la faccia più.
Periodo di emergenza vera EMERGENZA SANITARIA. Una grande forma di penitenza è di essere veramente scrupolosi su tutto quello che viene detto dalle nostre autorità governative: quel metro di distanza è da osservare in maniera scrupolosa. Siamo in emergenza sanitaria e purtroppo vedo che ancora molte persone non hanno ricevuto questo messaggio nel loro cuore. Mettiamolo nel cuore, è importantissimo è una grande forma di carità, di rispetto verso le altre persone, chiediamo al Signore questa grazia di essere scrupolosi e preghiamo tanto gli uni per gli altri perché possiamo essere sostenuti in questo grande periodo di prova.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,38-48 di mercoledì 11 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Martedì della II settimana di quaresima

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Decimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 10 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno».” (Mt 5,31-37)

Un invito all’amore. “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio”: un invito all’amore quello di non provocare situazioni dove il proprio coniuge è tentato a esporsi ad adulterio perché non si è attenti al proprio coniuge, distratti, disamorati, puntiamo su altre cose. L’invito invece è quello dell’amore per riconquistare per amare.
Sempre nel Vangelo di oggi vi è anche il fatto di non giurare ed è cosa importante perché il giuramento implica una promessa molto forte e si mette in gioco anche qualche cosa di altro. Il Signore Gesù ci dice di non farlo e di essere umili, di essere modesti, semplificando il linguaggio: “Sì, sì”, “No, no”. Semplificando il linguaggio, dicendo veramente quello che si pensa e con semplicità, potremmo essere anche meglio capiti ed essere più sinceri più schietti rispetto alle altre persone.
Un periodo particolare quello che tutti noi nella terra Lombarda e non solo stiamo vivendo con una certa difficoltà per alcuni e di oppressione per altri. Vi leggo questa orazione delle lodi di martedì mattina:
“Accogli, o Dio di misericordia, le nostre preghiere:
donaci di essere umili nelle ore prospere
e fiduciosi nei momenti avversi.”
Fiduciosi nei momenti avversi: poniamo la nostra fiducia nel Signore riavviamo la fiducia nel nostro Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,31-37 di martedì 10 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della II settimana di quaresima

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Nono giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 9 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna».” (Mt 5, 27-30)

Siamo al nono giorno nel Rito ambrosiano e qui nella Lombardia siamo anche in quarantena.
Siamo anche costretti a vivere nelle case uscendo solo per il lavoro o per motivi urgenti. Come nel Vangelo suggerisce di non desiderare la donna di altri ma anche l’uomo di altri, così dovremmo essere sobri nei desideri scomposti, anzi, non averne proprio. E non desiderare anche quelle cose che fuoriescono da quanto adesso ci stanno chiedendo le autorità, è cosa importante. Occasione per pregare e rimanere in famiglia, rivalutiamo le cose semplici della vita che ci siamo completamente scordate, una preghiera che si innalza al Signore uniti spiritualmente perché possiamo uscire da questa situazione e da questa sofferenza.
C’è tanta dedizione nei nostri operatori sanitari qui in Ospedale. Preghiamo per loro e un grande Grazie!
Chiediamo per tutti noi quella grande grazia che il Signore ci vuole donare e regalare per vivere nel modo migliore possibile questo periodo che è di fronte a noi ma non facciamoci schiacciare dalle preoccupazioni del dramma ma rivolgiamoci al Signore con tutto il nostro cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,27-30 di lunedì 9 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)