Martedì della Settimana Autentica (Santa)

Trentottesimo giorno di Quaresima ambrosiana
SETTIMANA AUTENTICA (SANTA)

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 7 APRILE 2020
“In quel tempo. Terminati tutti questi discorsi, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso».
Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».” (Mt 26,1-5)

Si avvicina il Triduo Pasquale che inizierà con la celebrazione (senza popolo) dell’Ultima Cena del Signore, giovedì nel tardo pomeriggio.
Nella sua imminente Passione, Gesù annuncia ai suoi discepoli che sarà consegnato e crocefisso, è l’esecuzione della condanna a morte secondo la modalità romana. Sembra quasi che Gesù dia una autorizzazione perché questo possa accadere. Dopo l’affermazione di Gesù riguardo la sua consegna per essere crocefisso nel Vangelo si trova “Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani si riunirono…..”.
È una libera decisione del Signore Gesù nel consegnarsi nella mani dell’uomo, c’è il lasciarsi catturare, processare, umiliare e uccidere come una vittima sacrificale. Liberamente il Signore Gesù si consegna alla sua Passione.
Nella preghiera eucaristica II, quella che i sacerdoti usano soprattutto nelle Messe feriali, si trova: “Egli, offrendosi liberamente alla sua passione, prese il pane ….”.
C’è questa azione libera del Signore Gesù per salvare ognuno di noi. Siamo nella Settimana Santa ed è possibile avvertire quello che il Signore ha fatto per noi, il suo preparativo alla Passione, il suo sentire su di se il peccato dell’uomo, quello di ognuno di noi, il suo intento di salvezza.
Maria, che sei sotto quella Croce,
aiuta noi tutti a vivere questa Passione nella Settimana Santa.
Maria Salute degli Infermi,
aiuta tutti i collaboratori degli Ospedali,
sostienili con il tuo amore e la tua preghiera di intercessione,
guarisci i malati sopratutto coloro colpiti dalla malattia Covid,
consola chi ha perso un proprio caro.
Prega per noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 26,1-5 di Martedì 7 aprile 2020, – Tempo di Quaresima, Settimana Autentica – Rito Ambrosiano)

Lunedì della Settimana Autentica (Santa)

Trentasettesimo giorno di Quaresima ambrosiana
SETTIMANA AUTENTICA (SANTA)

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 6 APRILE 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo»” (Lc 21,34-36)

Ci sono delle situazioni che sembrano appaganti al momento, sembrano alleggerire la pesantezza della quotidianità come in questo periodo all’inizio della Settimana Santa in questa epidemia. Queste situazioni sono dissipazioni, ubriachezze, affanni.
Possono esserci delle dissipazioni nel cercare uno svago per distrarsi dalle situazioni gravi vissute in questo periodo. Giusti sono un po di svaghi, il cercare delle distrazioni ma se queste eccedono ci portano via lontano sia dai nostri cari sia dal Signore Gesù.
Così le ubriachezze, sono sempre gli eccessi dove si spera di trovare un poco di conforto ma che poi si rivela più contro producente che altro.
Anche gli affanni, il ricercare con insistenza cose da fare possono portare lontano dal vivere la Settimana Santa.
In casa c’è un’occasione particolare se pur nella sofferenza dell’epidemia, quella di seguire con attenzione le vicende del Signore Gesù, quello che ha vissuto nella sua passione, quell’offerta impensabile che si realizza nel tempo e trova il suo culmine nella Settimana Santa.
Maria, che sei rimasta sotto la Croce di Gesù,
aiutaci a vivere questa Settimana in unione con il nostro Signore Gesù Cristo.
Maria Salute degli Infermi,
assisti con la tua intercessione al tuo Figlio Gesù,
i medici, infermieri, tutti i collaboratori negli Ospedali,
conforta chi è malato e chi è nel lutto.
Maria, Salute degli Infermi, prega per noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,34-3 di Lunedì 6 aprile 2020, – Tempo di Quaresima, Settimana Autentica – Rito Ambrosiano)

Domenica delle Palme

Trentaseiesimo giorno di Quaresima ambrosiana
SETTIMANA AUTENTICA (SANTA)

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OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MARIO

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 5 APRILE 2020
“In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.” (Gv 11,55-12,11)

Gesù dopo aver risuscitato Lazzaro, da quattro giorni morto, si rifugiò con i suoi discepoli per qualche tempo in una città chiamata Èfraim. La Pasqua si avvicinava e i farisei preoccupati per il clamore provocato da Gesù emanarono l’ordine che chiunque lo vedesse lo denunciasse.
Mancava ormai poco alla Pasqua ebraica e i preparativi erano in atto. Sei gironi prima Gesù è a Betania e cena con i suoi cari amici e con i discepoli. È una cena d’addio, e Maria, la sorella di Marta, fa quel gesto dell’unzione dei piedi di Gesù con un profumo prezioso che inonda la casa. Come un buon profumo di pane che preannuncia una buona cottura per poi saziare, così questo profumo assai prezioso preannuncia la morte del Signore per poi essere motivo di salvezza per molte persone.
Il giorno dopo Gesù entra su una bestia di soma nella sua Gerusalemme dove sarà accolto con gioia. Una persona mite e umile che è il Re dei re, entra nella città dove offrirà la sua vita. Vi sono gli ulivi e le palme sventolati con esultanza da parte di molte persone, una festa di pace.
Non troveremo gli ulivi nelle Chiese, li troveremo quando ci si potrà riunire nuovamente assieme per celebrare le Messe in un clima di festa e di pace e di ripartenza per tutti ma tutti molto cambiati. Adesso gli ulivi non ci saranno.
La Settimana Santa inizia in piena epidemia e emergenza sanitaria gravissima. Una settimana di passione del Signore e di sacrificio nelle case ma senza spegnere la speranza.
Maria, tu che hai sofferto sotto la Croce,
aiutaci a guardare la Croce di Gesù da cui scaturisce salvezza, la speranza,
aiutaci e essere solidali gli uni gli altri nelle preghiere,
aiutaci a rimanere a casa come atto d’amore e di carità verso il prossimo,
aiutaci a vivere la Settimana Santa in profonda comunione con il Signore Gesù.
Maria, Salute degli Infermi,
aiuta tutti i medici, infermieri, e tutte le persone che fanno funzionare i nostri Ospedali,
aiuta i malati in un cammino di guarigione,
conforta chi ha perso parenti e amici.
Maria, prega per noi peccatori.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 11,55-12,11 di Domenica 5 aprile 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della V settimana di quaresima

Trentacinquesimo giorno di Quaresima ambrosiana
In Traditione Symboli

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 4 APRILE 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, “e troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».” (Mt 11,25-30)

C’è il ringraziamento del Signore Gesù per la benevolenza del Padre, perché non ha voluto condividere le profondità della fede, dell’amore di Dio, della sua misericordia con quei dotti e sapienti che si credevano tali. Essi pensavano di avere la conoscenza, e attraverso essa di essere persone giuste e perfette. Ma non lo erano e fra essi vi saranno coloro che condanneranno e faranno uccidere il Signore Gesù. Questa è la dimostrazione della loro insipienza.
Ma i piccoli, i non istruiti, persone semplici con un cuore disposto all’ascolto, a queste persone viene concessa le rivelazione di quei tesori che ora custodisce la Chiesa di Gesù grazie al dono dello Spirito Santo.
Signore, aiutaci a vivere con impegno rinnovato dalle proprie case la Settimana Santa. Dona a tutti la grazia di una preghiera di profonda in comunione con tutta la Chiesa rimanendo a casa.
Maria, Salute degli Infermi,
aiutaci a uscire da questa epidemia,
consola, proteggi, guarisci con la tua intercessione.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30 di sabato 4 aprile 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Venerdì della V settimana di quaresima

Trentaquattresimo giorno di Quaresima ambrosiana
GIORNO ANEUCARISTICO

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Preghiera e commento.

5° VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (1° marzo) a Giovedì Santo (9 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Quest’anno il digiuno eucaristico è anche nelle alle altre giornate a causa dell’epidemia e le Via Crucis sono seguite NELLE PROPRIE CASE.

PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».

Dalla Croce scende un abbraccio intenso del Signore Gesù, “ti voglio bene, non scoraggiarti, se sono riuscito a rimanere sulla Croce per te, anche tu puoi vivere questa sofferenza perché sono con te”. Questa è la differenza, Gesù è con te, Gesù è con noi, dalla sua Croce vuole essere solidale con ogni sofferenza d’uomo, vuole sostenere quel peso che sarebbe altrimenti invivibile.
Quel carico, quel peso che sembra insopportabile, e a volte lo è veramente, è sostenuto dalla fede nella Croce del Signore Gesù. La cosa insopportabile diventa trasportabile, attraversabile, è possibile affrontarla senza rimanere schiacciati.
È possibile attraversare questa epidemia con tutte le sue conseguenze drammatiche grazie a quella Croce dalla quale scaturisce la nostra salvezza. Ci attendono momenti di sconforto, alcuni colpiti dalla malattia, altri piangono la perdita di qualche conoscente o addirittura del proprio caro, la mancanza di contatti sociali, la mancanza di vedere le persone a cui si vuole bene, e in generale una crisi economica mai vista con una prospettiva di maggiore povertà.
La Croce ci dà la possibilità di attraversare tutto questo, di rialzare lo sguardo come persone salvate da un Dio che non si fa vedere e sentire ma c’è, e dona salvezza e conforto dalla sua Croce.
Da qui ci si rialzerà, ricostruendo quello che è andato perduto.
Maria, da sotto quella Croce, sostieni tutti i sofferenti.

Riflessione a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(venerdì 3 aprile 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Giovedì della V settimana di quaresima

Trentatresimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 2 APRILE 2020
“In quel tempo. Tra la gente nacque un dissenso riguardo al Signore Gesù. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta! ». E ciascuno tornò a casa sua.” (Gv 7,43-53)

“Mai un uomo ha parlato così!”. È il parere delle guardie che capiscono molto di più dei loro capi che le avevano inviate. Le guardie riescono a cogliere il messaggio del Signore Gesù mentre i farisei ne sono impediti. Questi ultimi stanno già architettando come togliere di mezzo il Signore Gesù e non sono disposti ad ascoltare e a cambiare strategia.
Fra loro c’era anche Nicodèmo che a differenza di altri farisei voleva capire e seguire la legge che non condannava alcuna persona se non prima di averla ascoltata. Ma la scelta dei farisei era già stata fatta, bisognava solamente costruire un’accusa per condannare e uccidere il Signore.
A pochi giorni dall’inizio della Settimana Autentica, Santa, si avverte già un sapore amaro in quelle vicende che accadono prima della Passione del Signore. C’è la caduta nel peccato di molte persone che hanno già condannato Gesù, e questa è già una passione, una sofferenza: la cecità dell’uomo non ha misura.
Certamente tutti noi ci mettiamo dalla parte di Nicodèmo, la voce giusta fuori dal coro. Ma siamo veramente capaci di dire le cose come stanno al di fuori del coro? Siamo veramente persone che hanno coraggio? Con una fermezza di fede la risposta è sì.
Signore aumenta la nostra fede!
Maria Salute degli Infermi,
con la tua potente intercessione porta la preghiera a tuo Figlio Gesù:
aiuta i medici, infermieri e tutti gli operatori che stanno tentando di curare e alleviare le sofferenze,
dona ai malati di essere guariti nello spirito e nel corpo.
Dona la grazia di sconfiggere questa epidemia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,43-53 di giovedì 2 aprile 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della V settimana di quaresima

Trendaduesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 1° APRILE 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù prese con sé i Dodici e disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e si compirà tutto ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell’uomo: verrà infatti consegnato ai pagani, verrà deriso e insultato, lo copriranno di sputi e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno e il terzo giorno risorgerà». Ma quelli non compresero nulla di tutto questo; quel parlare restava oscuro per loro e non capivano ciò che egli aveva detto.” (Lc 18,31-34)

Gesù e i Dodici assieme salgono verso Gerusalemme che è collocata su un’altura. Per arrivarci si deve affrontare una salita con un dislivello di circa 700 metri. La salita di Gesù con appresso i Dodici non è solo la fatica di andare verso l’alto, è il dramma dell’esistenza umana, l’andare volontariamente verso l’ingiustizia, la falsa condanna, la morte cui seguirà la risurrezione.
Gesù durante la salita enuncia bene cosa accadrà con anche alcuni particolari nel tentativo di far comprendere ai Dodici cosa stava per accadere. Ma i Dodici erano come incapaci di comprendere anche un linguaggio chiaro e semplice, tutto rimaneva oscuro come quella salita verso la sofferenza liberamente accettata da Gesù. Tutto ciò era incomprensibile.
Solo dopo la risurrezione del Signore Gesù si inizierà a comprendere quel grande cambiamento di salvezza che inizia a realizzarsi e sarà disponibile per ogni uomo e donna di buona volontà.
L’epidemia è una salita, incomprensibile, inevitabile, e tutti sono costretti a percorrerla. Alcuni colpiti dalla malattia, altri, la maggioranza no. Per tutti c’è comunque la salita. Solo al termine dell’epidemia si potrà rinascere, riprendere con un profondo cambiamento.
Questo cambiamento potrà essere guidato dalla fede nel Signore Gesù, e potrà essere un cambiamento di vera rinascita. Ma ora si tratta di accompagnare Gesù nella sua salita, nella sua passione per la salvezza dell’uomo.
Stiamo con Gesù nella fede in questa salita? Siamo con lui in questa incomprensibile epidemia? Percorriamo assieme (distanti fisicamente e nelle proprie case) con il Signore Gesù questo momento di sofferenza.

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Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 18,31-34 di mercoledì 1° aprile 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Martedì della V settimana di quaresima

Trentunesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 31 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo! ». Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.” (Gv 6,63b-71)

Gesù è abbandonato da molti discepoli e rimane con i Dodici. È vicina la Pasqua ebraica ed è anche vicina la Passione del Signore. La fede è messa a dura prova, vi sono solo i Dodici e pochi altri con il Signore, viene a mancare l’appoggio popolare che fino a quel momento era per il Signore Gesù. Tutto improvvisamente diventa difficile. In questo momento di Dodici sono chiamati a vivere in profondità la loro fede e a stare con il Signore Gesù. Pietro esprime la fede: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Ma la fede nei Dodici non era ancora così salda, abbandoneranno il Signore durante la sua Passione e fra loro c’era colui che lo avrebbe tradito.
Durante una prova dura ho fede? Ho fede quando mi accadono molti problemi magari uno dietro l’altro? Ho fede nonostante la pandemia, ma dove è Dio?
Ha fede si mi affido al Signore nella difficoltà e nelle malattia anche se non riesco a vedere un barlume di luce. Nelle fede so che il Signore mi sostiene anche nel periodo più buio che sto vivendo, anche in questa pandemia. Il Signore diventa luce sul mio cammino.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,63b-71 8,27-33 di martedì 31 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della V settimana di quaresima

Trentesimo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 30 MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».” (Mc 8,27-33)

Nella quinta settimana di Quaresima lasciamo la lettura continua del Vangelo secondo Matteo che ci ha accompagnato nelle prime quattro settimane, e sentiamo dei brani evangelici riguardo: l’annuncio della Passione del Signore, il credere nella sua Parola a volte scomoda, il giudizio sommario verso il Signore Gesù. Un aiuto per avvicinarsi alla Settimana Autentica, nota come la Settimana Santa, che inizierà con la Domenica delle Palme, il 5 aprile.
Nel brano di oggi troviamo l’annuncio del Signore Gesù che dovrà soffrire molto a causa della stoltezza e superficialità dell’uomo che lo doveva riconoscere, amare ma invece lo rifiuta. Sarà condannato e ucciso. Ma ci sarà la risurrezione!
Questo discorso scandalizza i suoi discepoli che non riescono a comprendere la sua arrendevolezza, lui che ha salvato tantissime persone, come poteva essere? Pietro prende l’iniziativa: il rimprovero del Signore Gesù! È l’espressione del male cui nessuno è esente, neanche il futuro primo Papa della Chiesa di Gesù che addirittura poi lo rinnegherà per tre volte.
Posso essere una persona che non rinnega il Signore Gesù? Posso essere un testimone di Gesù casalingo? Posso essere una voce che dice un po di speranza in mezzo a un clima che sembra assai funesto? Posso colorare la giornata in mezzo a questa epidemia? La risposta è sì! Lo puoi fare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 8,27-33 di lunedì 30 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

V Domenica di quaresima – Domenica di Lazzaro

Ventinovesimo giorno di Quaresima ambrosiana
“Domenica di Lazzaro”

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OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MONS. MARIO DELPINI – IL CONTAGIO DELLA GIOIA.

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Lettura del Vangelo

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Commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 29 MARZO 2020
“In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?».
Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo».
Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!».
Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà».
Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».
Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui.
Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».
Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?».
Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto.
Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!».
Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni».
Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.” (Gv 11,1-53)

La quinta domenica nel rito Ambrosiano è detta domenica di Lazzaro, si apre nel pieno della epidemia Covid-19, una Domenica di fede sulla risurrezione di Lazzaro che indica la presenza di Dio, la sua misericordia, il suo intervento nella storia della salvezza dell’uomo.
Un uomo è malato, un amico per il Signore Gesù, amava Lazzaro e amava le due sue sorelle: Marta e Maria.
Il Signore lascia che l’amico muoia, morte causata probabilmente da una grave malattia. Solo dopo 4 giorni viene raggiunto dal Signore Gesù che esprime la sua grande compassione vedendo la grande sofferenza in Marta, poi in Maria e in tante altre persone, Giudei compresi.
Gesù scoppiò in pianto, si unisce con la sua compassione, con il suo abbraccio di padre alla sofferenza di questo lutto. Il Signore vuole abbracciare anche tutti noi con tutti i numerosi lutti che stiamo vivendo cui non possiamo neanche celebrare degnamente un funerale.
Il Signore Gesù si fa vicino con la sua compassione e col suo pianto guardando la nostra sofferenza del nostro cuore, guardando quella sofferenza delle tante famiglie in quarantena che stanno vivendo per il lutto del loro caro che non possono neanche vedere.
“Lazzaro Vieni fuori!” la risurrezione di Lazzaro, Gesù lo guarisce, lo fa ritornare. È un messaggio di grande speranza: si può risorgere e lo dimostra così: Lazzaro riconquista la propria vita. Una risurrezione transitoria perché poi, Lazzaro, dovrà lasciare nuovamente la propria vita, la propria carne qui su questa terra ma continuandola in quella eterna.
Ecco la grande speranza che il Signore ci vuole donare per tutti i nostri cari che ci hanno lasciato: la loro risurrezione. Il Signore dona questa via, ci dona questa speranza di una vita che non avrà mai fine. Nei nostri cuori chiediamolo al Signore Gesù e con il suo aiuto, di sconfiggere anche questa pandemia terribile.
Signore Gesù Cristo donaci questa grande grazia nei nostri cuori: sconfiggi questa pandemia che ci sta colpendo, sconfiggi questa epidemia che ci sta affliggendo.
Te lo chiediamo per intercessione della tua madre della tua mamma della Beata sempre Vergine Maria.
Salute degli Infermi sorreggi con tutto il tuo cuore i nostri medici i nostri infermieri tutti gli operatori sanitari in prima linea perché possano farcela in questa guerra contro questa pandemia.
Una grande accorata preghiera per tutti noi di RIMANERE A CASA di non violare neanche un pezzettino le regole perché basta una violazione che il virus si diffonde. È una grande atto di carità non diffondere il virus rispettando la distanza, rispettando queste regole. Un appello accorato: non diffondiamo il virus, STIAMO A CASA ma spiritualmente uniti nella preghiera con quella grande grazia che nostro Signore Gesù Cristo ci vuole fare.
Maria salute degli Infermi prega per noi poveri, poveri, poveri peccatori.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 11,1-53 di Domenica 29 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)