Lunedì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».” (Gv 5,19-30)

Gesù aveva fatto alcune guarigioni il giorno di sabato e questo era di scandalo per alcuni Giudei. Dopo questi fatti Gesù riprese a parlare con loro.
Nel discorso Gesù annuncia una immensa misericordia che si ottiene nel credere nel Signore, nella fede, e non si va incontro al giudizio che sarebbe altrimenti severo nella sua verità, ma si va incontro alla vita eterna passando dalla morte alla vita.
Se più spesso richiamiamo alla memoria la misericordia di Dio che è messa a nostra disposizione, saremmo con una fede più salda. Un cristiano che si sente perdonato dalla misericordia di Dio, mostra il vero volto del fedele che non è quello solo del rispetto rigido farisaico delle regole morali e liturgiche della Chiesa ma consiste anche nell’evidenziare la gioia dell’essere cristiano perdonato, e di voler non peccare più! Forse così si rinasce alla vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 5,19-30 di Lunedì 27 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

III Domenica di Pasqua

Tempo di Pasqua
III Domenica

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OMELIA S.E. Monsignor Paolo Martinelli Vicario vita consacrata e pastorale scolastica.

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Giovanni, vedendo il Signore Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».” (Gv 1,29-34)

È proprio lui, è Gesù.
Giovanni Battista vede il Signore Gesù venire verso di lui, e in questo vede il realizzarsi della sua missione: rendere diritta la via del Signore.
Colui che era prima ma nato nel modo dopo, giunge presso san Giovanni Battista, il quale lo indica come “l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”.
Il più grande dei profeti in questa esclamazione profetizza che è Gesù l’atteso, il Messia, venuto come agnello, come vittima sacrificale per togliere e espiare il peccato del mondo. Qui è già preannunciata la Pasqua cristiana, la redenzione dell’umanità grazie all’unico sacrificio di Cristo, grazie al suo sangue versato per noi.
È la profezia della Pasqua, dell’evento più ampio della salvezza dell’uomo, la redenzione, l’apertura delle porte del Paradiso, la riconciliazione dell’umanità con Dio.
Rimane sempre la scelta libera di ogni uomo se aderirvi o meno, se vivere da cristiano con quella profonda gratitudine di creatura perdonata e tentando di vivere la carità, oppure se scegliere altre vie alcune delle quali potrebbero portare al definitivo allontanamento da Dio.
La via del cristiano è quella di fare vivere il battesimo, quello di Gesù che battezza nello Spirito Santo, la guida per eccellenza molto assopita nella maggior parte dei cristiani.
Ci sarà l’occasione per vivificare lo Spirito Santo fra poco più di un mese con la solennità della Pentecoste. Ma nel frattempo in questa pandemia possiamo chiedere la grazia di essere illuminati, guidati, sorretti, confortati, liberati e perdonati.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,29-34 di Domenica 26 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

San Marco evangelista – Festa

Tempo di Pasqua
San Marco

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».” (Lc 10,1-9)

San Marco evangelista è il compositore del primo Vangelo in ordine cronologico e lo si trova secondo nella Bibbia: Matteo, Marco, Luce e Giovanni. San Marco appare nel 44, quindi già circa un decennio dopo la Risurrezione del Signore Gesù. Frequenterà con assiduità Paolo e Pietro e in quei anni scriverà il Vangelo.
“Vi mando come agnelli in mezzo a lupi”,
si tratta di uno stile di missionarietà già vissuta in prima persona dallo stesso Gesù, agnello senza macchia offerto per la salvezza dell’uomo.
Lo stile della mitezza e della pacatezza è cosa importante per dire bene il Vangelo, per essere credibili testimoni. Una persona diventa più mite e umile se vive il Vangelo negli anni, e può diventare anche un vivo testimone del Signore Gesù. Figure sagge, miti e umili ne abbiamo certo bisogno, oggi più che mai.
Nella festa di san Marco evangelista chiediamo la sua intercessione perché molti cuori possano aderire al Vangelo e alcuni di questi diventare testimoni contagiosi della gioia evangelica!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,1-9 di Sabato 25 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Venerdì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava. Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione. Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire».” (Gv 3,22-30)

Dopo aver incontrato Nicodèmo, Gesù si avvicina nella zona dove Giovanni Battista stava compiendo il suo ministero, cioè la preparazione di un popolo ben disposto ad accogliere il Messia. C’è la contemporaneità di Giovanni Battista e Gesù, entrambi stanno facendo il loro ministero, il primo ormai al suo termine, il secondo all’inizio.
Giovanni capendo che ormai il suo compito era giunto alla sua completezza, accoglie una discussione fra alcuni suoi discepoli e un Giudeo riguardo alla purificazione, i primi più su un cambiamento di vita e il secondo più su una azione rituale ben ordinata. Gesù stava facendo una azione che poteva essere compresa come di purificazione, anche lui stava battezzando.
Giovanni Battista entra in questa discussione indicando che solo dal cielo possono essere concesse alcune cose, alcuni eventi e a volte vanno ben oltre: l’evento del Cristo che era atteso. Giovanni Battista si rende conto che questo si è realizzato nella persona di Gesù e per questo la sua gioia è piena.
Stiamo vivendo il tempo di Pasqua dove vi è la memoria della piena realizzazione dell’evento di Cristo venuto e risorto per noi. La nostra gioia dovrebbe essere presente come cristiani ma è inficiata dalla epidemia che però non deve mai prendere sopravvento sulla nostra esistenza. Con la forza pasquale del Signore possiamo vivere questo lungo periodo di emergenza senza cadere nella disperazione ma chiedendoci cosa possiamo fare per chi è più in difficoltà.
Signore aiutaci con la tua forza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,22-30 di Venerdì 24 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Giovedì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio Messa senza popolo.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».” (Gv 3,7b-15)

Nicodèmo è assorto e attento alle parole del Signore nel suo costante intento di capire. Vi è la verità (non una qualsiasi verità ma l’unica verità, c’è una sola verità) che è Gesù. Nell’affidarsi al Signore c’è la gioia e l’avventura perché ogni piano umano viene quanto meno messo in discussione. È come il vento che
“soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va”
ma sai che è per te ed è per il tuo bene maggiore, e se lo accetti sei una persona che è nata dall’alto, è nata dallo Spirito.
Al posto di Nicodèmo io non avrei capito nulla e sarei rimasto incredulo. Ma dopo la grazia della Resurrezione del Signore e la trasmissione della fede di generazione in generazione, adesso per la grazia dello Spirito, ognuno può cogliere qualche cosa di importante e capire la profondità della possibilità di salvezza che è stata donata. Non è possibile capire ogni cosa ma è possibile cogliere quanto meno l’amore di Dio e quello che vuole che si trasmetta con impegno, preghiera, formazione.
Adesso, per grazia di Dio, mi considero un semplice ignorante ma altrimenti sarei un completo analfabeta spirituale.
Sosteniamoci sempre nella preghiera.
Signore aiutaci in questo periodo di epidemia,
allevia le sofferenze,
allontana da noi questo male.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,7b-15 di Giovedì 23 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio Messa senza popolo.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò dal Signore Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto».” (Gv 3,1-7)

Nicodèmo a differenza di molti suoi fratelli farisei, vuole capire chi è Gesù. C’è la paura umana e per evitare d’essere visto da qualche giudeo o fariseo va dal Signore Gesù di notte.
Qui il Signore gli dice riguardo una nuova nascita , la novità che sta annunciando lo invita ad essere fra questi nuovi nati dall’alto. Si tratta di una nascita da acqua e Spirito. L’acqua pulisce, i peccati sono perdonati come lavati dalla misericordia di Dio. Lo Spirito è il dono di Dio all’uomo perché sia guidato nella sua nuova esistenza. Se l’uomo aderisce a questa novità nasce dall’alto, ha una nuova prospettiva di vita.
Ogni cristiano ha questo dono, dovrebbe solo lasciare che agisca, che viva in lui per diventare una persona “nata dall’alto”, una persona nuova.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,1-7 di Mercoledì 22 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio Messa senza popolo.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».” (Gv 1,43-51)

Gesù cercava i discepoli che stessero con lui, lo seguissero a condizione che lasciassero tutto per potersi dedicare completamente alla sequela. Dopo Andrea e Pietro, trova anche Filippo e lo invita a seguirlo. Filippo compie subito la sua prima missione forse inconsapevolmente: trova Natanaele e gli dice di Gesù. La perplessità di Natanaele riguarda la provenienza di Gesù che era cresciuto a Nàzaret, un piccolo e insignificante villaggio di persone non istruite. Cosa poteva mai giungere da un piccolo villaggio come quello?
Il Signore vuole sempre far traballare le convinzioni umane, da quel villaggio viene il Messia, l’inviato di Dio per la salvezza dell’uomo. Nato a Betlemme e cresciuto a Nàzaret è il Signore Gesù Cristo che è Dio e vuole portare la buona novella alla umanità che può essere salvata.
Gesù viene incontro a Natanaele dimostrandogli di conoscerlo, Natanaele è un israelita onesto, nel suo cuore non vi è falsità.
L’onestà, l’essere veri dentro nel cuore è cosa molto gradita al Signore. Un cammino cristiano dovrebbe essere sempre costellato di verità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,43-51 di Martedì 21 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Lunedì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio della Messa senza popolo.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Giovanni stava là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo sul Signore Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.” (Gv 1,35-42)

Al termine dell’Ottava di Pasqua, continua il periodo pasquale fino alla Pentecoste inclusa, Domenica 31 maggio. Nei giorni feriali si rientra nella normalità liturgica con una lettura, il salmo, il Vangelo e non si dicono più il Gloria e il Credo. Ma si tiene conto della gioia pasquale e la prima lettura sarà sempre dal nuovo testamento.
Giovanni il Battista indica Gesù ai suoi due discepoli, uno dei quali era Andrea, fratello di Simon Pietro. È il momento di svolta per questi discepoli che credendo alle parole di Giovanni il Battista seguono Gesù. Lo vogliono conoscere, vedere dove abita, che cosa fa nella vita.
C’è la convinzione nel cuore che Gesù sia il Messia e allora Andrea conduce suo fratello Simone da Gesù che fissandolo gli cambia il nome: Cefa che significa Pietro.
Gesù cambierà solo il nome a Simone in Pietro, non farà questo con altri discepoli. Il cambiare nome a una persona vuole dire da una parte essere autorevole e dall’altra dare nella pienezza una ruolo importante alla persona il cui nome è cambiato.
Pietro avrà il grave compito di dirigere i primi passi della Chiesa di Gesù dopo il dono dello Spirito Santo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,35-42 di Lunedì 20 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Domenica in albis depositis – II Domenica dopo Pasqua

VIII giorno
dell’ottava di Pasqua
DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA

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OMELIA VICARIO GENERALE S.E. Monsignor Franco Agnesi

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio Messa del giorno senza popolo.

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Audio della Messa vigiliare senza popolo.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.” (Gv 20,19-31

La Domenica successiva a quella di Pasqua conclude l’ottava, sono gli otto giorni dedicati alla festa pasquale come se fosse una lunga Domenica. Quest’anno la Pasqua è nell’epidemia costringendo tutti i fedeli a viverla in modo diverso, a casa, e per i più in modo sofferente: non si sono incontrate tante persone fra cui i propri parenti più stretti, non è stato possibile andare nei luoghi di culto e a festeggiare l’inizio della bella stagione e alcuni hanno vissuto la malattia e altri il lutto.
Il Signore è Risorto. Se pur in mezzo a questa pandemia abbiamo quest’annuncio che riecheggia da una settimana, ma come può essere se stiamo vivendo questa pandemia? Come può accadere ciò se il Signore è Risorto? Ma è vero?
«Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Il Signore è Risorto nonostante il male che continua a essere presente, il male dell’uomo nel suo agire, il peccato, la corruzione della natura con le sue espressioni fra le quali il Covid-19. La Risurrezione è l’espressione dell’estrema misericordia di Dio per ognuno di noi. Nonostante il peccato, nonostante i capricci della natura, c’è la Risurrezione, la speranza, la vita nel nome di Gesù, la vita eterna.
Con questa speranza nel cuore si possono vivere periodi terribili grazie alla presenza del Risorto nei cuori. È la Divina Misericordia che si fa presente ad ogni persona che guarda la salvezza che scaturisce tutt’oggi da Gesù con il suo fluire di sangue e acqua che guarisce anche il peccatore più incallito.
Il Signore è Risorto, «Mio Signore e mio Dio!»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 20,19-31 di Domenica 19 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

SABATO IN ALBIS DEPOSITIS

VII giorno
dell’ottava di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

L’Audio della Messa sarà quello della vigilia della Domenica che sarà messo nel prossimo articolo (di solito entro le 18.00)

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.” (Gv 21,1-14)

Nel Vangelo di Giovanni di questo Sabato della settima di Pasqua, vi è l’ultima apparizione del Signore Risorto ad alcuni discepoli secondo Giovanni.
Questi uscirono assieme a pescare e non presero nulla. Vi è una strana normalità e si affaccia forse anche la delusione. Eppure Gesù era già apparso due volte da Risorto a più discepoli ed era trascorso poco tempo da queste apparizioni, probabilmente qualche giorno. Nonostante la gioia ricevuta dall’aver visto il Signore Risorto già un paio di volte, questo gruppo di discepoli fra cui Pietro, non sembra essere nella gioia pasquale.
Ma Gesù rimedia, appare loro e si compie la pesca miracolosa. Il primo a riconoscere il Signore Gesù è Giovanni, quello che era il preferito dal Signore fra gli Apostoli. Il Signore rinnova la sua presenza per la terza volta e questa volta si condivide il cibo con semplicità.
Il Signore Gesù viene incontro alle nostre fragilità e capisce, anche se abbiamo ricevuto grazie su grazie, che abbiamo bisogno della sua presenza perché possiamo ripartire con quella gioia pasquale che dovrebbe essere sempre presente in ogni cristiano.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 21,1-14 di Sabato 18 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)