Giovedì della IV settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Quando ormai si era a metà della festa, il Signore Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?». Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia. Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?». Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?». Disse loro Gesù: «Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione – non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi – e voi circoncidete un uomo anche di sabato. Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!».” (Gv 7,14-24)

Vi era grande stupore per via della sapienza del Signore Gesù pur non avendo frequentato le scuole. Da dove arrivava questa sapienza? Questa doveva essere un segno chiaro per tutti coloro che lo ascoltavano, aveva una chiarezza su tutte le Scritture che nessun uomo fino ad allora aveva avuto. Tutto doveva far pensare di rivedere la posizione di condanna già presa nei confronti di Gesù ma i cuori erano induriti, difficilmente potevano cambiare verso lo stupore della realizzazione delle stesse Scritture nella persona di Gesù che avevano di fronte.
Gesù è colui che le Scritture annunciano e la decisione di rifiutarlo era più forte dell’accoglierlo. Questo fa parte del mistero, dopo numerose prove di segni, sarebbero i numerosi miracoli di guarigione, e prove di sapienza, il Signore viene comunque rifiutato.
Molti cuori induriti vi sono anche oggi, e anche se vedessero Gesù in persona e i suoi numerosi segni, per molti non basterebbe.
Ma ci sono molte persone che credono nella profondità del cuore e questa è la forza della Chiesa, la testimonianza che c’è il Signore Risorto che agisce ancora oggi in mezzo a noi.
Signore Gesù, aiutaci.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,14-24 di Giovedì 7 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della IV settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!».” (Gv 7,40b-52)

Gesù spesso è riconosciuto dalle persone semplici, non sapienti, in questo caso da alcune guardie che avevano avuto il compito di arrestarlo e portarlo dai capi dei sacerdoti e dai farisei. Per questa ragione non ubbidirono agli ordini, cosa gravissima, e non lo arrestarono.
C’è lo sconcerto dei farisei che avevano già deciso la condanna di Gesù. Ma fra loro c’era anche chi cercava la giustizia, Nicodèmo, che voleva che Gesù fosse ascoltato per capire e per decidere.
Riconoscere il Signore Gesù nella nostra vita, essere persone che cercano la giustizia senza preconcetti, sono due aspetti che potremmo mettere in pratica mettendo un po’ da parte quell’io straboccante che vuole essere la ragione in persona. Riconoscere Gesù presente nella nostra vita conduce a ricreare la giustizia in una società perché rinasca diversa in un cambiamento inaspettato di solidarietà reciproca.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,40b-52 di Mercoledì 6 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì della IV settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Molti dei discepoli del Signore Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».” (Gv 6,60-69)

«Signore, da chi andremo?».Molti discepoli lasciarono Gesù, non aveva soddisfatto le loro aspettative di uomo con l’autorità per condurre la liberazione di Israele.
Gesù ha queste caratteristiche, può liberare l’uomo, ma non sono rivolte alle aspettative di quei discepoli che intendevano questo solo da un punto di vista terreno: la liberazione dall’invasore Romano con l’uso delle armi, la ricostituzione di una nuova indipendenza politica, economica e sociale.
Gesù, con la sua autorevolezza da Signore Dio, è venuto per liberare l’uomo dai propri peccati e dalla condanna, ha ridonato la possibilità di ricongiungersi con Dio, di essere di nuovo in una piena comunione con il Signore. E’ lo spirito che da vita.
«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Fidiamoci del Signore anche quando non riusciamo a capire, siamo troppo legati alla terra.
Signore, aumenta la nostra fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,60-69) di Martedì 5 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Lunedì della IV settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».” (Gv 6,44-51)

L’apertura alla vita eterna proposta da Gesù si realizza con la fede. “Chi crede ha la vita eterna”. Si tratta di una fede radicata, profonda e non un semplice “sì, io credo” che non va oltre alle parole dette. Si tratta di scoprire che c’è veramente nell’anima questo desiderio profondo di eternità e di ricerca della giusta direzione.
Esiste una gioia quando inaspettatamente si incontra un piccolo segno d’eternità qui su questa terra, un segno di un oltre che non ha confini temporali. L’incontro è quello del cristianesimo, del pane della vita che è il Signore Gesù. Se questo incontro si realizza, dipende sempre e solo da noi, si accende la certezza nella fede della vita eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,44-51) di Lunedì 4 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

IV Domenica di Pasqua

Tempo di Pasqua
Quarta Domenica di Pasqua

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OMELIA DI UN VICARIO EPISCOPALE

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».” (Gv 10,11-18)

Ogni comunità piccola o grande ha necessità di un punto di riferimento per poter essere indirizzata, consigliata, edificata, educata. Il buon pastore rappresenta un ideale punto di riferimento.
Ma quali sono le caratteristiche di un buon pastore?
La prima cosa è che un buon pastore conosca bene la comunità cui è chiamato alla guida.
“Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore”,
una conoscenza che dev’essere reciproca: se devo fidarmi di quella persona che è ad esempio il Parroco, lo vorrei prima conoscere per capire chi è, se mi posso affidare a lui per discernere, per capire importanti decisioni che dovrò prendere.
“e le mie pecore conoscono me”
Un’altra cosa importante è la passione, il cuore che il buon pastore mette nel suo ministero, una passione a tal punto che gioca completamente la sua vita per la comunità perché ha come riferimento Cristo che lo ha chiamato a essere sacerdote e guida.
“e do la mia vita per le pecore”.
Pastori con passione sono amati da Dio per il loro donarsi continuo, non esenti da errori, da sbagli di valutazione o altro, mettono l’amore nella loro missione e i fedeli lo colgono al volo e molto ma molto perdonano i tanti sbagli dei loro pastori.
Il buon pastore è Gesù, lui è il punto di riferimento per ogni cristiano, il sacerdote trasmette questo nei vari aspetti alla comunità.
Preghiamo per i pastori perché possano superare le crisi, i problemi e affrontare bene questo periodo di pandemia.
Preghiamo per tutti i fedeli a loro affidati per un buon cammino di profonda comunione anche se per ora è solo spirituale nelle proprie case.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 10,11-18 di Domenica 3 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Sabato della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Memoria di S. Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. La folla disse al Signore Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».” (Gv 6,30-35)

Questa volta il segno che viene chiesto al Signore Gesù per provare la sua identità e credere in lui, proviene dalla folla, dalla base, dalle persone che non sono dotte e sapienti. Gesù propone un pane nuovo che discende dal cielo che è lui stesso e vivifica il mondo, dona la vita al mondo, lo fa sussistere.
A differenza dei dotti e dei sapienti, la folla accetta, crede, chiede di avere questo pane nuovo ma forse fraintendendolo sempre con una soluzione ai problemi terreni.
Gesù chiarisce: chi si dirige verso il Signore e crede in lui non avrà ne fame ne sete perché saziato dalla presenza d’amore di Dio. Non si tratta di cibo terreno, si tratta di vita eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,30-35 di Sabato 2 maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Venerdì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Memoria facoltativa di S. Giuseppe lavoratore

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. La folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che il Signore Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo ». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».” (Gv 6,22-29)

La folla rimasta nel luogo dove prima vi erano i discepoli e il Signore Gesù, capì che il Signore Gesù non era partito con i suoi discepoli dall’altra parte del lago. Tuttavia si diresse dall’altra parte dove trovò Gesù.
Questa ricerca del Signore Gesù così determinata era perché tutta la folla era stata sfamata, senza che le fosse chiesto alcunché e senza alcuna fatica. Gesù era senz’altro la soluzione per il cibo e forse per tutte le altre problematiche faticose della vita.
Ma Gesù è venuto non per risolvere la fame di cibo, ma per dare un cibo che conduca alla vita eterna che è ben altra cosa. Per ottenere questo è necessario darsi da fare con quell’azione di cuore che è prima di tutto credere in Dio. Da qui inizia il fondamento di ogni credente che è nutrimento, cibo, per la vita eterna: credere.
Signore, aumenta la nostra fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,22-29) di Venerdì 1° maggio 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Giovedì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.” (Gv 6,16-21)

I discepoli si avviarono senza Gesù verso l’altra riva del mare e sorgono difficoltà: il buio, il forte vento, il mare agitato. In questo contesto difficile appare Gesù forse inaspettato dai discepoli che ebbero paura alla sua vista, camminava sul mare.
Ma appena lo accolsero sulla barca furono a destinazione.
Quell’improbabile intervento del Signore in quella difficile situazione sviluppa speranza e soluzione. Alla base di ciò c’è l’accoglienza incondizionata del Signore nella propria barca, e se vogliamo nella nostra vita. Se non abbiamo paura di accoglierlo, si aprano delle inaspettate possibilità nella nostra vita.
Accogliamo il Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,16-21 di Giovedì 30 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Santa Caterina da Siena – Festa

Tempo di Pasqua
mercoledì 29 aprile
SANTA CATERINA DA SIENA
Vergine e dottore della Chiesa, patrona d’Italia

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».” (Mt 25,1-13)

In Santa Caterina da Siena si trova la forza della fede, la costanza nel seguire la propria vocazione senza cedere a cammini diversi. Da piccola aveva straordinariamente le idee chiare sulla sua vocazione che non era il matrimonio ma l’essere con il Signore. Desidera solo una piccola stanza che sarà la sua cella o il suo cenacolo dove andranno i dotti e sapienti a chiedere luce.
Lei è quella vergine saggia che sin da piccola ha messo in disparte l’olio della fede con il quale agirà nella grazia del Signore. Convincerà il Pontefice a tornare da Avignone a Roma nel 1377.
Persone così ne abbiamo molto bisogno e ringraziamo il Signore per questi esempi. Possiamo chiedere che vi siano nuove vocazioni così convinte e determinate per indirizzare bene i dotti e sapienti della nostra epoca.
Per intercessione di Santa Caterina da Siena, Patrona d’Italia, Signore liberaci da questa epidemia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13 di Mercoledì 29 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì della III settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Santa Gianna Beretta Molla

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati.
Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».” (Gv 5,31-47)

La testimonianza è cosa importante per poter iniziare a credere. Se il testimone è poco credibile si cercano senz’altro delle conferme, cercando e chiedendo ad altre persone. Oppure non si considera quello che è stato testimoniato. Vi era una regola in Israele per cui una testimonianza è vera se due testimoni dicevano la stessa cosa.
Ora Gesù era accusato di non essere testimone credibile perché non vi erano altri testimoni al di fuori di lui. Ma dietro questo ragionamento formale non si prendevano in considerazione i molti segni che Gesù aveva compiuto e questi non potevano certo venire da mano di uomo ma da Dio. Questa trascuratezza dei quei Giudei non era giustificabile, erano come persone cieche che non volevano vedere.
La fiducia è tema importante e questa può essere coltivata con alcuni ingredienti: l’ascolto attento non ingenuo e un po di umiltà.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 5,31-47 di Martedì 28 aprile 2020, – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)