LUNEDÌ della settimana della V Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 15 LUGLIO
“In quel tempo. Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, il Signore Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché “vedendo non vedano e ascoltando non comprendano”. Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza». ” (Lc 8,4-15)

Essere un terreno buono per la parola del Signore non è un’esclusiva solo per alcune persone ma è possibile ad ognuno. Sembra che sia difficile ascoltare la Parola con cuore integro e buono per poi custodirla e agire bene con perseveranza.
Se inizio ad ascoltare la Parola senza che le preoccupazioni, i pensieri facciano da padrone ma con attenzione perché sto ascoltando cosa molto importante, allora sono già a buon punto. Poi, il cuore se non è buono, può essere predisposto a diventarlo a causa anche dell’ascolto della Parola stessa.
Se agisco in questo modo, spontaneamente i piaceri della vita terrena passano in secondo piano e inizia a essere sempre più presente la carità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,4-15 di lunedì 15 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

V DOMENICA DOPO PENTECOSTE

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 14 LUGLIO
“In quel tempo. Un tale chiese al Signore Gesù: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio».” (Lc 13,23-29)

Alcune persone pensando sotto sotto di essere buone e religiose, sono certe che avranno un futuro nella gloria nel regno dei cieli, di essere nella pace del Paradiso. Sono quelle persone che nel nome di Gesù magari insegnano, predicano, fanno qualche elemosina ma manca amore.
Gesù non da privilegi particolari, non basta pensare di essere un “cristiano impegnato”, nel regno dei cieli bisogna indirizzarsi con la propria coscienza, non basta essere uno “di famiglia” o far parte di qualche gruppo carismatico o di preghiera che sono cose buone se vissute nella carità e nell’amore. Spesso persone che non sono impegnate superano di gran lunga nella carità e nell’amore quelle che pensano di essere religiosamente impegnate. Sono le prime che vivono sforzandosi di passare attraverso la porta stretta che sono ben indirizzate verso il regno dei cieli, e non le seconde che fanno spesso il loro gradito religioso.
Abramo passò attraverso una porta molto stretta, ed ebbe sempre fiducia in Dio anche quando tutto che gli accadeva diceva il contrario. Abramo, l’uomo delle fede indica quella direzione per il cristiano credente che vuole veramente crescere nella fede in Dio verso il regno dei cieli.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 13,23-29 di Domenica 14 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

SABATO della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 13 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità. Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.” (Lc 4,31-37 )

Gesù scaccia un demonio da un uomo. Gesù toglie il possesso del demonio che aveva su quell’uomo che gli privava della libertà. Gesù ridona la libertà all’uomo ed è per questo che è venuto fra noi.
Dove c’è il possedere di uomini su altri, li non c’è libertà ma riduzione a forme di schiavitù dove l’uomo non ha la sua dignità. Tutt’oggi c’è ancora questo anche nelle nostre società “cosiddette evolute”. La libertà è un grande valore che si discosta dall’uniformarsi a pensieri e atteggiamenti dove altrimenti non è possibile avere quel lavoro oppure essere accettato da altre persone. La libertà è esprimere il proprio pensiero, la propria persona senza essere condannato o messo a disparte. La vera libertà è cristiana che fa diventare ricchi dentro.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 4,31-37 di sabato 13 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

VENERDÌ della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 12 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui. Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro. A chi dunque posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».” (Lc 7,24b-35)

Alcune persone al seguito di san Giovanni Battista si fecero battezzare accettando il disegno di Dio nel suo realizzarsi ma fra queste persone non c’erano i farisei e i dottori della legge. Proprio loro avrebbero dovuto ascoltare e accettare quella novità che il Signore gli voleva donare. Ma non fu così.
Consideravano Giovanni il Battista come un indemoniato e Gesù come uno che mangia e beve di sproposito perché accanto ai peccatori. Ma proprio per questo Gesù era venuto, per salvare i peccatori e Giovanni Battista conduceva una vita essenziale con poche cose da mangiare e vestire perché bastava la comunione con Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 7,24b-35 di venerdì 12 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

S. BENEDETTO ABATE, PATRONO D’EUROPA – FESTA

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 11 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». ” (Gv 15,1-8)

Gesù è come la vite e i discepoli come i tralci. E’ necessario un costante nutrimento che proviene dalla vite e lo da ad ogni tralcio che rimane unito alla vite. Il nutrimento è la Parola del Signore, perché altre persone possano guardare e attingere dai frutti dei tralci e si convertano e credano nella parola di salvezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8 di giovedì 11 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

MERCOLEDÌ della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 10 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.” (Lc 7,11-17)

“Dio ha visitato il suo popolo”. E’ l’affermazione delle persone che avevano assistito alla risurrezione di un ragazzo, unico figlio di una madre vedova. Le persone semplici capiscono spesso sempre molto più dei dotti e dei sapienti che troppo spesso sono accovacciati su pensieri e ragionamenti che fanno perdere l’essenziale, la grande novità che il Signore Gesù vuole donare.
Proprio Gesù è colui che visita il suo popolo, ed esprime compassione per le persone nella sofferenza con quella vicinanza d’amore infuocato che espresse sempre nella sua missione fra le sue creature. Un amore che tutt’oggi è presente e non si allontana da ogni credente che confida nel Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 7,11-17 di mercoledì 10 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

MARTEDÌ della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MARTEDÌ 9 LUGLIO
“In quel tempo. Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, il Signore Gesù entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.” (Lc 7,1-10)

Il centurione, un soldato di grado intermedio che comandava circa un centinaio di uomini, aveva un servo malato. Ci teneva a questo servo e fa chiamare Gesù da degli anziani perché non si riteneva degno di andare di persona a incontrarlo. Ma poi gli manda a dire di non entrare a casa sua ma di dare un comando perché il suo servo sia guarito. E così accadde.
Il centurione aveva molta fede e considerava Gesù come una persona di alto grado che comandava un esercito non di uomini che si possono vedere ma di persone che non possono essere viste se non con gli occhi della fede. Una grande fede espressa in modo militare ed esprime il credere a una vasta realtà di bene a noi invisibile.
Signore aumenta la nostra fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 7,1-10 di martedì 9 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

LUNEDÌ della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 8 LUGLIO
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda»” (Lc 6,39-45)

Proseguono le osservazioni del Signore Gesù mirate a far rendere conto che l’uomo non è un qualche cosa di autonomo più grande delle persone che lo circondano. L’uomo è chiamato a trarre fuori il bene da quel tesero che si è composto lungo la sua vita. E questo con molta umiltà per riuscire a mantenere quel collegamento con il Signore e per far trasparire bene la benevolenza senza alcun interesse nei confronti delle altre persone.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,39-45 di lunedì 8 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 7 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.” (Mt 5,21-24)

Fratello e sorella, espressioni che superano il rapporto di sangue nel parlare cristiano. Si intendono persone, uomini e donne, che stanno facendo un cammino cristiano e questo le accomuna come se fossero fratelli e sorelle. Il profondo rispetto reciproco è la base per camminare assieme.
L’ offesa interrompe questo viaggio e si rischia di naufragare rovinosamente. Ecco perché il porre basi di una divisione è cosa gravissima considerata parimenti a un vero e proprio omicidio spirituale di un’altra persona.
Il dire bene, l’individuare cose buone nelle altrui persone, costruisce vita, unione, comprensione, fratellanza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,21-24 di Domenica 7 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

SABATO della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 6 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi».” (Lc 6,20a.27-35)

Amate, fate del bene, benedite, pregate. L’esortazione di Gesù è per i suoi discepoli, ed è per tutti i cristiani. Gesù invita di superare la sfera delle amicizie, del proprio giro di persone con le quali c’è un normale rapporto. L’amare, il fare del bene, benedire, pregare dovrebbe essere indirizzato anche verso e sopratutto a quelle persone da cui si è ricevuto il male, l’offesa, l’imbroglio, il furto, la menzogna e così via.
Si tratta di rompere la spirale di estrema violenza partendo dalla non maldicenza (pettegolezzo verso chi ti ha fatto del male) e sfociando in uno sguardo che diventa misericordioso, che entra nella fragilità di chi ha sbagliato.
Si costruisce la pace, la possibilità di perdono.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,20a.27-35 di sabato 6 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)