VENERDÌ DELLA IV SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 17 MAGGIO:
“In quel tempo. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?».” (Gv 7,25-31)

Continua la discussione fra coloro che non credono in Gesù e coloro che credono che sia il Messia.
I primi credendo di conoscere le scritture, fanno obiezioni. I secondi guardando lo stile di vita e i segni che faceva Gesù, credono.
I primi usavano solo l’intelletto basandosi sulle scritture che credevano di interpretare bene e tentando di cogliere in esse quello che non vi era scritto o era in contraddizione. Ma facendo così si auto negavano di vedere tutto quello che era palesemente coincidente con le scritture riguardo a Gesù. Avevano legato Dio a una loro idea per cui il Cristo doveva venire in un modo diverso da quello di Gesù.
I secondi usavano l’intelletto e il cuore vedendo nei segni di Gesù un amore di Dio per l’umanità. Questi conoscevano un po’ più Dio Padre perché non lo legavano a dei personali concetti ed erano più liberi e disposti alla novità di salvezza portata da Gesù e credevano in lui.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,25-31 di venerdì 17 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

GIOVEDÌ DELLA IV SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 16 MAGGIO:
“In quel tempo. Quando ormai si era a metà della festa, il Signore Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?». Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia. Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?». Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?». Disse loro Gesù: «Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione – non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi – e voi circoncidete un uomo anche di sabato. Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!».” (Gv 7,14-24)

Quanto è problematico il giusto giudizio. Forse bisognerebbe partire dal fatto che il proprio giudizio potrebbe essere non corretto e cercare sempre la verità senza stancarsi mai. Le apparenze sono spesso ingannatrici, quello che sembra difficilmente rispecchia la verità.
Non procedendo subito in un giudizio basato su un’apparenza ma sospendendolo, si è già in una buona condizione per capire, per cercare la verità. La pazienza, la non fretta di arrivare alla conclusione, il mettere da parte le simpatie e le antipatie contribuiscono alla verità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,14-24 di giovedì 16 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

MERCOLEDÌ DELLA IV SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 15 MAGGIO:
“In quel tempo. Alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui.
Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!».” (Gv 7,40b-52)

Vi era discussione riguardo a Gesù, alcuni lo consideravano una persona che aveva a che fare con Dio come un profeta, altri lo consideravano il Messia, il Cristo, altri ancora avevano dubbi ma dalla scarsa informazione perché Gesù pur essendo cresciuto in Galilea a Nazareth era nato a Betlemme.
In questi casi solo chi non si fa un parere prima di avere conosciuto bene la situazione e la persona, riesce a intraprendere un cammino di vera conoscenza. E’ necessaria la pazienza e il non correre subito a conclusioni che sarebbero dubbie. Se si ipotizza subito una conclusione si cercherebbero solo quelle cose che porterebbero a conferma di quello che si è pensato eludendo la verità. Bisognerebbe essere sempre aperti ad ogni ipotesi e accogliere ogni cosa a riguardo per poi comporre con pazienza un giudizio.
Un persona così fu Nicodèmo che voleva ascoltare Gesù prima di giudicare, voleva capire, voleva sapere se veramente era giunto il Messia, il Salvatore del mondo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,40b-52 di mercoledì 15 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

SAN MATTIA APOSTOLO – FESTA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MARTEDÌ 14 MAGGIO:
“In quel tempo. Pietro disse al Signore Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.” (Mt 19,27-29)

Gli Apostoli ricevettero una chiamata dal Signore Gesù e per questo lo seguirono abbandonando la loro vita precedente.
In questa sequela possono esservi momenti di prova, essere con la propria fede con il Signore ma è come se non fosse presente. In questi frangenti sorgono dubbi anche fra gli Apostoli che lo avevano li in carne ed ossa. “Che cosa ne avremo?” è la domanda di Pietro a Gesù.
Molto ma molto di più è la risposta, è la ricompensa già sul tragitto terreno di un discepolo. E’ quella ricompensa data dalla perseveranza stando con il Signore Gesù senza tradirlo, senza prendere altra via. E’ una ricompensa impagabile perché riguarda lo spirito, l’interiorità della persona e nulla può supplire a questo. Seguire il Signore Gesù è il guadagno della vita, è la speranza e la gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo19,27-29 di martedì 14 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

LUNEDÌ DELLA IV SETTIMANA DI PASQUA

Memoria Madonna di Fatima.

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 13 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».” (Gv 6,44-51)


Gesù il pane della vita. Vero nutrimento. Vero corpo, vero sangue. Che cosa sarebbe l’uomo se si nutrisse unicamente per il proprio corpo?
L’uomo che si nutre del pane di vita guadagna in se la presenza viva del Signore Gesù che accompagna e indirizza verso il profondo significato della vita con quel fine disponibile a tutti: la beatitudine eterna.
Il cibo sostiene la vitalità del corpo, il vero pane di vita, Gesù Cristo, guida questa vitalità nella gioia della presenza del Signore in una vita che diventa piena di giustizia, perdono e misericordia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,44-51 di lunedì 13 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

IV DOMENICA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 12 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».” (Gv 15,9-17)

Il comandamento di Gesù: “Che vi amiate gli uni e gli altri”. Per due volte nel Vangelo di Domenica c’è quest’invito importante, dato come comandamento. Ma di quale amore si tratta? Gesù afferma: “come io ho amato voi”. Si tratta di cogliere quale amore il Signore rivolge alla sua creatura e di imitare questo verso il prossimo.
Quale amore ho ricevuto dal Signore? Il perdono, la vicinanza, la consolazione, il rimprovero giusto, la sua apparente assenza per crescere e tanto altro. Almeno una di queste cose dovrei averla colta e dovrebbe esserci quel sentimento quanto meno di gratitudine nei suoi confronti. Ebbene, quello ricevuto sarebbe da donare al prossimo sapendo che non è perdita ma arricchimento nello spirito. Non perdo quello ricevuto, anzi si amplia.
C’è un dare ma c’è anche un ricevere. Dal prossimo posso ricevere a mia volta una forma d’amore che dovrebbe essere accettata con umile gratitudine. Non sarebbe cristiano il non farsi amare o aiutare a tutti i costi ma il dono ricevuto dovrebbe essere accettato con gioia vedendo nell’altra persona quell’amore del Signore che è per me.
Per amarsi gli uni gli altri è necessario dare e ricevere amore.“

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 15,9-17 di Domenica 12 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

SABATO DELLA III SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 11 MAGGIO:
“In quel tempo. La folla disse al Signore Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».” (Gv 6,30-35)

Il vero nutrimento è il pane di Dio che è il Signore Gesù. E’ la vita data e che viene sostenuta al mondo. E’ Gesù, per mezzo di lui tutto fu creato e per mezzo di lui tutto è sostenuto grazie alla sua azione di vicinanza e misericordia per l’uomo sua creatura. Dovremmo sempre nutrirci di questo pane per rimanere in una comunione forte con il Signore per assaggiare quell’eternità nell’anima già qui in questo breve passaggio terreno che si dischiude verso l’eternità.“

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,30-35 di sabato 11 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

VENERDÌ DELLA III SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 10 MAGGIO:
“In quel tempo. La folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che il Signore Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». (Gv 6,22-29)

La folla che ebbe assistito alla moltiplicazione dei pani e dei pesci cercò Gesù e lo trovò dall’altra parte del lago. Gesù conosceva il motivo di questa ricerca: il fatto che fu dato da mangiare a tutti miracolosamente. Nessuno della folla in quel momento era alla ricerca della strada della salvezza ma cercava Gesù per mangiare ancora in modo gratuito e miracoloso.
Gesù conoscendo ciò indica la vera strada della ricerca che è la fede in lui e in Dio Padre che lo ha inviato. Questa è la prima cosa, quella importante, poi vi sono le altre fra cui nutrirsi per sostenere bene la propria vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,22-29 di VENERDÌ 10 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

GIOVEDÌ DELLA III SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 9 MAGGIO:
“In quel tempo. Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.” (Gv 6,16-21)

I discepoli presero a bordo Gesù però dopo aver cacciato via la paura. E così facendo arrivarono spediti alla destinazione.
La paura di prendere nella propria barca dell’esistenza il Signore Gesù, fa si che il Signore possa fare poco o nulla. Ma perché dovrebbe essere presente la paura di accogliere Gesù? Forse il motivo è la paura del cambiamento che potrebbe essere radicale se c’è una vita piena di peccato il più possibile nascosto alla coscienza. Lasciare cose che portano soddisfazione ma sapendo in fondo che non sono cose buone, ha un elevato costo. Ma cacciando via la paura con Gesù diventa tutto possibile e potrebbe rischiararsi un nuovo percorso che porta a una destinazione differente verso la beatitudine.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,16-21 di giovedì 9 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

MERCOLEDÌ DELLA III SETTIMANA DI PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 8 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.” (Gv 6,1-15)


Gesù compie il segno della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Non vuole risolvere un problema di distribuzione di cibo eseguendo poi ogni giorno lo stesso miracolo, ma vuole dare un segno della vicinanza d’amore di Dio all’uomo. Un Dio che viene incontro ai bisogni per chi lo ascolta e vuole percorrere la strada con lui. Non si è trascurati quando si vive l’amore di Dio in se e lo si trasmette consapevolmente ma più spesso inconsapevolmente alle persone incontrate. Un Signore Dio che non condanna ma vuole la salvezza e lascia la piena libertà all’uomo di sceglierlo; di scegliere fra salvezza o condanna ma in piena libertà senza forzarlo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,1-15 di mercoledì 8 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)