IL VANGELO DI LUNEDÌ 8 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».” (Mc 8,27-33)
Si avvicina la Settimana Autentica nota forse di più come Settimana Santa. I Vangeli della settimana ci portano alla vigilia della Passione del Signore e si intravede già la sua sofferenza nel non essere compreso dai suoi discepoli.
Pietro vorrebbe che Gesù agisse secondo gli uomini e non secondo Dio. Vorrebbe un Gesù probabilmente risolutore dei problemi di Israele in modo immediato e potente. Ma non è questo il disegno di Dio, non è aderire alla facile potenza per costringere l’uomo alla volontà di Dio a scapito delle scelte e della libertà. Questo sarebbe secondo Satana.
La sofferenza, l’essere rifiutato, ucciso e risorgere del Signore Gesù, invece apre alla possibilità di salvezza ad ogni uomo, ad ogni donna in una loro scelta libera. Questo è secondo Dio.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 8,27-33 di lunedì 8 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 7 APRILE:
”In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.” (Gv 11,1-53)
Lazzaro era morto da quattro giorni, il suo corpo era ormai in decomposizione, non era più possibile una morte presunta. Gesù è chiamato al segno più grande e questo lo deve fare verso un suo amico cui voleva molto bene. Anche in questo c’è la sofferenza del Signore Gesù, deve fare questo gesto miracoloso per venire incontro alla umanità che si è persa e ha bisogno di gesti forti per capire che Gesù è veramente il Cristo. E questo lo deve fare con le persone cui voleva più bene, con le sorelle di Lazzaro che soffrono molto per la sua morte e non si capacitano del perché Gesù non sia intervenuto prima. Lo deve fare con Lazzaro stesso che, lasciato morire, deve ritornare in questo mondo per manifestare la signoria di Gesù. Inoltre c’è un grande movimento d’amore, la professione di fede di Marta, l’amore intenso di Maria, il cordoglio veramente sentito da quei Giudei che erano presenti e la forte commozione e il pianto di Gesù. Tutto ciò permette uno dei più grandi segni di Gesù se non il più grande: la risurrezione di Lazzaro.
Questa risurrezione assume un grosso significato nella risurrezione dei corpi. Quel corpo ormai in putrefazione si ricompone e riacquista vita con un segno forte per i fedeli che credono nella risurrezione. Ma la risurrezione di Lazzaro è terrena, è una continuazione della vita terrena che dovrà comunque terminare con la morte ma con la certezza della vita eterna e con la vera risurrezione dopo la morte terrena. E’ anticipo della Pasqua del Signore Gesù, della sua risurrezione perché questa possa diventare il motivo di fede di tutti i cristiani.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 11,1-53 di Domenica 7 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 6 APRILE:
“In quel tempo. Furono portati al Signore Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.” (Mt 19,13-15)
Come un bambino dovrebbe essere lo sguardo del cristiano verso il Signore Gesù. Uno sguardo semplice privo di polemiche di “ma”, di “però”, di “se fossi intervenuto”. Uno sguardo che si fida del Signore anche in quei momenti di difficoltà dove non lo si trova. Uno sguardo che non è cieco, non è cieca obbedienza, ma accettazione dell’amore del Signore Gesù. E nella risposta di amore del cristiano al Signore Gesù, c’è la chiave della semplicità di un bambino che si sente voluto bene e si fida. Qui le porte del regno dei cieli iniziano ad aprirsi.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 19,13-15 di sabato 6 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».
IN RITO AMBROSIANO Si può acquistare l’indulgenza plenaria nelle domeniche di Quaresima, recitando devotamente “PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO” davanti al Crocifisso dopo essersi comunicati.
Il cammino verso il Calvario del Signore Gesù, in quella salita dolorosa con quel legno dove gravava tutto il peccato dell’uomo, il suo egoismo, la sua presunzione, la sua ingiustizia. Cammino doloroso perché quel legno pesava per l’enormità del peccato umano. Ma il Signore lo volle portare per comporre la via del riscatto dal peccato, per dare la possibilità della salvezza alla umanità che si era perduta.
Passo dopo passo, è l’offerta di Dio per la sua creatura amata perché possa ritornare ad amare veramente il Signore.
Passo dopo passo, perché ognuno possa liberamente scegliere il Signore Gesù.
Passo dopo passo, per riscoprire un amore infinito, un dono incondizionato, l’importanza di ogni uomo e donna per il Signore.Dio.
Riflessione a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho e di Passirana di Rho, MI
(Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (10 marzo) a Giovedì Santo (18 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 4 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.” (Mt 7,21-29)
C’è lo stupore delle folle per l’insegnamento che Gesù ha appena terminato. Gesù aveva insegnato quello in cui crede e non un qualche cosa di accademico o manualistico o normativo. La folla si accorse di questo e vedevano in Gesù la persona che poteva guidare, dare finalmente una direzione.
Anche noi siamo la folla, non ne siamo estranei, e se ascoltiamo bene il Vangelo dovremmo rimanere stupiti dalla continua novità e attualità della Parola del Signore.
Ascoltarla e metterla in pratica significa costruire un edificio spirituale robusto che può essere d’aiuto in quei momenti dove c’è il dramma, la delusione.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,21-29 di giovedì 4 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 3 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!
Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».” (Mt 7,13-20)
Vi sono vie che sembrano facili, percorribili e sembrano appetibili con una meta che promette guadagno, felicità. Quanto meno ci si dovrebbe interrogare come mai vi è una facilità in questo cammino? Non è che vi sia qualche cosa di nascosto? Come mai vi è questa autostrada diritta e a molte corsie? Si scopre che in questa via non c’è carità e l’amore è solo per se. C’è l’inganno: non c’è possibilità di gioia.
Una via angusta. Questa via difficile ha una etica, una morale che l’altra via facile non ha. Ha un contenuto d’amore, c’è la carità, c’è la solidarietà. Via difficile perché bisogna combattere contro le numerose scorciatoie che sono proposte durante il viaggio, una via fatta di molte curve e salite. La meta: l’amore di Dio per te.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,13-20 di mercoledì 3 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 2 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti». (Mt 7,6-12)
C’è chi non potrebbe capire “le cose sante”, le esperienze di grazia vissute che sono come “perle”, la grandezza del Signore Gesù. Alcune e non poche persone non sono predisposte ad ascoltare cose di religione o esperienze spirituali. Questo ad esempio perché sono contro ogni religione, oppure non credono in Dio, oppure considerano solo la scienza come veicolo di sicura conoscenza o altri motivi ancora. La prudenza vuole che solo una testimonianza di vita sia per queste persone una possibilità di apertura futura alle cose di Dio, perché anch’esse sono preziose davanti a Dio. Non servono le parole.
Chiedere, cercare, bussare, sono certo cose importanti e se si fanno con perseveranza qualche cosa certamente arriva.
Che cosa posso chiedere al Signore? Che cosa sto cercando? A chi devo bussare?
Sono domande da porsi soprattutto in Tempo di Quaresima, e c’è sempre qualche cosa da chiedere per diventare un cristiano migliore, oppure per intercedere per un’altra o altre persone.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,6-12 di martedì 2 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 1° APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».” (Mt 7,1-5)
L’umiltà nel cristiano porta al non giudizio e al non pregiudizio.
Troppo spesso si giudica una persona solo su alcune impressioni e poco altro, e difficilmente ci si scosta da questo giudizio, anzi, si cerca il conforto di altre persone per confermare quello che si pensa. Si forma così una dinamica di condanna già precostituita verso una o più persone basata su una riflessione troppo spesso superficiale, e invogliata anche da invidie e gelosie.
Per evitare il pregiudizio e il giudizio superficiale c’è un modo: non giudicare.
Perché giudicare alcune persone se non si è chiamati a farlo? Quale vantaggio porta questo? Nessuno, anzi porta solo dispiacere e malizia nel cuore di chi giudica. E’ un atteggiamento di superbia, è mettersi al di sopra di altre persone, l’opposto dell’umiltà. Allora quando non è necessario giudicare, che è la maggioranza delle situazioni, non giudicare.
Piuttosto, in questa Quaresima, cerca quel difetto considerato di poco conto da te ma per le altre persone è più che una trave. Cercalo, per diventare una bella persona cristiana con la virtù dell’umiltà.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,1-5 di lunedì 1° aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 31 MARZO:
“In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».” (Gv 9,1-38b)
Un’infermità dalla nascita, una incredulità dell’uomo e la costante misericordia di Dio. Sono alcune cose presenti in questo brano del Vangelo di Giovanni, il cieco nato. Vi era la convinzione che ogni male e malattia derivassero da peccati personali o da parenti stretti come nel caso del cieco nato visto che prima della nascita non avrebbe potuto compiere peccati. La domanda dei discepoli è proprio a riguardo ma Gesù da una risposta diversa da quella aspettata. Non ha peccato ne lui ne i suoi genitori. Gesù dice che può non esserci il collegamento fra infermità e peccato. Una persona può essere disabile ma santa.
Gesù prende l’iniziativa, guarisce il cieco ma con una sua collaborazione, deve andare alla piscina di Siloe e lavarsi gli occhi. C’è sempre qualche cosa che il Signore Gesù chiede come collaborazione dell’uomo perché sia salvato, una collaborazione calata nella fiducia verso il Signore.
Il cieco a questo punto subisce un processo a varie tappe.
Prima i vicini, increduli ma si convincono. L’ex cieco chiama il Signore come “l’uomo che si chiama Gesù”.
Poi i farisei rimangono stupiti e indecisi per via del miracolo nel giorno del riposo sabbatico. In questa occasione per l’ex cieco, Gesù diventa una persona più importante, un profeta.
Ma i Giudei incalzano, non credono, interrogano i genitori che riconoscono nel ex cieco il loro figlio ma non dicono nulla per paura di essere scomunicati. L’ex cieco prende invece subito le difese di Gesù definito dai Giudei un peccatore. E la durezza del cuore di questi Giudei è tale che alla fine scomunicano l’ex cieco nato cacciandolo fuori. I veri ciechi sono loro.
L’ex cieco diventa credente e sa di aver incontrato il Figlio dell’uomo ma non lo ha ancora visto. Arriva Gesù che svela la propria identità e apre la vista alla fede del ex cieco nato: “Credo Signore!”.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho e di Passirana di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 9,1-38b di Domenica 31 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 30 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. / Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.” (Mc 6,6b-13)
Gli spiriti impuri sono incorporei, lontani dal culto e oppositori di Dio e possono influenzare negativamente le persone. Sono la presenza del male nell’uomo che a fatica riesce a combatterlo e a liberarsene a causa del peccato. L’uomo ha comunque la propria libertà, dono di Dio, e se non da il consenso al male, questo non può entrare in lui. C’è sempre bisogno di un consenso perché il male possa agire liberamente nell’uomo e se non viene dato, cioè se l’uomo resiste alle lusinghe e alle astuzie maligne, allora il male non può nulla. Ma se questo consenso viene dato, allora è difficile liberarsi del male ma possibile con le armi della preghiera, della penitenza, della sobrietà della conversione del cuore a Dio.
La misericordia di Dio compone anche delle persone che possono aiutare alla liberazione dal male. Gesù inviò i Dodici con il potere sugli spiriti impuri, solo con i sandali ai piedi e una tunica e null’altro, affinché potessero essere credibili alle persone che avrebbero incontrato. E così scacciarono molti demoni e guarirono molti infermi. E’ il messaggio che è arrivata la possibilità di salvezza per ogni uomo.
Anche oggi ci sono gli Esorcisti, Sacerdoti che hanno ricevuto dalle mani del Vescovo questo compito speciale, liberare l’uomo da particolari forme di male, da possessioni demoniache. Se pur raramente, oggi ci sono persone che hanno necessità di un Esorcista per liberarsi da alcune forme maligne. Sono percorsi a volte lunghi ma di profonda liberazione dal male.
Infine, il Sacramento della Riconciliazione, la confessione, fatto bene con un Sacerdote qualsiasi, ha in se la grazia della liberazione dal male, di mandare via la tendenza al peccato, di rafforzare il proprio spirito con le armi della fede, della preghiera, della conversione in una rinnovata comunione con il Signore.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho e di Passirana di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,6b-13 di sabato 30 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)