Venerdì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania.

– Nel Rito Ambrosiano la Quaresima inizia Domenica 10 Marzo –
NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.
IL VANGELO DI VENERDÌ 8 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il Figlio dell’uomo è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».” (Mc 13,28-31)

Le parole di Gesù non passeranno, non saranno scordate, resteranno come un insegnamento che va ben oltre alle persone credenti, ascoltate anche da chi è fedele di altre religioni o da chi è ateo. Così si conclude la lettura del Vangelo di Marco proposta prima dell’inizio della Quaresima nel Rito Ambrosiano. La parola di Gesù rimane nel cuore perché detta con gratuità, senza che via sia un interesse per qualche scopo se non la salvezza dell’uomo. Le parole di Gesù non passeranno.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 13,28-31 di venerdì 8 marzo 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania.

– Nel Rito Ambrosiano la Quaresima inizia Domenica 10 Marzo –
NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 7 MARZO:
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».” (Mc 13,9b-13)

Gesù sta parlando con i suoi discepoli di una prospettiva futura nella quale non saranno compresi e provocheranno reazioni scomposte da parte di alcune persone potenti. L’invito è quello di tenere sempre l’affidamento a Dio, di non lasciarsi scoraggiare ma di far agire in se la forza dello Spirito Santo attraverso il quale si testimonia la forza del cristianesimo. Una forza che si esprime nel subire il sopruso dei prepotenti e così testimoniare la certezza dell’amore di Dio. La forza consiste in un comportamento inaspettato del cristiano che viene condannato per la sua fede. Gli accusatori si aspetterebbero ribellione e violenza dal condannato e invece, come un agnello, il cristiano si sottopone alla loro cattiveria. Ciò testimonia, spiazza e dice qualche cosa di importante: fede, speranza, certezza di un Dio che accoglie e perdona.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 13,9b-13 di giovedì 7 marzo 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania.

– Nel Rito Ambrosiano la Quaresima inizia Domenica 10 Marzo –
NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 6 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».” (Mc 12,38-44)

Una persona indigente, una vedova dà in elemosina tutto quello che possiede. Un gesto di disperazione? Questa donna non ha più nulla per vivere e come ultimo gesto è regalare quel poco che ha. Un gesto di affidamento? Questa donna si affida a Dio dove ripone tutta la sua speranza dando tutto quello che ha al Tempio del Signore.
Quello che è certo è che Dio vede anche i gesti più nascosti e fra questi vi sono quelli importanti che dicono l’amore. Un gesto fatto con cuore non passa inosservato agli occhi di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 12,38-44 di mercoledì 6 marzo 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania.

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 5 MARZO:
“In quel tempo. Vennero dal Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».” (Mc 12,18-27)

I sadducei pensavano che non vi fosse la risurrezione e che se ci fosse stata il tutto sarebbe stato un proseguo dell’esistenza come qui in terra. Questo fu il loro errore, pensare che dopo il termine del passaggio terreno non vi fosse la risurrezione perché non si sarebbero potute mettere le cose a posto in una esistenza simile a quella terrena.
Gesù scardina questo pensiero e afferma che alla risurrezione grazie alla potenza di Dio, le persone non prenderanno ne moglie ne marito e saranno come angeli nei cieli. La pienezza dell’amore sarà compiuta e non si sentirà più l’esigenza del prendere con sé moglie o marito. Quello che aspetta il credente è uno stato di vita nella pienezza della giustizia, pace e nella realizzazione di un profondo amore. Non vi sono immagini oppure parole per immaginare che cosa potrà essere ma una cosa si sa: la gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 12,18-27 di martedì 5 marzo 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania.

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 4 MARZO:
“In quel tempo. I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.” (Mc 12,13-17)

In una riunione di responsabili religiosi viene stabilita una strategia per forzare una risposta a Gesù perché potesse essere difforme dalla legge ebraica oppure da quella romana. La domanda è astuta e se Gesù avesse confermato il tributo da dare a Cesare avrebbe escluso l’offerta a Dio e quindi non poteva essere neanche un profeta, e se avesse confermato il contrario sarebbe stato considerato un rivoltoso contro il potere romano. In entrambi i casi Gesù sarebbe stato messo in seria difficoltà.
Lo scopo di queste persone era strategico per eliminare Gesù. Potevano invece comportarsi in modo differente facendo molte domande per capire in profondità chi era veramente il Signore Gesù. La domanda giusta nel cuore avrebbe dovuto essere “chi è Gesù?” e non “come posso eliminarlo?”.
Dal cuore escono molte cose ed è possibile capire le persone dalle domande che vengono fatte. Se sono sincere sono per capire e entrare in sintonia con la persona cui si sta parlando, oppure se sono non sincere sono per mettere alla prova per cogliere in fallo per poterla diminuire e umiliare. Questa seconda cosa è di una certa gravità perché ogni persona è preziosa davanti agli occhi di Dio e questo certo rappresenta un grave peccato di disonestà e di cattiveria. Ma quando si cerca il buono, quando le domande sono per valorizzare e per capire allora c’è la bellezza della carità, c’è la gioia dell’amore di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 12,13-17 di lunedì 4 marzo 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA – DETTA «DEL PERDONO»

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI DOMENICA 3 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».” (Lc 19,1-10)

Zaccheo era una persona impresentabile, ricco in modo disonesto, capo degli esattori delle tasse per conto dell’invasore romano. Persona di alto rango sociale e nel contempo disprezzato quasi da tutti dall’evidenza della sua agiatezza proveniente anche da persone indigenti. Nessuno mai lo avrebbe presentato a Gesù, ne i discepoli, ne i notabili ne gli scribi, i farisei, i capi dei sacerdoti. Ma Zaccheo, un capo dei peccatori, cercava Gesù, cercava di vederlo. Gesù compie la sua missione presentando a Zaccheo la possibilità del perdono. Gesù non ignora un peccatore che lo cerca, anche il più acerrimo dei peccatori, perché la possibilità di salvezza è data a tutte le persone che cercano Gesù. E’ questa possibilità che Zaccheo stava cercando nel suo cuore, quella possibilità di uscire dalla spirale profonda del peccato in cui era caduto. Gesù è questa possibilità di salvezza: il suo perdono. Zaccheo l’accolse e ritrovò la pace e la gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 19,1-10 di Domenica 3 marzo 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania.

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 2 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla donna samaritana: «Viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».” (Gv 4,23-26)

Quasi un anticipo di Quaresima in questo brano di Giovanni. E’ il cuore del Vangelo della Domenica della Samaritana dove Gesù dice chi è alla Samaritana, lo dice a una donna poco considerata e spesso rifiutata dalle altre persone ma non dal Signore. Anche se si è lontani e poco considerati da altre persone per la propria condizione sociale e religiosa, il Signore Gesù da l’opportunità della sua presenza facendosi vicino alle fragilità dell’altrui persona. E’ la possibilità di rialzarsi rendendosi conto che può essere meglio condotta l’esistenza in una conversione del cuore al Signore Gesù. E’ possibile cambiare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 4,23-26 di sabato 2 marzo 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania.

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI VENERDÌ 1° MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre Gesù camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose»” (Mc 11,27-33)

Alcuni capi dei sacerdoti, scribi e anziani sono chiamati a rispondere a una domanda fatta da Gesù. E’ in gioco la loro onestà, avrebbero dovuto semplicemente dire quello che pensano. Ma non lo fanno. Il loro ragionamento è solo di opportunità, misurano le conseguenze della risposta che daranno: se in un modo suscitano la perplessità della folla con una possibile reazione contro di loro, se in un altro evidenziano la loro contraddizione. Il risultato è una non risposta. Non dicono quello che pensano, cosa grave, così facendo non esprimono la verità del loro pensiero e si uniformano alla situazione. Qualcuno direbbe mossa strategica ma in questo caso è una mossa che racchiude la propria anima in una prigione autocostruita. Essere veritieri è il primo passo per essere persone gioiose.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 11,27-33 di venerdì 1° marzo 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania.

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 28 FEBBRAIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, Gesù si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: / “La mia casa sarà chiamata / casa di preghiera per tutte le nazioni”? / Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.” (MC 11,15-19)

Quale è la ragione per approfittare della fede altrui? Vi era un vero mercato nel cortile dei gentili nel Tempio e nulla facevano i capi dei sacerdoti e gli scribi perché la cosa fosse gestita in modo diverso ma comunque non nel Tempio del Signore. La reazione degli scribi e farisei invece fu quella di programmare l’uccisione di Gesù che denunciava un simile mercato. A volte la denuncia contro una ingiustizia ha un costo molto alto considerando anche la buona fede do molti fedeli che andavano al Tempio per offrire un sacrificio per il perdono dei peccati. Ma la scelta di tacere avrebbe una conseguenza ancora un più alta, la mortificazione della propria anima.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 11,15-19 di gioivedì 28 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 27 FEBBRAIO:
“La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, il Signore Gesù ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe». (Mc 11,12-14.20-25)

Un frutteto che non fa frutti perde la sua caratteristica fondamentale. Uomini che fanno finta di fare opere buone ma non le fanno, perdono la propria dignità. Sembra un bel albero, ma dopo un poco ci si rende conto del vuoto senza frutti. Sembra un uomo buono e operoso ma con lo scorrere del tempo ci si accorge dell’assenza di opere per il bene, della finzione di quell’uomo. La delusione di Gesù fu ampia nel vedere le non opere di bene di molti capi dei sacerdoti, scribi e farisei. Gran parte di essi non vollero convertirsi per cambiare la loro vita verso una direzione di bene e di esempio come doveva essere per loro. Ed ecco che svelando la verità ciò che sembrava un buon albero da frutto si rivela secco fino alla radici. Non serve altro che a fare legna. Ma altri si convertiranno e diverranno testimoni dell’amore di Dio con quella gioia nel cuore che fa trasparire l’incontro di una creatura con il suo creatore. Qui incominciano a esserci dei frutti buoni.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 11,12-14.20-25 di mercoledì 27 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)