Martedì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania.

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 26 FEBBRAIO:
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.” (Mc 10,46b-52)

”Abbi pietà di me!” un grido forte del cieco Bartimeo verso il Signore Gesù. Non ha timore del parere altrui che voleva che tacesse, anzi grida ancora più forte. Non è bloccato dal parere comune, dal nascondere le cose che non vanno bene come potrebbe essere un cieco che potrebbe dar fastidio al Signore Gesù. Siamo schiacciati dal non dire le cose che possano non essere conformi e siano di scandalo o di disturbo per molti. Ma il cieco grida ancora più forte.
Dovremmo essere così, cristiani che dicono la verità dove i più vorrebbero il silenzio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 10,46b-52 di martedì 26 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania.

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 25 FEBBRAIO:
“In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».” (Mc 10,35-45)

Il più grande diviene il servitore, lo schiavo di tutti. Questa logica si contrappone a quella comunemente condivisa, dove il più grande è la persona che ha molti servitori e comanda a molte persone che gli obbediscono. Ma la grandezza evangelica sta nell’attenzione al prossimo, il più grande diviene colui che non vuole conquistare delle posizioni sociali di preminenza ma è colui che si domanda “Che cosa posso fare per te?”. Non esprime un diritto magari anche dovuto ma esprime la vicinanza uscendo da se stesso preoccupandosi della salute spirituale dell’altro, dell’altra. Il più grande ama gratuitamente.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 10,35-45 di lunedì 25 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Penultima Domenica dopo l’Epifania detta «DELLA DIVINA CLEMENZA»

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI DOMENICA 24 FEBBRAIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».” (Mc 2,13-17)

Passando Gesù vide Levi, un peccatore, esattore di imposte. Gli esattori di imposte per conto dell’invasore romano trattenevano per se una parte e senza riguardo verso i più poveri. Erano considerati dei gravi peccatori. Gesù passa, chiama. Levi da seduto si alza. Da una condizione di mortificazione della propria anima, come se fosse seduta e priva di movimento, passa a una condizione di movimento, alzandosi incomincia a vedere la speranza di salvezza dell’anima e il passaggio dalla mortificazione alla vita. Gesù passa, dona la grazia della clemenza nella sua mitezza verso una creatura. Levi passerà ad essere Apostolo del Signore ed Evangelista: Matteo. Gesù passando lo ha salvato e lo ha reso un suo Apostolo. La divina Clemenza anche oggi è concessa per quanti l’accolgono con fede nella speranza di un cambiamento di vita verso la gioia di un amore profondo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 2,13.17 di Domenica 24 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della VI Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 23 FEBBRAIO:
”In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». (Gv 14,1-6)

Un uomo cerca la strada da percorrere che lo conduca verso la realizzazione della propria vita con la speranza dell’eternità. La ricerca si baserebbe su luoghi con alcune opportunità di studio e lavoro in modo da realizzare un progetto di vita. Ma questo senza una relazione stabile con un’altra persona sarebbe un po fine a se stesso. L’innamoramento conduce a qualche cosa che va oltre la propria esistenza su questa terra: il futuro nei figli. Ci si rende conto che la relazione con altre persone è importante perché colora e da senso alla vita. Aggiungendo un importante tassello si arriva alla viva speranza dell’eternità che si trova nella relazione con il Signore Gesù. E’ in questo rapporto intenso di fede, preghiera, carità che si realizza la via, la verità e la vita verso la gioia qui e ora ed esse sono il Signore Gesù. Se Gesù diventa il punto di riferimento, la propria esistenza diventa protesa verso l’eternità in un gioco d’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,1-6 di sabato 23 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della VI Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI VENERDÌ 22 FEBBRAIO:
”In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri». (Mc 9,42-50)

Nel Vangelo, Gesù si riferisce ai piccoli che hanno iniziato un cammino di fede “questi piccoli che credono in me”, e sono le persone che hanno da poco scoperto la bellezza di credere, i piccoli, cioè le persone che hanno appena abbracciato la fede. Se in questo frangente vengono scoraggiate o scandalizzate da un comportamento sbagliato di qualche altro credente è molto facile che abbandonino il cammino di fede appena iniziato. Il danno commesso è talmente grande che può compromettere in modo definitivo la scelta di credere in Gesù. Il cristiano dev’essere sempre vigile nelle sue azioni per non commettere delle gravi contro testimonianze.
Spesso lo stesso brano viene interpretato per lo scandalo della pedofilia, argomento molto sentito e delicato, ma probabilmente in questo caso Gesù non si riferiva agli scandali sessuali. Tuttavia coloro che hanno commesso un simile peccato compromettendo in modo grave lo sviluppo armonioso del piccolo, devono essere messi nella condizione di non poterlo più ripetere con una chiara denuncia da parte di chi è a conoscenza dei fatti. L’omissione, l’omertà non sono tollerabili e il peccato di chi omette la denuncia è anch’esso molto grave. Un cammino di penitenza e preghiera e assieme la condizione di non potere più ripetere simili peccati, è l’unica strada da percorrere nella speranza di un perdono di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 9,42-50 di venerdì 22 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della VI Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 21 FEBBRAIO:
“In quel tempo. Giovanni disse al Signore Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa».” (Mc 9,38-41)

Vi sono altre persone che agiscono nel nome di Gesù per il bene della comunità. Queste non devono essere considerate concorrenti o ruba persone o peggio suscitare sentimenti di gelosia e invidia. Bensì sono un dono di Dio e agiscono nel suo nome anche se queste persone non sono in empatia, ci sono antipatiche. Bisogna sempre ricordare che il Signore se pur in modo differente ama ognuno, e ha il desiderio che tutti si salvino lasciando ad ognuno la propria scelta di aderirvi, buoni, cattivi, simpatici e antipatici.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 9,38-41 di giovedì 21 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VI Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDI 20 FEBBRAIO:
”In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».” (Mc 9,33-37)

Il primo è colui che serve, che è a servizio delle altre persone come se fosse l’ultimo. Secondo la logica umana, colui che serve è inferiore rispetto al servito. Questa logica viene ribaltata dal Vangelo dove si scopre la bellezza di essere a servizio di altri perché trovino la gioia del Vangelo. Colui che serve diventa primo, il più grande. E’ colui che dona qualche cosa di prezioso per il bene di tutti.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 9,33-37 di mercoledì 20 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della VI Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 19 FEBBRAIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù con Pietro, Giacomo e Giovanni, arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!». Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.
Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».” (Mc 9,14-29)

Un caso difficile, un figlio muto in balia di una forza maligna. Gesù agisce, guarisce e ridona la vita attraverso la liberazione dal male. E per fare questo c’è il mezzo che è la preghiera di intercessione per cui si prega gratuitamente per liberare un’altra persona. Attraverso la preghiera si può mutare la propria vita proprio pregando per le altre persone ma non perché facciano quello che voglio io ma quello che vuole Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 9,14-29 di martedì 18 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della VI Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 18 FEBBRAIO

”In quel tempo. Il Signore Gesù cominciò a insegnare ai discepoli che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».” (Mc 8,31-33)

Gesù disse ai suoi discepoli apertamente della sua passione che avrebbe vissuto. Pietro lo rimproverò, sapeva che Gesù aveva la possibilità di imporsi come e quando voleva. Tuttavia questa prospettiva era molto umana e non avrebbe rispettato la libertà di ogni uomo. Il Signore vuole essere scelto liberamente e la via fu quella di offrire se stesso per la salvezza dell’uomo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 8,31-33 di lunedì 18 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

VI DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

AUDIO S. MESSA VIGILIARE DI SABATO 16 FEBBRAIO:
ore 17.30, nella Cappella dell’Ospedale “Di CIRCOLO”, Rho (MI)

IL VANGELO DI DOMENICA 17 FEBBRAIO:
”In quel tempo. Lungo il cammino verso Gerusalemme, il Signore Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».” (Lc 17,11-19)

Vi fu richiesta fatta a Gesù proveniente da persone ormai ai bordi della società, non potevano più venire in contatto con le altre persone perché lebbrosi. Ebbero coraggio di avvicinarsi a Gesù ma tenendo una certa distanza chiedendogli l’essenziale: “Gesù maestro, abbi pietà di noi!”. Potrebbe significare: “Gesù, tu che sei maestro autorevole in Israele, partecipa alla nostra sofferenza che ha reso tutti noi infelici”. Gesù che conosce la sofferenza altrui nelle profondità delle anime, agisce immediatamente.
Ma solo uno straniero lo ringraziò. L’unico che aveva compreso la grazia che aveva ricevuto, ben di più della guarigione fisica: la salvezza della sua anima che si espresse nell’incontro con la misericordia di Dio. Solo quest’uomo comprese la novità della salvezza che Gesù predicò. Quest’uomo credette e in lui fiorì la fede che lo salvò. La salvazza che ricevette fu completa nel corpo e nello spirito perché potesse iniziare a vivere nella pienezza e nella gioia la sua esistenza.
Anche noi possiamo aumentare la nostra fede nel Signore Gesù credendo veramente nella salvezza che oggi propone a noi tutti in modo abbondante e misericordioso attraverso tanti fedeli e ministri della Chiesa.
Signore aumenta la nostra fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 17,11-19 di Domenica 17 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)