Sabato della settimana della V Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 16 FEBBRAIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà»” (Gv 16,13-15)

Lo Spirito della verità è colui che guida i fedeli cristiani verso quello che è vero, buono e giusto. E’ la presenza del Signore Gesù ancor oggi nelle persone credenti per poter realizzare quello che è buono attraverso la personale vocazione di ognuno. Non si tratta di un sacrificio ma della realizzazione della gioia. Il cristiano dovrebbe essere testimone della gioia grazie al Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 16,13-15 di sabato 16 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della V Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.
IL VANGELO DI VENERDI’15 FEBBRAIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».” (Mc 8,22-26)

Con due imposizioni delle mani il Signore Gesù guarì il cieco. Lo condusse per mano e poi mano a mano cominciò a vedere. C’è una gradualità nel cominciare a vedere le cose grazie al Signore. All’inizio si è ciechi perché pur vedendo è come se non si guardasse nulla. Tutto scorre accanto, di fronte, dietro, sui fianchi ma tutto viene posto solo secondo le immagini conformi alla proposta dei media. Facendosi prendere per mano dal Signore si inizia a discostarsi e a prendere coscienza di quello che capita con la luce che inizia a essere quella della libertà, inizia a scollegarsi dal conforme. Nel tempo si diventa critici riguardo al conformismo perché si vive in profondità la propria libertà grazie al Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 8,22-26 di venerdì 15 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

SANTI CIRILLO, MONACO, E METODIO, VESCOVO – PATRONI D’EUROPA – FESTA

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 14 FEBBRAIO:
“In quel tempo.
Apparendo agli Undici, il Signore Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.” (Mc 16,15-20)

I santi Cirillo e Metodio portarono il Vangelo e un alfabeto nelle regioni slave: l’attuale Cirillico. L’unità e la fedeltà furono importanti per questi santi. Promossero la comunione tra le tradizioni orientali e occidentali. Oggi avremmo bisogno di persone che amano trasmettere il Vangelo promuovendo una unità fra le Chiese e fra le Nazioni dove invece di innalzare muri si innalza la ricchezza nello scambio fra culture e tradizioni.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 16,15-20 di giovedì 14 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della V Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 13 FEBBRAIO:
“In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, il Signore Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano». Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette». Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli. Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.” (Mc 8,1-9)

Gesù sentì compassione per la folla. E’ sentire quello che un’altra persona sta provando e fare propri quei momenti sentendo in se quello che l’altro sta vivendo. Cosa non possibile in modo perfetto all’uomo ma il Signore ha quella possibilità di sentire in profondità meglio di quanto possa sentire la stessa persona. La fame di parole vere, l’esigenza di un punto di riferimento sincero e gratuito, la profonda voglia di vivere erano solo alcune cose che la folla provava. Gesù le sentiva chiaramente e andò incontro anche alla esigenza del cibo in modo abbondante come la sua parola di salvezza perché possa arrivare a tutti.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 8,1-9 di mercoledì 13 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania)

Martedì della settimana della V Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 12 FEBBRAIO:
“In quel tempo. Uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, il Signore Gesù venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».” (Mc 7,31-37)

Una persona sordomuta fu portata da Gesù. Gesù gli aprì gli orecchi e la parola uscì in modo buono, corretto. L’intervento del Signore dona la pienezza nella vita e nulla è tralasciato perché possa ancora continuare la malattia. Anche oggi abbiamo bisogno di aprirci, se c’è fede con l’aiuto del Signore può accadere, può capitare finalmente di sentire cose che abbiamo sempre udito ma mai sentito veramente. Con l’aiuto del Signore possiamo esprimere correttamente cose mai dette prima, come l’amore e la carità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 7,31-37 di martedì 12 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

BEATA VERGINE MARIA DI LOURDES – XXVII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 11 FEBBRAIO:

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.” (Lc 1,39-56)

Vicinanza verso i malati. La solitudine nella malattia è un aggravante, un peso per la persona che si trova in uno stato di sofferenza senza la vicinanza di una altra persona. L’essere vicino con la semplice presenza è un messaggio: “non sei solo, non sei sola”. Un messaggio che il Signore Gesù ripeté molte volte con la sua presenza verso le persone in difficoltà nella malattia. Per i nostri fratelli e sorelle malati l’invocazione alla beata Vergine Maria è preziosa. Colei che è la Salute degli Infermi ascolta la preghiera e si fa vicina.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,39-56 di lunedì 11 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

V DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI DOMENICA 10 FEBBRAIO:

In quel tempo. Quando il Signore Gesù fu entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.” (Mt 8,5-13)

Signore non sono degno”. Quando ci si accorge un poco della propria indegnità nei confronti del Signore vuol dire che si è presa coscienza della grandezza d’amore che il Signore ha per ogni sua creatura. Il Signore gioisce quando vede fiorire la fede e il centurione capì l’importanza di Gesù e manifestò la sua fede. Pur senza vedere comprese che il Signore Gesù aveva molti subalterni che erano ai suoi ordini ed aveva la possibilità di agire come e quando voleva. Una fede così grande Gesù non la trovò fino a quel momento.
Un briciolo di fede muove tante cose, tante situazioni verso il bene.
Signore, aumenta la nostra fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 8,5-13 di Domenica 10 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 9 FEBBRAIO:

In quel tempo. Un dottore della Legge, interrogò il Signore Gesù per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».” (Mt 22,35-40)

Amare Dio, amare il prossimo. Sono i due comandamenti dell’amore come se fossero uno. Se ami Dio, non trascuri il prossimo, non ti chiudi in te stesso ma proprio per via della fede, dell’amore verso Dio come cosa principale nella vita, il tuo cuore si apre man mano al prossimo. Non è cosa immediata ma l’amore va vissuto, nel tempo cambia in qualità e intensità ed aumenta sempre più grazie alla azione del Signore. In questo cammino dell’aumento dell’amore, il prossimo diventa importante, viene messo nel cuore del cristiano.

Breve riflessione sul Vangelo del giorno a cura di
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 22,35-40 di sabato 9 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

AUDIO MESSA DI VENERDI’ 8 FEBBRAIO:
ore 8.00, nella Cappella dell’Ospedale “DI CIRCOLO”, Rho (MI)

IL VANGELO DI VENERDÌ 8 FEBBRAIO:

In quel tempo. Si riunirono attorno al Signore Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: / “Questo popolo mi onora con le labbra, / ma il suo cuore è lontano da me. / Invano mi rendono culto, / insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è ‘korbàn’, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».” (Mc 7,1-13)

Per molti e molti anni alcuni scribi studiarono le scritture, elaborarono regole pensando che queste fossero buone per seguire il Signore Dio. Ma con il passare del tempo furono introdotte delle nuove regole non vicine alla legge mosaica e addirittura furono contro i fondamenti della fede. Alcuni si appropriarono di Dio per giustificare comportamenti contro Dio. Gesù evidenziò questa abilità di annullare la parola di Dio.
Quando si danneggia il prossimo in nome di Dio, purtroppo si è in gravissimo errore e molto lontani da Dio.
Dio non si può usare, lo si può amare.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 7,1-13 di venerdì 8 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 7 FEBBRAIO:

In quel tempo. Molti videro partire il Signore Gesù e gli apostoli e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.” (Mc 6,33-44)

Una grande folla accorse per ascoltare il Signore Gesù e si fece l’ora di cena. E’ l’occasione per il Signore Gesù di dimostrare la sua signoria sul creato con la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Sfamò la folla ma lo scopo fu quello di un messaggio per tutti i presenti. Un messaggio d’amore di Dio per ogni sua creatura cui tenne e tutt’oggi tiene, e vorrebbe che ognuno scegliesse sempre la via del bene.
Lo scopo non fu quello di dare da magiare altrimenti sarebbe arrivato un perenne distributore di cibo per tutte le genti. Lo scopo fu quello di sentirsi amati da Dio con una spinta per vivere nella pienezza la vita che si ha di fronte senza risparmiarsi nell’amore reciproco. Questo cambia la modalità di faticare, lavorare, studiare, gioire, affrontare i drammi, con un risvolto che è avere nel cuore non solo se stessi ma anche le altrui persone.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,33-44 di giovedì 7 febbraio 2019, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)