IL VANGELO DI LUNEDÌ 3 GIUGNO:
“In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».” (Mt 9,14-15)
Fra l’Ascensione e la Pentecoste c’è quasi una assenza del Signore Gesù ma con l’attesa del dono dello Spirito Santo. E’ attesa gioiosa della presenza della forza divina d’amore data dallo Spirito Santo. Non dunque una assenza ma il finale del periodo pasquale con una gioia che dovrebbe essere presente nel cuore. Poi vi sarà il periodo anche del digiuno per riallacciarsi meglio al Signore Gesù, per togliere via ogni impedimento che ostacola la sua presenza.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 9,14-15 di lunedì 3 giugno 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 2 GIUGNO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».” (Gv 17,1b.20-26)
Si innalza una preghiera di Gesù verso Dio Padre affinché vi sia una continuità quando Gesù avrà terminato la sua missione dopo la sua Ascensione al cielo e dopo l’effusione dello Spirito Santo. Una preghiera che è per i suoi discepoli ed anche per quelle persone che li ascolteranno e crederanno alle loro parole.
Un vero e proprio mandato affinché chi testimonia fedelmente Gesù possa essere a sua volta ascoltato e creduto per diffondere la gioia e la bellezza del Vangelo.
E’ la dimensione dell’amore gratuito che ha inizio da Dio Padre per il Figlio e questo stesso amore diventa presente nei suoi discepoli perché a loro volta possano diffonderlo a chi li ascolterà. E’ il contagio benefico e salvifico che Gesù è venuto a diffondere nella speranza che l’umanità si salvi dalla perdizione prendendo finalmente la via dell’amore gratuito che porta alla gioia e alla vera pace.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8 di Domenica 2 giugno 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 1° GIUGNO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».” (Gv 15,1-8)
Gesù esorta i suoi discepoli a rimanere in lui che vuol dire essere in una comunione profonda con il Signore. Ad esempio se quello che si pensa e quello che si fa non è disgiunto dal Signore ma è condotto alla luce della sua Parola, del suo Vangelo, allora si è in una buona comunione con il Signore Gesù. La propria esistenza non è privata di questa comunione con il Signore ma ne fa parte. Così facendo si diventa in qualche modo discepoli del Signore, suoi testimoni, vivendo la vita quotidiana nell’operosità del lavoro, nello studio, nelle faccende, nel riposo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8 di sabato 1° giugno 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI VENERDÌ 31 MAGGIO:
“In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.” (Lc 1,39-56)
Il bambino nel grembo di Elisabetta di circa sei mesi espresse una vitalità e una gioia al sentire la voce della Madonna che aveva appena concepito Gesù. L’arrivo della Madre di Dio è gioia, anticipo di un futuro di beatitudine. Elisabetta capisce ogni cosa e si esprime professando la fede nella Madre di Dio, nella Madre del “mio Signore”. Tutto diventa come celestiale e Maria magnifica il suo Signore, il nostro Dio. Inizia a compiersi la storia della salvezza, dopo l’Annunciazione è il momento della Visitazione, il viaggio di Maria per l’incontro con sua cugina Elisabetta anch’ella graziata da Dio con un concepimento inaspettato di Giovanni il Battista.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,39-56 di venerdì 31 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 30 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.” (Lc 24,36b-53)
Gesù dopo la sua passione, morte e risurrezione si fece vedere in carne ed ossa per quaranta giorni come Signore Risorto affinché gli Apostoli e i discepoli credessero nella sua risurrezione dai morti e fosse confermata in loro la fede. Terminati questi quaranta giorni di presenza da Risorto, Gesù ascese al cielo, fu portato su. C’è il distacco, il Signore Risorto non si farà più vedere dai suoi discepoli ma con una importante promessa: lo Spirito Santo che sarà inviato dieci giorni dopo affinché gli Apostoli siano rivestiti di potenza dall’alto.
C’è un lasciare per poter far crescere le persone. Così fa Gesù, lascia i suoi Apostoli e discepoli per poter permettere l’effusione dello Spirito Santo su loro e sia in loro quella forza spirituale per diffondere il Vangelo nel mondo.
A volte, anzi spesso, lasciare vuol dire dare fiducia alle persone per far scaturire una grande forza in loro.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 24,36b-53 di giovedì 30 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 29 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».” (Gv 14,7-14)
“Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?”. Gesù afferma una unione perfetta, reciproca fra Padre e Figlio, l’uno nell’altro e in modo reciproco. Questo è incomprensibile se si pensa solo da un punto di vista terreno e fisico, due persone non possono essere nello stesso tempo nello stesso spazio, una non può essere nell’altra e viceversa. Ma due persone possono essere in perfetta comunicazione fra loro, talmente perfetta che è come se fossero l’una nell’altra da un punto di vista spirituale e se si vuole mentale. Questo non è possibile per l’uomo ma per la Santissima Trinità sì. Padre, Figlio e anche Spirito Santo sono un uno stato di comunione perfetta, impossibile all’uomo. Il mistero cristiano affascina anche per l’aspetto della comunione del Dio Trino e Uno.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,7-14 di mercoledì 29 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 28 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». (Gv 14,1-6)
Un futuro non chiaro, offuscato e dubbioso. I discepoli avevano questo sentore nel loro cuore, un vero e proprio turbamento a causa del discorso di commiato di Gesù. La sua partenza annunciata sembrava per loro un abbandono ma il Signore Gesù chiede fede perché dopo la sua partenza la sua presenza non verrà mai meno per chi porrà fede in lui. Via, verità e vita.
Si tratta di superare una visione solamente basata su quello che si vede e si sente. Si tratta di dare maggiore ascolto a quello che non si può provare ma si può sentire, sentire con il cuore. Allora ogni turbamento verrà ridimensionato alla luce della fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Via, Verità e Vita.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,1-6 di martedì 28 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 27 MAGGIO:
In quel tempo. Quando Giuda Iscariota fu uscito, il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».(Gv 13,31-36)
Gesù nel suo discorso di testamento consegna un comandamento umanamente difficile da vivere con perseveranza: il comandamento dell’amore.
Vivendo l’amore reciproco è possibile essere testimoni del Signore Gesù.
Immagina due persone che si dicono cristiane, vanno a Messa tutte le Domeniche, ma appena possono si azzuffano, litigano, discutono aspramente e se ne dicono di tutti i colori quando l’altra è assente. Questo comportamento è molto convincente per allontanare qualsiasi persona che magari voleva avvicinarsi o ritornare alla fede cristiana. Cercheranno qualche cosa d’altro. Il danno arrecato non è solo personale per cui un’anima rischia di perdersi ma è comunitario dove più anime rischiano di perdersi.
Immagina due persone cristiane, vanno a Messa tutte le Domeniche, sempre in conflitto ma che con molta fatica tentano e ritentano di riappacificarsi. Queste persone invece sono testimoni di una importante forma d’amore e possono confermare l’idea di altre persone nell’avvicinarsi o nel ritornare alla fede cristiana. Qui si apre la strada della salvezza per più anime.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni di lunedì 27 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 26 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia».” (Gv 16,12-22)
Gesù conosce che i suoi discepoli non sono ancora pronti per la missione che avranno da affrontare, lo saranno dopo la sua morte, risurrezione, ascensione e effusione dello Spirito Santo.
Lo Spirito Santo donerà agli Apostoli e ai credenti la forza d’amore che permette di affrontare ogni difficoltà. E’ lo Spirito della verità che dirà quello che è del Signore Gesù considerando che tutto quello che è di Gesù è anche del Padre.
In questo c’è la perfetta unione del Padre, Figlio e Spirito Santo, tre Persone uguali e distinte.
La presenza dello Spirito Santo darà la capacità ai testimoni della fede di essere perseveranti nelle numerose tribolazioni grazie alla presenza d’amore del Signore.
Tribolazioni, drammi, incomprensioni, molte croci da portare con l’aiuto del Signore Gesù ma con la prospettiva della profonda gioia che solo il Signore può donare. Questa gioia diventerà piena e nessuno potrà più portarla via.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 16,12-22 di Domenica 26 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 25 MAGGIO:
“In quel tempo. Quando ebbe lavato i piedi ai discepoli, il Signore Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».” (Gv 13,12a.16-20)
Un servo, oggi diremmo un collaboratore, non è più grande del suo padrone, oggi diremmo del suo titolare. Un inviato risponde a colui che lo ha mandato e rimane fedele alla missione affidatagli senza introdurre nulla di suo.
Un servo o un inviato se si distolgono dalle istruzioni ricevute, si insuperbiscono pensando di fare meglio facendo di testa propria e allontanandosi dal servizio o dalla missione che dovevano compiere.
Un servo o un inviato se rimangono fedeli alle istruzioni ricevute, allora sono testimoni di colui a cui sono a servizio con fedeltà e umiltà.
Per essere testimoni di Gesù è necessaria questa fedeltà che a volte costa praticarla perché si discosta parecchio da alcuni valori oggi considerati normali nelle società occidentali ma contrari al cristianesimo. Ma è impagabile rimanere fedeli al Signore Gesù con un’anima che vuole rimanere nella verità non abdicando a se stessa perché Gesù è il suo creatore.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 13,12a.16-20 di sabato 25 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)