IL VANGELO DI VENERDÌ 24 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».” (Gv 12,44-50)
Credere nel Signore Gesù va oltre alla percezione umana del “credere in una persona”.
Quando si crede in una persona, gli si da fiducia e si ritiene vero quello che racconta magari c’è amicizia. Quando si crede nel Signore Gesù si crede in Dio, nell’esistenza di Dio in colui che salva, in quella luce che fende le tenebre, in colui che non delude e non tradisce.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 12,44-50 di venerdì 24 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 23 MAGGIO:
“In quel tempo. Sebbene il Signore Gesù avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: / «Signore, chi ha creduto alla nostra parola? / E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?». / Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: / «Ha reso ciechi i loro occhi / e duro il loro cuore, / perché non vedano con gli occhi / e non comprendano con il cuore / e non si convertano, e io li guarisca!». / Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.” (Gv 12,37-43)
Il profeta Isaia conobbe bene il popolo di Israele e sapeva che era duro di cervice e il cuore degli uomini troppo spesso si attaccava più alle cose terrene rispetto a quelle proposte da Dio. Per questo scrisse prevedendo la cecità dei loro occhi e la durezza del loro cuore riguardo alla venuta del Signore Gesù.
Così anche se molti capi credettero in Gesù non lo dichiaravano per paura dell’espulsione dalla sinagoga (scomunicati) poiché avevano cara l’immagine, le cose terrene, la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 12,37-43 di giovedì 23 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 22 MAGGIO:
“In quel tempo. Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».” (Gv 12,20-28)
Alcuni stranieri saputo di Gesù volevano vederlo. Questo momento che sembra nella normalità, è particolare poiché coloro che non abitavano nella terra di Israele avevano il desiderio di vedere il Signore. Lo straniero, il pagano, fu attratto da Gesù e questo fu il segnale per il Signore che la sua missione terrena era ormai giunta alla sua completezza, altri avrebbero portato avanti l’annuncio nelle terre vicine e lontane che avrebbero a vario titolo ascoltato l’annuncio della buona novella, del Vangelo. E’ giunta dunque l’ora di perdere la propria vita per ridonare la vita all’uomo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 12,20-28 di mercoledì 22 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 21 MAGGIO:
“In quel tempo. Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Il Signore Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.” (Gv 10,31-42)
Gesù compì molte opere buone, guarigioni di malati, salvezza di anime perdute, liberazioni dal male. Tutte queste opere dicevano quanto meno che Gesù era ascoltato da Dio in modo assai speciale, nessuno in precedenza aveva compiuto cose simili e così numerose. Ma quei Giudei non vollero accettare questo e lo volevano lapidare perché si era fatto Dio, cioè aveva detto “Io Sono” che lo può dire solo Dio. Questo era bestemmia perché un uomo non si può fare Dio.
E tutti i segni che Gesù aveva compiuto che fine avevano fatto ai loro occhi? E il suo stile di vita sobrio, senza ricerca di onori e possedimenti? Poco comprensibile ma purtroppo anche molto umana la durezza del cuore di costoro a tal punto da rifiutare quello che accadeva davanti a loro.
A volte si va letteralmente in “corto circuito spirituale”, non si capisce più nulla e il male entra con una forza tale (perché gli è stato permesso in precedenza) da imbastire violenza e morte.
Affidiamoci al Signore che ha vinto il male, ha vinto la morte perché possiamo rinascere alla vita con la gioia nel cuore della sua risurrezione.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 10,31-42 di martedì 21 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 20 MAGGIO:
“In quel tempo. Di nuovo il Signore Gesù disse ai Giudei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». / A queste sue parole, molti credettero in lui.” (Gv 8,21-30)
I Giudei ebbero quella occasione di conoscere Gesù, il Messia da loro atteso, ma non lo accettarono. Il peccato, il fatto di essere non aperti, con poca o nulla umiltà, il fatto di essere su se stessi senza dare spazio alla novità che sta di fronte, induce al rifiuto, a delle scelte sbagliate. Così accadde per quella parte di Giudei che non vollero accogliere Gesù.
La stessa cosa capita anche oggi in molte persone giustificandosi in modi molto differenti ma in realtà c’è sempre una presenza di poca umiltà e troppo spesso un ripiegamento sul proprio se. Questo chiude a molte novità che potrebbero capitare lungo l’esistenza fra cui quella importante e fondamentale del nostro Signore Gesù Cristo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 8,21-30 di lunedì 20 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
SECONDA LETTURA E VANGELO DI DOMENICA 19 MAGGIO:
LETTERA AI CORINZI
“Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine.” (Corinzi 12,31-13,8a)
VANGELO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».” (Gv 13,31b-35)
“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.”. Questo è il comandamento dell’amore lasciato come testamento dal Signore Gesù. Se vi fosse un po’ di amore fra gli uomini il mondo sarebbe probabilmente molto differente, molto più fraterno, molto più solidale, non indifferente. Sarebbe come un anticipo di quella beatitudine che si aspetta ogni persona credente dopo aver terminato il suo passaggio terreno.
Ma non è così. Prevalgono in modo dirompente l’invidia, il vanto, l’orgoglio, il profitto, l’occasione da prendere al volo a scapito di altri, l’ingiustizia, la vendetta, le guerre e così via.
Ma vi è quella forma d’amore detta da S. Paolo che è la carità. La carità non è solo una forma di elemosina oppure una forma di assistenzialismo come ad esempio le adozioni a distanza. La carità può avere in essa queste cose ma è molto, molto di più. Essa è un modo esistenziale, un modo d’essere, uno stile di vita. Colui che è caritatevole “non è invidioso, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia” come dice S. Paolo.
Ecco dunque la carità, la più grande forma d’amore verso il prossimo.
Ma si possono comunque fare delle belle azioni senza carità. Posso donare tutto quello che possiedo ma se lo faccio per vantarmi, per acquisire visibilità rispetto alle altre persone, ciò non serve a nulla. Faccio si del bene ma per me stesso.
La carità non è così, la carità non si vanta, non cerca elogi, non cerca riconoscimenti, non cerca posizioni sociali. La carità è forma di amore gratuito e guarda verso il Signore Gesù.
Vivendo la carità anche su piccole cose, si è sulla strada dell’amore vicendevole raccomandato, anzi, ordinato da Gesù: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.”
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 13,31b-35 di Domenica 19 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 18 MAGGIO:
“In quel tempo. I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose del Signore Gesù. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. Gesù disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire». Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? Che discorso è quello che ha fatto: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, e: “Dove sono io, voi non potete venire”?».” (Gv 7,32-36)
I farisei, quella parte che era convinta che Gesù non era il Cristo e che comunque non era conveniente che le persone lo riconoscessero come tale, quei farisei sapevano che una parte della popolazione riconosceva Gesù come il Cristo. Era dunque necessario terminare questa cosa altrimenti poteva provocare dei cambiamenti anche nei vertici politici e religiosi. Invece avevano perso il loro cambiamento interiore verso il Cristo che attendevano.
Gesù continua a parlare a costoro a da indicazioni su quello che accadrà riferendosi alla sua passione proprio a causa del loro errore, del loro comportamento.
Andare dove è Gesù a volte può essere costoso, si può essere rifiutati come è stato rifiutato Gesù, si può essere incompresi, beffati, umiliati. Ma nessuno può togliere la gioia interiore di aver trovato il Messia, quella serenità che permane nonostante le molte tribolazioni.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,32-36 di sabato 18 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI VENERDÌ 17 MAGGIO:
“In quel tempo. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?».” (Gv 7,25-31)
Continua la discussione fra coloro che non credono in Gesù e coloro che credono che sia il Messia.
I primi credendo di conoscere le scritture, fanno obiezioni. I secondi guardando lo stile di vita e i segni che faceva Gesù, credono.
I primi usavano solo l’intelletto basandosi sulle scritture che credevano di interpretare bene e tentando di cogliere in esse quello che non vi era scritto o era in contraddizione. Ma facendo così si auto negavano di vedere tutto quello che era palesemente coincidente con le scritture riguardo a Gesù. Avevano legato Dio a una loro idea per cui il Cristo doveva venire in un modo diverso da quello di Gesù.
I secondi usavano l’intelletto e il cuore vedendo nei segni di Gesù un amore di Dio per l’umanità. Questi conoscevano un po’ più Dio Padre perché non lo legavano a dei personali concetti ed erano più liberi e disposti alla novità di salvezza portata da Gesù e credevano in lui.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,25-31 di venerdì 17 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 16 MAGGIO:
“In quel tempo. Quando ormai si era a metà della festa, il Signore Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?». Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia. Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?». Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?». Disse loro Gesù: «Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione – non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi – e voi circoncidete un uomo anche di sabato. Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!».” (Gv 7,14-24)
Quanto è problematico il giusto giudizio. Forse bisognerebbe partire dal fatto che il proprio giudizio potrebbe essere non corretto e cercare sempre la verità senza stancarsi mai. Le apparenze sono spesso ingannatrici, quello che sembra difficilmente rispecchia la verità.
Non procedendo subito in un giudizio basato su un’apparenza ma sospendendolo, si è già in una buona condizione per capire, per cercare la verità. La pazienza, la non fretta di arrivare alla conclusione, il mettere da parte le simpatie e le antipatie contribuiscono alla verità.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,14-24 di giovedì 16 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 15 MAGGIO:
“In quel tempo. Alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui.
Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!».” (Gv 7,40b-52)
Vi era discussione riguardo a Gesù, alcuni lo consideravano una persona che aveva a che fare con Dio come un profeta, altri lo consideravano il Messia, il Cristo, altri ancora avevano dubbi ma dalla scarsa informazione perché Gesù pur essendo cresciuto in Galilea a Nazareth era nato a Betlemme.
In questi casi solo chi non si fa un parere prima di avere conosciuto bene la situazione e la persona, riesce a intraprendere un cammino di vera conoscenza. E’ necessaria la pazienza e il non correre subito a conclusioni che sarebbero dubbie. Se si ipotizza subito una conclusione si cercherebbero solo quelle cose che porterebbero a conferma di quello che si è pensato eludendo la verità. Bisognerebbe essere sempre aperti ad ogni ipotesi e accogliere ogni cosa a riguardo per poi comporre con pazienza un giudizio.
Un persona così fu Nicodèmo che voleva ascoltare Gesù prima di giudicare, voleva capire, voleva sapere se veramente era giunto il Messia, il Salvatore del mondo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,40b-52 di mercoledì 15 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)