IL VANGELO DI SABATO 4 MAGGIO:
“In quel tempo. Giovanni diceva: «Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui».” (Gv 3,31-36)
Questa la parte finale della testimonianza di Giovanni il Battista quando Gesù aveva già iniziato ad annunciare il Regno di Dio. E’ come un testamento, un appello a chi lo ascoltava: “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna.”.
E’ la potenza della misericordia di Dio per cui è sufficiente una vera conversione del cuore per essere indirizzati verso una vita senza fine nell’eternità. E’ la direzione buona che è fatta di benevolenza e non di maldicenza, di sentirsi perdonati e amati da Dio in una profonda e continua gratitudine. E’ sentirsi molto piccoli nei confronti dell’inspiegabile misericordia del Signore.
Credere veramente nel Signore Gesù rivoluziona la vita in inaspettate direzioni e incontri.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,31-36 di sabato 4 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI VENERDÌ 3 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».” (Gv 14,1-14)
Filippo chiede a Gesù che sia mostrato il Padre ai discepoli. Gesù con la sua infinita pazienza spiega che stare con lui è come stare con il Padre, è come aver visto il Padre.
Gesù nella comunione perfetta con Dio Padre, ha agito dicendo e facendo come il Padre. Credendo in Gesù è credere nel Padre. E’ il mistero della fede cristiana dove viene esaltata la comunione che viene espressa da Gesù come un’unione perfetta con il Padre . Dopo la Pentecoste si scoprirà l’unione perfetta nella Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo.
E’ la festa di Filippo e Giacomo Apostoli, quest’ultimo detto Giacomo il minore per distinguerlo dal figlio di Zebedeo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,1-14 di venerdì 3 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 2 MAGGIO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».” (Gv 3,7b-15)
Una nuova nascita grazie al dono dello Spirito Santo è data a chi è stato battezzato, a chi è cristiano. Se si vive il battesimo non si è soli ma accompagnati dalla grazia dello Spirito Santo. Non sai da dove viene e ne dove ti porterà ma sai che è il dono di Dio per te e vuole che tu abbia una vita piena di amore. Essere cristiano non vuol dire avere una protezione da ogni problema o dramma ma vuol dire essere capaci di vivere queste situazioni con l’aiuto del Signore.
Gesù è venuto per questo e se crediamo in lui (veramente vivendo la fede) abbiamo la vita eterna.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,7b-15 di giovedì 2 maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 1° MAGGIO, San Giuseppe lavoratore:
“In quel tempo.
Il Signore Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.” (Mt 13,54-58)
Nella sua patria, Gesù insegnava nella Sinagoga e lo faceva bene con sapienza e in ciò superava ogni predicatore anche quelli più istruiti. Questo era motivo di scandalo per chi lo aveva visto crescere poiché imparò il lavoro di falegname da Giuseppe e non andò a studiare. Come era dunque possibile che un falegname avesse una simile sapienza? Invece di gioire e ringraziare Dio per questo, gli abitanti rimasero scandalizzati. Non riuscivano a uscire dagli schemi terreni, pragmatici: esso non ha studiato dunque non può conoscere queste cose. Ma Gesù dimostrava il contrario.
A volta la debolezza umana supera l’evidenza che si esprime davanti a propri occhi; si è ciechi per rimanere convinti del proprio pensiero sbagliato. C’è solo da perdere. In questo caso Gesù a causa di ciò non fece molti prodigi.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 13,54-58 di mercoledì 1° maggio 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 30 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».” (Gv 1,43-51)
Esiste una realtà che supera quella dove ognuno sperimenta la vita. E’ quella annunciata da Gesù quando si rivolge a Natanaele e a Filippo: “..vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo”. Sì, non è una espressione poetica ma la realtà del cielo proposta con un linguaggio che possiamo intendere. Esiste una realtà che ora è celata ai nostri occhi durante tutto il passaggio terreno dalla nascita alla morte.
E Gesù con la sua venuta fra noi ha dato la possibilità di accedere dopo la morte terrena a questa realtà beatifica. Il Risorto ama le persone vere che amano, e vuole farle partecipare con lui alla beatitudine del cielo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,43-51di martedì 30 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 29 APRILE:
“In quel tempo.
Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».” (Mt 25,1-13)
“Ne il giorno ne l’ora”. C’è un invito, o meglio un appello da parte del Signore Gesù in questo brano del Vangelo di Matteo scelto per la festa di Santa Caterina da Siena. L’appello pressante è quello di avere sempre una vigilanza, un’attenzione sulla propria esistenza per essere conformi al Vangelo.
Si tratta di non giustificare dei comportamenti contro il Vangelo con “così fanno tutti” oppure “è poca cosa, non faccio male a nessuno”, oppure “poi non lo faccio più”.
La luce della propria anima rischia grosso, rischia di spegnersi, con quei molti atteggiamenti che sono radicalmente lontani dal Vangelo, sono profondamente errati (ma non per il sentire comune o per le leggi dello stato) e fanno spegnere ogni luce dell’anima con il rischio di non essere più in comunione con il Signore e di perdersi giustificandosi continuamente “è poca cosa”, “e’ amore” (quale?), “lo ho fatto per i miei nipotini o figli”, e così via.
Ma c’è gioia nel cuore quando si è in comunione con il Signore, quando quella grande rinuncia che è costata fa capire che si è guadagnato tantissimo, sia nei confronti di Dio con la sua misericordia, sia nei confronti del prossimo. Qui c’è la luce dell’anima che è accesa.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13 di lunedì 29 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 28 APRILE:
“In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.” (Gv 20,19-31)
I discepoli sono probabilmente nel luogo dell’Ultima Cena a porte chiuse. Hanno paura. Però non si sono dispersi, stanno uniti, mancava solo Tommaso. Ecco che il Risorto appare loro con il saluto della pace. E’ invogliare come prima cosa la pace nei cuori che sconfigge ogni timore. Una persona in pace con il Signore non può avere paura di alcuna cosa.
Gesù dona poi ai discepoli la grazia dello Spirito Santo e da la missione espressa nella misericordia che il Signore Gesù vuole elargire tramite il perdono dei peccati.
Questa è già espressione della Divina Misericordia che viene donata alle persone che sono disposte a riceverla. La Divina Misericordia non è una pioggia che salva tutti in modo indistinto, ma solo quelle persone che l’accolgono, che hanno un movimento di cuore verso il Signore ma la Divina Misericordia è anche in quelle situazioni di estrema pietà verso i moribondi dove è possibile recitare la Coroncina.
Tommaso non c’era e non crede. Ma dopo un suo vagare di una settimana va dove sono gli altri discepoli e vede e crede.
Non increduli ma credenti. Non dubbiosi ma fiduciosi nella grazia che Gesù vuole donare a ognuno.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 20,19-31 di Domenica 28 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
Termina l’Ottava di Pasqua con la Domenica detta “della Divina Misericordia”. Da lunedì 29 aprile prosegue il Tempo di Pasqua nella sua ferialità che durerà fino alla Domenica di Pentecoste compresa, il 9 giugno.
IL VANGELO DI SABATO 27 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.” (Gv 21,1-14)
Dopo la risurrezione del Signore Gesù e dopo due apparizioni secondo il Vangelo di Giovanni, i discepoli vanno a pescare e sembrano spenti, tornano a quella attività che facevano prima di incontrare Gesù. Quella notte non presero nulla. Ma per la terza volta arriva il Signore Gesù e fa in modo che all’ultimo possano pescare centocinquantatré grossi pesci. Una grande pesca che fa intendere a Pietro che tutto doveva iniziare nella novità e con la gioia del Signore Risorto. La gioia della Pasqua non termina con il termine della festa ma prosegue con quel cambiamento di cuore verso il Signore Gesù.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 21,1-14 di sabato 27 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
L’Ottava di Pasqua sta per giungere al termine con il Sabato “IN ALBIS DEPOSITIS”, cioè con le vesti battesimali ormai deposte. Si riferisce a coloro che hanno ricevuto il Battesimo la notte di Pasqua la cui veste bianca battesimale veniva indossata per una settimana.
IL VANGELO DI VENERDÌ 26 APRILE :
“In quel tempo. Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungere il corpo di Gesù. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». (Mc 16,1-7)
La ricerca delle spoglie di Gesù fallisce. Le donne non le trovano ma nel sepolcro trovano un giovane che annuncia la risurrezione del Signore. Non solo, c’è anche la possibilità di vederlo di nuovo come da lui annunciato prima della Passione. Le donne annunceranno tutto ciò ai discepoli perché possa iniziare a comporsi la Chiesa di Gesù che inizierà a prendere corpo dopo la Pentecoste.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 16,1-7 di venerdì 26 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
L’Ottava di Pasqua comincia dalla Domenica di Pasqua compresa fino alla Domenica successiva compresa detta “della Divina Misericordia”. I giorni feriali vengono chiamati “IN ALBIS”, che significa “in abito” cioè con la veste battesimale indossata. Si riferisce a coloro che hanno ricevuto il Battesimo la notte di Pasqua la cui veste bianca battesimale veniva indossata per una settimana. Terminata la quale la si deponeva: “IN ALBIS DEPOSITIS”.
IL VANGELO GIOVEDÌ 25 APRILE :
“In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo ai discepoli e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». (Lc 24,36b-49)
Gesù dopo la sua passione e morte appare da Risorto. L’incredulità dei discepoli diventa paura ma subito si muta in gioia. Gesù continua la sua opera di misericordia e pazienza nei loro confronti ma da Risorto.
Dapprima dimostra se stesso in carne e ossa come persona risorta e che poteva magiare. Poi spiega che tutto quello accaduto fu preannunciato nelle cose scritte nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. Da qui scaturisce la vera salvezza dell’uomo, la possibilità d’essere rinnovato nella nuova e eterna Alleanza che scaturisce dalla Passione, Morte e Risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo e grazie alla “potenza dall’alto” che rivestirà coloro che diventeranno cristiani.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 24,36b-49 di giovedì 25 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)
L’Ottava di Pasqua comincia dalla Domenica di Pasqua compresa fino alla Domenica successiva compresa detta “della Divina Misericordia”. I giorni feriali vengono chiamati “IN ALBIS”, che significa “in abito” cioè con la veste battesimale indossata. Si riferisce a coloro che hanno ricevuto il Battesimo la notte di Pasqua la cui veste bianca battesimale veniva indossata per una settimana. Terminata la quale la si deponeva: “IN ALBIS DEPOSITIS”.