IL VANGELO DI LUNEDÌ SANTO 15 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».” (Lc 21,34-36)
Dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita. Nella Settimana Autentica (Santa) anche si vi sono le più buone intenzioni è possibile cadere nella dispersione perdendo la tensione verso il Signore Gesù e non rivivendo la sua Passione redentrice. Ma anche l’affaticarsi, l’agitarsi, il preoccuparsi possono distogliere pensando di fare cose giuste. Questa settimana, invece, sia condita di preghiere, di molta preghiera personale pensando di partecipare quando è possibile a tutte le celebrazioni del Giovedì santo, del Venerdì santo e della Veglia Pasquale. E’ momento importante che non può essere rimandato all’anno prossimo, ma ora è da vivere con intensità per riuscire a cogliere l’amore del Signore Gesù per una vita che si rinnova nel seno del cristianesimo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,34-36 di Lunedì Santo 15 aprile 2019, – SETTIMANA AUTENTICA – Rito Ambrosiano)
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (10 marzo) a Giovedì Santo (18 aprile).
La Settimana Autentica (Settimana Santa) in Rito Ambrosiano è incentrata sulla Passione del Signore nostro Gesù Cristo. Tutta la Settimana ha il colore liturgico rosso per sottolineare l’aspetto dell’offerta del Signore nella sua Passione e Morte.
La Veglia Pasquale che inizia all’imbrunire del Sabato Santo 20 aprile con il colore liturgico bianco, celebra la principale solennità del cristianesimo nella grande festa gioiosa della Risurrezione.
IL VANGELO DI DOMENICA 14 APRILE:
“In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.” (Gv 11,55-12,11)
Inizia la Settimana Autentica, quella più importante per ogni cristiano. Inizia con questa cena con le persone più care a Gesù, Marta, Maria, Lazzaro, e con i suoi discepoli. C’è un clima di commiato come se una persona dovesse partire per un lungo viaggio per una lunga assenza. Maria, la sorella di Marta, sa in cuor suo che è il momento di onorare Gesù con quei trecento grammi di puro nardo assai prezioso. Il profumo si espande per tutta la casa, anticipa il buon profumo di Gesù che si espanderà per tutto il mondo dopo la sua passione, morte e risurrezione regalando la possibilità di salvezza per ogni uomo.
Un profumo che non impedisce il male quando l’uomo lo vuole perseguire a tutti i costi. E così Giuda Iscariota e i capi dei sacerdoti che con le loro azioni iniziano a mettere le basi per la passione del nostro Signore Gesù Cristo. Il Signore si offre consapevolmente, e senza misura si mette nelle mani dell’uomo che commette il peccato ma attraverso esso Gesù lo redime. Inizia la Settimana Autentica.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 11,55-12,11 di Domenica 14 aprile 2019, – SETTIMANA AUTENTICA – Rito Ambrosiano)
«In Traditione Symboli» (quando viene presentato il Simbolo di fede ai catecumeni)
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Lettura del Vangelo e commento
IL VANGELO DI SABATO 13 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, “e troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».” (Mt 11,25-30)
La consegna del simbolo della fede, il Credo, è momento importante per i catecumeni che diverranno cristiani con il battesimo di solito ricevuto nella notte di Pasqua.
Queste persone sono i piccoli nella fede cui il Signore tiene particolarmente, ama particolarmente, e vorrebbe che prendessero la via della vita rinnovati dal battesimo perché diventino luce e speranza per ogni persona.
Ma anche chi ha già ricevuto il battesimo ha la possibilità di essere come un piccolo che vuole nutrirsi della Parola di Dio, per ritornare alla purezza battesimale ottenibile con un buon Sacramento della Riconciliazione.
Nella serata di sabato inizia la Settimana Autentica (Santa), durante la quale seguendo la passione del Signore è possibile riscoprire (o scoprire!) la propria anima e trovare ristoro per la vita.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30 di sabato 13 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».
IN RITO AMBROSIANO Si può acquistare l’indulgenza plenaria nelle domeniche di Quaresima, recitando devotamente “PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO” davanti al Crocifisso dopo essersi comunicati.
Gesù arriva al Calvario, un cammino reso pesante dal peccato del mondo.
Quante e quante volte si rende pesante la vita di altre persone a causa di un egoismo personale che superficialmente sembra poca cosa? Al contrario, troppo spesso capita di fare del male ad altre persone con quei sbagli e peccati che addosso a se stessi sono considerati poca cosa ma quando si vedono nelle altre persone vengono considerati dei macigni.
Ognuno di questi peccati è un carico per Gesù. Sulle sue spalle in quel Calvario c’è il peccato di ognuno e il peso è insopportabile. Gesù vuole rialzare l’uomo dalla decadenza, vuole ridonare la vita buttata via della presunzione, dall’egoismo. Quel Calvario è la condizione dell’uomo prima della possibilità di salvezza che Gesù fa offrendo se stesso.
Nella Settimana Autentica (Santa), ognuno ha la possibilità di rilanciare la propria esistenza grazie alla Passione Morte e Risurrezione del nostro Signore, buttando via coraggiosamente il peccato e iniziando una nuova vita che inizia a essere liberata grazie al nostro Signore Gesù Cristo.
Riflessione a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho e di Passirana di Rho, MI
(Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (10 marzo) a Giovedì Santo (18 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 11 APRILE:
“In quel tempo. Tra la gente nacque un dissenso riguardo al Signore Gesù. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui.
Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.” (Gv 7,43-53)
“Mai un uomo ha parlato così!” Le guardie avevano intuito Gesù come una persona importante, avevano capito molto di più dei loro superiori. Anche Nicodemo che aveva parlato precedentemente con il Signore voleva ascoltarlo prima che venisse dato un giudizio ma questo era già stato preso nei cuori dei capi dei sacerdoti e dei farisei.
Mancano pochi giorni alla Settimana Autentica (Santa), con una disposizione del cuore al vero e umile ascolto privo di giudizi preformati, è possibile cogliere un poco dell’intensità dell’amore nell’offerta del Signore nella sua Passione.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 7,43-53 di giovedì 11 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 10 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù prese con sé i Dodici e disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e si compirà tutto ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell’uomo: verrà infatti consegnato ai pagani, verrà deriso e insultato, lo copriranno di sputi e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno e il terzo giorno risorgerà». Ma quelli non compresero nulla di tutto questo; quel parlare restava oscuro per loro e non capivano ciò che egli aveva detto.” (Lc 18,31-34)
Quel parlare del Signore Gesù a posteriori si capisce. Ma i discepoli facevano fatica a capire tutto ciò anche se il discorso di Gesù sembrava chiaro. Da una parte non si capacitavano di come avrebbe potuto capitare questo a Gesù vista la sua manifestazione sovrannaturale nei numerosi segni compiuti, dall’altra parte non accettavano gli eventi annunciati troppo cruenti sia nella sofferenza fisica e sia nella umiliazione.
L’annuncio della Passione, Morte e Risurrezione del Signore non fu compreso dai discepoli ma lo comprenderanno appieno dopo la Pasqua di risurrezione e la Pentecoste.
Si avvicina la Settimana Autentica dove Gesù si offre nella sua passione come vittima per essere la via, la verità e la vita di ogni cristiano.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 18,31-34 di mercoledì 10 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 9 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.” (Gv 6,63b-71)
Si sta avvicinando il momento della Passione del Signore e Gesù viene lasciato da molti suoi discepoli a causa della loro incredulità. Le parole udite non erano più accettate, troppo dure per quei discepoli che non riuscivano a cogliere lo spirito del Signore, la profondità della verità che era contenute in esse. Alcuni delusi dal fatto che si stava prospettando qualche cosa di differente dall’aspettato come una gloriosa vittoria su tutto. Ma questa vittoria ci sarà, quella sulla morte passando attraverso essa.
Pietro rimane con Gesù e così tutti i Dodici che capiscono che le parole del Signore sono di vita eterna.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,63b-71 di martedì 9 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 8 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».” (Mc 8,27-33)
Si avvicina la Settimana Autentica nota forse di più come Settimana Santa. I Vangeli della settimana ci portano alla vigilia della Passione del Signore e si intravede già la sua sofferenza nel non essere compreso dai suoi discepoli.
Pietro vorrebbe che Gesù agisse secondo gli uomini e non secondo Dio. Vorrebbe un Gesù probabilmente risolutore dei problemi di Israele in modo immediato e potente. Ma non è questo il disegno di Dio, non è aderire alla facile potenza per costringere l’uomo alla volontà di Dio a scapito delle scelte e della libertà. Questo sarebbe secondo Satana.
La sofferenza, l’essere rifiutato, ucciso e risorgere del Signore Gesù, invece apre alla possibilità di salvezza ad ogni uomo, ad ogni donna in una loro scelta libera. Questo è secondo Dio.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 8,27-33 di lunedì 8 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 7 APRILE:
”In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.” (Gv 11,1-53)
Lazzaro era morto da quattro giorni, il suo corpo era ormai in decomposizione, non era più possibile una morte presunta. Gesù è chiamato al segno più grande e questo lo deve fare verso un suo amico cui voleva molto bene. Anche in questo c’è la sofferenza del Signore Gesù, deve fare questo gesto miracoloso per venire incontro alla umanità che si è persa e ha bisogno di gesti forti per capire che Gesù è veramente il Cristo. E questo lo deve fare con le persone cui voleva più bene, con le sorelle di Lazzaro che soffrono molto per la sua morte e non si capacitano del perché Gesù non sia intervenuto prima. Lo deve fare con Lazzaro stesso che, lasciato morire, deve ritornare in questo mondo per manifestare la signoria di Gesù. Inoltre c’è un grande movimento d’amore, la professione di fede di Marta, l’amore intenso di Maria, il cordoglio veramente sentito da quei Giudei che erano presenti e la forte commozione e il pianto di Gesù. Tutto ciò permette uno dei più grandi segni di Gesù se non il più grande: la risurrezione di Lazzaro.
Questa risurrezione assume un grosso significato nella risurrezione dei corpi. Quel corpo ormai in putrefazione si ricompone e riacquista vita con un segno forte per i fedeli che credono nella risurrezione. Ma la risurrezione di Lazzaro è terrena, è una continuazione della vita terrena che dovrà comunque terminare con la morte ma con la certezza della vita eterna e con la vera risurrezione dopo la morte terrena. E’ anticipo della Pasqua del Signore Gesù, della sua risurrezione perché questa possa diventare il motivo di fede di tutti i cristiani.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 11,1-53 di Domenica 7 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 6 APRILE:
“In quel tempo. Furono portati al Signore Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.” (Mt 19,13-15)
Come un bambino dovrebbe essere lo sguardo del cristiano verso il Signore Gesù. Uno sguardo semplice privo di polemiche di “ma”, di “però”, di “se fossi intervenuto”. Uno sguardo che si fida del Signore anche in quei momenti di difficoltà dove non lo si trova. Uno sguardo che non è cieco, non è cieca obbedienza, ma accettazione dell’amore del Signore Gesù. E nella risposta di amore del cristiano al Signore Gesù, c’è la chiave della semplicità di un bambino che si sente voluto bene e si fida. Qui le porte del regno dei cieli iniziano ad aprirsi.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 19,13-15 di sabato 6 aprile 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)