MARTEDÌ DELLA III SETTIMANA DI QUARESIMA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MARTEDÌ 26 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».” (Mt 6,16-18)

Quando viene fatta una cosa per il Signore, un sacrificio per essere maggiormente in comunione con Lui, questo dev’essere intimo, riservato. Se non lo fosse non sarebbe vero. Lo scopo del digiuno è quello di privarsi di qualche cosa, ad esempio di un po’ di cibo, per guadagnare una maggiore spiritualità, una maggiore comunione con il Signore Gesù.
Come tutte le pratiche di rinuncia non vi è mai, o comunque è difficile che ci sia, una immediata crescita spirituale. Questa normalmente ci sarà nel tempo, dopo aver perseverato nel digiuno e nella fede.
Se invece in qualche modo ci si vanta del digiuno, questo non serve più a nulla. Ma la bellezza dell’intimità e della riservatezza di una rinuncia fatta solo per il Signore è già motivo di gioia nel cuore.
In questo tempo di Quaresima un augurio di buoni piccoli e grandi digiuni per il Signore per guadagnare fede, speranza e carità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,16-18 di martedì 26 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE – SOLENNITÀ

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 25 MARZO:
“In quel tempo.
L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Edecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.” (Lc 1,26b-38)

L’annunciazione, è la festa del concepimento della Beata Vergine Maria dopo il suo sì all’Arcangelo Gabriele:
«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Un sì che ha iniziato la storia del Dio con noi, del Signore Gesù, del Dio che si fa uomo per portare la salvezza, la speranza e la nuova alleanza. E’ la massima espressione della misericordia di Dio verso l’umanità fragile che non riesce a trovare la strada del perdono reciproco, della giustizia, della pace. Dopo ripetuti rifiuti alla alleanza con Dio ecco che si fa strada alla nuova alleanza tramite la Beata Vergine Maria che diventa Tempio di Dio, e poi Madre della Chiesa di Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,26b-38 di Lunedì 25 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

DOMENICA DI ABRAMO – III DI QUARESIMA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 24 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.” (Gv 8, 31-59)


Alcuni Giudei credevano in Gesù e lo ascoltavano con interesse. Gesù sapeva che essi si consideravano liberi e in un certo senso anche perfetti ma in questo vi era il loro peccato. La libertà proposta da Gesù è differente da quella che i Giudei pensavano di vivere nella convinzione di essere persone libere. Gesù disse a questi Giudei:
«Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Questa Parola per i Giudei era offensiva, secondo loro metteva in dubbio la libertà, la loro non schiavitù, il fatto di essere discendenti di Abramo e quindi uomini retti, giusti e liberi. Ma non lo erano, perché erano fragili e nel peccato.
Gesù propone una libertà profonda che inizia dalla parte più interiore dell’uomo in una conversione che rende liberi davvero. La libertà non consiste solamente nel non essere schiavi di qualcuno, ma consiste nel poter esprimere e vivere nella pienezza la propria vocazione, la propria realizzazione in una comunione d’amore con Dio e il prossimo. Qui c’è la vera libertà che non è “fai quello che vuoi, basta che tu non faccia male ad altre persone”. Ciò è molto limitante, oltre a cadere facilmente nel peccato di omissione, è poco probabile che questo porti a una vera realizzazione di se se manca l’amore, la comunione con Dio lo sguardo amorevole verso il prossimo, la carità!
La vera libertà si realizza in un cammino di ascolto e comprensione della Parola del Signore. Da essa scaturisce quella direzione che pone le basi della rinuncia a quello che limita o impedisce la gioia e la felicità di ognuno: il peccato. Costruisce poi la novità di una esistenza nuova che si esprime finalmente nella vera libertà dove è possibile esprimere la propria vocazione alla luce del Vangelo. Questo non evita difficoltà o drammi ma pone la persona verso una novità di comunione e amore con Dio e il prossimo. Qui è la vera libertà che si conquista con fatica e con ricerca ma con la gioia nel cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 8,31-59 di Domenica 24 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

SABATO DELLA II SETTIMANA DI QUARESIMA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 23 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.” (Mc 6,1b-5)

Gesù insegnava nella sinagoga nel giorno di sabato, il giorno del culto ebraico. Era ascoltato con attenzione per via della sua parola che era differente dal solito, era profondamente vera e suscitava tutte le coscienze degli uomini che ascoltavano.
Questa volta era nel suo villaggio dove era conosciuto da tante persone che lo avevano visto crescere in mezzo a loro e questo suscitò perplessità. Non era possibile che quella sapienza e quei miracoli venissero da Gesù. Non aveva ricevuto istruzione e aveva lavorato il legno e per questa ragione non era possibile ciò che sentivano e vedevano. Non era possibile un cambiamento così forte in una persona che avevano conosciuto.
A volte la durezza del cuore fa diventare ciechi davanti all’evidenza, è come se si cancellasse la realtà davanti mostrata per sostituirla con una convinzione personale, negando a se stessi di cogliere il nuovo che si sta componendo. E’ invidia? Gelosia? Un umile falegname che diventa sapiente e guarisce da malattie mentre le altre persone del villaggio continuano a essere quelle di prima? Ma perché non gioire della grandezza del bene che si sta compiendo davanti agli occhi? Ma la gelosia e l’invidia prevalgono, e questo induce alla decisione di non cambiare, di continuare a essere come prima e rifiutare Gesù e la gioia posta davanti ai propri occhi.
Accogli Gesù che vuole venire da te.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,1b-5 di sabato 23 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

VENERDÌ DELLA II SETTIMANA DI QUARESIMA

2° VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO

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Lettura e commento.

PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».

IN RITO AMBROSIANO Si può acquistare l’indulgenza plenaria nelle domeniche di Quaresima, recitando devotamente “PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO” davanti al Crocifisso dopo essersi comunicati.

Mio Signore e mio Dio, incomprensibile il tuo amore anche per me. Non m i capacito come questo possa essere presente nei tuoi pensieri. Eppure l’infinito tuo amore raggiunge anche me che non meriterei nulla. La tua grazia, la tua attenzione per ogni creatura umana è particolare e unica e impossibile all’uomo. Ti sei offerto con tutto te stesso senza risparmiarti nulla, offrendo una terribile sofferenza nel corpo e una estrema umiliazione del tuo spirito. Non hai alzato la voce e hai chiesto perdono per coloro che ti hanno trafitto. Hai dato la tua vita per i tuoi nemici perché potessero capire la grandezza del tuo amore che era ed è anche per loro. Dalla tua Croce scaturisce la speranza dell’umanità, sgorga il tuo sangue come viva fonte di vita e rinascita, sgorga l’acqua che toglie via la pesantezza dell’errore dell’umanità. Croce benedetta, salga a te la nostra preghiera.

Riflessione a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (10 marzo) a Giovedì Santo (18 aprile). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.

GIOVEDÌ DELLA II SETTIMANA DI QUARESIMA

Lettura del Vangelo e commento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 21 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».” (Mt 6,1-6)

“La tua elemosina resti nel segreto”. In una conversione del cuore al Vangelo, si offre un bene oppure si fanno alcune cose per il bene di altre persone ma solo per questo motivo. Non dovrebbero essere presenti altri motivi. Se invece c’è il desiderio di essere visti, di ricevere qualche plauso o ringraziamento, di essere dominatori della situazione, allora bisognerebbe essere onesti con se stesso e capire in profondità che c’è ancora una profonda conversione del cuore da percorrere.
Quale è il tuo desiderio? Esiste un desiderio di fare del bene? Oppure esiste il desiderio di essere visti per il bene che compio per figurare come persona buona e generosa rispetto agli altri? Quale è il tuo desiderio?
Anche nel mondo del volontariato gratuito, nonostante il bene che si compie, possono esserci situazioni di dominio, di possesso, di gloria personale. A volte si crea un circolo chiuso dove altre persone che vorrebbero dare una mano non possono farlo. A volte c’è la pretesa di sapere il bene da fare per alcune persone bisognose, senza lasciare ad altri la possibilità di avvicinarsi. Altre volte ci si sostituisce alla persona bisognosa pensando di sapere bene quale cosa bisogna fare per lei e con molte insistenze ma in realtà creando solo disagio. Altre volte si cerca solo il complimento. In questi casi non c’è testimonianza del Vangelo ma di se stessi.
Quale è il tuo desiderio? C’è molta gioia nel donare gratuitamente senza cercare nulla, nessun torna conto, nessun dominio, nessuna pretesa di sapere tutto e tutti. Qui c’è la vera gratuità, qui c’è la testimonianza del Vangelo e la vera gioia nel cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,1-6 di giovedì 21 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

MERCOLEDÌ DELLA II SETTIMANA DI QUARESIMA

Lettura del Vangelo e commento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 20 MARZO:
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».(Mt 5,38-48)

”Non opponetevi al malvagio”, “Amate i vostri nemici”. Due affermazioni che mettono alla prova chiunque. Come è possibile non opporsi a una persona malvagia, a un comportamento così ingiusto che ha come conseguenze danni alle persone e alle cose? Come è possibile porgere l’altra guancia? Eppure, senza trascurare la giustizia, è possibile avere un atteggiamento cristiano nei confronti a chi ti fa del male. La giustizia va sempre promossa, è lo stile che cambia. Quello cristiano è di comprendere il malvagio, di accompagnarlo nonostante il male subito. Questa è la via che può essere di riconciliazione in una strada che è articolata e difficile ma diventa possibile con l’aiuto del Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,38-48 di mercoledì 20 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

SAN GIUSEPPE SPOSO DELLA BEATA VERGINE MARIA – SOLENNITÀ

Lettura del Vangelo e commento.

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 19 MARZO:
“In quel tempo. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».” (Lc 2,41-49)

Un uomo mite, fedele. San Giuseppe lo sposo della Beata vergine Maria. Grazie alla sua fedeltà e umiltà stette vicino a Maria e al bambino Gesù in un totale servizio senza pretendere di vederne i risultati. Obbedì instancabilmente allo Spirito di Dio che gli indicava dove andare per custodire la Santa Famiglia. Emigrò all’estero per poi tornare in patria e tutto secondo le disposizioni di Dio. Educò nei primi anni della vita Gesù assieme a Maria. Gli insegnò il mestiere del falegname ma non vedette Gesù impegnato con i discepoli ad annunciare il Vangelo. Rimase fedele al suo compito senza vedere il realizzarsi l’annuncio dell’Angelo che ebbe in sogno. La grandezza di un uomo si realizza non con il conto delle proprietà o del numero dei figli o della posizione sociale ma nel servizio amoroso verso la sua famiglia nel condurla con speranza attraverso le varie difficoltà della vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,41-49 di martedì 19 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

LUNEDÌ DELLA II SETTIMANA DI QUARESIMA

Lettura del Vangelo e commento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 18 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna».” (Mt 5,27-30)

”Gettalo via da te”. Getta via ogni pensiero, ogni sguardo, ogni azione che possa distogliere te dalla buona via. Ogni giornata è composta da numerosissimi pensieri, sguardi, azioni alcuni dei quali possono essere di deviazione a quanto vorremmo fare di buono. “Gettali via da te”, porterebbero solo a intristire, a desiderare situazioni o persone con la possibilità di sofferenza anche per i propri cari. “Gettalo via da te” con coraggio per riconquistare la vita buona che vuole ridonare un po di armonia e pace, non solo alla propria esistenza, ma anche alle persone che possiamo incontrare. Con determinazione, con la preghiera, con l’aiuto del Signore diventano possibili dei cambiamenti che ora sembrano impossibili.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,27-30 di lunedì 18 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

DOMENICA DELLA SAMARITANA – II DI QUARESIMA

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.


Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 17 MARZO:
“In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».” (Gv 4,5-42)

Una donna samaritana giunge al pozzo per attingere acqua per portarla poi a casa. Gesù si fa avanti, le chiede di essere dissetato. Gesù entra in relazione con una persona che ha una molteplice sofferenza vissuta; ha convissuto con alcuni uomini e l’ultimo dei quali non è suo marito. Gesù è a conoscenza, – conosce il cuore di ognuno di noi e in modo molto approfondito più di quanto noi stessi ci conosciamo -, della situazione della donna e si fa avanti per condurla verso una esistenza piena di novità dove può trovare conforto e salvezza. Gesù non è venuto per condannare ma per annunciare la buona notizia, il Vangelo, Gesù è venuto per salvare. E per far questo accompagna questa donna verso la fede ma gradualmente finché ella non si rende conto che sta parlando con una persona che ha a che fare con Dio, e che poi la riconosce come un profeta e infine come il Cristo. Gesù con pazienza porta alla fede e a vita nuova, con pazienza e attesa. Questo oggi è per ogni persona, anche molto peccatrice ma che abbia la disponibilità di accogliere il Signore Gesù nella sua vita perché possa iniziare quel cammino di redenzione e d’amore che sfocia verso il perdono, la fede, la gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 4,5-42 di Domenica 17 marzo 2019, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)